Concetti Chiave
- Kant unisce elementi del Razionalismo e dell'Empirismo, diventando un punto di riferimento per i filosofi successivi, ponendo l'accento sulla critica della ragione umana.
- La sua filosofia è suddivisa in due periodi: un periodo pre-critico, dove accetta dottrine senza esame critico, e un periodo critico, incentrato sull'analisi della ragione umana.
- Kant introduce la "filosofia del limite", riconoscendo che la ragione umana è autonoma, infallibile ma limitata e cercando di evitare gli estremi dello scetticismo e del dogmatismo.
- Le tre "Critiche" di Kant esplorano la conoscenza, l'azione morale e il giudizio estetico, ponendo domande fondamentali sulla possibilità di conoscere, dover fare e sperare.
- La sua concezione di conoscenza, basata su giudizi sintetici a priori, rivoluziona la gnoseologia, invertendo il rapporto tra soggetto e oggetto, e stabilendo che la realtà si modella secondo le forme a priori della mente umana.
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Vita
Egli non si occupò solo della conoscenza; il suo lavoro infatti si divide in due parti:
1. Periodo Pre-critico: detto anche naturalistico o dogmatico: è la fase in cui lui accoglie le varie dottrine relative alla natura senza sottoporle ad un esame critico e senza verificare se siano legittime o meno.
2. Periodo Critico: il suo interesse si sposta sull’uomo. Possiamo vedere in lui una sorta di Socrate, in quanto fa della critica l’unico strumento della sua ricerca. Infatti la domanda fondamentale intorno a cui ruota il criticismo Kantiano è: “Che cos’è l’uomo?”.
Quando si pone questa domanda, dal momento che l’uomo è un essere razionale, Kant vuole analizzare la ragione umana per verificare se siano legittime o meno le pretese che la stessa ragione umana avanza nell’ambito delle diverse esperienze umane, ovvero esperienza conoscitiva, esperienza morale ed esperienza sentimentale.
Quali sono le pretese della ragione?
Nell’ambito conoscitivo la ragione pretende di andare oltre l’esperienza. In quello morale, pretende di poter raggiungere la santità, In quello sentimentale pretende di poter subordinare a se stessa il mondo e la natura.
Kant ritiene che la ragione umana sia una facoltà autonoma, che può essere guidata solo da se stessa.
Egli ritiene che l’analisi della ragione umana possa essere fatta solo dalla ragione stessa e in una parte di questa affermazione si vede l’influenza dell’illuminismo, dal quale Kant prende il principio secondo cui la ragione umana deve essere posta alla base di un indagine critica.
Tra Kant e l’illuminismo c’è una differenza che Kant stesso mette in evidenza: l’Illuminismo porta davanti al tribunale della ragione l’intero mondo dell’uomo (politica, morale, economia etc.), invece Kant porta davanti al tribunale della ragione la ragione stessa.
Egli ne vuole evidenziare i limiti perché Kant, come Hume, è convinto che la ragione umana sia infallibile e onnipotente, ma che sia limitata; è per questo che il suo criticismo viene detto “filosofia del limite”.
Infatti Kant riconosce a Hume il merito di averlo svegliato dal suo “sonno dogmatico”.
Ciononostante Kant non arriva al punto di condividere gli esiti scettici di Hume.
Alla luce di questo possiamo definire il criticismo Kantiano non solo come filosofia del limite ma anche una filosofia mirata ad eliminare i due scogli contrapposti: scetticismo e dogmatismo.
Egli rifiuta lo scetticismo perché, anche se egli stesso si pone alla ricerca dei limiti della ragione, è anche vero che ricerca gli ambiti in cui la ragione umana può muoversi con certezza, perché secondo Kant esiste un terreno anche se limitato in cui l’uomo può raggiungere un certo grado di certezza.
Questa ricerca viene sviluppata nelle tre critiche, che sono le tre opere più importanti di Kant: “Critica della ragion pura”, “Critica della ragion pratica” e “Critica del giudizio”.
Di conseguenza, la domanda originaria si divide in altre tre domande: “Che cosa posso conoscere” (Ragion pura), “Che cosa devo fare?” (Ragion pratica) “Che cosa mi è lecito sperare?” (Giudizio).
