Concetti Chiave
- Comunicare significa interagire linguisticamente per condividere conoscenze e volontà, basato su regole linguistiche fondamentali come chiarezza e naturalezza.
- La purezza della lingua implica l'uso di un linguaggio comune, evitando termini stranieri, provincialismi e solecismi per mantenere la comunicazione efficace.
- La proprietà di linguaggio si ottiene attraverso una profonda conoscenza della lingua, preferendo termini specifici a quelli generici per una comunicazione più ricca.
- Essere chiari è essenziale per evitare ambiguità; frasi lunghe e complesse possono confondere l'interlocutore, quindi è meglio esprimersi in modo diretto.
- Un'espressione efficace è caratterizzata da naturalezza, brevità e armonia, evitando artifici e cacofonie per garantire una comunicazione gradevole.
Alla base di ogni espressione verbale (scritta o orale) c’è una volontà comunicativa. Ma cosa vuol dire comunicare? Il verbo viene dal latino “communis”, comune, e si può tradurre in “rendere comune”. Parlare, scrivere, e quindi comunicare, vogliono dire interagire linguisticamente con qualcuno per trasmettere una conoscenza o una volontà. Affinché questo avvenga nella maniera più efficace e perfetta è necessario tenere a mente delle “regole” linguistiche che andremo ad elencare in seguito: la purezza della lingua, la proprietà di linguaggio, la chiarezza, la convenienza, la naturalezza, la brevità, l’armonia.
La purezza della lingua: utilizzare un linguaggio comune
Quella che chiamiamo “purezza della lingua” altro non è che la scelta mirata di parole che esclusivamente appartengono al nostro vocabolario comune (in questo caso, all’italiano). Pertanto, è bene escludere dal discorso ogni forma espressiva ad esso estranea o non propriamente appartenente. Ad esempio:- Gli esotismi, con i quali ci si riferisce all’uso di termini presi da altre lingue per esprimere un’idea anche se, in italiano, esiste la parola corrispondente. Ad esempio dire “meeting” invece di “riunione”, o “trend” invece di “tendenza”. Tuttavia, molti termini stranieri sono talmente radicati nell’italiano che l’uso del termine corrispondente farebbe sorridere (pensiamo all’uso super attuale della parola “selfie”, invece di “autoscatto”). Con il termine esotismo indichiamo soprattutto parole derivanti dalla lingua inglese che “minacciano” costantemente la purezza della lingua italiana (soprattutto per quanto riguarda il lessico utilizzato in ambiti lavorativi e tecnologici);
- I provincialismi, termini o costruzioni di frasi che rimandano a dialetti regionali (si pensi che in Italia vengono parlate ufficialmente più di 31 lingue tra l’italiano e altri dialetti): “ramerino invece di rosmarino”, “tengo mal di testa” invece di “ho mal di testa”, “andiedi” invece di “andai”;
- I solecismi, dal greco “sòloikos”, che parla scorrettamente, non sono altro che delle sgrammaticature: “più meglio”, “se voi potreste andare”, “ci ho detto”;
- Gli arcaismi: parole antiquate, ormai non più in uso nella lingua corrente, ad esempio “viltade” invece di “viltà”, “pria” invece di “prima”. Sono termini che derivano dai classici ma che, nel linguaggio moderno, non vengono più utilizzati;
- I neologismi invece sono parole nuove di recente formazione; essi sono tollerati perché la lingua è in continua evoluzione. Spesso però sono anch’essi semplici derivati di origine straniera entrati nell’uso comune, per i quali allora varrebbe la regola degli esotismi.
