Teoria delle equazioni differenziali
Equazioni differenziali del primo ordine
Teorema 1.4 del primo ordine:
Se a, b ∈ C (I), ovvero sono funzioni continue nell'intervallo I. L'equazione differenziale è:
Y' + a(t)·Y = b(t) → Y(t) = Y0
Allora esiste un'unica soluzione in C (I).
Dimostrazione dell'esistenza
A(t) = ∫ Tutte le soluzioni dell'equazione Y' + a(t)·Y = f sono date da:
− ()∫ − () ∫ ()∫∫ Y = C·e + e ()∫Y(t) = Y0
Se al posto di t metto t0 questi integrali sono nulli. Quindi l'unica soluzione è Y(t) = C --> C = Y0
Dimostrazione dell'unicità
Supponiamo che esistano 2 soluzioni y1, y2 ∈ C (I) con:
Y' + a(t)·Y = f(t)
Facendo la differenza Y1 - Y2 = u
u' + a(t)·u = 0 --> u = 0 --> Y1 - Y2 = 0
Equazioni differenziali lineari del secondo ordine
Teorema 1.4 (p.21) secondo ordine:
Se a, b, f ∈ C (I), ovvero sono funzioni continue nell'intervallo I.
Y'' + a(t)Y' + b(t)Y = f(t)
Esiste una sola soluzione del problema di Cauchy: ∃! Y ∈ C (I)
Teorema 1.5 (p.22) struttura dell'integrale generale dell'equazione lineare completa:
- L'insieme delle soluzioni dell'equazione omogenea L(y)=0 in un dato intervallo I è uno spazio vettoriale (è un sottospazio di C (I)).
- L'integrale generale dell'equazione completa si ottiene sommando l'integrale dell'equazione omogenea e una soluzione particolare dell'equazione completa.
Dimostrazione: Considero l'equazione L(y)= f, dove L(y)=0 è l'equazione omogenea.
Ker L = {y ∈ C (I) | L(y)=0}
Linearità di L:
- Y1, Y2 ∈ Ker L --> L(Y1)=0, L(Y2)=0 quindi L(Y1 + Y2)= 0
- Y ∈ Ker L --> λ·L(Y)=0 quindi L(λ·Y)=0
Teorema 1.6 (p.23)
Lo spazio vettoriale delle soluzioni di un'equazione differenziale lineare omogenea del secondo ordine ha dimensione 2 (V ha dimensione 2).
Quindi se trovo due soluzioni dell'equazione omogenea (Y1, Y2) che sono linearmente indipendenti, allora si può descrivere interamente V:
V = { C1Y1 + C2Y2 | C1, C2 ∈ R }
Determinante Wronskiano (teorema 1.7)
Siano Z1, Z2 due funzioni soluzioni dell'equazione lineare omogenea (L(y)=0), allora queste sono linearmente indipendenti se e solo se il seguente determinante (detto determinante Wronskiano) è diverso da 0:
W(t) = det(Z1(t) Z2(t)) ≠ 0
Affinché questo accada è sufficiente che il determinante sia diverso da zero in un punto t ∈ I: W(t0) ≠ 0
Funzioni a valori vettoriali
Proposizione 2.1 (p.54)
Limite:
Siano r(t)=(r1(t), r2(t), …, rn(t)) e l=(l1, l2, …, ln), allora per t → t0, r(t) → l se e solo se ri(t) → li per i=1, 2, …, n
Ossia il limite della funzione a valori vettoriali si calcola componente per componente:
limt→t0 (r1(t), r2(t), …, rn(t)) = (limt→t0 r1(t), limt→t0 r2(t), …)
Dimostrazione: basta osservare che:
∑ |ri(t) - li| ≤ |r(t) – l|
Allora se r(t) → l, la prima disuguaglianza implica che ri(t) → li per ogni i=1,2..n; viceversa per ri(t) → li per ogni j=1,2..n, allora la sommatoria tende a zero, quindi r(t)→l
Continuità
r è continua se tutte le sue componenti (r1, r2, …, rn) sono continue.
Derivabilità
r è derivabile se tutte le sue componenti (r1, r2, …, rn) sono derivabili.
r'(t) = (r'1, r'2, …, r'n) --> derivata di r.
Integrabilità
r: [a, b] è integrabile secondo Riemann se tutte le componenti lo sono:
∫(r(t)) dt = (∫ r1(t) dt, …, ∫ rn(t) dt)
Retta tangente
L'equazione di una retta tangente a una curva nel punto t0 è:
T = r'(t0)(t - t0) + r(t0)
Definizione 2.4 (p.62) Arco di curva regolare
Un arco di curva regolare è un arco di curva r: I → Rm tale che r ∈ C (I) e r'(t) ≠ 0 per ogni t ∈ I. In altre parole, il vettore derivato esiste in ogni punto, varia con continuità e NON si annulla mai. Di conseguenza per le curve regolari è ben definito il versore tangente:
T'(t) = r'(t) / |r'(t)|
Definizione 2.6 (p.63) Curva regolare a tratti
Siano γ1 e γ2 due curve in Rm di equazione rispettivamente:
- r = r1(t) t ∈ [a, b]
- r = r2(t) t ∈ [b, c]
Inoltre si ha che r1(b) = r2(b).
