Titanic - L'invenzione immateriale
Quando è nata la radio?
Cari amici vicini e lontani. Vi sono diverse risposte. Ne viene affidata la paternità a Hertz, a Popov, Lodge, Marconi, Branly… La radio è proprio l’esempio che illustra le caratteristiche peculiari del moderno progresso tecnologico, della creatività e organizzazione, del genio inventivo e della standardizzazione produttiva, di fantasia individuale e collettiva… il risultato straordinario di collisione di forze intellettuali e organizzazione industriale in tutto il mondo.
È una tecnologia che si sviluppa nella seconda metà dell'800 wireless, appartiene ad un’epoca nuova di un secolo che nasce, piuttosto di un secolo (XIX) che muore. Nasce dalle sperimentazioni e dalle ricerche sull’elettricità. Possibile data di nascita: 1895 (esperimento Pontecchio), oppure collegabile al cinema (prima esibizione pubblica dei Lumière al Salon indien du Grand Café di boulevards des Capucines a Parigi).
Il non-mass medium
Alla base vi è l’elettricità, aneddoto della regina Vittoria e l’elettricista Marconi, 1898. L’esperimento di Pontecchio: unione delle scoperte di Hertz per produrre onde elettromagnetiche alle scoperte di Branly e Lodge per creare il ricevitore. Ricerche effettuate in Gran Bretagna da Marconi. Egli lì aveva anche istituito la sua company e nel 1898 aperto la prima fabbrica di apparecchiature radiofoniche. Nel 1899 Marconi viene incaricato dal Daily Express di Dublino di realizzare il resoconto telegrafico della regata di Kingstown. Nel 1900 viene invitato negli Stati Uniti dal New York Herald per seguire l’America’s Cup. Marconi fondò poi la Wireless Company of America destinata a diventare la mitica RCA.
La radio ha comunque una prima fase iniziale (che termina nel 1922), un periodo di incubazione, caratterizzata da un’assenza di identità. Una radio che per i primi suoi vent’anni non si propone ancora come tale. Il suo unico obiettivo era di raggiungere un punto preciso di destinazione dei messaggi (non senza il timore di essere intercettati) comunicazione da punto a punto.
La radio ha una componente molto più avventurosa rispetto ad altri medium come il cinema (che poteva sfruttare le basi ormai poste dalla radio stessa) e sicuramente diversi legami con gli apparati militari (ma sarà la Grande guerra il primo conflitto mondiale che la vedrà come protagonista; seppur la radio ormai sarà ben diversa rispetto le sue origini).
Radio-telegrafo e radio-telefono
Nei primi decenni del secolo Marconi amplia la potenzialità della sua telegrafia wireless; un altro filone si dedica invece alla trasmissione della voce, le sperimentazioni di Reginard Fessenden, un ingegnere canadese. La vigilia di Natale del 1906, in un’area dell’oceano, molte navi ricevettero una chiamata in codice e udirono una voce umana, canto di donna, lettura di una poesia, assolo di violino.
Nel frattempo vennero integrate le ricerche del fisico inglese Ambrose Fleming e dell’ingegnere americano Lee de Forest; esse consistevano nel “tubo elettronico a vuoto”, la “valvola” (fino al 1907 con l’avvento del transistor), un rivelatore e amplificatore installazione di un trasmettitore che permise nel 1910 di trasmettere dal vivo un recital di Enrico Caruso.
La radio all’inizio offriva contenuti di utilità concreta, di spendibilità immediata o di urgenza. Si utilizzava per attività marittime, commerciali (United Fruit) e in ambito civile. Come nel 1909: incidente del transatlantico inglese Republic entrato in collisione col piroscafo italiano Florida lanciato un SOS. Caso Crippen 1910: il Crippen, gentiluomo inglese, uccise la moglie e scappò con l’amante ma venne catturato grazie alla polizia e all’uso della radio.
Titanic
14 aprile del 1912: il Titanic, importante la figura del radiotelegrafista David Sarnoff, un ventenne, che si trovava sulla terraferma, era alle primissime armi e ricevette la notizia dell’incidente.
Music box
David Sarnoff, di famiglia russa, arriva a NY da Uzlyany nel 1900, a nove anni. Di famiglia povera, il cui padre poi si ammala e ciò costringe il figlio ancora adolescente a trovarsi lavoro. Viene assunto nel 1906 come fattorino alla American Marconi e inizia a fare successo.