Proprietà di linguaggio e come ottenerla
Possedere “proprietà di linguaggio” significa avere una conoscenza approfondita della lingua e saper utilizzare i giusti termini per chiamare le cose con il loro nome. Questo vuol dire evitare di abusare di termini generici come “cosa”, “bello”, “dire”, “fare”, ma preferire dei corrispondenti linguistici più specifici ed esaustivi: potremmo dire che un libro è “interessante” invece di dire semplicemente che è “bello”, oppure che una ragazza è “avvenente” invece di dire “bella”. La proprietà di linguaggio è una qualità espressiva che si può esercitare, leggendo molto ad esempio ci si imbatte spesso in nuove parole o nuovi modi di dire e si arricchisce il proprio bagaglio. Cercare la definizione di parole che non si conoscono ed esercitarsi a riutilizzarle nel quotidiano può essere un buon modo per fissarle nella memoria così da averle pronte e disponibili all’occorrenza.Per ulteriori approfondimenti sul linguaggio vedi qui
Essere chiari prima di tutto
La chiarezza è la qualità espressiva che permette al lettore di capire immediatamente il nostro pensiero. Parlare in modo poco chiaro e confuso può creare ambiguità e compromettere la comunicazione. È bene allora evitare, quando si parla o si scrive, di utilizzare periodi troppo lunghi e pieni di incisi (talvolta inutili). Ad esempio, la frase: “La signora Maria ha incontrato il maestro e gli ha chiesto notizie di suo figlio” risulta ambigua perché non fa capire, ad un primo ascolto, se il figlio è della signora Maria o del maestro, e probabilmente ad essa seguirebbe un’ulteriore spiegazione. Se si tratta del figlio del maestro è giusto dire: “La signora Maria ha incontrato il maestro e gli ha chiesto notizie del figlio di lui /del di lui figlio”. Se si tratta del figlio della signora Maria si dirà: “La signora Maria ha incontrato il maestro e gli ha chiesto notizie del proprio figlio”.Per ulteriori approfondimenti sulla grammatica italiana vedi qui
Il principio di convenienza, rispettiamo chi ci ascolta
La convenienza consiste nell’adattare il linguaggio alla situazione e al contesto in cui esso avviene e all’interlocutore. Per farlo occorre far leva sul proprio tono, che potrà essere, ad esempio, amichevole, familiare, solenne. Per salutare una persona con cui non abbiamo rapporti utilizzeremo un linguaggio più formale: “ArrivederLa/Arrivederci. Se invece ci rivolgiamo ad un amico saluteremo con: “Ciao, a presto/ ci vediamo”.Per ulteriori approfondimenti sulla comunicazione paraverbale vedi qui

Naturale, breve e armonica: l’espressione è perfetta
Le ultime tre competenze che occorre tenere a mente e acquisire affinché il proprio modo di esprimersi sia perfetto sono:- La naturalezza, che si ha quando si evitano ricercatezze o artifici inutili. In genere si ottiene evitando l’uso di superlativi, detti o scritti tanto per aggiungere qualcosa e infarcire la frase. Per esempio: abuso di “colossale”o “formidabile”;
- La brevità: che sintetizza quanto abbiamo da dire in un discorso chiaro e conciso tralasciando tutto quanto è superfluo (come avviene invece quando si è prolissi e si ripete lo stesso concetto con sinonimi, divagazioni o ripetizioni, rischiando, oltretutto, di annoiare l’interlocutore);
- L’armonia è la ciliegina sulla torta del parlar bene: utilizzare parole da suono gradevole per evitare invece la cacofonia, incontro sgradevole di gruppi di lettere uguali: Es. “fra fratelli”, “con “contegno”.
Domande da interrogazione
- Cosa significa comunicare secondo il testo?
- Qual è l'importanza della purezza della lingua?
- Come si può ottenere la proprietà di linguaggio?
- Perché la chiarezza è fondamentale nella comunicazione?
- Quali sono le caratteristiche di un'espressione efficace?
Comunicare deriva dal latino "communis" e significa "rendere comune", implicando l'interazione linguistica per trasmettere conoscenza o volontà.
La purezza della lingua implica l'uso di parole appartenenti al vocabolario comune, evitando esotismi, provincialismi, solecismi, arcaismi e neologismi non necessari, per mantenere l'integrità dell'italiano.
La proprietà di linguaggio si ottiene attraverso una conoscenza approfondita della lingua, evitando termini generici e preferendo vocaboli specifici, arricchendo il proprio lessico tramite lettura e pratica.
La chiarezza consente al lettore di comprendere immediatamente il pensiero espresso, evitando ambiguità e confusione, e richiede frasi concise e ben strutturate.
Un'espressione efficace deve essere naturale, breve e armonica, evitando artifici inutili, sintetizzando il messaggio e utilizzando parole dal suono gradevole per garantire una comunicazione fluida.