Estratto del documento

Tra herbartiani e neoidealisti

Prefazione

Di fronte al rischio di una temuta “scristianizzazione” delle masse, ecclesiastici, sacerdoti e suore, laici e religiosi si impegnarono per la creazione di opere educative e sociali a favore dei ceti popolari. La pedagogia era percepita come espressione violenta di una visione che negava la spiritualità della vita e rinunciava all’idea di Dio. Molto della svolta antipositivistica di inizio secolo passò attraverso la fioritura di una serie di riviste dai variegati interessi. La belle époque è conosciuta per essere stata la stagione delle riviste le cui principali caratteristiche erano il gusto per la militanza attiva, il tono acceso degli articoli, il desiderio di irrompere sulla scena pubblica con tematiche inedite e protagonisti pronti a scandalizzare la tranquilla borghesia di inizio secolo, l’immediatezza dell’incontro con il lettore.

Le riviste primo novecentesche erano il frutto di una nuova stagione i cui principali protagonisti erano giovani intellettuali ricchi di passione ed entusiasmo che sfidavano la cultura accademica, che ai loro occhi sembrava estranea alle nuove tendenze che percorrevano l’Europa in quegli anni. Attraverso la presenza di importanti voci cattoliche maturò la graduale messa a punto di una pedagogia cattolica ispirata alla visione del Vangelo ma laicamente presentata e capace di confrontarsi alla pari con le tesi più accreditate e le correnti d’avanguardia.

Introduzione

Le riviste di cultura costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione della temperie culturale di un Paese e della storia del pensiero filosofico, religioso e pedagogico. In campo educativo e scolastico, l’attenzione si è concentrata su alcuni periodici impegnati nella riflessione teorica. Tra le riviste utili ad approfondire la storia della pedagogia cattolica tra fine Ottocento ed età giolittiana, si possono considerare le quattro prese in esame nel presente volume: “Rassegna Nazionale”, “Rivista Rosminiana”, “Studium” e la “Rivista di Filosofia Neo-Scolastica”. Attraverso le loro raccolte si possono rintracciare riflessioni e dibattiti che disegnano la graduale maturazione della pedagogia cattolica tra termine a quo, tardo positivismo, herbartismo e neoidealismo. Il termine a quo della ricerca è rappresentato dal 1879: anno di fondazione della “Rassegna Nazionale”. Gli altri periodici presero avvio in età giolittiana. Studium e la Rivista Rosminiana vennero fondate nel termine ad quem 1906; Rivista di Filosofia Neo-Scolastica nel 1909. Il comune termine ad quem delle indagini è il 1922: l’ascesa del fascismo e l’approvazione della Riforma Gentile produssero cambiamenti delle quattro riviste, condizionate dall’avvento del regime. La storia delle quattro riviste è innestata in una fase di cambiamenti per il mondo cattolico, il quale cercò di uscire dalla crisi scaturita dallo scontro politico e culturale che ne segnò i rapporti con il “mondo legale” tra l’Unità e la fine dell’età umbertina.

Diffusione della modernità vista non solo come una catastrofe

Le libertà democratiche furono gradualmente accettate come una nuova condizione da capire, attraversare e da considerare come una propizia occasione per tornare alle origini del messaggio evangelico.

Il pontificato di Leone XIII mise le basi per questo impegno, la partecipazione alla vita parlamentare spronò il mondo cattolico a ripensare le proposte del suo programma politico: la questione scolastica rappresentò un tema esemplare, al centro di un vivace dibattito interno ed esterno. Il mondo cattolico rivendicò il contributo “laico” della religione, da considerare una trasversale riserva di valori morali ed educativi. Reclamò che il suo insegnamento fosse ristabilito negli istituti secondari e garantito in quelli elementari. La Chiesa doveva trovare maggior spazio d’azione nell’istruzione. Una seconda istanza riguardò la contestazione dello statalismo scolastico che si era rivelato inefficace nel far progredire l’istruzione e la formazione morale delle giovani generazioni. La terza rivendicazione è rappresentata dalla richiesta di riconoscere il principio dell’autonomia scolastica nella gestione della scuola statale e delle università. I cattolici difesero l’idea di una organizzazione scolastica decentrata che lasciasse agli istituti, ai comuni e alle province maggiore libertà di strutturare i percorsi educativi. I primi due decenni del Novecento conobbero grandi cambiamenti in campo scolastico; le tesi del mondo cattolico furono rimodulate anche in base alle iniziative assunte dai vari ministri; anche l’elaborazione pedagogica dei cattolici conobbe importanti sviluppi.

