Concetti Chiave
- La teoria del bilancio funzionale, sviluppata negli anni '40, si concentra sull'equilibrio economico generale piuttosto che sul pareggio del bilancio.
- Imposizione, spesa e debito pubblico vengono utilizzati come strumenti per influenzare il sistema economico, rendendo il deficit un mezzo di politica economica.
- Il bilancio di piena occupazione usa il deficit per stimolare la domanda e favorire l'occupazione, finanziando la spesa pubblica con prestiti anziché con imposte.
- La concezione keynesiana ha trasformato la finanza pubblica, rendendo il saldo di bilancio un risultato flessibile in risposta alla realtà economica.
- Un'eccessiva dipendenza dal deficit di bilancio comporta rischi di situazioni di deficit gravi e permanenti, richiedendo una gestione attenta delle politiche fiscali.
La teoria del bilancio funzionale
La teoria del bilancio funzionale, impostata sulla base della dottrina economica keynesiana, è stata elaborata dagli economisti anglosassoni degli anni Quaranta. Le teorie precedenti continuavano a prospettare il pareggio del bilancio come un obiettivo da raggiungere (per il bilancio corrente, o come risultato ciclico); la nuova dottrinava al di là del concetto di equilibrio del bilancio e sposta tutta l'attenzione sull'equilibrio economico generale.
Strumenti di politica economica
Imposizione, spesa e debito pubblico sono considerati come strumenti da usare in vista degli effetti che si producono sul sistema economico; così, una nuova imposta può essere introdotta non perché siano necessarie nuove entrate, ma per scoraggiare i consumi; prestiti pubblici possono essere contratti per influire sul mercato del risparmio; l'erogazione della spesa può essere finalizzata a espandere il reddito di determinate categorie di persone o di attività ecc. In questa prospettiva il risultato di bilancio viene considerato non più come un fine ma come un mezzo, e il deficit può diventare uno strumento di politica economica.
Bilancio di piena occupazione
La teoria del bilancio di piena occupazione, formulata negli Stati Uniti negli anni Sessanta, costituisce un'applicazione specifica del concetto di bilancio funzionale. Il deficit di bilancio viene considerato un mezzo per favorire la piena occupazione quando l'iniziativa economica ristagna, i fattori produttivi disponibili non sono pienamente utilizzati e la produzione complessiva risulta inferiore a quelle che sarebbero le potenzialità del sistema. In questi casi lo Stato può programmare una maggiore spesa pubblica e finanziarla non con il prelievo di imposte (che farebbero diminuire la capacità d'acquisto dei contribuenti e quindi la domanda), ma con il ricorso a un prestito (deficit spending): in tale modo il risparmio non investito dai privati viene assorbito dallo Stato e rimesso in circolazione creando una domanda aggiuntiva rispetto a quella già esistente; l'espansione della domanda dovrebbe stimolare le iniziative economiche e favorire un aumento della produzione fino al punto in cui le risorse del sistema siano pienamente occupate.
Concezione keynesiana e rischi del deficit
La concezione keynesiana della finanza pubblica e la teoria del bilancio funzionale hanno segnato una svolta decisiva sia negli studi di economia finanziaria sia nella politica di bilancio attuata dagli Stati. Ne è derivato un radicale rinnovamento nella struttura e nei caratteri dei bilanci pubblici e soprattutto una nuova concezione del saldo di bilancio, visto come un risultato duttile che deve adeguarsi alla realtà della situazione economica del Paese. Questa impostazione, tuttavia, implica il rischio di portare a situazioni di deficit che possono diventare molto gravi e assumere carattere permanente. Se è vero che il principio del pareggio non va inteso in modo rigido e come fine a sé stesso, è anche vero che non si deve cadere nell'eccesso opposto e vedere nel deficit di bilancio una facile soluzione peri problemi di politica economica. Questa consapevolezza caratterizza tutti gli studi più recenti e trova ormai espressione anche nella politica di bilancio degli Stati.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo della teoria del bilancio funzionale?
- Come viene utilizzato il deficit di bilancio secondo la teoria del bilancio di piena occupazione?
- Qual è il rischio associato alla concezione keynesiana del deficit di bilancio?
- In che modo la teoria del bilancio funzionale ha influenzato la politica di bilancio degli Stati?
La teoria del bilancio funzionale si concentra sull'equilibrio economico generale piuttosto che sul pareggio del bilancio, considerandolo un mezzo per influenzare il sistema economico (come indicato nel testo).
Il deficit di bilancio è visto come uno strumento per favorire la piena occupazione, permettendo allo Stato di finanziare spese pubbliche attraverso prestiti piuttosto che imposte, stimolando così la domanda e l'occupazione (come descritto nel testo).
Sebbene la concezione keynesiana permetta una maggiore flessibilità nel saldo di bilancio, comporta il rischio di generare deficit permanenti e gravi, se non gestita con attenzione (come evidenziato nel testo).
Ha portato a un rinnovamento nella struttura dei bilanci pubblici, con una nuova concezione del saldo di bilancio che deve adattarsi alla situazione economica, influenzando così le politiche fiscali degli Stati (come riportato nel testo).