Estratto del documento

L'Italia fascista e la Germania nazista

Affinità dei due regimi

Per quanto riguarda la politica, entrambi i regimi sono caratterizzati dall'esaltazione dell'azione e della guerra (sia contro il nemico interno che quello esterno), da una politica estera che punta all'espansionismo, collegato alla purezza della nazione e della razza. A tal proposito, entrambi i regimi proposero miti nazionali e razziali. Li accomunano poi le forti posizioni antidemocratiche e antisocialiste e la volontà di realizzare uno Stato totalitario. In questo senso i due regimi hanno avuto anche un'origine e uno sviluppo simile nella loro ascesa al potere e nell'esercizio di questo potere. Entrambi hanno poi la loro principale base sociale nella classe media (industriali e proprietari terrieri) e si propongono come partiti di massa, desiderosi di rappresentare la nazione nella loro interezza.

Contesto storico

Fascismo e nazismo prendono entrambi piede in un contesto segnato dalle crisi politiche ed economiche, accentuate dalla Prima Guerra Mondiale. L'Italia vive un periodo di instabilità politica dal 1919 al 1922. Alle elezioni politiche del 1919 infatti il Partito Socialista si affermò come prima forza politica, seguito dal Partito Popolare e dai Liberali di Nitti. Ma le divergenze di ideologia e di programma erano troppo forti per consentire un accordo e la creazione di un governo stabile. In Germania la crisi iniziò invece con le elezioni del 1912, in cui il Partito socialdemocratico rimase isolato come maggiore partito politico a causa della mancanza di alleati. Entrambi i paesi vivevano inoltre la crisi economica causata dalla Prima Guerra Mondiale: in Italia si manifestò in particolare con ondate di scioperi e lo scontento sia da parte degli industriali che degli operai, mentre in Germania con la forte disoccupazione giovanile.

Come nascono

Sia fascismo che nazismo nascono come movimenti che raccoglievano dissidenti politici e culturali accomunati da idee antisocialiste e dall'esaltazione della violenza. Il 23 marzo 1919 Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento, un movimento che riuniva ex socialisti, sindacalisti rivoluzionari, futuristi e giovani nazionalisti. Gli elementi che caratterizzavano il movimento erano l'esaltazione dell'azione e della guerra (sia contro il nemico interno sia contro il nemico esterno), le posizioni antidemocratiche, antisocialiste e antipartitiche (volevano infatti rappresentare la nazione nella sua interezza). Sempre nel 1919 viene fondato a Monaco il Partito tedesco dei lavoratori da Drexler, a cui aderì anche Hitler, che viene sciolto nel 1923 a seguito del Putsch di Monaco. I Fasci di combattimento e il Partito tedesco dei lavoratori sono i movimenti da cui nascono rispettivamente il Partito nazionale fascista nel 1921 e il Partito nazionalsocialista dei lavoratori nel 1925, che in questi anni diventano partiti veri e propri.

Come salgono al potere

Sia Mussolini che Hitler giunsero al potere a causa dell'instabilità dei governi e della volontà dei settori economici e sociali di uscire dalla crisi politica. In entrambi i paesi, le classi dirigenti conservatrici volevano eliminare la sinistra e per farlo si coalizzarono con il Partito nazionale fascista e con il Partito nazionalsocialista per ottenere una maggioranza politica stabile. Entrambi i partiti dovettero scontrarsi con i partiti cattolici dei rispettivi paesi e assicurarsi il controllo sul loro elettorato. Mussolini si lavorò il Partito popolare e Hitler il Zentrum e, per attingere ai voti cattolici, entrambi puntarono all'elettorato conservatore: Mussolini sui moderati e Hitler sul ceto medio protestante. Entrambi attirarono inizialmente il ceto piccolo-borghese, quindi i piccoli proprietari terrieri, la classe media dei professionisti, i contadini e gli operai, oltre a moltissimi studenti e giovani nazionalisti.

La scalata verso il potere del Partito nazionalsocialista si realizzò in tempi più brevi rispetto a quella del Partito nazionale fascista, perché il partito tedesco aveva conosciuto uno sviluppo maggiore come movimento di massa e si trovava in una posizione più forte rispetto agli alleati conservatori. Inoltre Hitler ebbe il modello italiano e quello bolscevico a cui ispirarsi per la creazione di uno stato monopartitico. Mussolini diventa primo ministro il 29 ottobre del 1922, dopo la Marcia su Roma. A novembre di quello stesso anno chiede i pieni poteri e il Parlamento concede al Governo il potere di emanare decreti-legge, permettendo così a Mussolini di effettuare alcune riforme economiche, amministrative e scolastiche. Il 15 dicembre crea il Gran Consiglio del Fascismo, che agiva come un governo parallelo da cui erano esclusi i partiti non fascisti, e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che rappresentò la legalizzazione della violenza fascista. Tra il 1922 e il 1924, Mussolini guida un governo di coalizione con liberali e popolari. Alle elezioni del 6 aprile 1924, svolte con la nuova Legge Acerbo – che assegnava 2/3 dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza relativa di almeno il 25% dei voti – il Listone fascista (PNF + nazionalisti + liberali) ottenne la maggioranza schiacciante del 65%.