Critica della Ragion Pura
La ricerca di Kant è finalizzata a verificare se sia legittima la pretesa di costruire conoscenze certe a prescindere dall’esperienza.
Kant divide il sapere in Scienza e Metafisica.
La scienza (matematica e fisica) ha risultati certi, oggettivi.
La metafisica nei secoli precedenti aveva dominato, ora è in una fase di crisi, causata dalla Rivoluzione Scientifica e dall’Empirismo.
Hume con la critica al principio di causa mette in crisi entrambe.
Kant condivide il suo scetticismo metafisico, ma non relativamente alla scienza.
La critica della ragion pura si concretizza in queste domande:
1. Come è possibile una matematica è una fisica pura?
Kant si chiede quali sono le condizione che conferiscono loro un carattere oggettivo
2. E’ possibile la metafisica come scienza?
E se la risposta è negativa, come è possibile la metafisica come disposizione naturale dell’uomo?
Egli ricerca i motivi per cui la ragione umana pur consapevole dei limiti, sia portata ad oltrepassare i limiti e vuole conoscere l’assoluto e altri oggetti della metafisica.
Il problema della conoscenza era già stato affrontato:
• Razionalismo Cartesiano: la mente può conoscere tutto (sensibile e metafisico) grazie alle idee innate;
• Empirismo: la mente è una tabula rasa; tutte le conoscenze derivano dall’esperienza. La metafisica non è scienza perché va oltre l’esperienza;
Secondo Kant il sapere è costituito da preposizioni assertive, quindi da giudizi, formati da predicato + soggetto.
Per il razionalismo il sapere si basa su giudizi analitici a priori;
per l’empirisimo si basa su giudizi sintetici a posteriori.
• Analitici: perché il predicato è implicitamente contenuto nel soggetto e lo ricaviamo da un analisi del soggetto.
• Sintetici: il predicato è ricavato dall’esperienza e aggiunge qualcosa di nuovo a ciò che ci viene detto dal soggetto
Individuati i giudizi, Kant mostra le ragioni per cui la scienza non si può basare su nessuno dei due sopra citati. Essi, infatti, hanno pregi e difetti:
• Analitici a Priori
Pregio: universali e necessari.
Difetto: Non accrescono il sapere ma lo esplicano perché il predicato è implicitamente contenuto nel soggetto.
• Sintetici a Posteriori
Pregio: arricchiscono la nostra conoscenza.
Difetto: Non sono né necessari né universali.
Kant perciò elimina i difetti di entrambi e mantiene i pregi.
Egli sostiene che le condizioni che conferiscono alla conoscenza un carattere scientifico sono la sinteticità e la priorità.
La scienza deve basarsi su giudizi sintetici a priori.
La priorità è importante perché il contenuto che ricaviamo dall’esperienza non viene appreso passivamente, ma viene ordinato dalla mente utilizzando dei principi a priori che sono innati e quindi comuni a tutti gli uomini e tutti li usano nello stesso modo. Sono questi principi che conferiscono ai giudizi un carattere universale e necessario.
Introducendo questi giudizi Kant elabora una nuova concezione della conoscenza, ovvero sintesi di materia e forma.
Per spiegare la funzione della forma la paragona a lenti colorate. La forma a priori determina il nostro modo di conoscere la realtà. Questo modo non è soggettivo, ma è uguale per tutti, perché tutti abbiamo la stessa forma.
Secondo i critici attraverso questa nuova concezione della conoscenza Kant ha operato una rivoluzione copernicana in ambito gnoseologico. Copernico ha rivoluzionato l’astronomia, invertendo il rapporto tra Terra e Sole, Kant ha rivoluzionato la gnoseologia invertendo il rapporto tra il soggetto e l’oggetto della conoscenza.
Non è più il soggetto ad adattarsi alla realtà attraverso la percezione passiva, ma è la realtà che si modella sulle forme a priori del soggetto conoscente.
Al centro del sistema conoscitivo c’è il soggetto. “La nostra conoscenza inizia con l’esperienza ma non deriva interamente da essa”.
