Televisione e gioco
Il quiz: un gioco e un genere
La televisione nasce, almeno in Italia, con il quiz. L'evoluzione del game show caratterizza in modo radicale l'assetto televisivo. Il quiz trattiene in sé le dinamiche più autentiche del medium televisivo, essendo dialettica tra:
- Realtà e finzione
- Evasione e impegno
- Svago e riscatto culturale
Il quiz è il luogo per eccellenza di manifestazione del villaggio globale, in grado di far coesistere nazionalismo e localismo assoluti e piena globalizzazione. Attraverso forza testuale e palinsestuale, variazioni strutturali tipologiche (dal quiz al game show), collocazioni differenziali (dal daytime al primetime), varie funzioni (svago e istruzione), il quiz si impone come genius loci dell'identità televisiva. Il quiz è prima di tutto un gioco, una delle realtà più complesse della società umana.
Teorie sul gioco
Il gioco è stato al centro di numerose riflessioni:
Teoria filosofica di Johan Huizinga (1998; 2002)
- Analizzando le forme ludiche della società tardomedievale, individua nel gioco una strategia per evadere dai toni crudi della vita.
- Le caratteristiche del gioco sono le stesse della cultura (segna la distanza da quanti vedevano nella modernità una degenerazione ludica della cultura).
- Definizione di gioco: è un'azione compiuta entro certi limiti di tempo e di spazio, secondo una regola che impegna in maniera assoluta, che ha un fine in se stessa; il gioco è caratterizzato da tensione e gioia e dalla coscienza di essere diversi dalla vita ordinaria.
- Il gioco è un atto di libero arbitrio e risponde alla sola logica del desiderio.
- Il gioco si isola dalla vita ordinaria per luogo e durata, avendo svolgimento entro certi limiti di tempo e spazio.
- Il gioco ha delle regole: se vengono trasgredite, il gioco cessa. Il giocatore non è spinto dall'autorità quanto dalle regole; una volta accettate, deve procedere.
Teoria di Gregory Bateson (1996; 2011)
- Distinzione tra game e play:
- Game → designa il sistema di regole.
- Play → indica il gioco come azione e significa anche recitare e suonare.
- Il gioco ha a che fare con il piacere del gioco e con la finzione.
- L'essenza del gioco sta nel suo essere metalinguaggio: ci deve essere la consapevolezza che l'azione è fittizia e che "meta-comunica" tale finzione. La metacomunicazione serve a rivelare la natura del "come se" del gioco, e la sua creazione di un mondo irreale in cui azioni fittizie simulano azioni reali.
- Lo statuto del gioco è per sua natura paradossale (si pensi al mordicchiare amichevole degli animali: un non-morso che enuncia una non-aggressione): il gioco è definito quindi come qualcosa che non è ciò che sembra e in questo suo paradosso si consuma gran parte della sua vocazione quasi naturale alla televisione.
Riflessione sociologica di Roger Caillois (2007)
- Il gioco è mosso da due forze opposte: la paidia (quella forza incontrollata che rende il gioco libero, improvvisato spontaneo) e il ludus (che disciplina il gioco, il quale richiede quindi uno sforzo o particolari abilità) → il piacere del gioco è reso possibile dalla disciplina esercitata sulla paidia con convenzioni arbitrarie e imperative.
- La competizione (agon) è un'attività libera, separata (limiti di spazio e tempo), incerta (svolgimento e risultato sconosciuti a priori), improduttiva (non crea ricchezze, le sposta soltanto), regolata (risponde a regole) e fittizia.
- Esistono quattro tipi di gioco, spesso interconnessi:
- Agon → gioco caratterizzato dalla competizione, di carattere muscolare o cerebrale
- Alea → gioco caratterizzato dal caso, dall'azzardo
- Mimicry → gioco caratterizzato dalla simulazione (area dei giochi di maschera)
- Ilinx → gioco caratterizzato dalla ricerca del rischio (i giochi di vertigine, giostre, acrobazie ecc.)
- Molti giochi possono essere combinazioni di più categorie (es. calcio = alea + agon).
