Estratto del documento

Donne e guerra: problemi, biografie, sguardi a cura di Patrizia Gabrielli, Rocío Luque, Paolo Ferrari, Rubbettino, 2022

Introduzione

Nuovo filone di ricerche sulla discriminante retorica resistenziale con “la resistenza taciuta” di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina del 1976, e “compagne” di Bianca Guidetti Serra del 1977.

Storia di genere

Interesse dagli anni ’90 con l’interesse nel campo della Grande Guerra.

Tre prospettive d'indagine

  • Comparativa: evidenziare confronto tra studiosi italiani e spagnoli.
  • Interdisciplinare: in relazione storia, lingua, letteratura.
  • Di genere

Esiti:

  • Riflessione sulla ricchezza e sulla pluralità di fonti.
  • Riflessione sulle diverse metodologie applicate nelle diverse aree disciplinari.
  • Valutazione delle lacune e dei problemi aperti.

Scontro in Spagna 1936-1939: versante interno ed internazionale

La Seconda Repubblica era espressione del rinnovamento culturale e questo per la destra e le forze conservative metteva in pericolo i valori tradizionali – dunque la accusavano di diffondere il disprezzo per la patria e per la fede. Ecco perché lo scontro fu caratterizzato dall’odio verso gli intellettuali – devono ripensare il proprio ruolo rispetto alla politica e a mobilitarsi.

Primo scontro armato tra fascismo e antifascismo. Anche l’Italia fu investita dallo scontro – Mussolini aveva contribuito in maniera decisiva inviando il corpo di spedizione, al quale però si oppose il reclutamento degli antifascisti nelle Brigate internazionali. Per Carlo Rosselli fu la prima occasione di un’opposizione armata al fascismo.

Decisiva visibilità femminile nello scenario pubblico e l’assunzione di nuove responsabilità nella dimensione familiare e in quella pubblica.

Il genere e le guerre mondiali: studi e ricerche

Prende le mosse dal 45º anniversario della pubblicazione del volume “la resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi” di Rachele Farina e Anna Maria Bruzzone. Punto di svolta storiografica.

Riferimenti anche alle scritture di donne “comuni”.

Premessa

Libri a fare da apripista alle ricerche degli anni ’70 sull’articolazione e i caratteri della presenza femminile nella lotta partigiana e sulla rielaborazione di tale esperienza:

  • La resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina.
  • Compagne di Bianca Guidetti Serra.

Il rapporto tra donne e Resistenza si va configurando quale proficuo e frequentato filone di ricerca per la storia delle donne nella contemporaneità. Negli anni ’70 matura uno specifico interesse per la Grande Guerra.

La guerra e la resistenza

Dal libro di A.M.B. e R.F. testimonianza della partigiana piemontese Tersilla Fenoglio Oppedisano con amare parole di fronte all’interdizione di autorappresentarsi come combattente partigiana.

Per François Thébaud le guerre mondiali sono un momento chiave per analizzare la relazione pubblico-privato e le interconnessioni tra questo e i modelli di genere. Le donne della Resistenza entrano in un territorio maschile ma ciò non comporta parità.

Rottura operata dalle partigiane – contraddizione di ciò che si tramandava da madre in figlia. Negli anni ’70 per la rilettura del fenomeno in una chiave attenta alla dimensione di genere i movimenti femministi focalizzano l’attenzione sui momenti di forte visibilità femminile nello scenario politico e sulla ribellione – carattere non connaturato del modello tradizionale femminile – da qui attenzione alle partigiane mosse da sentimenti indicibili per le donne.

La resistenza civile e il maternage

Ampia gamma di azioni si colloca nello sfaccettato quadro della resistenza civile alimentata da una condizione emotiva o esistenziale e da un profondo senso etico questo nuovo quadro concettuale fa prestare attenzione al quotidiano e a virtù diverse da quelle eroiche. Le donne nella loro desolante solitudine avvertono il peso della famiglia – lotta drammatica e quotidiana contro la fame, per la sopravvivenza e salvaguardia della dignità.

