Ominide 7039 punti

La voce del passivo nel bilancio dell’azienda agricola

il passivo è costituito dalla somma delle spese:
- quote;
- spese varie;
- tributi (imposte e contributi);
- salari;
- stipendi;
- interessi;
- benificio fondiario.
Le voci (quote, spese varie, tributi) devono essere sostenute da tutti gli imprenditori; le voci (salari, stipendi, interessi, benificio fondiario) devono essere sostenute solo dagli imprenditori che non apportano direttamente il lavoro manuale, intellettuale, capitale agrario e capitale fondiario, ma li acquistano da altri soggetti.
Le quote sono spese che riguardano i capitali fissi usati in azienda per diversi anni. Esistono tre tipi di quote:

- quote di reintegrazione importi che devono essere accantonante ogni anno per ricostruire i capitali fissi; la determinazione delle quote di reintegrazione riguarda le macchine e gli attrezzi, i fabbricati e le piantagioni arboree e serve a ripartire il valore a nuovo o di costo di un capitale fisso tra gli anni in cui viene utilizzato; le quote di reintegrazione non si calcolano sul bestiame, in quanto la spesa di reintegrazione del bestiame viene considerata nella quota di rimonta.
- quote di manutenzione sono le spese che servono per mantenere efficiente i capitali fissi. Le quote di manutenzione riguardano le macchine e gli attrezzi (cambio olio, filtri, pneumatici, pezzi di ricambio). I fabbricati e il capitale fondiario (manutenzione viabilità del podere, sistemazione idraulica-agraria, sistemazione pali e fili piantagioni arboree).
- quote di assicurazione sono le spese per premunirsi contro possibili rischi che gravano su capitali e prodotti. I rischi oggetto di assicurazione sono di diversi natura (incendi, furti, malattie, avversità naturali meteorologiche (grandine, geloe ecc.). la spesa relativa all’assicurazione si calcola sul valore attuale (reale) del bene assicurato.
Le spese varie comprendono le spese per l’acquisto di beni a fertilità semplici e di servizi. Sono le spese per l’acquisto di materie prime per le colture (sementi, concimi, prodotti fitosanitari, diserbanti, carburanti e lubrificanti, poi quelle per l’allevamento (mangimi, fieno, latte in polvere, integratori minerali e vitaminici, medicinali, disinfettanti , seme per la fecondazione artificiale, quindi i servizi extra aziendali (veterinario e mascalcia, contoterzista per i lavori di lavorazione terreni e raccolta, noleggi, consulenze tecniche ecc.) e infine le spese generali (telefono, spese postali, energia elettrica, acqua, gas).
I tributi comprendono le imposte, le tasse e i contributi. Le imposte a carico dell’imprenditore agricolo sono:
- imposta sui redditi (IRPEFo IRES se società di capitali o cooperative);
- imposta municipale unica (IMU);
- imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
- imposta sul valore aggiunto (IVA).
Tra le tasse vi è la tassa di possesso dei veicoli e la TARSU/TIA (tassa smaltimento rifiuti solidi urbani).
I contributi spese che l’imprenditore deve sostenere per la copertura previdenziale e assistenziale di se stesso e degli eventuali salariati.
I salari è la spesa che l’imprenditore sostiene per retruibire i lavoratori manuali a tempo determinato e indeterminato. Se il lavoro è svolto dall’imprenditore stesso, non c’è esborso di denaro ma la voce deve essere stimata per poter calcolare i redditi aziendali.
Gli stipendi sono il compenso per i lavoratori intellettuali per attività di direzione, amministrazione e sorveglianza.
Gli interessi sono il compenso che spetta a chi apporta il capitale di esercizio o agrario. Si calcolano sul valore del capitale agrario (capitale di scorta e capitale di anticipazione).
Il capitale di scorta è dato dal bestiame, da macchine e attrezzi, il valore da considerare per il calcolo degli interessi è quello attuale. Il capitale di anticipazione è una frazione del capitale di circolazione, calcolato sommando le voci di spesa (quote, tributi, spese varie, salari, stipendi).
Beneficio fondiario è il compenso che spetta al proprietario che apporta il capitale fondiario. Nelle aziende in affitto, la spesa relativa al capitale fondiario è data dal canone di affitto che si paga all’affittuario.
1. I redditi aziendali
Il tornaconto è il compenso dell’imprenditore puro; si calcola dalla differenza fra l’attivo e tutte le voci del passivo.
Il reddito netto è il compenso dell’imprenditore concreto. Ne esistono diverse forme di imprenditori concreti; il più diffuso è la conduzione diretta in economia nel quale l’imprenditore apporta il lavoro manuale, quello intellettuale, il capitale agrario e quello fondiario e l’organizzazione.
Il reddito da lavoro corrisponde alla somma di salari, stipendi e tornaconti. Si calcola sottraendo dall’attivo, tutte le voci di spesa, esclusi salari e stipendi.
Il reddito da capitale è la somma di interessi, benificio fondiario e tornaconto, coincide con il reddito netto del proprietario capitalista che non apporta lavoro direttivo.

Hai bisogno di aiuto in Economia & Ragioneria?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email