Egli condivide in parte il Razionalismo, infatti per Cartesio è innato ciò che conosciamo, per Kant è innato ciò attraverso cui lo conosciamo.
Kant nell’ambito della conoscenza umana distingue tre facoltà: sensibilità, intelletto, ragione.
La suddivisione interna della “Critica della Ragion Pura” rispecchia questa tripartizione.
Essa si divide in primo luogo in due parti:
1. Dottrina degli Elementi
Ricerca le forme a priori della sensibilità, intelletto, ragione.
Si divide in Estetica Trascendentale e Logica Trascendentale.
Quest’ultima si suddivide ulteriormente in Analitica e Dialettica.
L’estetica si occupa della sensibilità, l’analitica dell’intelletto e la dialettica della ragione.
2. Dottrina del Metodo
Kant chiarisce il modo in cui le tre facoltà usano le forme a priori per produrre conoscenze certe, oggettive.
Lo spazio è la forma a priori del senso esterno che utilizziamo per ordinari i dati ricevuti dall’esperienza esterna.
Il tempo è la forma a priori del senso interno che usiamo per ordinare le esperienze interiori. Con Kant spazio e tempo hanno significato e ruoli diversi dai filosofi precedenti:
Spazio e tempo assumono quindi un ruolo differente rispetto a Locke, Newton e Leibniz:
• Locke -> Spazio e tempo sono ricavati dall’esperienza;
• Newton -> Spazio e tempo sono contenitori;
• Leibniz -> Spazio e tempo sono concetti che elaboriamo per esprimere i rapporti tra le cose;
Per Kant spazio e tempo sono Leggi della Mente Umana, le condizioni che consentono all’ aritmetica e alla geometria di essere scienze. (L’aritmetica usa la forma a priori del tempo per formulare giudizi sintetici a priori. La geometria si basa sulla forma a priori dello spazio per formare giudizi sintetici a priori).
La matematica è quindi scienza perché utilizza lo spazio e il tempo.
La Logica Trascendentale
Va fatta una distinzione tra la logica trascendentale di Kant e la logica formale di Aristotele.
La logica formale di Aristotele fornisce le regole per costruire un discorso in maniera formalmente corretta. Il più delle volte non bada al contenuto del ragionamento, non verifica se il contenuto di quel discorso sia vero o falso.
La logica trascendentale di Kant non prescinde dal contesto ma va a studiare il rapporto tra le forme del pensiero e gli oggetti dell’esperienza; la logica di Kant si distingue in due parti, l’analitica trascendentale e la dialettica trascendentale.
L’Analitica Trascendentale
L’intelletto è la seconda facoltà che usiamo quando ci rapportiamo agli oggetti per conoscerli, è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati che ci vengono forniti dalla sensibilità.
Questa definizione fa capire che per Kant ogni conoscenza umana deriva da queste due fonti (sensibilità e intelletto): senza sensibilità nessuno oggetto sarebbe dato, senza l’intelletto nessun oggetto sarebbe pensato.
Pensare un oggetto secondo Kant significa attribuire un predicato ad un soggetto.
Infatti per Kant l’ordine stabilito dalla sensibilità non è sufficiente perché si abbia una conoscenza in quanto le impressioni sono collocate nello spazio e nel tempo in modo caotico, senza relazioni tra loro; queste devono essere unite per formare concetti sensati.
Questa sintesi è compiuta dall’intelletto che forma concetti empirici e poi riferisce un concetto ad un altro formando i giudizi.
Per fare ciò esso utilizza le sue forme a priori dette concetti puri o categorie.
Le categorie aristoteliche hanno un significato ontologico e un significato logico: al punto di vista ontologico sono le caratteristiche fondamentali dell’essere, necessarie; sul piano logico sono i predicati primi dell’essere dentro cui si possono collocare i vari predicati.
Per Aristotele vi erano 8 o 10 categorie.
Kant rimprovera di non aver spiegato il criterio con cui ricava le categorie. Per Kant le categorie non appartengono alla realtà perciò hanno un valore gnoseologico trascendentale, cioè sono funzioni dell’intelletto usate per verificare il molteplice sensibile.
