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5-3. L’educazione e la storia della pedagogia

L’educazione inizia con l’uomo, ci sono forme educative anche con i primati.

L’educazione non è la pedagogia, ma il primo genitore che ha iniziato a riflettere su come aiutare il figlio a crescere è il primo pedagogista.

La storia della pedagogia inizia con l’antica Grecia.

La cultura greca ha continuato ad essere una matrice per le pedagogie successive.

Socrate è un modello educativo, (paideia, ruolo della funzione educativa, educazione integrale dell’uomo, corpo e mente).

Cristianesimo

Riflessione educativa che sorge dopo la diffusione del cristianesimo (rivoluzione culturale).

Le idee sostenute da Gesù e diffuse grazie ai vangeli hanno un forte connotato educativo; importanza uguaglianza e l’idea di comunità.

Importante Agostino che ha come ispirazione Platone (idea di maestro interiore a cui fare appello).

Tommaso d’Acquino, che guarda ad Aristotele, coniuga la metafisica aristotelica con la visione cristiana (idea dell’uomo come unione di una materia e di una forma quindi corpo e anima, idea le cose hanno un fine, nascita Accademia = università).

Riforma protestante

500-600 = riforma protestante.

Comenio è un autore che guarda all’istruzione come possibilità di redenzione della persona.

Locke: simbolo dell’empirismo.

Settecento

700.

Rousseau: attivismo, romanzo pedagogico l’Emilio (non ha senso educare i bambini malati, il clima incide sull’educazione delle persone quindi il clima non deve essere troppo caldo né troppo freddo). Importanza principio del saper fare (il male non è dentro il bambino ma è fuori, il bambino è buono e quindi bisogna lasciarlo fare); lui parla di educazione negativa (negativa perché nego l’intervento dell’educatore, quindi, è in realtà un’educazione positiva) e per lui è fondamentale il contatto con la natura. Questa visione è molto radicale. Rousseau è una matrice importante per quando riguarda il concetto di educazione negativa.

Pestalozzi: allievo di Rousseau. Lui è un vero educatore, si occupa soprattutto di bambini poveri. Fonda diversi istituti in cui tenta di istruire i bambini poveri (il più importante è Yverdon).

Contesta il suo maestro sul punto di lasciare il bambino libero. Lui contesta il principio che tutti i bambini siano buoni, i bambini devono essere guidati, corretti. Un altro tema è il rapporto bambino-madre, la triade cuore-mente-mano.

Romanticismo tedesco

Fröbel: fondatore giardini d’infanzia (3-6); importanza concetto dei doni (sfera, cubo), le occupazioni (esercizio della manualità).

Ferrante Aporti: fondatore asili d’infanzia; crea un modello didattico, introduce letto-scrittura.

Germania Ottocento

Germania 800.

Herbart: docente di filosofia, nasce nell’ambiente idealistico della Germania dell’800. Fu allievo di Hegel.

Ad un certo punto Herbart critica il suo maestro. Importanza idea di verità di idealismo, la conoscenza è solo conoscenza di idee (dal Cogito ergo sum), il soggetto quando conosce sta conoscendo qualcosa che è dentro di noi. Non esiste realtà al di fuori di noi. Herbart nasce in ambiente idealistico e rifiuta questa visione. Per lui la realtà è una visione assoluta, la realtà c’è prima di noi e ci sarà dopo di noi. Per lui la pedagogia deve avere due metodologie che si devono coniugare: l’educazione può essere studiata anche sul piano sperimentale (la psicologia ci aiuta a capire come l’alunno apprende, quali sono i metodi giusti), ma questa non basta, ad essa bisogna associare la filosofia. Quindi coniuga visione neoidealista con quella sperimentalista positivista).

Italia, inizio Ottocento

Italia inizio 800.

Rossini: filosofo spiritualista, fonda congregazioni educative e scrittore di molte opere.

Lambruschini: fiorentino, fondatore del primo giornale educativo italiano (Giornale dell’educazione), tema autorità-libertà, libertà insegnamento.

Caponi.

Novecento pedagogico

Capitolo 1: modernità, scienza e pedagogia tra Ottocento e Novecento

1.1 L’affermarsi della modernità

Positivismo.

