Introduzione al corso:
Cirillio e Metodio furono due dotti bizantini, originari di Salonicco e universalmente noti come
i patroni di tutti i popoli slavi. Nel 863 furono inviati dall’imperatore Michele III, nell’attuale
Moravia per svolgere una missione religiosa, mirata alla traduzione e diffusione dei libri
ecclesiastici in slavo, al fine di fronteggiare la forte influenza esercitata in quella regione, dal
clero germanico.
Il IX secolo fu un periodo cruciale per gli slavi, Constantino inventò un alfabeto traducendo le
sacre scritture e dal mondo dell’oralità lo slavo passò alla scrittura.
Lo slavo ecclesiastico antico (o paleoslavo) è la più antica lingua letteraria dei popoli slavi
documentata nei manoscritti medievali e contenenti traduzioni di opere originali e sacre
scritture. Questa lingua pur basata sul dialetto Slavo Meridionale (antico bulgaro), ha la
caratteristica di essere stata utilizzata sin dall’inizio come lingua della liturgia cristiana
(lingua sacra). Divenne presto utilizzata anche nella lingua nazionale, mischiandosi col
parlato dei dialetti slavi locali.
Il corpus dei testi prodotti in slavo ecclesiastico antico, costituisce un tesoro di inestimabile
valore, è importante per le indagini linguistiche del protoslavo e i rapporti con l’indoeuropeo;
le analisi di queste scritture portano ad una analisi più attenta della suddivisione delle lingue
slave che sono suddivise in tre gruppi:
- Gruppo Orientale: Russo, Bielorusso, Ucraino;
- Gruppo Meridionale: Serbo-Croato, Bulgaro, Macedone, Sloveno;
- Gruppo Occidentale: suddiviso a sua volta in tre sottogruppi: Polacco,
Ceco-Slovacco e Sorabo (parlato nelle regioni della Lusazia);
Sin dal secolo XI, i testi copiati dallo slavo, mostrano deviazioni in ortografia e nella
grammatica, che tradiscono l’area linguistica di provenienza come nello Slavo Orientale,
Bulgaro e Serbo.
La filologia è una disciplina che insegna a interpretare in senso critico, fenomeni linguistici e
manifestazioni grafiche, testi d’autore e documenti, apprezzandone il loro valore letterario,
storico, culturale, religioso, [...]
La Filologia:
La filologia può assumere diversi significati:
- Quando si associa alla linguistica , la filologia viene definita come lo studio lilnguistico
dei testi;
- Quando è rivolta alla ricostruzione dei testi stessi , viene definita come critica
testuale;
- Quando è rivolta a questioni ermeneutiche (interpretazione dei testi e dei documenti
antichi) e interpretative, viene definita come critica letteraria che si appoggia su basi
storico-culturali;
Storia:
La filologia inizia a svilupparsi intorno al III-II secolo a.C. nel periodo ellenistico, quando nella
biblioteca reale di Alessandria erano attivi dei Grammatici molto preparati, che avevano il
compito di annotare e correggere i testi delle diverse opere conservate su rotoli di papiro.
Grandi critici famosi furono Zenodoto e Aristarco; i primi filologi latini come Preconino e
Varrone, raccolsero e sottoposero a revisione i testi letterali antichi e sopravvissuti, li
studiarono, interpretarono e stesero la biografia dei loro autori.
Già nella loro attività sono presenti delle procedure ancora utilizzate attualmente nel lavoro
filologico: studio della traduzione, analisi grammaticale e retorica, edizione dei testi,
interpretazione e commento.
Nel III secolo d.C. Origene , compì un importante lavoro di critica testuale sulla Bibbia,
producendo gli Hexapla
, un’edizione critica con 6 colonne di testo .
Successivamente l’attività filologica continuò nel Medioevo , nei conventi bizantini, irlandesi,
francesi e italiani anche se in questo periodo non troviamo vere e proprie edizioni critiche.
Per una ripresa vera e propria di esse dobbiamo attendere l’Umanesimo, che intensifica la
ricerca dei manoscritti, la loro collazione (confronto tra le diverse copie di un manoscritto con
il manoscritto, o documento, originale) l’attività congetturale (quando l’editore cerca di
trovare un termine o un gruppo di termini per correggere un errore o una lacuna in un testo).
Il ‘500 sarà poi ricco di lavori e di edizioni di testi anche in volgare italiano, provenzale e
portoghese. Il Romanticismo fu una nuova ventata di novità nella filologia perché si occupò
di recuperare il passato delle varie nazioni e il loro spirito di indagare sulle origini popolari
della poesia.