Riflessione psicologica di Lev Vygotskij
Il gioco prende forma da una sorta di frustrazione, da desideri non soddisfatti e tendenze che non possono essere immediatamente concretate → l'uomo del dopoguerra attraverso il gioco/quiz riacquista quella competenza sociale che sta alla base dello sviluppo individuale: il quiz è un'attività ludica socializzante e una dimensione dinamica in cui il popolo Italiano impara a ricostruire una società.
Teoria dei giochi di John Nash
- La teoria dei giochi è la scienza della strategia, formulata inizialmente per essere applicata all'economia allo scopo di individuare le scelte migliori da compiere per ottenere un risultato più vantaggioso, e poi estesa a tutta la scienza moderna, come strumento per indagare la natura e il comportamento degli esseri umani.
- In un orizzonte di gioco ciò a cui si fa riferimento è il ludus, cioè un gioco regolato, che sembra quasi escludere la scomposta paidia, per sua natura preliminare a qualsiasi regola.
- La teoria dei giochi mette in discussione un tratto congenito del gioco quale l'opposizione piacere-serietà, ozio-lavoro.
- La teoria del gioco, che Nash enuncia a partire dal 1950, è fondata non solo sulle regole ma sulle strategie, e in essa si dà grande importanza all'interazione e al play (la dimensione di gioco giocato): l'esito di un gioco per un giocatore dipende da ciò che decidono di fare gli altri giocatori e viceversa, siano le mosse sequenziali (es. scacchi) o simultanee (es. poker).
- Punto di equilibrio = situazione in cui nessun giocatore potrebbe migliorare la sua posizione scegliendo una strategia alternativa disponibile, senza comportare che la miglior scelta fatta privatamente da ciascun individuo conduca a un risultato collettivamente ottimale.
- La teoria del gioco sottolinea l'importanza della dinamica interna al gioco che non è solo opzione tra alternative o pura applicazione di regole, ma è scelta tra mondi possibili.
Il quiz rappresenta il genere più classico della tv che da un lato segna storicamente la nascita stessa del medium, dall'altro ne marca anche bene l'ontologia. Il quiz mette in luce almeno due aspetti della complessa natura del genere:
- Il processo di generificazione → il quiz subisce un processo di nominazione ambivalente, potendo oscillare tra il volubile programma edificante ambito dai network, a metà tra intervista e show culturale, e lo stabile ask-it o panel-quiz, format gradito alle agenzie pubblicitarie; il quiz preserverà a lungo questa sua flessibilità a partire dai vari processi di ridenominazione (come quello da quiz a game).
- Il dialogo con il flusso televisivo e la tridimensionalità della collocazione palinsestuale → è la collocazione sul palinsesto a distinguere il quiz in syndication (quello prodotto nel circuito di emittenti locali) dal quiz del network; inoltre il quiz nei primi anni '90 sarà condizionato dalla necessità di procurare un efficace traino al tg, tanto da creare una nuova fascia oraria, quella del pre-serale; infine il quiz è condizionato dall'opposizione festivo-feriale e dalla stagionalità dei palinsesti.
La dimensione di genere si fa ancora più complessa nel quiz a causa della rete di riferimenti intertestuali a programmi precedenti. Chi vuol essere L'eredità nascerà dall'esigenza della RAI di offrire una risposta al concorrente milionario?, creando un format in un cui la serietà del montepremi convive con le avvenenti vallette. John Fiske in Television Culture osserva che tutte le competizioni televisive mettono in gioco la conoscenza, ma che essa può distinguersi in:
- Conoscenza fattuale → che a sua volta si divide in:
- Conoscenza accademica
- Conoscenza quotidiana
- Conoscenza umana
Nel quiz show queste competizioni si basano soprattutto sullo sfoggio di conoscenze fattuali. Nel game show le competizioni si basano soprattutto sullo sfoggio di conoscenze umane o comunque basate sull'azzardo o su performance fisiche. La distinzione di Fiske però fa perdere l'aspetto ibrido dei generi televisivi. Il quiz, che già nella televisione classica tiene insieme i diversi poli della triade reithiana (informare, intrattenere, educare), nella neotelevisione diviene presenza dinamica che scivola tra le tre macroaree di fiction, intrattenimento e informazione. Il quiz opera spesso sul fronte dell'eccesso. Soprattutto nel nostro paese, dove la tensione a far quadrare il genere è meno forte (anche in virtù dell'iniziale assenza della forzatura istituzionalizzante dello sponsor e della pubblicità, che pretende chiarezza sull'identità del programma cui si lega) e l'intertestualità è molto forte (es. l'americano Name that tune in Italia si declina tanto nel paternalistico Musichiere quanto nel carnevalesco Sarabanda), studiar il quiz uscendo dalla logica di genere risulta essere più efficace.