Tema:

Il capitolo non parte dal 900, ma dall’800 che fu un secolo nel quale ci fu un enorme progresso delle scienze esatte in campo chimico, fisico, medico; quindi, non abbiamo solo una grande rivoluzione produttiva ma anche una generale trasformazione culturale e sociale, maggiori comunità e possibilità di sopravvivenza. Parliamo di modernità che convive con età arcaiche ma inizia notevolmente a diffondersi nell’intera società.

Modernità legata sicuramente alla scienza.

L’entusiasmo per le grandi possibilità, la scienza svela misteri, spinge alla diffusione di una corrente prettamente filosofica: il positivismo (visione sull’educazione contestata e criticata).

Corso di filosofia positiva.

Positivismo: fondato da August Comte, autore di (1830-1842), che rappresenta questa visione del mondo.

Il positivismo ha degli antenati: l’Illuminismo, l’Empirismo inglese di Locke.

In questo libro Comte sostiene che l’umanità è passata attraverso tre grandi fasi storiche:

  • Stadio teologico: gli uomini hanno cercato di spiegarsi gli eventi naturali (morte, nascita, malattie), attraverso delle divinità che avevano il compito di spiegare perché le cose andavano in un determinato modo.
  • Stadio metafisico: quello in cui si è cercato di spiegare il funzionamento della realtà partendo da presupposti filosofici.
  • Età positiva: quella in cui per la prima volta si inizia a considerare il dato positivo (il dato reale, una realtà concreta); l’esperienza è vista come base della conoscenza. Occorre fare una rivoluzione scientifica, tutto ciò che non nasce dalla scienza deve essere considerato fuori da ciò che è vero, esistono solo i fatti, la natura, il resto sono invenzioni.

Associamo questa visione allo scientismo (unicità della scienza, non c’è niente al di fuori dalla scienza).

Radicale empirismo.

Questa corrente sostiene un secondo il quale il confine dello scibile era lo stesso della scienza sperimentale e anche filosofia, psicologia ed etica dovevano essere sottomesse al principio scientifico.

Non si doveva andare oltre il fatto.

A questa visione vengono fatte diverse critiche: religione cattolica, marxismo.

Il mondo cattolico vedeva nella modernità un prolungamento di quell’azione diabolica che, dall’Illuminismo in poi, si proponeva di sradicare la fede religiosa.

I marxisti criticarono ai positivisti il fatto che non parlavano delle grandi disuguaglianze.

I marxisti effettuarono un’analisi critica della società borghese che intendeva dimostrare come essa non fosse capace di risolvere i problemi dell’ingiustizia sociale in quanto espressione degli interessi economici dei capitalisti.

I teorici del liberalismo e i sociologi borghesi opponevano a queste critiche la convinzione che si sarebbero potuti risolvere i potenziali conflitti tra ceti sociali mediante una riflessione sui fenomeni sociali, lo sviluppo dell’educazione e l’incremento del sapere.

Il marxismo si oppone anche perché il positivismo era una teoria dell’élite, non teneva conto degli ultimi.

I positivisti usarono i progressi per difendere la propria visione del mondo. Abbagnano parla del positivismo come una religione della scienza, fiducia estrema del contenuto scientifico, retorica secondo cui questa è l’unica disciplina che porta conoscenza, pace, ordine, poiché è un benessere generale.

Pedagogia positivista: disciplina solo a partire dai fatti.

Alla base di qualsiasi pedagogia vi è una visione della verità.

Scientismo.

Quali sono i principi del positivismo? La scienza. Lo scientismo (visione secondo cui l’unico ambito della verità è quello scientifico): scienza esatta (o scienza dura = scienze matematiche quindi fisica, chimica, biologia) unica strada. Questa visione dà forma alla pedagogia: quando si parla di bambino, l’unico ambito deve essere la scienza sperimentale.

1.2 L’educazione come “fatto naturale”

La pedagogia è un fatto (fenomeno fisico) quindi può essere studiato come un fenomeno solo materiale.

Chiosso sostiene che la società moderna valorizza l’istruzione come occasione per lo sviluppo e il progresso di tutta la società; anche romanzieri e scrittori per l’infanzia valorizzano questo pensiero: l’istruzione è importante non solo per chi deve decidere ma per tutta la società (tutte le classi sociali). Questa visione viene condivisa ad esempio da De Amicis nel libro Cuore, da Collodi che difende il valore della scuola nel libro Pinocchio, ma ne fa anche una critica (perché la scuola costa), da Matilde Serao e Renato Fiucini, da Verga nel suo “ciclo dei vinti” (es. Rosso Malpelo e i ragazzi dei Malavoglia).