Secondo il filosofo tedesco Schelling , “ il compito del filologo è la ricostruzione storica delle
opere dell’arte e della scienza, la cui storia deve comprendere in una vivente intuizione
”.
La Filologia venne costruita come scienza dell’antichità e si identifica nella storia, intesa
come senso più ampio.
Proprio in questo ambiente ideologico, si sviluppano le discipline linguistiche-testuali
coltivate da prima in forma più empirica (non scientifica): dalla glottologia (che dimostrò
l’origine comune delle lingue indoeuropee e mette in atto la ricostruzione degli sviluppi
fonetici e morfologici), alla linguistica e vengono man mano pubblicate delle grammatiche
storiche e dizionari etimologici.
Nella prima metà dell’800, venne formulata nelle sue linee essenziali, la teoria stemmatica (o
metodo di Lachmann ). Viene associata al nome del celebre filologo tedesco Lachmann
che fondò una critica testuale che venne estesa dai testi classici a quelli romanzi.
Questo nuovo metodo, ebbe degli effetti rivoluzionari, modificando per sempre la modalità di
edizione dei testi.
Negli studi del ‘900 spicca la critica del testo di Maas , una critica più chiara e più precisa per
questo ambito riguardante gli studi filologici. Diffusissima, è ancora oggi il più classico tra gli
strumenti per acquisire i primi rudimenti critico-testuali.
La Filologia, come critica del testo, è in continua evoluzione: oggi con l’avvento
dell’informatica e di nuovi software, le edizioni sono prodotte spesso online.
La storia della Filologia, mostra come sia costante nel termine l’ideale di esattezza
(precisione) e analisi esaustiva (completa), di attenzione documentaria e divisione storica.
Nel dare una definizione di filologia, è preferibile mantenere un approccio che preservi la
natura pluri-disciplinare della materia perché tale aspetto è proprio ciò che la caratterizza. La
Filologia, pertanto, viene definita come una disciplina umanistica che si occupa della lingua
e della letteratura di un popolo (o di un gruppo di popoli) che vengono studiate sulla base di
testi scritti, trasmessi di norma da manoscritti di epoca medievale, ma in alcuni casi risalenti
anche a periodi più tardi quali l’età moderna e persino contemporanea.
Il filologo:
Il filologo è uno studioso che si dedica alla ricostruzione di documenti letterari e alla loro
corretta interpretazione e comprensione. A tal fine egli deve svolgere una serie di operazioni
basate sull’analisi linguistica, critico-testuale, paleografico-codicologica ( da “paleografia”
ovvero lo studio delle caratteristiche e dell’evuoluzione delle prime forme di scrittura e
“codicologia” ovvero lo studio dei manoscritti
) e storica.
L’interesse rivolto a ciascuno dei vari fatti e all’insieme degli stessi permette non solo di
ricostruire l’edizione originaria di un’opera, eliminando errori o manomissioni, ma anche di
approfondire in senso generale la conoscenza diacronica e sincronica di una civiltà e di una
cultura che hanno prodotto e trasmesso ai posteri tale eredità scrittoria.
In questo senso ampio, possiamo distinguere diverse filologie:
- Filologia classica;
- Filologia romanza;
- Filologia germanica;
- Filologia slava;
Filologia, la natura polisemica (di più significati) del termine:
Nel caso della filologia slava, vi è una evidente natura polisemica, sin dalle sue origini,
attraverso lo scrupoloso esame dei testi, ha sempre rivolto una particolare attenzione alla
ricerca di caratteristiche comuni a tutti gli slavi o all’indicazione di tendenze inter-slave
(anche nella fase storica moderna e successiva alla differenziazione). L’attenzione
nell’origine dei popoli slavi e delle loro lingue è radicata nello studio filologico della prima
lingua letteraria degli slavi, ovvero il paleoslavo.
Lo slavo ecclesiastico antico:
Viene definita come lingua arcaica, unificata e documentata da un corpus di testi vetusti
(antichi).
La Filologia slava, le origini della disciplina:
Nasce come disciplina, agli inizi del IXX secolo . Una storia completa degli studi sull’origine,
sviluppo e condificazione dello slavo ecclesiastico, dovrebbe ricollegarsi anche alle fonti
medioevali del pensiero filologico europeo. Fu solo agli inizi del IXX secolo tuttavia, che una
nuova visione storica, fu propagata da studiosi, che non guardavano più lo slavo
ecclesiastico come una lingua naturale vivente.
