La “Rinascita slava”
L’800 è anche un secolo che viene chiamato “Rinascita slava”, nasce un’idea di fratellanza. Un caso particolare è quello delle popolazioni slave che erano sotto l’impero russo: da una parte alcune popolazioni aspiravano all’indipendenza, quindi ad avere uno stato autonomo o comunque maggiore autonomia; altre popolazioni invece vedevano nell’impero russo un aiuto e auspicavano a una fratellanza slava sotto la guida dell’imperatore russo.
Molti intellettuali polacchi pensavano di dover continuare ad essere indipendenti e nel 1840-44 vengono elaborate delle tesi da un grande intellettuale polacco che a Parigi tiene il primo ciclo universitario che parla delle popolazioni slave.
Iniziano a tenersi dei congressi slavi, in cui si riuniscono gli intellettuali, prima a Praga grazie alla figura di Palacky; il secondo congresso si tiene a Mosca nel 1867 e viene portato avanti un panslavismo, ovvero un’idea di riunire tutti gli slavi sotto una guida russa e poi il congresso successivo torna a Praga.
Il linguista Miloš Weingart parla della filologia come di una scienza storica e studiata comparata di tutte le lingue e di tutti i prodotti letterari slavi, con interesse speciale riguardo i loro rapporti reciproci avendo come base l’intera evoluzione storica degli slavi. Si chiede se esiste una proto patria, un luogo dove erano stanziate le tribù slave, degli slavi e dov’era, com’era la cultura degli slavi, se esisteva, l’hanno lasciata? Nel concreto si occupa di come possiamo ricostruire la fase preistorica della lingua slava.
Un altro fenomeno che interessa è l’acculturazione degli slavi, cioè come gli slavi acquisiscono una tradizione scritta, grazie soprattutto a Cirillo e Metodio.
La parola “Slavi”: che origine può avere?
- Nelle lingue slave esiste la parola “slava” che significa gloria, quindi gli slavi sarebbero coloro che hanno gloria, si tratta tuttavia di un’etimologia popolare.
- Derivazione da una radice slava “slov” di slovo, cioè parola, per indicare altre popolazioni si usa una radice diversa che significa muto “-nĕm”.
- Relazione tra l’etnonimo e un’antica radice indoeuropea *k’len che indicava lo scorrere e si pensava che le popolazioni slave fossero stanziate lungo i fiumi.
- Connessione con il latino “cloaca” per far riferimento ad una zona paludosa, si pensava che una parte degli slavi fossero stanziati proprio in questa zona.
Fonti scritte
Fino al IX sec. sappiamo molto poco degli slavi, perché solo a partire dalla fine del sec. IX si cominciano a produrre fonti scritte su di loro. A partire dal VI sec. abbiamo delle notizie, gli slavi cominciano ad apparire in fonti scritte in latino e in greco che però non erano sempre attendibili.
25/02
Procopio di Cesarea (fine V sec. – dopo la metà del VI sec.)
Uno storico bizantino vissuto a cavallo tra la fine del V sec. e la metà del VI sec., scrive in greco, scrisse la “Storia delle Guerre” che parla dei Goti e mentre ne parla fa un excursus sugli slavi, presentati come una popolazione feroce che non ha un governo preciso. Scrive anche altre opere nelle quali vengono menzionati gli slavi, lui li chiama “sclavini”.
Probabilmente Procopio di Cesarea è venuto a contatto con loro proprio in Italia perché alcune popolazioni slave erano entrate nel nord-est d’Italia. Li colloca vicino alla frontiera con l’impero sul Danubio, gli Slavi vengono percepiti nel momento in cui fanno pressioni sulle fortificazioni che proteggono la frontiera a nord dell’impero.
Mette in relazione gli slavi con un’altra popolazione: gli Anti, sembra fossero una popolazione indoeuropea. Procopio è stupito dal modo in cui gli slavi prendevano le decisioni, ovvero in democrazia (le decisioni spettavano al demos, al popolo che ha il potere, quello che risaltava era che al contrario di altre popolazioni non c’era un unico condottiero che decideva per tutti ma le questioni prat