Vi è un impegno sempre più significativo degli Stati per diffondere l’istruzione. Ad esempio in Italia negli stati principali, si cerca di migliorare il sistema scolastico. Nel ’48 nasce il Ministero dell’Istruzione, in alcuni stati viene imposto l’obbligo scolastico.

In questa corrente si inserì la corrente positivistica che vedeva nella scuola l’occasione di liberare tutto il popolo da pregiudizi, visioni non scientifiche, dalla religione (doveva essere contrastata); il positivismo cercò di modificare la didattica all’interno della scuola.

Il positivismo guarda all’educazione in termini diversi rispetto alla tradizione precedente (spiritualistica, umanistica, cristiana, romantica e neoidealistica); per i positivisti l’educazione era un fatto naturale, cioè un vero e proprio fenomeno che si poteva comprendere in modo razionale, alla luce di studi scientifici; dunque, poteva esser studiata con il metodo sperimentale e andava riorganizzata secondo criteri scientifici.

Secondo l’analisi positivista la pedagogia aveva a suoi capisaldi due principi fondamentali:

  • L’educazione era un fatto naturale.
  • L’educazione non sfugge alla legge dell’evoluzione.

La visione positivista dell’educazione fu influenzata da un’altra teoria che si diffuse nell’Ottocento, ovvero l’evoluzionismo di Darwin (mette in discussione la superiorità dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi). Nel 1859 venne pubblicato l’Origine delle specie e nel 1871 Origine dell’uomo.

Darwin non si occupò né di educazione né di pedagogia, ma la sua teoria rappresentò una vera e propria svolta nella concezione dell’uomo.

L’evoluzionismo ci dice che la dimensione dell’adattamento è fondamentale per l’uomo e pone il problema se si può coniugare con il principio della creazione. Grazie all’evoluzionismo si crea una nuova visione della persona che non è più così lontana dal mondo animale ma vi è una continuità, un avvicinamento (avviene una nuova rivoluzione copernicana). Per Darwin l’uomo era parte stretta della natura, espressione delle forze che costituiscono l’universo.

L’evoluzionismo influenza poi tantissimo la concezione di educazione.

In ambito pedagogico abbiamo Spencer (è un positivista), che era un ingegnere meccanico che si occupa di filosofia e indirettamente di pedagogia. Il suo obiettivo è quella di estendere l’impostazione positivista a tutti gli aspetti della vita, è una chiave di lettura per poter capire la vita sociale, psicologica, biologica delle persone.

Questa idea ha delle conseguenze sul piano etico già in Spencer.

L’uomo come il resto degli animali è segnato da una istintività, il positivismo mette in dubbio il fatto che il mondo dell’etica sia distinto da quello animale.

Spencer è convinto che non esistano obbligazioni morali, comportamenti permanenti giusti, ma che le norme morali vengano messe in atto con l’unico obiettivo di far sopravvivere la specie umana (sono delle invenzioni sociali). Da questa visione ne consegue il fatto che i comportamenti sono il risultato dell’evoluzione.

Il positivismo dice che queste regole sono delle invenzioni ma non hanno un valore in sé, e questo si vede dal fatto che ogni cultura ha delle norme morali differenti.

Relativismo etico.

Il positivismo mette in discussione l’etica classica sostenendo un relativismo etico, le norme morali sono un’ideologia delle società. Da questo scientismo si giunge presto ad un relativismo etico.

Chiosso sostiene due norme: vi fu una sorta di nuova rivoluzione copernicana in cui il senso dell’uomo viene messo in discussione; inoltre, la vita dell’uomo era condizionata da forze naturali molto più forti di quanto si pensava, l’uomo viene visto sempre di più come un animale, e i suoi comportamenti non vanno corretti.

Spencer dice che l’obiettivo dell’educazione è quella di perfezionare razionalmente la specie umana e quindi far progredire la sua evoluzione.

Chiosso evidenzia che Spencer dava grande peso al fatto che l’uomo essendo un animale non deve curare solo l’intelligenza ma anche la dimensione fisica.

Sul piano morale Spencer aveva una soluzione che può sembrare contraddittoria.