La corrente cattolica sembrò soffrire una certa marginalità durante l’età del positivismo, in conseguenza della quasi estinzione di studiosi cattolici tra le cattedre di pedagogia e filosofia negli ultimi decenni dell’Ottocento. Lo scenario della pedagogia italiana iniziò a cambiare nel primo Novecento. Il tardo positivismo conobbe una profonda crisi legata al travaglio della cosiddetta seconda generazione. Autori rivelarono nelle loro opere i limiti del determinismo naturalistico primo ottocentesco, incapace di offrire soluzioni coerenti e convincenti al necessario orientamento morale di una società in cerca di nuovi ideali. Questo travaglio portò i rappresentanti del tardo positivismo a disperdersi su più frangenti: alcuni preferirono un instabile eclettismo nel tentativo di seguire le preoccupazioni del dibattito coevo, alcuni mutarono il proprio orientamento, come Tarozzi, su posizioni molto simili a quelle dello spiritualismo di segno cattolico. Una parte si avvicinò al più equilibrato impianto teorico del gruppo neokantiano ed herbartiano con Luigi Credaro e la sua “Rivista Pedagogica” come importanti punti di riferimento.

Durante l’età giolittiana, la “terza via” condivise alcune posizioni comuni sul piano pedagogico e didattico. Il quadro pedagogico italiano conobbe la dirompente affermazione della corrente neoidealista, capeggiata da Giovanni Gentile, e fu vitalizzata dall’impegno di autori come Giuseppe Lombardo Radice e Ernesto Codignola. I neoidealisti si imposero come un’autorevole alternativa alla corrente tardo positivista e herbartiana, guadagnando posizioni in campo accademico e trovando consensi tra gli insegnanti e le associazioni magistrali.

Gli studiosi cattolici cercarono di costruire una loro specifica elaborazione, definendo alcuni principi propri e recuperando il contributo della secolare tradizione educativa cristiana: il mondo culturale cattolico italiano si espresse sul piano filosofico e pedagogico secondo un articolato ventaglio di posizioni.

  • L’opera filosofica e pedagogica di Antonio Rosmini rappresentò il principale e decisivo punto di riferimento per la rivista che da lui prese il nome, la quale si spese per il recupero e la valorizzazione della riflessione educativa del sacerdote trentino.
  • La “Rassegna Nazionale” trovò nella filosofia rosminiana una fonte di primaria importanza per il suo orientamento politico e filosofico.
  • La “Rivista di Filosofia Neo-Scolastica” si ispirò al movimento filosofico e pedagogico di stampo tomista sviluppatosi a fine Ottocento presso l’Università di Lovanio sotto la guida di Mercier: un gruppo di giovani studiosi si impegnò a costruire una filosofia capace di dialogare e integrarsi con le scienze sperimentali. Questa rivista aveva l’obiettivo di diffondere anche in Italia una teoria pedagogica ispirata al realismo aristotelico-tomista.
  • La rivista “Studium” si caratterizzò per un taglio divulgativo ed un orientamento filosofico plurale. Il rosminianesimo rimase quasi estraneo al giornale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), nella linea culturale della rivista giocò un ruolo significativo Agostino Gemelli.

I quattro periodici ebbero un comune punto di riferimento in Giuseppe Allievo, che collaborò a tutte le riviste qui presentate, le quali diedero ampio spazio alle sue posizioni e ai suoi studi. La sua opera fu riconosciuta come un contributo di grande spessore per la capacità di analisi critica e di confronto con le teorie coeve. Le riviste furono caratterizzate dalla volontà di salvaguardare la dimensione spirituale della vita personale e del suo sviluppo. Si difese l’idea del rapporto maestro-discente come un incontro di libertà, per la cui comprensione non si poteva sottovalutare la dimensione ideale, il ruolo della volontà, il dinamismo delle coscienze. Le riviste promossero l’importanza dei dati scientifico-sperimentali come un indispensabile supporto alla comprensione dello sviluppo psicologico dell’allievo e alla definizione di più efficaci metodi didattici. I periodici mostrarono grande interesse per le ricerche internazionali in questi campi, seguirono l’attività dei laboratori psico-pedagogici che iniziavano a diffondersi in Europa e negli Stati Uniti, pubblicizzarono i tentativi per promuovere anche in Italia indagini e gruppi di ricerca orientati a diffondere il metodo sperimentale nello studio della didattica.