Nascita di un genere: primi quiz tra radio e tv, tra Stati Uniti e Italia
Stati Uniti – prime domande alla radio
Vox pop (1932): Primo quiz radiofonico messo in onda alla Ktrh di Houston nel 1932, si proponeva come intervista alla gente comune: i passanti erano avvicinati dal conduttore Parks Johnson, intenzionato a far emergere la vox populi sul confronto elettorale tra Hoover e Roosevelt. L'abilità del conduttore di conversare con perfetti sconosciuti mise in luce la voglia di mettersi a nudo, la capacità di ridere di se stessi che il medium dava al pubblico e la sua voglia di collaborare a costruire lo spettacolo. La trasmissione si spinse oltre l'evento contingente alle elezioni: iniziò ad avere un programma regolare a New York e nel 1935 approdò al network Nbc. L'approdo al network e le esigenze degli sponsor di contenere le reazioni del pubblico portarono a smussare il coinvolgimento politico a favore della dimensione interrogativa. Caso, fortuna e sorpresa sembrano dominare questi primi tentativi di trasmissioni che non sono ancora stabilizzati dalle esigenze produttive e pubblicitarie. Il quiz portava l'uomo comune verso la consapevolezza del proprio valore prima che verso la fama: la vincita aveva sapore premiale. Non a caso in America c'è una forte matrice educativa.
Professor Quiz (1936): Questo show, che debuttò nel 1936, rende più chiara l'apertura alla dimensione partecipativa del pubblico traslando l'improvvisazione da strada in un'interattività prestabilita. Il conduttore/professor Craig Earl proponeva ai sei concorrenti interrogativi di livello scolastico, domande spesso selezionate tra quelle inviate dagli ascoltatori a casa, facendo dell'interattività una dimensione fondante. Sia l'ascoltatore prescelto che il concorrente vincitore ottenevano un premio in denaro.
Uncle Jim's question bee (1936): Si impone la formula dell'ask-it format; le domande si fanno meno banali, di difficoltà crescente, con l'incalzare rapido dei secondi. Il dialogo con casa si fa ancora più fitto: il quiz, condotto da Jim Mc Williams, fu uno dei primi a promuoversi anche attraverso la creazione di un omonimo gioco da tavolo.
Information, please (1938-1952): Con questa trasmissione, il modello grezzo del quiz riceve definitiva consacrazione. Condotto da Clifton Fadiman, divenne un successo non tanto per le vincite ancora modeste ma per la centralità dell'esercizio intellettuale. Le domande erano inviate agli ascoltatori a casa e i concorrenti erano quattro personaggi brillanti e noti, cui era chiesto di rispondere correttamente o di creare divertenti diversivi (es. Alfred Hitchcock, Nero Wolfe, Orson Welles). Chi con le sue domande lasciava senza parole questa giuria vinceva l'intera Enciclopedia britannica, oltre che premi e gadget. Information, please sarà il primo show della Nbc ad inaugurare la prassi della replica registrata.
Italia - prime domande alla radio
Lo statuto dei primi quiz radiofonici Italiani ci fa capire le radici ben differenti che il fenomeno ebbe in Italia. Il quiz non ha precedenti radiofonici in Italia. Il man-in-the-street program praticamente è inesistente e l'improvvisazione non è contemplata: il microfono sarà ceduto di mano solo in apparenza e le inchieste sono rigidamente controllate.
L'ora del dilettante (1939): In questo show la libertà è limitata alla performance artistica. Il "tutto può accadere" del quiz radiofonico americano dovrà aspettare la conduzione di Mike Bongiorno, le sfide canore impossibili degli ospiti di Mario Riva o i colpi di scena ideati da Garinei e Giovannini.