Caratteristica precisa di questa filologia è stato il porre l’accento sul prestigio delle nazioni
moderne, sulle loro lingue e civiltà. Il compito degli slavisti fu quello di definire i rapporti
storici tra lo slavo moderno e quello ecclesiastico , le opzioni erano:
- Esaltare lo slavo ecclesiastico , come progenitore di una moderna famiglia di lingue
nazionali slave.
- Identificare la storia dello slavo ecclesiastico , con la storia antica di una o più lingue
slave moderne;
- Ridurre al minimo il significato storico dello slavo ecclesiastico , presentandolo come
una lingua straniera (o artificiale), che avrebbe avuto solo una parte minima nella
formazioni delle lingue slave attuali.
I padri fondatori della filologia slava:
Uno dei primi testi della dottrina filologica slava fu un’opera pubblicata in latino nel 1822 da
Dobrovsky e intitolata “ Institutiones linguae slavicae dialecti veteris
”. Dobrovsky venne
dichiarato come “padre della filologia slava” . La sua opera segnò il punto di partenza per
discussioni su questioni di essenziale rilevanza come:
- L’individualità e la continuità storica dello slavo ecclesiastico come lingua
soprannazionale;
- L’individualità del paleoslavo come prima fase di sviluppo dello slavo ecclesiastico;
- La definizione del paleoslavo come espressione di una particolare tradizione
linguistica;
- Il rapporto del paleoslavo e dello slavo ecclesiastico con le lingue slave moderne.
La preoccupazione essenziale di Dobrovsky fu la descrizione del più antico dialetto dello
slavo ecclesiastico : secondo lo studioso, la caratteristiche essenziali della lingua slavica
derivarono dalla sua base bulgaro-macedone
. La reazione critica fu ampia e immediata, solo
pochi mesi dopo la loro pubblicazione, uscì una lunga recensione dello slavista sloveno
Kopitar . Argomento maggiore della discussione, era la caratterizzazione dello slavo
ecclesiastico, come espressione linguistica di una particolare predizione regionale. Egli
sosteneva che la lingua dei testi sacri slavi era stata originariamente fissata sulla base dei
dialetti pannonici, corrispondenti a quelli sloveni.
Già dai primi del ‘900, nonostante la sua recente storia, la filologia slava vantava un ricco
passato. Nel celebre volume pubblicato a San Pietroburgo nel 1910, il grande slavista croato
Jagic , ricostruiva la storia della filologia slava da Dobrovsky fino ai suoi giorni. Lo studioso
incluse un dettagliato resoconto degli studi slavi e offrì una definizione ampia dela filologia
slava. A suo parere abbracciava il complesso della vita spirituale e culturale dei popoli slavi
qual’essi si rifletteva nella lingua e nei monumenti scritti e nelle opere letterarie.
Dopo la Prima Guerra Mondiale , la disgregazione degli imperi e la nascita di una serie di
stati slavi indipendenti, gli studi slavistici si frantumarono , presero una direzione nazionale
(talvolta nazionalistica) che dominava fino ai temp di Jagic. Si tentò pertanto di viare al
problema istituendo i congressi internazionali degli slavisti: il primo si tenne a Praga nel
1929 (in occasione del centenario della morte di Dobrovsky), l’ultimo si tenne nell’Agosto
2018 a Belgrado .
La filologia slava in Italia:
La prima cattedra di filologia slava in Italia, fu istituita a Padova nel 1921, il titolare fu
Giovanni Maver (filologo italo-austro-dalmata) che studiò prima a Vienna e poi a Parigi e
venne considerato da molti come il padre della filolgia slava in Italia. Tradizionalmente non
presentò uno statuto definito e il suo insegnamento ha rispecchiato una diversità di approcci
e prospettive di tipo linguistico, paleoslavistico, filologico, storico, [...]
L’origine degli Slavi:
I ricercatori hanno dedicato molta attenzione sull’origine e sviluppo degli slavi, soprattutto nel
IXX secolo; in assenza di indicazioni provanti derivate dall’archeologia o dalle fonti, il
territorio slavo origniario non è noto con precisione e molte ipotesi sono state formulate a tal
riguardo. Si è abbandonata da molto tempo un’idea semplicistica che gli slavi provenissero
dalle regioni danubiane (vecchia teoria proposta nel XII secolo dal monaco Nestore).
