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Concetti Chiave

  • Il neopositivismo si basa su concetti chiave come il positivismo logico, il neoempirismo e il principio di verificazione, rifiutando la metafisica.
  • Il movimento si è sviluppato attorno a due gruppi principali: il Circolo di Vienna, focalizzato sulla scienza, e il Circolo di Berlino, con Hans Reichembach come esponente di spicco.
  • La concezione antimetafisica afferma che le asserzioni prive di esperienza non hanno significato, sostenendo che solo le frasi verificabili sono significative.
  • Le leggi scientifiche sono viste come proposizioni che devono essere verificate empiricamente, con obiezioni riguardanti la loro validità come giudizi sintetici a priori.
  • Popper introduce il concetto di falsificabilità, suggerendo che la scienza avanza attraverso congetture e che una teoria è valida finché non viene falsificata da osservazioni contraddittorie.

In questo appunto di filosofia moderna viene descritta la corrente filosofica del neopositivismo, di cui si descrivono sia le caratteristiche sia i principi più importanti, come per esempio termini come il positivismo logico, il neoempirismo, l'empirismo logico, i due gruppi attorno a cui si è sviluppo il movimento del neopositivismo, ovvero il cosiddetto Circolo di Vienna e il cosiddetto Circolo di Berlino. Si descrive anche il principio di verificazione, le principali obiezioni, le teorie di altri filosofi del movimento.

Ci sono termini equivalenti per indicare la stessa corrente di pensiero:

  • Neopositivismo
  • Positivismo logico
  • Neoempirismo
  • Empirismo logico

Russell e le basi logiche

Nel 1910-1913 Bertrand Russell, che può essere considerato un progenitore del neopositivismo, ha scritto i Principia matematica, in cui sostiene che non c'è un confine netto tra la logica classica (quella basata sui principi di non contraddizione e di bivalenza) e la matematica. Esplorazione del neopositivismo: principi, influenze e critiche articoloLa matematica ha basi logiche (la concezione del logicismo era stata già introdotto da Frege nel 1900).

Questo movimento si è sviluppato intorno a due gruppi:

    Il circolo di Vienna

  1. Il circolo di Vienna (1925-36) la maggiore espressione del neopositivismo. Vuole diffondere una visione scientifica del mondo.
  2. Il circolo di Berlino (1928) si ricorda Hans Reichembach quale massimo esponente

    Moritz Schlick viene chiamato a Vienna per insegnare filosofia delle scienze induttive, cioè filosofia della scienza o epistemologia. Nel '25 inizia a riunire a casa sua, il giovedì, un gruppo di scienziati e filosofi, come Rudolf Carnap (filosofo), Otto Neurath (sociologo) e Hans Hahm (matematico) e Philp Frank (fisico). Nel primo anno queste riunioni avevano come argomento la discussione del "trattato logico e filosofico" di Wittgenstein.

Principi del neopositivismo

I neopositivisti di Vienna condividevano la tesi di Wittgenstein che la metafisica non esiste.

Nel 1936 Schlick viene assassinato sulle scale dell'università di Vienna da uno studente nazista. L'anno dopo i tedeschi invadono l'Austria e la annettono; i neopositivisti si disperdono (soprattutto in America).

Le tesi condivise da tutti i neopositivisti di Vienna possono essere identificate in 4 punti:

  1. Concezione antimetafisica: la metafisica sorge quando si dà significato a asserzioni che non si possono riferire all'esperienza e quindi non tratta della realtà.
  2. Empirismo come riferimento gnoseologico (la conoscenza deriva dall'esperienza)
  3. Uso della logica formale come metodo di analisi
  4. Matematizzazione di tutte le scienze

Il principio di verificazione

Oltre a questi quattro punti (individuati proprio nel loro Manifesto scritto in francese) troviamo altri aspetti. In primo luogo la conferma della tesi positivista che la scienza rappresenta l'unico modello valido di conoscenza e poi il principio di verificazione.