I positivisti dicono che non c’è un’etica individuale, quello che tu credo di volere è una costruzione sociale.

Che soluzione adottano i positivisti?

Spencer afferma che bisogna insegnare le consuetudini dell’epoca, perché la società come la specie deve avere la sua continuità e la garantisco dando un’omogeneità culturale ed etica, per non creare bambini disfunzionali.

Questa visione dell’etica è conservatrice, non mobilità, blocca (quindi contraddittoria rispetto alla modernità).

1.3 Fisionomia e valori della società borghese

L’ascesa del positivismo fu incentivata dai concetti conservativi di questa società borghese (importanza del merito, l’uomo deve farsi da sé, il dinamismo, quindi l’importanza della scienza per il progresso, il concetto di urbanizzazione.

1.4 Durkheim: l’educazione come socializzazione

Il passaggio successivo che fa Chiosso è occuparsi di Durkheim (il primo e più importante sociologo).

Chiosso lo cita perché D. ha un fondamento positivistico nella sua visione di società e ci fa capire le conseguenze del positivismo sul piano etico. Fu insegnante di sociologia e di scienza dell’educazione. La scienza dell’educazione non è neutrale, è una visione della pedagogia molto positivistica.

D. è molto influenzato da Spencer e ha anche lui l’idea che l’educazione sia un fatto naturale.

Sottolinea come sia decisivo il ruolo della società nell’educazione, quindi tutto il contorno in cui si cresce è il fattore determinante. Ha l’idea che la stessa società potesse essere studiata come un fatto naturale; quindi, individuando delle leggi fondamentali che la governano.

Cercava di applicare la scienza sperimentale all’educazione e alla formazione della società, quindi aggiunge un aspetto: l’educazione non è solo un fatto naturale ma anche sociale.

Educazione = adattamento, introduzione ad una determinata società.

Quando noi educhiamo, educhiamo sempre ai valori del contesto storico e geografico in cui viviamo (valori relativi non validi di per sé).

Anche D. sostiene la necessità che l’educazione abbia come obiettivo l’ordine della società; quindi, bisogna educare alle leggi della società.

Per quanto riguarda l’educazione è fondamentale la disciplina, ovvero un adeguamento che permette l’attaccamento alla società stessa; quindi, bisogna educare al sentimento della lealtà.

Durkheim non fu un pedagogista ma si occupò per molte ragioni di educazione e il suo pensiero è in continuità con il positivismo. Per lui l’educazione non è solo un fatto naturale ma anche un fatto sociale. Questo autore trova il fondamento dell’etica; il positivismo mette in discussione la validità, l’oggettività delle norme morali e quindi indica le regole della società in cui si vive come l’inevitabile e unico punto di riferimento.

Per quanto riguarda l’etica positivistica non c’è una posizione univoca, per alcuni autori tutto ciò che fa progredire la scienza è bene, quindi l’obiettivo dell’educazione è la scienza. Questo è limitante perché la scienza fa progredire ma lascia all’uomo l’uso delle scoperte (es. energia atomica, dagli anni 40 del 900 il tema della guerra nucleare ha segnato la letteratura per l’infanzia anche, ma anche nel dibattito, nei fumetti; poco dopo lo scoppio del covid sulla rivista Nature un gruppo di ricercatori ha proposto di pubblicare una loro scoperta che riguardava il controllo genetico del virus dell’influenza, grazie a cui erano riuscito a quadruplicare il rischio, anche qua abbiamo un problema etico perché si arriva a questa scoperta e la si pubblica ma c’è il rischio che qualcuna la utilizzi per nuocere, Nature pubblica l’articolo eliminando le parti in cui sono presenti i passaggi che portano alla modificazione genetica del virus). La scienza ci dà grandi opportunità, ma ci lascia il dubbio su come si utilizzino queste scoperte. Il bene non arriva solo dalle nuove scoperte, perché le scoperte possono essere come un coltello, quindi possono essere utilizzate bene, oppure anche male.

D. ritiene che il fondamento dell’etica sia l’etica della società in cui si vive.

Per Durkheim l’educazione ha come obiettivi:

  • Integrazione, ovvero far sì che il soggetto venga assimilato in una società.
  • Riproduzione culturale (l
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaCagliari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle Istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Marrone Andrea.
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