Allora si definisce unione di γ1 e γ2 (γ1 ∪ γ2) la curva r: [a, c] → R definita da:
- r = r1(t) per t ∈ [a, b]
- r(t) = r = r2(t) per t ∈ [b, c]
Quindi una curva regolare a tratti è l'unione di un numero finito di curve regolari. E viceversa l'unione di due curve regolari è in generale una curva regolare a tratti; è regolare se risulta anche r'1(b) = r'2(b).
Teorema 2.1 (p.63) Derivabilità
Sia I ⊆ R. Se u, v: I → Rm sono derivabili allora:
- (u + v)' = u' + v'
- (cu)' = cu' con c = costante (c ∈ R)
- (f · u)' = f'· u + f · u' con f: I → R è una funzione derivabile
- [u(φ(t))]' = u'(φ(t)) · φ'(t) con φ: R → R è una funzione derivabile
- (u · v)' = u'· v + u · v' dove · indica il prodotto scalare delle due funzioni vettoriali
- (u × v)' = u' × v + u × v' dove × indica il prodotto vettoriale in R3 (se m=3)
Definizione 2.8 (p.69) Rettificabile
Si dice che γ è rettificabile se:
sup Σ |r(ti) - r(ti-1)| < +∞
Se r ∈ C ([a,b]) --> L = ∫ |r'(t)| dt
Teorema 2.4 (p.69) Parametrizzazione di un arco di curva
Sia r: [a, b] → Rm la parametrizzazione di un arco di curva γ regolare. Allora γ è rettificabile e la lunghezza di γ è:
L(γ) = ∫ |r'(t)| dt
Proposizione 2.2 (p.70) Unione di curve rettificabili
Se una curva γ è unione di due curve rettificabili γ1 e γ2, allora γ è rettificabile e L(γ) = L(γ1) + L(γ2).
Lo stesso vale per l'unione di un numero finito qualsiasi di curve rettificabili.
In particolare se una curva γ è regolare a tratti, allora è rettificabile e la sua lunghezza L(γ) = ∫ |r'(t)| dt.
Calcolo differenziale per funzioni reali a più variabili
Definizione 3.1 (p.99) Limite di successione
Data una successione {xk} con k = 1, …, ∞ di punti di Rn e un punto X0 ∈ Rn, si dice che:
Xk → X0 per k → ∞ se |Xk - X0| → 0 per k → ∞
Definizione 3.2 (p.99) Definizione successionale di limite di funzione
Sia f: Rn → R definita in un intorno sferico di X0 ∈ Rn e sia L ∈ R. Allora possiamo dire che:
limx → X0 f(x) = L
Se per ogni successione {xk} con k = 1, …, ∞ di punti di Rn tale che Xk → X0 per k → ∞ (con Xk ≠ X0), si ha che:
limk→∞ f(xk) = L
Definizione 3.3 (p.100) Definizione di limite di funzione
Sia f: Rn → R definita almeno in un intorno sferico di X0 ∈ Rn e sia L ∈ R. Allora possiamo dire che:
limx → X0 f(x) = L se per ogni ε > 0, esiste un δ tale che 0 < |X - X0| < δ implica |f(x) - L| < ε
Quindi:
limx → X0 f(x) = +∞ (o -∞)
Teorema 3.1 (p.101) Permanenza del segno
Sia f: Rn → R definita almeno in un intorno sferico di X0 ∈ Rn. Supponiamo che esista:
limx→X0 f(x) = L ∈ R
- Se L > 0, allora f(x) si mantiene positiva almeno in un intorno di X0, cioè esiste un δ tale che f(x) > 0 purché 0 < |X - X0| < δ
- Se f(x) ≥ 0 in un intorno di X0, allora L ≥ 0.
- Se f è continua in X0 e f(X0) > 0, allora f(x) si mantiene positiva almeno in un intorno di X0, cioè esiste un δ tale che f(x) > 0 purché |X - X0| < δ (lo stesso vale per <, ≤)
Definizione 3.4 (p.102)
Sia f: Rn → R definita in tutto lo spazio (o almeno per |X| abbastanza grande). Si dice che:
lim|X|→∞ f(x) = L ∈ R se ∀ε > 0, ∃R > 0 tale che se |X| > R allora |f(x) - L| < ε
Si dice che:
lim|X|→∞ f(x) = +∞ (o -∞) se ∀K > 0, ∃R > 0 tale che |X| > R allora f(x) > K.