Il 14 aprile 1912, nella stazione della American Marconi installata all’interno del supermercato Wanamaker di NY, diffonde il messaggio del Titanic a tutta la nazione si passa da punto a punto ricevente, a punto verso un’area più ampia possibile di potenziali riceventi, la rivoluzionaria intuizione del broadcasting. 1916, memorandum di Sarnoff al presidente dell’American Marconi, Edward G. Nally: Ho in mente un piano… scatola radiofonica musicale… cambiare a piacimento spingendo un bottone… amplificatore e altoparlante telefonico incorporati… tenuta in salotto… ascoltare musica, conferenze, concerti.
Vi sono dubbi a riguardo, siccome il 1916 è l’anno centrale della guerra mondiale che spingeva invece su quel tipo di trasmissione da punto a punto i cui messaggi non dovevano essere intercettati.
The Golden Age
1914-1918 del radio-telegrafo in una fase della storia politico-militare. Sarnoff, fin dal 1913, aveva fondato la rivista The Wireless Age per parlare delle ipotesi di broadcasting e del futuro della comunicazione per la radio invece. Da un lato abbiamo il radio-telegrafo per le operazioni militari, commerciali e marittime; dall’altro gli esperimenti della voce di Forest.
Storia sarà la “formula culturale” a preponderare storia del consumo culturale di Patrice Flichy in storia della comunicazione moderna (premessa: esiste una contrapposizione fortemente orientata verso la sfera pubblica e la nascita di una comunicazione “familiare”).
La nascita di una “comunicazione familiare” dipende da un più generale mutamento socioculturale: il periodo della trasformazione della vita privata, della nascita della famiglia vittoriana, del ripiegamento nella vita domestica. Vi è proprio una valorizzazione ed esaltazione della vita domestica. Lo abbiamo visto con la presenza della musica e il pianoforte, la vendita degli spartiti, i primi pianoforti meccanici (le pianole), la musica registrata, il fonografo (Edison, 1895), l’aumento delle vendite di brani musicali incisi su disco o cilindro… Si unisce la fruizione della musica alla dimensione protettiva della vita domestica e familiare.
La dimensione familiare, quello che Flichy definisce il ripiegamento domestico: caratteristica culturale del periodo a cavallo tra i due secoli scorsi. Esso vede la centralità della casa, lo spostamento tra le mura domestiche di aree importanti della vita, quelle legate al tempo libero, al divertimento e all’informazione. Prima nel Medioevo venivano ben distinti i luoghi della vita familiare e i luoghi pubblici in cui si consumava il tempo libero.
Poi ancora nell’Ottocento, quando nascono i luoghi deputati (cabaret, il ballo, spettacolo teatrale, melodramma, concerto…) in cui si ha proprio una distinzione fisica tra i due ambiti. Ciò viene meno a partire dall’inizio del 1900 proprio nell’ambito della casa. Ciò non significa disinteresse per il mondo esterno (che anzi si aspetta con ansia) ma rappresenta un nuovo modo di comunicare tra spazio familiare e ambito esterno.
Sarnoff è riuscito a vedere nella tecnologia radiofonica un’appartenenza all’universo del grammofono e del pianoforte più che a quello del telegrafo e del telefono, al mondo del piacere e dell’intrattenimento.
L'organizzazione del broadcasting
Torniamo alla prima metà degli anni Dieci (anni per preparare il terreno per una radio come la intendeva Sarnoff): manca una rete tecnica di trasmettitori e ripetitori capaci di trasmettere il segnale nel territorio, organizzazioni editoriali decise, i contenuti, i prodotti e soprattutto gli apparecchi riceventi funzionali, di facile utilizzo, armonizzabili con l’ambiente domestico e dai costi accessibili. Alla fine degli anni Dieci era ancora difficile identificare la radio come apparecchio ricevente: le sue componenti erano coperte da diversi brevetti appartenenti a società in concorrenza tra loro, molti apparecchi venivano costruiti in casa da radioamatori… servivano ancora cambiamenti di natura tecnica ed economica.