Nel 1943 le donne sono “stanche della guerra”. Anche le donne scoprono la propaganda e la delusione dell’8 settembre. Mobilitazione spontanea di accoglienza per porre un argine alla violenza. Resistenza civile = resistenza quotidiana di fronte allo sfacelo del paese. Maternege le donne trasferiscono dalla dimensione privata a quella pubblica le capacità di cura – le loro azioni divengono utili per il bene pubblico.

Dall’8 settembre 1943 acquista dimensioni di massa. Opposizione alla violenza della guerra, ribellione per i suoi orrori e al silenzio e omologazione imposta dal regime fascista. Resistenza che supera la dimensione eroica e armata, per affermare una nuova visione a strategia quotidiana di difesa o sopravvivenza.

Il valore della cura

È in questo frangente che le capacità di cura e l’abilità maturate nella sfera domestica sforzano gli ambiti del privato e si misurano nel territorio pubblico. Solo dopo emerge uno studio sulle collaborazioniste – le ausiliarie di Salò.

Ernesto Galli della Loggia ha definito la Seconda Guerra Mondiale una guerra femminile nel senso che vede un’amplificazione del connotato maschile. Le guerre sono anche dei disastri affettivi e sentimentali. Per gli aspetti che investono la soggettività – ricorso dell’epistolografia – per capire come i singoli traducono e praticano gli imperativi della mascolinità in quella particolare circostanza.

Valore euristico delle lettere – favoriscono nuovi approcci e conoscenze, sondare la dimensione materiale ed esistenziale dei soggetti, entrare nella sfera delle passioni e dimensioni quotidiane, approfondire appartenenze e culture.

La grande guerra

Pubblicazione di “uomini e donne nelle guerre mondiali” a cura di Anna Bravo saggi di spessore teorico e metodologico sul rapporto tra guerre e costituzione di genere.

In Italia due linee di indagine:

  • Focalizza l’interesse sull’occupazione femminile, condizioni lavoratrici, conflittualità in seno alla classe operaia.
  • Privilegiava le scelte dell’associazionismo politico delle donne. Filone di indagine iniziato negli anni ’60 da Franca Pieroni Bortolotti moderata e conservatrice che trova il proprio asse in un’inedita rielaborazione e valorizzazione del materno e nel rafforzamento del nazionalismo.

Annarita Buttafuoco considera la cultura pragmatica del femminismo un’inclinazione che rese possibile la tessitura di un fitto reticolo di attività a sostegno dell’esercito in trincea e del fronte interno. Come anche Franca, pensa che il conflitto bellico segna la conclusione di una stagione politica che si apre ad una svolta.

François Thébaud pone l’accento sulle contraddizioni e sulla transitorietà dei cambiamenti prodotti dall’evento guerra – superando la tesi di una guerra emancipatrice. Messa in discussione la tesi di un inconsapevole “scivolamento” delle femministe nell’interventismo – possibile fosse una scelta politica per giocare in un passaggio epocale.

Negli ultimi anni interesse per alcune biografie di intellettuali interventiste – in un certo senso questa produzione di per sé parte integrante della mobilitazione femminile e ha la funzione di conferire, a questa, dignità e colore pubblico.

Il protagonismo di Paola Baronchelli

Paola Baronchelli Grosson (nazionalista) si adopera a definire la funzione delle donne nel conflitto. 1917 “La donna nella nuova Italia” – delinea quadro sulla partecipazione delle italiane di tutte le classi sociali e di ogni appartenenza geografica allo sforzo bellico.

Costituisce una sorta di racconto bellico sulle italiane e il fronte interno. Spirito di dedizione e responsabilità civica femminile sostenuta da uno spirito di sacrificio che sfiora l’abnegazione. Riserva spazio alle giornaliste e conferenziere che animano la folla – la parola pubblica è parte integrante dell’impegno femminile. L’autrice – Donna Paola – è l’emblema di questa presa di parola pubblica:

  • Contribuisce alla visibilità delle donne nella vita della nazione.
  • Plasma riferimenti etici fondati sul coraggio e sacrificio – importante nelle pratiche politiche del femminismo.