Teorema 3.2 (p.104)
Sia f: Rn → R definita almeno in un intorno di X0 ∈ Rn e sia L ∈ R.
Se g: (0, +∞) → R è una funzione tale che g(ε) → 0 per ε → 0 e |f(x) - L| ≤ g(|x − X0|) per ogni x in un opportuno intorno sferico di X0, allora:
limx → X0 f(x) = L
Definizione 3.5 (p.108) Distinzione dei punti
Sia E un sottoinsieme di Rn. Un punto X0 ∈ Rn si dice:
- Interno a E, se esiste un intorno sferico di X0 contenuto in E
- Esterno a E, se esiste un intorno sferico di X0 contenuto in Ec (complementare di E)
- Frontiera per E, se ogni intorno sferico di X0 contiene almeno un punto di E e un punto di Ec
Definizione 3.6 (p.109) Distinzione di insiemi
Un insieme E ⊆ Rn si dice:
- Aperto, se ogni suo punto è interno a E
- Chiuso, se il suo complementare è aperto
Definizione 3.7 (p.110) Intorno
X0 ∈ Rn si dice intorno di X0 un qualsiasi insieme aperto contenente X0.
Proposizione 3.1 (p.110)
Sia E un sottoinsieme di Rn. Un punto X0 ∈ Rn è:
- Interno a E se e solo se esiste un intorno di X0 contenuto in E
- Esterno a E se e solo se esiste un intorno di X0 contenuto in Ec
- Frontiera per E se ogni intorno di X0 contiene almeno un punto di E e un punto di Ec
Teorema 3.3 (p.110) Operazioni insiemistiche su insiemi aperti o chiusi
- L'unione di una famiglia qualsiasi (anche infinita) di insiemi aperti e l'intersezione di un numero finito di insiemi aperti sono insiemi aperti.
- L'intersezione di una qualsiasi famiglia di insiemi chiusi e l'unione di un numero finito di insiemi chiusi sono insiemi chiusi.
Teorema 3.4 (p.111) Insiemi chiusi e limiti di successioni
Sia C ⊆ Rn. Allora C è chiuso se e solo se ha la seguente proprietà:
- per ogni successione {Xk} con k=1, ..., ∞ ⊆ C tale che Xk converga a un certo limite X ∈ Rn, si ha che X ∈ C.
In altre parole un insieme è chiuso se e solo se contiene i limiti delle sue successioni convergenti.
Teorema 3.5 (p.112) Insiemi aperti e chiusi definiti da funzioni continue
Sia f: Rn → R definita e continua in tutto Rn. Allora:
a) Gli insiemi seguenti sono aperti:
- {x ∈ Rn : f(x) > 0}
- {x ∈ Rn : f(x) < 0}
- {x ∈ Rn : f(x) ≠ 0}
b) Gli insiemi seguenti sono chiusi:
- {x ∈ Rn : f(x) ≥ 0}
- {x ∈ Rn : f(x) ≤ 0}
- {x ∈ Rn : f(x) = 0}
Dimostrazione: Sia X0 ∈ E = {X ∈ Rn : f(x) > 0} e proviamo che X0 è interno (da cui segue, per la genericità di X0 che E è aperto). Poiché f è continua, per il teorema della permanenza del segno esiste un intorno sferico in cui è f(x) > 0. Quindi E, perciò X0 è interno.
Analogamente si prova che E = {X ∈ Rn : f(x) < 0} è aperto.
Infine E = {X ∈ Rn : f(x) ≠ 0} = E1 ∪ E2 perciò E è aperto perché è unione di aperti.
I tre insiemi elencati nel punto b) sono chiusi perché i loro complementari sono, rispettivamente, i tre insiemi del punto a), di cui ho appena dimostrato il fatto che siano aperti.
Definizione 3.8 (p.113)
Sia E un sottoinsieme di Rn. Si dice:
- Interno di E (e si indica con E°) l'insieme dei punti interni di E
- Frontiera o Bordo di E (e si indica con ∂E) l'insieme dei punti di frontiera di E
- Chiusura di E (e si indica con Ē) l'insieme E° ∪ ∂E
In particolare si ha sempre: E° ⊆ E
Definizione 3.9 (p.114) Insieme limitato
Sia E un sottoinsieme di Rn. Si dice limitato se esiste una costante k > 0 tale che |x| ≤ k per ogni x ∈ E. In altre parole, se è contenuto in una sfera di raggio abbastanza grande. Altrimenti è illimitato.
Definizione 3.10 (p.114) Insieme connesso
Un insieme E si dice connesso se...
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