Poiché pensare è giudicare, le categorie devono essere tante quanti sono i modi fondamentali di giudicare, di attribuire un predicato ad un soggetto.
La logica tradizionale indica 12 modi per formare giudizi raggruppati in 4 classi: quantità, qualità, relazione e modalità. Anche le categorie sono 12, suddivise in 4 classi.
Nelle categorie della relazione vi è quella della causalità infatti egli non condivide la critica fatta a questa da Hume.
Kant la riabilità come categoria: la causalità dà un carattere necessario alla conoscenza.
Le categorie, infatti, sono presenti nell’intelletto di tutti gli uomini.
Le categorie possono essere applicate a oggetti empirici che non derivano dall’intelletto?
Secondo Kant si, ed egli lo dimostra con la deduzione trascendentale, termine usato da Kant nel suo significato giuridico, dove Deduzione significa Giustificazione della legittimità, della pretesa delle categorie di essere applicate al molteplice sensibile.
Egli spiega ciò dicendo che prima dell’attività sintetica dell’intelletto c’è un supremo principio unificatore: l’ ”Io penso” o l’autocoscienza trascendentale o appercezione trascendentale.
L’ “Io penso” precede ogni conoscenza e la rende possibile; poiché si trova in tutti gli uomini è questo che conferisce il carattere universale alla conoscenza.
Dunque le categorie diventano necessarie in quanto usate dall’ “Io Penso”, il quale non si identifica con l’individuo né con l’umanità bensì esso è una funzione logica comune a tutti gli essere pensanti. Esso non và confuso con il cogito cartesiano, il quale è una sostanza ma con una forma.
La Dialettica Trascendentale
Nell’estetica e nell’analitica Kant si è posto il problema della matematica e della fisica; nella dialettica si pone il problema della metafisica, che non ha raggiunto un elevato grado di certezza.
Per cui la domanda è: “E’ possibile la metafisica come scienza?”.
Egli risponde negativamente perché la conoscenza è sintesi di una forma a priori e di un contenuto a posteriori (Molteplice Sensibile) mentre gli oggetti della metafisica sono realtà NOUMENICHE, ovvero tutto ciò che è al di là dell’esperienza.
Il termine noumeno è la realtà cosi come essa è indipendentemente dal nostro modo di conoscerla; il fenomeno è la realtà dopo averla ordinata con le forme a priori.
Noi possiamo conoscere solo la realtà fenomenica: Kant dunque si rende conto che la metafisica è un esigenza naturale dell’uomo.
Kant ora ricerca la causa che spinge l’uomo a voler conoscere l’assoluto:
la ragione non è una terza facoltà, bensì è il nome che prende l’intelletto quando pretende di prescindere dall’esperienza.
La ragione crede di produrre conoscenza senza l’esperienza ma quando questa viene meno la ragione precipita.
Essa cerca di conoscere utilizzando tre forme a priori: l’idea di anima, di Mondo e di Dio, ossia gli stessi oggetti di studio della metafisica.
La ragione, con l’idea di anima, verifica le sensazioni interne e le riferisce ad una sostanza semplice, l’anima, dicendo che essa esiste ed è conoscibile.
Con l’idea di Mondo unifica tutti i fenomeni esterni e le riferisce ad una realtà totale, il mondo esistente e conoscibile.
Con l’idea di Dio unifica tutti i fenomeni esterni e interni e li riferisce ad un principio unitario, Dio.
Su queste tre idee si basano tre scienze: la Psicologia Razionale, la Cosmologia Razionale e la Teologia Razionale, che insieme formano la metafisica.
Kant vuole dimostrare che questo sono finte scienze.
La Psicologia Razionale, quando pretende di affermare l’esistenza dell’anima, si basa su un ragionamento errato che consiste nell’attribuire la categoria di sostanza all’ “Io Penso”. Ciò non è possibile perché l’ “Io penso” non è un soggetto conoscibile ma è un principio formale ed è la condizione ineliminabile che rende possibile la conoscenza. Per questo non si può attribuire a questo la categoria di sostanza perché l’ ”Io Penso” precede le categorie stesse.