Le riviste furono animate dalla preoccupazione di mostrare come la difesa della religione cattolica potesse coniugarsi ed interagire con lo studio delle scienze sperimentali. Le vicende di studiosi come Gemelli, Stoppani e Giovannozzi erano considerate indice di una possibile conciliazione tra fede e ragione. L’analisi delle riviste ha confermato un notevole interesse per lo scenario pedagogico italiano ed estero. Rispetto al dibattito nazionale, si può rilevare una forte attenzione alla corrente positivista: a essa le riviste dedicarono saggi di approfondimento incentrati sulle posizioni dei principali esponenti italiani ed esteri: cercarono di metterne in discussione i presupposti teorici e le proposte educative e scolastiche. La “religione della scienza” era accusata di ridurre l’identità della persona al solo meccanismo biologico, i principi etici perdevano qualsiasi valore obiettivo e l’educazione diveniva una pratica di adattamento e addestramento dagli obiettivi arbitrari. Le riviste si impegnarono ad evidenziare, con gli articoli dedicati agli autori della “seconda generazione”, elementi e sviluppi che mostravano cedimenti rispetto ai presupposti scientisti.

Particolare attenzione per le riflessioni e le proposte del gruppo neoidealista

Fu netta la presa di distanza dai presupposti gnoseologici dell’immanentismo attualista, sul piano educativo era considerato pericoloso l’annullamento della personalità individuale nella realtà spirituale che portava all’irrealistica tesi della coincidenza tra il maestro e lo scolaro.

Tra gli aspetti più valorizzati del neoidealismo vi furono:

  • Contrasto del positivismo;
  • Aperture verso l’insegnamento della religione;
  • Critica all’educazione ed istruzione statale del tempo;
  • Generale attenzione per l’educazione spirituale;
  • Proposte che sembravano andare nella direzione di un maggiore riconoscimento del contributo delle scuole non statali.

Le quattro riviste si occuparono anche dei pedagogisti della terza via herbartiana. Le tesi dei suoi principali esponenti furono valorizzate per l’ostilità a svilire i fondamenti dell’etica in un orizzonte fisico-biologico, il riconoscimento del valore educativo della religione, il tentativo di tenere insieme la dimensione filosofica e quella sperimentale nella ricerca pedagogica.

  • Significativa attenzione per il movimento dell’educazione nuova e i pedagogisti dell’attivismo europeo e americano.
  • Interesse per la situazione dell’istruzione elementare, secondaria e universitaria: richiesta di salvaguardare l’apporto dell’educazione religiosa nell’educazione pubblica;
  • Richiesta di superare l’assetto monopolistico del sistema formativo italiano, attuando il principio della libertà di insegnamento.
  • Significativo apporto di Giuseppe Allievo e di Giuseppe Piovano, i quali intervennero sulla “Rassegna Nazionale” e “Studium”.

Tutte e quattro le riviste contribuirono a diffondere un nuovo approccio nella difesa della storica battaglia sulla libertà scolastica; parteciparono ai vari dibattiti relativi agli ordinamenti, alle possibili riforme dei cicli, al peso delle diverse discipline. Fu fortemente contestato il rischio di professionalizzazione degli istituti secondari e delle scuole normali, richiamando al valore educativo delle discipline umanistiche e alla necessità di potenziare lo studio delle lingue classiche. Spicca l’interesse relativo alla pedagogia speciale e il forte interesse per il mercato editoriale dedicato alla scuola.

Lo studio dei quattro periodici sembra confermare la presenza di un vivace movimento pedagogico in area cattolica.

Capitolo 1: La “Rassegna Nazionale”

Venne fondata nel 1879 e costituì il più autorevole e prestigioso organo del cattolicesimo liberale e conciliatorista italiano. Rappresentò il canale di diffusione dei nuovi orientamenti che animavano la cultura cattolica francese, anglosassone e statunitense. Riservò spazio dalla cronaca politica alla filosofia, dagli approfondimenti sulle recenti scoperte scientifiche ed articoli di erudizione storica. Riservò parte dei suoi fascicoli ad analisi letterarie e alla pubblicazione di racconti, novelle e poesie; ospitò lavori di Grazia Deledda, Giosuè Carducci, Gogol. Le questioni educative furono dimensioni poco approfondite dalle ricerche dedicate al periodico, concentrate sugli aspetti politici e religiosi.