Anna Franchi e l'impegno sociale

Anna Franchi giornalista d’arte. Si dedica alla letteratura per l’infanzia. 1901 “I viaggi di un soldatino di piombo”. A fine ‘800 attività culturale si affianca all’impegno politico negli ambienti socialisti e femministi. 1902 “Avanti il Divorzio!” – manifesto divorzista. Sposa la causa interventista.

Trasforma dolore in virtù pubblica - affidava ai minori di tutte le età il dovere di sostenere moralmente le madri – relazione filiale che passa attraverso il dolore patriottico – non c’è scarto tra amore di patria e amore per la madre. A Milano fonda il “Comitato femminile di soccorso” + attività di sostegno dei soldati e delle loro famiglie.

1917 “Il figlio della guerra” parla di Gino Martini che parte volontario e muore – lei di fronte a ciò reagisce con compattezza al dolore e accetta il sacrificio estremo della perdita del figlio – sorta di manifesto di quel processo che inserisce le madri nella vita dei combattenti e rafforza la loro presenza negli immaginari collettivi sulla base di una ridefinizione della madre risorgimentale.

Fonda con Nora Biasioli “Lega di assistenza tra le madri dei caduti” – per riconoscere pubblicamente e garantire uno statuto sociale alle tante madri in lutto.

La mobilitazione femminile nei lavori militari nelle retrovie del fronte italiano 1915-1918

Matteo Ermacora approfondisce un aspetto particolare del vasto coinvolgimento delle donne nell’economia bellica, concentrandosi sulle lavoratrici impegnate a ridosso del fronte, territorio formalmente militarizzato e investito dalle operazioni.

Delinea il mancato riconoscimento del “patriottismo” delle portatrici nel contesto della mobilitazione dell’ultima fase della guerra.

Premessa

La Prima Guerra Mondiale veicolo di un’ampia mobilitazione femminile sul “fronte interno” nei diversi settori produttivi, propaganda patriottica e attività assistenziali. Nelle retrovie le donne svolsero il ruolo di portatrici o operaie addette ai lavori logistici e difensivi a sostegno delle truppe.

Protagonismo delle donne tra fronte e retrovie

L’esperienza delle donne dell’area veneto-friulana (binomio fronte-retrovie) fu diversa da quella vissuta all’interno del paese – manifestandosi come prodotto della “guerra totale” e della radicalizzazione dello sforzo bellico.

“Portare” per i soldati

Donne “portatrici” servizio di rifornimento utilizzando la manodopera femminile locale. Icone “silenziose” della prima fase del conflitto.

Tra marzo e agosto 1914 – l’8º reggimento Alpini della montagna friulana aveva allestito un servizio di trasporto dove vi erano anche delle portatrici per eventuali trasporti o sgomberi della zona. La necessità della guerra in alta montagna rilanciò su ampia scala la presenza delle donne.

La nuova esperienza di lavoro immetteva le donne di diverse generazioni in un contesto militarizzato. Donne pagate a trasporto 1,50 lire – decurtazione si salario in caso di errori. Trasporti in ogni condizione atmosferica.

Portatrice Maria Plozner Mentil di Paluzza ferita da un cecchino austriaco – simbolo delle portatrici carniche.

Si hanno solo testimonianze orali spinte dalla povertà, lavoro come dovere, senso di responsabilità nei confronti delle famiglie, compassione e solidarietà con i soldati. Accrescendo qua il ruolo e la visibilità delle donne viene radicalizzata la portata in termini di rischi, carichi di lavoro e subordinazione. Però le maestranze femminili continuarono ad essere relegate sempre ai gradini più bassi della scala retributiva.

La radicalizzazione dell'impiego femminile nel 1917

Il segretario degli Affari Civili intensificò il reclutamento delle donne a ridosso del fronte e a limitarne lo sfruttamento. Gennaio 1917 – reclutamento di donne tra 17-50 anni dei paesi limitrofi ai cantieri del fronte per agevolare il loro ritorno a casa.