Da questa fase non ben precisabile di radio “non-mass medium” arriviamo alla sua fine nel preciso 20 novembre 1919: l’American Marconi delibera la cessione dei suoi beni e delle sue attività commerciali alla RCA dopo il triennio Roosevelt) del presidente della General Electric, Owen D. Young. Lo statuto della RCA prevedeva: un solo cittadino americano poteva dirigerla, solo il 20% delle azioni poteva appartenere a non americani, nel consiglio di amministrazione siede un rappresentante del governo degli USA creare un monopolio ben celato. Young concentra nella nuova società la maggior parte dei brevetti: dalle installazioni di Marconi, agli accordi con la Westinghouse (industria produttrice di energia elettrica che aveva già una licenza di broadcasting dando così vita alla stazione KDKA che dal 3 novembre 1920 trasmetteva regolarmente dalle 20 alle 24 di ogni giorno e aveva fatto uno scoop dando per prima i risultati delle elezioni presidenziali).
1921: grande accordo, il “cartello Young” che riempiva il contenitore RCA con tutti i brevetti delle tecnologie di trasmissione e ricezione, una rete di trasmettitori ed un enorme capitale società che controllava la radiotelegrafia su tutto il continente americano.
Radio Days
Premessa cronologica
Radio Days è il titolo di un film di Woody Allen, del 1987. Esso raccoglie, nell’arco dei cinque in cui la storia di distende, ad analizzare i generi, gli stili di ascolto, le forme di divismo ecc. della radio. Il film comincia con la celebre notizia di un’inattesa invasione dei marziani (CBS, La guerra dei mondi di Orson Welles, domenica 30 ottobre 1938); per terminare nel 1944.
I radio days, che si estendono in realtà per moltissimo tempo: dagli anni 20 fino alle stagioni del secondo dopo guerra, gli anni Cinquanta in America e Settanta/Ottanta in Europa; sono quegli anni in cui le parole, i suoni, le musiche della radio si fondono indissolubilmente con la vita quotidiana delle famiglie americane. Quegli anni in cui la radio si struttura come mass medium e comincia a esercitare un’influenza notevole sulle conoscenze, sui consumi, sugli stili di vita.
Si parla di tanti anni e il contesto storico, sociale, economico e geografico porta sicuramente a differenziare l’approccio tra il pubblico e la radio; una sola cosa però rimane saldamente uguale: il linguaggio utilizzato, l’atteggiamento enunciativo, le identità che le radio si sono costruite attraverso il discorso rivolto al pubblico.
Le emittenti radiofoniche, tra pubbliche e private, si sono manifestate come istituzioni e come tali sono state vissute dagli ascoltatori. Ciò lo si nota nelle scelte verbali adottate, dai toni, i suoni… A segnare la fine di quest’epoca, cinquant’anni dopo il suo avvio, sarà proprio un profondo cambiamento del linguaggio, l’esaurirsi del ruolo e dell’atteggiamento istituzionale.
Sistemi e pubblico
Ritorniamo agli Stati Uniti degli anni Venti in cui inizia il boom della radio. Tra la fine del 1921 e il marzo del 1922 erano nate 88 stazioni trasmittenti, per arrivare nel 1924 a più di 1400. Sono gli anni del Radio Act del 1921: il governo concede una licenza di trasmissione a chiunque ne faccia richiesta purché cittadino americano. Fra di essi, in quegli anni, ad appropriarsene vi erano realtà molto varie.
Altrettanto esplosiva era la situazione sul versante delle vendite di apparecchi che da 60 milioni di dollari spesi nel 1922 arriva a moltiplicarsi per sei nel 1924. Sono comunque anni di forte instabilità (come il caso della rottura di AT&T e il cartello Young). Nel panorama americano diversi attori recitano una parte importante: le società produttrici di tecnologie (General Electric, Westinghouse, AT&T); di emissione, trasmissione e ricezione dei suoni le stazioni trasmittenti nella forma di broadcasting di diversa potenza e appartenenza (da quelle legate al Radio Group fino alle stazioni “indipendenti” con trasmissioni di potenza limitata e aree di ascolto locali); il pubblico, gli utenti, gli acquirenti di apparecchiature radiofoniche; la politica, combattuta tra i principali liberisti della tradizione americana e le tentazioni monopolistiche, le pressioni delle grandi corporation e delle loro lobby.
Si arrivò al gennaio 1927 con la stipulazione di un nuovo Radio Act: la legge affermava il carattere pubblico dei canali, concesso in uso ai privati per un periodo di tre anni – rinnovabili –, istituiva una commissione di cinque membri di nomina ministeriale (FRC) che provvedeva ad attribuire le licenze. All’inizio le agenzie pubblicitarie non avevano preso in considerazione la radio come mezzo di diffusione dei loro messaggi. Ciò cambia il 28 agosto 1922, quando a NY la stazione trasmittente WEAF di proprietà della AT&T, mandò in onda una comunicazione di una decina di minuti definita “di pubblica utilità”, riguardo le qualità delle abitazioni di un nuovo quartiere residenziale.