In Germania, invece, Hitler diventa cancelliere il 30 gennaio 1933 e alle elezioni del 5 marzo il Partito nazionalsocialista raggiunge la maggioranza del 51% grazie all'alleanza con il Partito Popolare nazionale tedesco (nazionalisti). In Italia, in seguito alla vittoria del Partito nazionale fascista, ci fu una grave crisi all'interno del governo a causa dell'omicidio del deputato socialriformista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato di fronte alla Camera i brogli e le violenze fasciste durante le elezioni. La crisi Matteotti causò le dimissioni dal partito di alcuni importanti ministri (tra cui Giovanni Gentile) e l'indebolimento del potere di Mussolini, ma fu risolta dalla sterzata dittatoriale che seguì il suo discorso del 3 gennaio 1925 di fronte alla Camera, nel quale si assunse le responsabilità del delitto Matteotti e dichiarò che in Italia non c'era più posto per gli antifascisti. In seguito a quel discorso polizia e camicie nere perseguitano gli oppositori e i prefetti chiudono tutti i circoli, ritrovi e organizzazioni sospetti dal punto di vista politico.

Tra il 1925 e il 1926 vennero promulgate diverse leggi liberticide: la Legge sui poteri del capo del governo, che pose fine al governo parlamentare, perché prevedeva che il capo del Governo fosse responsabile solo di fronte al re, non più di fronte al Parlamento, il quale non poté più discutere leggi senza il consenso del governo. Dal novembre 1926 tutti i partiti vennero aboliti e il Partito nazionale fascista divenne l'unico partito riconosciuto e nel dicembre 1926 venne promulgata la Legge per la difesa dello Stato, che istituì il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, che puniva i dissidenti politici, e l'OVRA, cioè la polizia di Stato fascista. In Germania, invece, dopo la vittoria alle elezioni del 1933 venne promulgata prima la Legge sui pieni poteri, che consentiva al governo di modificare la Costituzione, il che diede inizio alla dittatura, poi la Legge contro la ricostruzione dei partiti, in seguito alla quale la Germania divenne uno Stato monopartitico. Infine, nel 1934, dopo la morte del presidente Hindenburg, il 1° luglio venne promulgata una legge che unificava i poteri presidenziali e quelli di cancelliere nella carica di Fuhrer, e Hitler divenne così sia capo dello Stato sia capo del Governo.

Istituzioni e burocrazia

A livello istituzionale la sostituzione dell'apparato burocratico con membri dei due partiti era poco auspicabile per tre principali ragioni: per la visione rivoluzionaria degli elementi più radicali dei partiti, il cui carattere ribelle non conciliava con l'idea di sottostare a procedure e routine regolari; per la diffidenza dei partiti nei confronti degli apparati burocratici, che secondo loro pullulavano di opportunisti che avevano aderito ai partiti solo dopo la loro vittoria; e perché entrambi i partiti mancavano delle capacità tecniche necessarie ad amministrare lo Stato. Dopo l'ascesa al potere dei due partiti, favorita in gran parte dall'uso della violenza sistematica, Mussolini e Hitler dovettero fare marcia indietro e cercare di riequilibrare gli ordini interni ai partiti: Mussolini lo fece creando nel 1922 la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, Hitler rafforzando le SS ed epurando le SA nel 1934. Una legge fascista del 1925 e una legge nazista del 1933 “sulla riorganizzazione della burocrazia” furono rivolte a ripulire la pubblica amministrazione, ma non ebbero grande impatto. In seguito, ci fu grande afflusso di impiegati statali nel partito, ma le vecchie gerarchie burocratiche rimasero al loro posto nei ministeri degli Esteri, degli Interni e della Giustizia. Negli anni i due partiti raggiunsero una mole di membri sempre più ampia e diventarono delle burocrazie articolate fino al livello di quartiere.

In Italia l'integrazione dei membri dei partiti nell'apparato amministrativo statale si ebbe soprattutto a livello locale: le squadracce fasciste che avevano sconfitto la sinistra ne ereditarono le cariche pubbliche e i consigli comunali nelle mani degli oppositori vennero sciolti e il posto di sindaco affidato a un funzionario del governo fascista. A partire dai tardi anni Venti, i rappresentanti del partito sedettero nei comitati intersindacali, nei quali intervenivano su questioni economiche e salariali e nel 1939 i sindacati fascisti affidarono ai loro rappresentanti nelle fabbriche il controllo dell'applicazione dei contratti di lavoro. Il Partito nazionale fascista gestì l'organizzazione del tempo libero tramite l'Opera nazionale dopolavoro ed al 1937 anche tutte le organizzazioni giovanili, riunite nella Gioventù italiana del littorio. In Germania invece, a livello provinciale e locale, le cariche politiche ed elettive vennero affidate a membri del partito. A fine anni Trenta il partito penetrò ad ogni livello della società, fino ai piccoli quartieri, dove c'era una fortissima presenza di attivisti che dovevano vigilare e riferire sulla condotta dei vicini di casa, imponendo il rispetto delle campagne razziste.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Sintesi del libro L'Italia fascista e la Germania nazista Alexander J. De Grand, De Grand Pag. 1 Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Sintesi del libro L'Italia fascista e la Germania nazista Alexander J. De Grand, De Grand Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Sintesi del libro L'Italia fascista e la Germania nazista Alexander J. De Grand, De Grand Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Ferrari Paolo, libro consigliato Sintesi del libro L'Italia fascista e la Germania nazista Alexander J. De Grand, De Grand Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giadadadasalvador di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Ferrari Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community