Chi è al microfono? (1936): Trasmissione che avrà un seguito come Insomma, lei chi è?. Per predisposizioni fasciste, Insomma, voi chi siete? Di fronte a domande molto facili poste dal conduttore Eduardo De Filippo a un personaggio famoso invitato in studio, gli ascoltatori a casa dovevano indovinare l'identità dell'ospite, venendo a sapere nella puntata successiva la correttezza della propria risposta. Si tratta più di una rubrica di approfondimento culturale che di un vero e proprio quiz.
Non mancano anche in Italia alcuni esperimenti radiofonici, ma a parte il loro carattere isolato colpisce la diversità di fondo: possiamo dire che il quiz nasce già televisivo, quand'anche trasmesso solo via onde radio.
Botta e risposta (1944): Proto-quiz condotto da Silvio Gigli e diffuso da Radio Firenze, l'eccezione in grado di coniugare gusto per l'improvvisazione e autorità. La formula scelta non è quella del man-in-the-street ma la contaminazione con lo show. Tra battute coi concorrenti scelti tra il pubblico in sala e "domandine facili facili", cui corrispondevano piccoli premi, si svolge la grande fiera dello svago e della distrazione popolare. Nasce già tutto televisivo questo quiz, diffuso nelle zone a controllo alleato, in cui il colpo di scena è ad uso e consumo dello spettacolo. Del resto a tenere banco sono ormai i grandi quiz spettacolari americani che irrompono nella televisione Italiana.
Prime domande in televisione
Quasi tutti i primi quiz statunitensi, con l'esplosione della televisione, trovano nel dopoguerra un naturale approdo sul piccolo schermo, giungendo ad offuscare pesantemente il prototipo radiofonico.
Quiz kids (in tv dal 1949): Le domande del conduttore Joe Kelly, sempre formulate con l'aiuto degli spettatori a casa, avevano un impatto ben diverso sul volto ben visibile di cinque ragazzini, scelti certo per il loro quoziente intellettivo ma anche per il loro forte impatto sul video. Radiotrasmesso per quasi 10 anni dalla Nbc, l'approdo in tv nel 1949 fu inevitabile. Il presentatore continua a rimanere il centro d'attenzione dello show funzionando da fulcro del programma ma il pubblico e i concorrenti assumono sempre più un ruolo centrale: in Quiz kids apparve subito chiaro che, oltre al quoziente intellettivo e alla velocità, la brillantezza e la simpatia nella risposta erano ingredienti altrettanto fondamentali.
Winner take all (in radio dal 1946, in tv dal 1948): Il successo radiofonico traghettò la trasmissione in tv. La novità del format vedeva il concorrente ritornare per fronteggiare una nuova sfida, dando al pubblico la possibilità di affezionarsi. Il presentatore Bill Cullen poneva una serie di domande: il primo concorrente (in tutto erano due) che dava tre risposte esatte vinceva un premio e la possibilità di rimanere e incontrare un nuovo sfidante. Anche la drammaturgia inizia ad avere il suo peso: è il primo quiz in cui ci sono dei sistemi di richiamo elettrico (attraverso due pulsanti sonori usati dai concorrenti per poter rispondere per primi). La tv americana punta su giochini semplici e alla portata di tutti, ereditati dal mondo radiofonico, giochi a premi popolari.
Twenty questions (in tv dal 1949): Altra trasmissione derivata da un successo radiofonico basato su tradizionali giochini da salotto: gli spettatori inviavano da casa i soggetti più particolari e in massimo venti domande i concorrenti dovevano indovinarlo. Rispetto ai prototipi radiofonici la dose di show si accentua sempre di più: è anche il caso di Name that tune (Nbc 1953) e The price is right (Nbc 1956).
You bet your life (in radio alla Abc 1946-1956; in tv alla Nbc dal 1950): Nel passaggio alla tv vennero fatti pochissimi cambiamenti: il quiz manteneva i caratteri dello show radiofonico della durata di circa 30 minuti, filmato con pubblico in studio.
-
Riassunto esame Storia della radio e della tv, Prof. Buscemi Francesco, libro consigliato Storia e cultura della te…
-
Riassunto esame Storia della radio e della tv, Prof. Buscemi Francesco, libro consigliato La mutazione individualis…
-
Riassunto esame Storia della radio e della tv, Prof. Buscemi Francesco, libro consigliato Cari amici vicini e lonta…
-
Riassunto esame Radio e tv, prof. Villani, libro consigliato Breve storia della radio e della televisione italiana,…