Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • L'anarchia è vista come una tendenza storica che promuove la libertà individuale e sociale, in contrapposizione alle istituzioni autoritarie.
  • Il termine "anarchia" deriva dal greco e significa "senza comando" o "senza autorità", riflettendo un ideale antiautoritario presente nell'animo umano.
  • La realizzazione di una società anarchica è complessa, poiché le istituzioni governative tendono a opporsi a qualsiasi azione che miri alla loro eliminazione.
  • Il pensiero anarchico si concretizza in movimenti che propongono ideali chiari su come costruire una società libera, non limitandosi a distruggere l'autorità.
  • Nell'immaginario collettivo, l'anarchia è spesso percepita come caos e violenza, ma il pensiero anarchico si concentra sulla libertà e la giustizia quotidiana.
In questo appunto di italiano si riflette sul tema dell’anarchia a partire dal commento ad un brano dello storico Rudolf Cocker: “l'anarchia non è un sistema sociale fisso, chiuso, ma una chiara tendenza dello sviluppo storico dell'umanità che, a differenza della tutela intellettuale operata da tutte le istituzioni clericali e governative, aspira a che ogni forza individuale e sociale si sviluppi liberamente nella vita”.

Anarchia e l’ideale antiautoritario

La parola “anarchia” deriva dal greco “αναρχία”, ed è composta dalla radice “a”, l’alfa privativo che posto davanti alle parole vuol dire senza, e dalla radice “arch”, che significa dominio, governo. Una lente d'ingrandimento su un libro, simbolo di ricerca e approfondimento delle teorie anarchiche di Cocker.La traduzione che ne risulta quindi è generalmente “senza comando”, “senza autorità”. Con il termine anarchia quindi ci si riferisce a quell’ideale antiautoritario che, da sempre, abita l’animo umano. In particolare, l’indole anarchica appartiene ad alcune fasi della vita, come l’adolescenza, durante la quale si pensa generalmente che l'autorità, per esempio del padre, del professore o delle istituzioni, sia semplicemente una convenzione imposta dall’esterno e che risulti a volte anche inutile e dannosa, perché pone dei limiti alla nostra libertà e al nostro desiderio innato di autoaffermazione. Ma non solo a livello personale e di ribellione adolescenziale. L’anarchia emerge spesso anche a livello politico e religioso riflettendosi nell’ideale di società anarchica, priva di poteri costituiti come Dio o lo Stato. Il motto anarchico per eccellenza si può riassumere nelle parole “né Dio né padrone” e nella definizione che ne diede un grande anarchico francese di fine ottocento inizio Novecento, Sébastien Faure, che disse: “Chiunque neghi l'autorità e combatta contro di essa è un anarchico”. A dirla così, l’ideale anarchico sembrerebbe potersi raccontare in poche parole, ma in realtà dietro nasconde un pensiero complesso, fatto anche di sotto pensieri e correnti tra loro contraddittorie.
Per ulteriori approfondimenti sull’Anarchia vedi qui

Una società anarchica è possibile?

Come abbiamo detto, l’anarchia è un ideale che affonda le sue radici anche nella società e nella politica. Ed è proprio quando arriva nella società che si manifestano le prime criticità, in quanto la realizzazione di un ideale di società anarchica non può avvenire in modo pacifico, poiché le istituzioni governative e le forze dell'ordine non potrebbero restare totalmente indifferenti o addirittura sostenere delle azioni e attività politiche tese sostanzialmente alla loro eliminazione. Quindi, ogni loro azione sarà invece volta ad ostacolarle. L’ideale anarchico però è fortemente concentrato sul presente, sul mondo in cui si vive, è un pensiero che si concretizza e radica nella società. Spesso si concretizza in veri e propri movimenti che non vogliono solo distruggere la società e l’autorità, ma hanno delle idee ben precise su come questa debba costituirsi. Il pensiero anarchico non ha senso, per gli stessi anarchici, senza un’azione concreta, anarchica. Le idee che si portano avanti vanno realizzare nella vita quotidiana, sia per quanto riguarda la sfera pubblica, che in quella privata (suddivisione che non sussiste nell’ideale anarchico). L’idea di libertà va perseguita in ogni gesto quotidiano che miri ad essere libero e giusto. Ma nell’immaginario collettivo, come abbiamo accennato, anarchia fa rima con caos, disordine e violenza.
Per ulteriori approfondimenti sulla libertà vedi qui
Un libro aperto illumina il tema dell'anarchia, ispirato da Cocker e le sue analisi sulle teorie anarchiche.