L’area dalla quale si espansero gli slavi per i primi secoli, può essere approssivamente
ricavata da indirizzi linguistici. Per esempio il termine “isola” per i primi secoli veniva
chiamata ostrov’ - otok’
, che significa “scorrere”, quindi si deduce che si trattassero di isole
fluviali e non marittime, perciò all’epoca gli slavi non conoscevano ancora il mare. Infatti la
maggior parte dei termini slavi riguardanti i corsi acquatici, il mare, ecc [...] derivano da
termini fluviali e della vita sul fiume. Il restante viene preso da parole di origine straniera.
Esempio caratteristico è il termine korab’ (nave), diffuso presso tutti gli slavi e derivante dal
greco, che gli slavi potrebbero aver recepito dai mercanti greci.
Certe scoperte filologiche, hanno spinto la magior parte degli studiosi a pensare che la culla
delle popolazioni slave, fosse situata nel territorio paludoso del bacino del Priprjat’
(Polessia). Si è rilevato che gli slavi primitivi non possedevano vocaboli per designare il
faggio, il larice e il tasso. Mentre ne avevano uno per il carpino: partendo da questo si è
dimostrato che l’habitat origniario degli slavi doveva essere situato al di là del limite di
vegetazione dei primi tre alberi, cioè ad est di una linea prtente da Königsberg (Kalingrad)
fino ad Odessa.
Il problema è che tutti i botanici non sono d’accordo con i confini orientali della diffusione del
faggio, il suolo paludoso che era particolarmente adatto alla crescita del carpino, è da molti
considerato come l’habitat primitivo del popolo slavo. Alcuni studiosi si allineavano a questa
teoria mentre altri estesero i confini dal bacino del Priprat’ fino ai Carpazi ed ad ovest, verso
la Vistula (un fiume).
Tra il 1920 ed il 1928, alcuni archeologi polacchi effettuarono scavi nella regione delle paludi
del Priprjat’ senza trovare alcuna prova che ci fosse un popolo: i risultati indicarono piuttosto
che la regione del Priprjat’ fu largamente popolata solo in epoca romana. Sulla base delle
conoscenze attuali è possibile collocare l’habitat primitivo degli slavi, nelle pianure
dell’Europa centro-orientale, a nord e nord-est dei Carpazi, tra il fiume Oder, Dnestr e Dnepr.
Tra il secolo VI e VII, numerose tribù slave si mossero in direzione nord/nord-ovest,
mescolandosi con i popoli baltici e a ovest verso le terre dei germanici, ad est in direzione
dell’odierna Russia, a sud-est verso il Mar Nero e a sud-ovest, verso i Balcani. In questo
modo, gli slavi entrarono in contatto attivo con popolazioni di lingue germaniche, baltiche,
paleo-balcaniche, greche, latine e iraniche. Gli studiosi convergono oggi nel localizzare la
proto-patria degli slavi a nord-est dei Carpazi; questa conclusione si fonda su diversi
argomenti, uno dei quali, il confronto tra la terminologia botanica slava con la distribuione
delle piante.
Il fatto che gli slavi abitarono originiaramente in zone molto lontane dalla civiltà mediterranea
è indubbiamente uno dei motivi per il quale rimasero altamente sconosciuti o poco
conosciuti ai Greci e ai Romani. La difficoltà di reperire notizie sugli slavi, nelle opere di
scrittori antichi, tardo antichi ed alto-medievali, si spiega con la circostanza, nella mancanza
di chiarezza, nella denominazione dei popoli barbari in tali fonti. Da una parte gli scrittori
gerco-romani, accumunarono originariamente le popolazioni che abitavano l’immensa
regione che dall’Altai arrivava fino al Mar Nero, sotto il nome di Sciti un nome che
comprendeva in realtà popolazioni nomadi indo-europee, popolazioni germaniche (Goti) e gli
Slavi. Secondo alcuni studiosi, sotto il nome di Venedi
, venivano indicate popolazioni slave,
circostanza che troverebbe conferma nella temrinologia germanica. Come noto i Tedeschi
indicavano gli slavi anche sotto il nome di Venedi, termine utilizzato ancora oggi per definire
i Sorabi e nella regione Alpina, gli Sloveni. La quesitone resta problematica perché non vi è
una convinta correlazione tra gli slavi e i Venedi.
L’etimologia del nome “Slavi”:
Il nome Slavi, è di origine incerta, per questo sono stati proposti diversi etimi, tra i quali quelli
più noti lo mettono in relazione con “slava” (gloria), oppure con “slovo” (parola).
Slovenin’ sarebbe dunque il parlan
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