I neopositivisti condividono tale principio che afferma che una proposizione è dotata di significato se e solo se è verificabile in linea di principio. Il problema del significato ha una grande importanza. La tesi di fondo di Wittgenstein era: "la metafisica è priva di significato". Per i neopositivisti il principio di verificazione era la logica conseguenza dell'idea di Wittgenstein. Non si possono infatti verificare frasi come "Dio esiste" oppure "la nota do è azzurra" che sono due frasi grammaticalmente corrette, ma di cui non si può dire se sono vere o false e sono perciò prive di significato. I neopositivisti ritengono significative solo le frasi verificabili. L'importante non è che la frase sia verificata di fatto, ma che si possa verificare, almeno in linea di principio.

Non si sa da dove si desume la verità di tale principio, dato che nessuno può provare che c'è questa equivalenza tra l'insieme (infinito) di tutte le proposizioni verificabili e quello, altrettanto infinito, di quelle significative. Uno potrebbe certo sostenere che il principio sia un assioma, ma allora qualcuno può anche non essere d'accordo nell'accettarlo.

Ci si chiede se il principio di verificazione sia verificabile e quindi se abbia significato. Non posso verificarlo e quindi si cade nel paradosso: il criterio di significato scelto dai neopositivisti è un criterio che non ha significato.

Nonostante le accuse alcuni neopositivisti si difendono dicendo che da qualcosa si deve pur partire e che quindi considerano il principio di verificazione una convenzione.

Categorie di proposizioni

Wittgenstein nel Trattato aveva distinto le proposizioni con significato in 3 categorie:

  1. Tautologie, sempre vere "il gesso è bianco o non è bianco". Si possono assimilare ai giudizi analitici di Kant.
  2. Contraddizioni, sempre false "il gesso è bianco e rosso".
  3. Altre proposizioni o vere o false. Per saperlo bisogna scomporre la frase e basarsi sulle percezioni sensoriali. Usando le tavole di verità si può poi determinare la verità o falsità delle proposizioni complesse, in funzione del valore di verità delle proposizioni atomiche.

Problemi delle leggi scientifiche

Secondo i neopositivisti non esistono giudizi sintetici a priori perché il giudizio o è analitico (tautologia) o è sintetico a posteriori.

Questa teoria porta dei problemi: prendiamo la legge "tutti i corvi sono neri". I casi sono infiniti, nel senso che i corvi osservabili sono potenzialmente infiniti (non solo quelli attualmente esistenti, ma anche quelli del futuro) e quindi non si può controllare. Una legge scientifica non può essere ricondotta a proposizioni sintetiche a priori, né analitiche (cioè le tautologie e in particolare le proposizioni della matematica e della logica) né contraddittorie. Ci si chiede dunque: ma allora le leggi scientifiche della fisica o della biologia sono prive di significato? Se fosse così davvero tutta le scienza sarebbe priva di significato.

Se perciò non esistono i giudizi sintetici a priori è necessario che i neopositivisti trovino una spiegazione del significato che hanno le leggi scientifiche. Abbiamo quindi 3 ipotesi:

    Teorie di Schlick, Reichembach e Neurath

  1. Schlick: le leggi scientifiche non sono frasi descrittive di cui si può dire se sono vere o false. La legge scientifica la dobbiamo invece intendere come una ricetta operativa per produrre proposizioni vere. In questo modo la frase "il prossimo corvo sarà nero" è vera.
  2. Reichembach: non si può parlare di leggi scientifiche vere o false. Vero e falso devono invece essere intesi come approssimazioni di altamente probabile e altamente non probabile. Se dico "tutti i corvi sono neri", dico che è altamente probabile in quanto 1000 corvi su 1000 che ho esaminato sono risultati neri. Questa teoria probabilistica va incontro a due obiezioni: pratica: i casi totali da esaminare sono infiniti. Per quanto alto sia il numero di casi favorevoli, si ottiene sempre zero dal limite con x che tende a infinito di n/x. Allora tutte le leggi scientifiche dovrebbero essere false, perché tutte hanno probabilità tendente a 0; logica: secondo Russell c'è un errore logico. Questa teoria fa dipendere il significato di vero dal significato di probabile; ma il significato di probabile, secondo Russell, dipende dal vero, in quanto la probabilità è un rapporto tra casi favorevoli (cioè casi in cui l'ipotesi è risultata Vera) e casi totali. Mi ritrovo a fare un ragionamento circolare: Vero? probabile? vero.
  3. Neurath: diciamo vera una legge quando non entra in contraddizione con altre conoscenze già accettate come vere. Se considero come osservazioni accettate come vere: il corvo 1 è nero, il corvo 2 è nero, il corvo 3 è nero… dire "tutti i corvi sono neri" non è in contraddizione con esse ed è perciò vera. Se ho visto un cigno nero, l'affermazione "tutti i cigni sono bianchi" è falsa. Questa teoria ha però un difetto, perché la coerenza è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la verità: l'affermazione "Tutti i corvi hanno due anime" non contrasta con nessun'altra osservazione e sarebbe perciò vera.

    Il problema rimane dunque aperto.

Popper e la falsificabilità

Popper risolve il problema dicendo che noi non possiamo sapere se una legge scientifica è vera, perché la scienza è fatta da congetture, quindi lo scienziato può solo falsificare una teoria. Non mi bastano infinite osservazioni per dire che una legge è vera, ma mi basta un'osservazione contraddittoria alla legge per falsificarla. Ne risulta che non c'è mai una verità nella scienza e che la scienza non dà certezze.

Esplorazione del neopositivismo: principi, influenze e critiche articolo

Influenza del neopositivismo

Il neopositivismo ha esercitato un largo fascino anche tra gli scienziati oltre che i filosofi. La cosa interessante era la possibilità di abbinare il principio secondo il quale tutta la conoscenza è empirica e la logica. Questo abbinamento era visto come il modo per portare a una conoscenza certa.

Ci sono stati dei tentativi da parte di Hintikka e Carnap di salvare l'induzione: hanno elaborato dei sistemi di logica induttiva in modo da determinare dei casi in cui la probabilità di una legge, cioè di un asserto universale, è minore di 0 (considerando però insiemi finiti).

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono i gruppi principali che hanno contribuito allo sviluppo del neopositivismo?
  2. Il neopositivismo si è sviluppato principalmente attorno a due gruppi: il Circolo di Vienna, che ha rappresentato la maggiore espressione del movimento, e il Circolo di Berlino, con Hans Reichembach come massimo esponente.

  3. Qual è il principio di verificazione e perché è importante per i neopositivisti?
  4. Il principio di verificazione afferma che una proposizione è dotata di significato se e solo se è verificabile in linea di principio. Questo principio è fondamentale per i neopositivisti, poiché sostiene che solo le frasi verificabili hanno significato, escludendo così la metafisica.

  5. Come si differenziano le leggi scientifiche secondo le teorie di Schlick, Reichembach e Neurath?
  6. Schlick considera le leggi scientifiche come ricette operative, Reichembach le vede come approssimazioni di probabilità, mentre Neurath afferma che una legge è vera se non contraddice altre conoscenze accettate. Tuttavia, tutte queste teorie presentano delle problematiche.

  7. Qual è la posizione di Popper riguardo alla verità delle leggi scientifiche?
  8. Popper sostiene che non possiamo sapere se una legge scientifica è vera, poiché la scienza è basata su congetture. L'unico modo per testare una teoria è attraverso la falsificazione, dove un'osservazione contraddittoria può invalidare la legge.

  9. Qual è l'influenza del neopositivismo nel campo della scienza e della filosofia?
  10. Il neopositivismo ha esercitato un forte fascino sia tra scienziati che filosofi, grazie alla sua proposta di unire la conoscenza empirica con la logica, vista come un modo per raggiungere una conoscenza certa.

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