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Filologia slava

Passaggio di strutture linguistiche profonde

Quando parliamo di passaggio di strutture linguistiche profonde, facciamo riferimento soprattutto ai cambiamenti che ci sono stati nelle lingue balcaniche per via del prolungato contatto linguistico avvenuto tra di loro. Lingue profondamente diverse hanno sviluppato una serie di tratti linguistici comuni detti isoglosse.

Il criterio di classificazione di queste lingue non avviene in base a da dove vengono (ovvero in base a quale antenato in comune abbiano), ma in base a quanto esse si siano sviluppate tramite il contatto reciproco. Infatti, le lingue non vivono solo di eredità comuni, ma anche di contatto. I parlanti delle lingue slave sono meno numerosi rispetto a quelli delle lingue romanze e germaniche, ma è il terzo gruppo di lingue più parlate.

Le somiglianze tra le lingue slave indeuropee sono talmente tante e regolari da poter presupporre un antenato comune detto slavo che sta alla base delle lingue slave come il latino sta alle lingue romanze. Le lingue slave sono distribuite fino all’Europa occidentale, dove polacco e ceco sono a stretto contatto con il germanico. Questa attuale distribuzione corrisponde all’esito di una migrazione che potrebbe aver avuto inizio intorno al III secolo a.C.

Sono distribuite in un territorio talmente vasto da aver dato vita a una frammentazione dialettale che è andata poi a creare tutte le lingue slave che conosciamo oggi, a partire da documentazioni testuali risalenti al VI secolo fino al XI secolo d.C. Tutte le lingue nascono come lingue orali, il passaggio alla lingua scritta non è sempre ritenuto necessario (come nel caso degli indiani d’America, non avendo una cultura alfabetizzata). Di solito, il passaggio alla lingua scritta avviene per motivazioni politico-religiose; infatti, la maggior parte dei primi testi documentati per ogni lingua sono di tale genere.

Facciamo l’esempio dei primi testi slavi, le quali versioni scritte sono la traduzione della Bibbia da parte di Cirillo e Metodio. Nei mondi più antichi di quello slavo era d’uso mettere per iscritto quelli che erano i riti religiosi, dato che ognuno di essi aveva carattere utilitaristico; perciò, ognuno di essi aveva delle regole ben precise da rispettare. Gesù era greco e parlava aramaico, per questo motivo la prima traduzione della Bibbia era scritta in greco. Questo spiega perché Cir. e Met. abbiano scelto proprio la traduzione greca come quella modello su cui basarsi per evangelizzare le popolazioni slave; tant’è che l’alfabeto cirillico possiede lettere del modello greco.

Da questo momento storico abbiamo la prima grande migrazione che li vede spostarsi verso Sud e verso Est a occupare le sedi storiche in cui li conosciamo (come la Russia, l’Ucraina, ecc.) dal VI secolo d.C. La storia medievale è generalmente dominata da questa serie di migrazioni che si verificarono anche su territorio europeo, con movimenti originati dalle pressioni causate dalle invasioni barbariche, come quelle degli Unni, che li portarono a entrare in Europa per poi innescare i movimenti che li portarono ad avere stretto contatto con le popolazioni germaniche.

Suddivisione delle lingue slave

  • Lingue slave orientali: gruppo con il maggior numero di parlanti. Vediamo la presenza di principalmente tre lingue nazionali che sono:
    • Russo: documentazione scritta più antica tra le tre (XI sec. d.C.)
    • Bielorusso: La loro tarda documentazione non ci permette di conoscere appieno le loro origini
    • Ucraino
  • Lingue slave occidentali: tutte queste lingue sono scritte in caratteri latini ed hanno tutte documentazione che parte dal 1200 d.C.:
    • Ceco
    • Slovacco
    • Polacco
    • Vebo Lusaziano: parlato in una zona confinante la Polonia e che contiene isoglosse sia del polacco che del ceco
  • Lingue slave meridionali: forse il gruppo più importante o quello al quale appartengono le lingue con più antica documentazione, che hanno fatto da collante tra tutte quelle che sono le attuali lingue slave e che le rendono tutt’ora tanto correlate tra loro:
    • Bulgaro: messo per iscritto nel IX sec., le sue documentazioni di carattere religioso fungono da collante per il resto delle lingue slave. Attraversa diverse fasi:
      • Antico: IX sec
      • Medio: XV sec
      • Moderno: XVI sec
    • Macedone
    • Croato
    • Serbo “frammento di Frisinga”
    • Sloveno: viene parlata anche in Venezia Giulia
    • Polabo: parlata nella zona dell’Elba

Il ceco, lo sloveno, il serbo e il croato dal punto di vista morfologico non hanno numerose differenze, riscontrate però nella fonetica e nel lessico delle lingue. Nonostante queste lingue siano sostanzialmente uguali, non si possono definire dialetti le une di altre.

Definizione di lingua

Per definire una lingua come tale, però, bisogna tenere in considerazione degli elementi di carattere non solo linguistico. La lingua presa in considerazione deve essere:

  • Lingua ufficiale di uno stato
  • Insegnata a scuola
  • Identificata come Lingua dai suoi parlanti
  • Diversificante per ragioni di tipo culturale (i parlanti del ceco sono per lo più protestanti, mentre i parlanti dello sloveno sono per lo più cattolici)

Lo sloveno non può essere definito dialetto del ceco anche perché esiste lo Stato della Slovenia, dove viene parlata e condivisa da tutti i parlanti. Con la fine della Prima guerra mondiale e dopo la conferenza di Versailles del 1918, ci fu una suddivisione casuale dei confini dell’ex impero Austro-Ungarico dove viene creata l’ex Jugoslavia (Cecoslovacchia), creando disguidi fino alla conseguente scissione.

L'antica lingua slava

La lingua del IX secolo usata da Cirillo e Metodio per evangelizzare i popoli slavi può chiamarsi in diversi modi, tra cui Antico Bulgaro (essendo loro nati in un territorio bulgaro). Può essere chiamato anche Antico Slavo Ecclesiastico, perché sta alla base di tutte quelle che sono le lingue dei documenti culturali e religiosi più antichi, che ha fatto da collante e agendo da freno alla diversificazione delle lingue slave che conosciamo oggi. Può essere chiamato anche Paleo Slavo, poiché la lingua usata dai due autori è molto vicina allo Slavo. Possiamo dunque parlare anche del concetto di parentela linguistica potendo anche dire che la lingua usata da Cirillo e Metodio era la lingua ‘padre’ delle lingue slave ‘figlie’.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

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