Introdotto il certificato di buona salute e il libretto di lavoro + divieti per le donne di fare lavori faticosi e pericolosi. 10 ore di lavoro al giorno in zone non battute dal fuoco nemico. Salario minimo di 25-40 centesimi l’ora. Indennità di malattia solo per 30 giorni.

Giugno 1917 – ispettore del lavoro di Udine annotava come in Carnia non rispettassero le norme. 1917 – decisa radicalizzazione dell’impiego di donne e ragazze.

Le portatrici man mano si trasformano in vere e proprie operaie usate dal Genio militare come cantoniere, sterratrici, per realizzare gallerie e costruzioni stradali, ecc.

Intensificazione del lavoro minorile 12-15 anni impiegate in lavori di scavo e trasporti, nei cantieri stradali e ferroviari. Migrazione delle ragazze dalla zona montana e pedemontana friulana verso i cantieri stradali della pianura e nei lavoratori militari a Udine e nelle retrovie del Basso Isonzo per costruire graticci e trincee o recupero di residui bellici. Estate-autunno 1917 apice reclutamento manodopera femminile e 1/3 solo in Carnia.

Dietro le linee del Piave

Disfatta di Caporetto e ripiegamento dell’esercito sul Piave segnano momento di forte discontinuità nella mobilitazione femminile. 1918 manodopera femminile nella zona di guerra non più con funzione ausiliaria – componente essenziale della macchina logistica-difensiva. Nelle retrovie le donne servizi di manutenzione stradale, addette ai magazzini delle truppe.

A causa degli ambienti insalubri e acquitrinosi e dei contatti con le truppe – spesso colpite dall’infezione malarica o dalla spagnola.

Donne in oggetto: sguardi e rappresentazioni maschili

Nelle retrovie montane non vi fu alcun riconoscimento ufficiale nei confronti delle portatrici o operaie. Poche foto furono fatte alle operaie o portatrici. Sul lavoro femminile a ridosso del fronte sorta di censura per non associarle come uomini e forse più degli uomini.

Francesco Degli Azzoni De Avogadro l’aiutante del re ricorda come le donne forti della Carnia lavorassero come uomini e forse più degli uomini. Gli osservatori stranieri sottolineano il rischio di mascolinizzazione e valorizzare la femminilità delle donne alle prese con i “ruoli maschili”.

Il deputato Michele Gortani denunciò alla camera i pericoli della prostituzione tra le giovani operaie visto che stavano a stretto contatto con i soldati e lontano dal controllo parentale e comunitario. Le operaie spesso associate al disordine morale indotto dalla guerra nelle retrovie.

Dopo la disfatta di Caporetto l’impiego femminile trovò maggiore spazio (relativamente) sulla stampa e sulle principali riviste.

Memorie, rappresentazioni e riconoscimenti tardivi

Non vi fu un riconoscimento ufficiale da parte dello stato liberale del lavoro delle donne. Eroina delle portatrici carniche – Maria Plozner Mentil la sua figura entra definitivamente nel Pantheon militare con la visita di Umberto di Savoia 1939. Maria donna italiana per eccellenza - oscura e generosa, giovane, madre di 4 bambini, con il marito al fronte che saliva in trincea per fare olocausto alla patria dei suoi fiorenti 32 anni.

Nel periodo repubblicano la memoria dell’impiego femminile di guerra – memoria forte ma locale. Dagli anni ’90 nuove ricerche... [il testo originale continua]

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Donne e guerra. Problemi, biografie, sguardi, P. Gabrielli, R. Loque, P. Ferrari Pag. 1 Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Donne e guerra. Problemi, biografie, sguardi, P. Gabrielli, R. Loque, P. Ferrari Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Donne e guerra. Problemi, biografie, sguardi, P. Gabrielli, R. Loque, P. Ferrari Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Donne e guerra. Problemi, biografie, sguardi, P. Gabrielli, R. Loque, P. Ferrari Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marydf00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Ferrari Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community