L’origine del termine ed esempi concreti di azione anarchica

Ma quando si è iniziato a parlare di anarchia? Nel 1793, riferendosi alla Rivoluzione francese, il girondino Brissot definì in questo modo la fazione dei rivoluzionari Arrabbiati (Enragés), utilizzando il termine anarchia in modo del tutto dispregiativo: “Leggi non tradotte in effetto, autorità prive di forza e disprezzate, il delitto impunito, la proprietà minacciata, la sicurezza dell'individuo violata, la moralità del popolo corrotta, nessuna costituzione, nessun governo, nessuna giustizia: queste le caratteristiche dell'anarchia.” E così anche il Direttorio, che chiarì “Per ‘anarchici’ il Direttorio intende quegli uomini carichi di delitti, macchiati di sangue, impinguati dalle ruberie, nemici di tutte le leggi che non sono state fatte da loro, di tutti i governi in cui loro non governano”. Nello stesso anno, l’illuminista inglese William Godwin (1756-1836) diede alle stampe il suo trattato Enquiry Concerning Political Justice nel quale portava avanti l’idea di una contrapposizione tra la società, considerata naturale e buona, e il governo, lo stato, ritenuto artificioso e malvagio. Il primo pensatore invece che diede del termine anarchico una definizione positiva, riferendolo a se stesso fu il socialista francese Pierre Joseph Proudhon, che, nel suo trattato del 1840, “Che cos'è la proprietà?” scrisse: “Quale dev'essere la forma del governo nel futuro? Sento alcuni dei miei lettori rispondere: ‘Ma via, come puoi fare una domanda simile? Tu sei un repubblicano.’ Un repubblicano! Si, ma questa parola non dice ancora nulla di preciso. Res publica significa la cosa pubblica; chiunque si interessi alla condotta della cosa pubblica, sotto qualsiasi forma di governo, può dunque chiamarsi repubblicano. Persino i re sono repubblicani. ‘Ma tu sei un democratico.’ Neanche per sogno. ‘Che cosa sei allora?’ Sono un anarchico!”. Secondo Proudhon, ad essere nemico dell’ordine non era l’ideale o il movimento anarchico, ma l’autorità stessa.
Per ulteriori approfondimenti sul concetto di rivoluzione vedi qui
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la definizione di anarchia secondo Rudolf Cocker?
  2. Rudolf Cocker definisce l'anarchia come una tendenza dello sviluppo storico dell'umanità, che aspira a una libera espressione delle forze individuali e sociali, contrariamente alla tutela delle istituzioni clericali e governative.

  3. Qual è l'origine etimologica della parola "anarchia"?
  4. La parola "anarchia" deriva dal greco "ἀναρχία", composta da "a" (senza) e "arch" (dominio), traducibile come "senza comando" o "senza autorità".

  5. Come si manifesta l'ideale anarchico nella vita quotidiana?
  6. L'ideale anarchico si concretizza in azioni quotidiane che mirano a perseguire la libertà e la giustizia, sia nella sfera pubblica che privata, rifiutando ogni forma di autorità.

  7. Quali sono le critiche alla realizzazione di una società anarchica?
  8. La realizzazione di una società anarchica è ostacolata dalle istituzioni governative e dalle forze dell'ordine, che non possono rimanere indifferenti a movimenti che mirano alla loro eliminazione.

  9. Chi è stato il primo a dare una definizione positiva del termine "anarchico"?
  10. Pierre Joseph Proudhon è stato il primo a definire positivamente il termine "anarchico", affermando la sua identità come tale nel suo trattato del 1840, opponendosi all'autorità e non all'ideale anarchico stesso.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community