Fu proprio la AT&T a sviluppare il modello di toll broadcasting, per trasmettere opere, concerti, dirette di avvenimenti sportivi, programmi “sponsorizzati” attraverso le agenzie pubblicitarie come il celeberrimo Eveready Hour: un’ora di radio ogni giorno con contenuti diversi ma sempre “offerto” dalla stessa ditta di batterie per auto (questo farà entrare in collisione la AT&T con il Radio Group di cui faceva parte).
Il modello di Chain company si struttura stabilmente tra il novembre del 1926 e il gennaio del 1927 con la nascita della NBC e dei suoi blue e red networks. [Network: è la rete, il collegamento, la company madre. A livello locale è l’insieme di istituzioni affiliate che funzionano autonomamente; a livello nazionale i ripetitori e canali commerciali di una sola unità centrale. È ciò che combina il massimo di decentramento e di pluralismo con il massimo di accentramento e di dipendenza da una fonte].
Grazie ai network, NBC, CBS (nascerà nel 1927) e ABC (1943), il sistema radiofonico americano si compie. Nel resto del mondo le cose andranno diversamente.
In Gran Bretagna, la rapida crescita di emittenti, spinse il Post Office a promuovere la costituzione di una company che riunisse tutte le società interessate alla produzione di tecnologie radiofoniche e che avesse il monopolio delle trasmissioni. L’accordo (che favoriva ampliamente la produzione di trasmettitori e ricevitori della Marconi) diede vita alla British Broadcasting Company che il 14 novembre 1922 iniziava la sua regolare programmazione messa in onda dalla Marconi House di Londra. Un’impresa di natura privata, opera di John Reith; e che nel giro di cinque anni si trasformerà nella British Broadcasting Corporation, dotata di una carta – emanazione diretta della Corona, quindi sottratta sia al controllo del mercato dia a quello delle istituzioni politiche. La prima carta, emanata il 1º gennaio 1927, segue la scelta di una natura pubblica della radiofonia e verrà copiata da molte nazioni europee:
- In Germania nel 1925 (dopo un periodo di vivace iniziativa privata) le trasmissioni radiofoniche sono affidate alla RRG.
- In Francia si avvia un processo lento che porterà alla fine del decennio alla costituzione dell’Office National de Radiodiffusion.
- In Italia, nel 1924, si costituisce l'URI.
Ci sono differenze tra i modelli proposti in Europa e quello Americano, in un contesto differenziato tra situazioni di monopolio pubblico e di concorrenza commerciale: In primis abbiamo il “canone” o la “licenza”. L’Inghilterra per esempio voleva un’alta qualità del prodotto, il carattere nazionale della proposta e la funzione di servizio pubblico. Mentre in America si cercava la concessione di una frequenza in quanto fornitrice di un “servizio di pubblica utilità”. Ciò che distingue i due tipi di offerta è dunque la natura del servizio che si rende al pubblico.
La WEAF (America) forniva un bene materiale, identificava il servizio con il mettere a disposizione del pubblico un bene, con la presenza di una merce che poteva essere la stessa tecnologia di ricezione dei messaggi e poi tutti gli altri beni di consumo. Vi sono poi per contro altri tipi di sistemi radiofonici, quelli “pubblici” il cui bene non è materiale. Faccio un esempio con la pubblicità: in America essa entra prepotentemente in gioco con la legittimazione del toll broadcasting. In Inghilterra invece viene tenuta fuori con rigoroso accanimento, cercando di far si che la radio in quanto servizio pubblico, si affermi indipendentemente dal servizio riguardante l’universo dei beni di consumo. Molti paesi Europei (come anche in Italia), la separazione non fu affatto netta e la pubblicità comunque entrò a far parte dei contenuti di radio che erano sostenute da un canone. Ma in questi sistemi (come anche in Francia e Germania), la pubblicità era un accessorio, anche gradevole e popolare, ma non essenziale. La radio non doveva dipendere dalla circolazione delle merci, cosa che invece è il motore del sistema dei network (e quindi il sistema americano).
I privati infatti costruiscono il pubblico come un insieme di consumatori e un prodotto da vendere agli inserzionisti.
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