La Cosmologia Razionale pretende di conoscere il mondo nella sua totalità, cosa impossibile perché l’uomo può conoscere singoli fenomeni. Questa, dunque, cade in una sorta di antinomie, ragionamenti doppi in quanto formati da una tesi che afferma e da un antitesi che nega. Queste, pur contraddicendosi, possono essere dimostrate entrambe per cui la ragione non sa quale considerare vera e non sa scegliere in quanto non ha il supporto dell’esperienza (né la tesi ne l’antitesi corrispondono ad un’esperienza). Le antinomie sono 4, come le classi delle categorie.
1. Tesi: il mondo ha un inizio nel tempo ed è limitato dallo spazio.
Antitesi: il mondo non ha un inizio ed è illimitato
2. Tesi: il mondo è formato da parti semplici quindi è indivisibile.
Antitesi: il mondo non è formato da parti semplici quindi è divisibile all’infinito.
3. Tesi: nel mondo c’è liberta.
Antitesi: nel mondo non c’è libertà ma tutto e soggetto a leggi meccaniche.
4. Tesi: il mondo ha la sua causa in un essere necessario
Antitesi: nel mondo non c’è alcun essere necessario.
Non potendo scegliere fra tesi e antitesi la cosmologia è inutile.
La Teologia Razionale afferma l’esistenza di Dio, ma secondo Kant essa non ha alcun valore conoscitivo. Kant prende in esame argomenti elaborati per dimostrare l’esistenza di Dio: l’argomento ontologico di S.Anselmo, l’argomento cosmologico e quello fisico di S.Tommaso.
La critica all’argomento ontologico dice che non è possibile passare dal piano logico a quello ontologico arbitrariamente, perché tra questi non vi è nessun rapporto necessario in quanto l’esistenza non è deducibile a priori ma solo a posteriori.
L’argomento cosmologico si basa sul rapporto tra contingente e necessario; Kant lo critica per due difetti: esso usa in modo inadeguato il principio di causalità perché il rapporto causa-effetto si può instaurare solo tra oggetti del mondo fenomenico mentre esso vuole stabilire un rapporto causale tra oggetti fenomenici e noumenici; inoltre esso ricade nell’argomento ontologico perché arrivati all’essere necessario come causa di tutti gli essere contingenti, poi si afferma che esse è l’essere perfetto che non può non esistere.
L’argomento fisico-teologico ricade ancora in quello ontologico e non tiene conto che causa dell’ordine del mondo può essere anche una causa immanente.
Kant conclude la dialettica dicendo che anima, Mondo e Dio non hanno alcuna validità se ne facciamo un uso costitutivo, cioè se le usiamo per produrre conoscenze, ma sono utili se ne facciamo un uso regolativo, ossia usiamo le totalità assolute a cui le tre idee fanno riferimento come modello a cui fare riferimento per superare il frammentarismo delle nostre conoscenze e dare loro un unità.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo del criticismo kantiano?
- Come Kant distingue tra scienza e metafisica?
- Qual è la rivoluzione copernicana proposta da Kant nella gnoseologia?
- Quali sono le tre facoltà della conoscenza umana secondo Kant?
- Come Kant critica la metafisica e le sue pretese?
Il criticismo kantiano si propone di analizzare la ragione umana per verificare la legittimità delle sue pretese nelle esperienze conoscitive, morali e sentimentali, ponendo al centro la domanda "Che cos'è l'uomo?".
Kant divide il sapere in scienza, che ha risultati certi e oggettivi, e metafisica, che è in crisi e non può essere considerata una scienza a causa della sua natura che va oltre l'esperienza.
Kant inverte il rapporto tra soggetto e oggetto della conoscenza, affermando che non è il soggetto ad adattarsi alla realtà, ma è la realtà che si modella sulle forme a priori del soggetto conoscente.
Kant distingue tre facoltà: sensibilità, intelletto e ragione, ognuna delle quali gioca un ruolo fondamentale nella formazione della conoscenza.
Kant sostiene che la metafisica non può essere considerata una scienza valida, poiché si basa su oggetti noumenici, cioè realtà al di là dell'esperienza, e non può produrre conoscenze certe come la scienza.