1. Una rivista cattolica liberale

La Rassegna Nazionale sorse in un percorso pubblicistico avviato a Genova sin dal 1863, quando vennero fondati gli “Annali Cattolici”: mensile ispirato al cattolicesimo liberale francese e dedicato a temi culturali, religiosi e politici. Il nome fu modificato in “Rivista Universale”, con l’intenzione di estendere l’ambito dei temi trattati. Si contestavano le considerazioni espresse dalla rivista circa l’inopportunità della proclamazione del dogma dell’infallibilità pontificia e la redazione scelse di trasferirsi a Firenze. Nel 1877 le pubblicazioni cessarono per difficoltà economiche ma il progetto riprese nel 1879 con la fondazione della “Rassegna Nazionale”, che inizialmente uscì con cadenza mensile e nel 1884 divenne un quindicinale, vennero pubblicati due numeri al mese sino al 1922, quando tornò alla frequenza originaria.

Il format presentava una serie di rubriche fisse come la “Rassegna Geografia e Coloniale”, la Rassegna Agraria, Libri e riviste estere, il Notiziario economico e le Note scientifiche. La Rassegna Nazionale fu ampiamente diffusa in tutta Italia, si fece interprete di posizioni minoritarie nel mondo cattolico, non condivideva la strenua opposizione all’ordine unitario e invitava il resto del mondo cattolico a rimodulare le rivendicazioni per risolvere l’istanza temporalista. La rivista auspicava la separazione del potere politico da quello religioso, assegnando all’impegno parlamentare dei cattolici il compito di ispirare e incidere sulla legislazione italiana, lamentò i danni del non expedit, invocando il ritorno dei cattolici alle urne e all’impegno politico, la rivista caldeggiò la costituzione del Partito Conservatore Nazionale e nacque con l’obiettivo di diventare l’organo del futuro partito.

La rivista si batté per difendere l’incontro tra cattolicesimo e modernità, promosse un atteggiamento aperto alle più recenti scoperte delle scienze positive, ritenute compatibili con la religione e la rivelazione cristiana, cercò di testimoniare una visione della fede intelligente, capace di sostenere le sue ragioni di fronte alle sfide del mondo contemporaneo. Dopo la promulgazione della lettera enciclica Pascendi nel 1907, la Rassegna Nazionale optò per un atteggiamento cauto, cercando di trovare un equilibrio tra le esigenze di modernità e le preoccupazioni di ortodossia, evitò di affrontare tematiche delicate come l’esegesi biblica, badando a non farsi identificare con il modernismo.

Alla fine del 1915 Manfredo De Passano lasciò la direzione della rivista ad Antonio Ciaccheri Bellanti e Roberto Palmarocchi. In un primo momento il periodico guardò con simpatia gli esiti positivi del patto Gentiloni, nel 1916 esultò per la storica nomina a ministro del deputato Filippo Meda. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la “Rassegna Nazionale” appoggiò la fondazione del Partito Popolare Italiano con alcune cautele e critiche. Nel primo dopoguerra la linea politica della rivista fu segnata dall’influenza di Cesare Degli Occhi: avvocato che collaborò alla rivista, fu uno dei più importanti esponenti dell’ala sociale della sinistra internapartito di don Sturzo, espresse riserve rispetto alla linea maggioritaria dei popolari, lamentando l’insufficienza del programma, le incerte posizioni in politica estera, il rischio che il PPI (Partito Popolare Italiano) dimenticasse i ceti più poveri per divenire l’espressione della sola classe borghese. Auspicò la collaborazione con il partito socialista, con cui intravedeva la possibilità di una convergenza su alcuni argomenti come la scuola, la politica estera e la difesa.

La rivista criticò del fascismo le insidie e le violenze, condannando gli attacchi vandalici alle redazioni di giornali cattolici e socialisti. Degli Occhi parlò del fascismo come una valorizzazione ingiusta, pericolosa, immorale dell’audacia fisica, della repressione e della rappresaglia. La Rassegna condannò la marcia su Roma, sostenendo c

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 33
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 1 Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative, Prof. Marrone Andrea, libro consigliato Tra herbartiani e neorealisti, Marrone Pag. 31
1 su 33
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaCagliari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Marrone Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community