Qualità dell'inclusione e inclusione di qualità
Evoluzione storico-culturale del concetto di inclusione
L'educazione inclusiva non è da intendersi come una nuova disciplina ma come un percorso formativo da svolgere in modo trasversale, soffermandosi e investendo sui valori che l'inclusione porta con sé: la dignità, l'uguaglianza e l'equità.
Inclusione: semantica e concettualizzazione
Il termine inclusione genera orizzonti di significato molto diversi tra loro. Tali visioni sono riassunte nel modello a sei uscite di Ainscow, Booth e Dyson, in cui sono state sviluppate sei tipologie di modi di pensare l'inclusione:
- L'inclusione come interesse nei confronti degli studenti disabili o altre categorizzazioni come i bisogni educativi speciali;
- L'inclusione come risposta all'esclusione disciplinare;
- L'inclusione in relazione a tutti i gruppi ritenuti vulnerabili e a rischio di esclusione;
- L'inclusione come sviluppo della scuola per tutti;
- L'inclusione come educazione per tutti;
- L'inclusione come approccio principale all'educazione e alla società.
Per Booth e Ainscow, il concetto di inclusione ha una duplice valenza:
- Descrittiva: tratteggia un orizzonte valoriale cui tendere, frutto della concretizzazione di un impegno politico e sociale che vede nella rete di relazioni promossa dall'inclusione l'espressione di una "comunità di educazione globale".
- Prescrittiva: si esprime attraverso la realizzazione di buone pratiche ed è il frutto di due processi interconnessi: l'incremento della partecipazione degli allievi nella scuola e un processo di riduzione della loro esclusione dalle culture e dai curricola comuni.
Etimologicamente, il termine inclusione deriva dal latino inclùsus (da inclùdere), cioè chiuder dentro. Il corrispondente italiano è includere, cioè comprendere o fare entrare in un gruppo come una totalità qualcosa o qualcuno.
In pedagogia e didattica, il concetto di inclusione richiama quello di partecipazione di tutti e quello di rimozione delle barriere che ne ostacolano l'effettiva attuazione; deve realizzarsi come un processo dinamico all'interno di una scuola che si ristruttura e si riorganizza in modo plurale, in un clima di cooperazione tra tutti gli attori coinvolti.
Un contributo incisivo per la definizione e la concettualizzazione del termine inclusione è stato offerto dalla pedagogia speciale, che ha posto l'accento sul ruolo che la logica inclusiva ha come obiettivo, ossia quello di creare una nuova cultura aperta e democratica in grado di valorizzare le peculiarità e le differenze di ogni allievo, concependolo come ricchezza da condividere.
A partire dagli anni '90 del XX secolo, il concetto di inclusione si arricchisce di complessità e profondità, facendo la sua comparsa nei documenti ufficiali, il primo tra questi la Dichiarazione di Salamanca del 1994, afferma che: l'inclusione e la partecipazione sono essenziali per la dignità umana e per il godimento e l'esercizio dei diritti umani nel campo della formazione, e questo si riflette nello sviluppo di strategie che cercano di realizzare una vera e propria equalizzazione di opportunità.
La Dichiarazione di Salamanca segna l'avvio di un cambiamento e di un rinnovamento, spostando l'attenzione dall'educazione speciale, in senso stretto, alla diversità intesa come valore in sé. La seconda metà degli anni '90 del XX secolo vede il fiorire di molteplici definizioni; per Clark, Dyson e Millward l'inclusione può essere intesa come un passo verso l'ampliamento della frequenza in scuole “comuni” a tutti gli alunni, in modo da promuovere l'eterogeneità all'interno delle classi.
È l'UNESCO a ratificare nel 2005 i punti rilevanti per l'identificazione del concetto di inclusione e delle politiche rivolte allo sviluppo dell'educazione inclusiva, evidenziando che l'inclusione è un processo, una ricerca infinita di nuovi e migliori modi per rispondere alle diversità, sperimentando come vivere con le differenze e come imparare da esse.
Infine, l'inclusione comporta una particolare attenzione da parte delle istituzioni scolastiche per i gruppi di studenti che possono essere più a rischio di emarginazione, esclusione o insuccessi. Tale visione rappresenta un cambio di rotta fondamentale, che vede l'inclusione non più solo come un fenomeno legato alla presenza di alunni con disabilità certificata, ma che va ad estendersi ad una popolazione scolastica più copiosa.
L'attuazione di processi inclusivi in ambito scolastico richiede l'innalzamento del livello di consapevolezza sociale, di responsabilità e partecipazione, che procede di pari passo con lo sviluppo di competenza del pensiero critico e riflessivo; in secondo luogo, perché opera sulle politiche, sulle strategie, sul contesto, facendo delle riflessioni critiche sugli stereotipi, sulle rappresentazioni e sulle credenze, richiede la messa in campo di azioni educative a livello individuale e collettivo.
L'inclusione si configura dunque come una tensione etica, un processo che l'intera comunità scolastica deve svolgere in modo trasversale soffermandosi sui valori che il concetto porta con sé: la libertà, la dignità, la solidarietà, l'uguaglianza, il diritto, la partecipazione, il rispetto per la diversità, la comunità, la nonviolenza, la fiducia, l'onestà.
Quando si usa il termine inclusione ci si riferisce ad un processo complesso ed in continua evoluzione, perché in stretto legame con il contesto in cui si sviluppa, tra quello scolastico educativo, che per sua natura è in continua trasformazione ed evoluzione.
Integrazione e inclusione: sinonimi o contrari?
Negli ultimi anni, il vocabolo inclusione ha cominciato gradualmente a sostituire nei documenti e nei discorsi formali e informali quella tradizionale di integrazione: il cambiamento non si riduce ad una semplice sostituzione di termini, in quanto le due espressioni rimandano a due scenari educativi molto diversi.
Il paradigma a cui fa implicitamente riferimento l'idea di integrazione è quello “assimilazionista”, fondato sull'adattamento dell'alunno disabile ad un'organizzazione scolastica che è strutturata in funzione degli alunni normali. È un processo basato principalmente su strategie per portare l'alunno disabile a essere quanto più possibile simile agli altri.
Viceversa, l'idea di inclusione abbraccia un paradigma “trasformativo” che si basa sul riconoscimento del valore della diversità come ricchezza e della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti.
Le differenze significative fra due termini hanno condotto diversi autori a produrre sintesi comparative. Ad esempio, Porter sottolinea che i due approcci differiscono essenzialmente per il focus su cui puntano, per le strategie che adottano e per il clima e la gestione della classe in cui si sviluppano. Walker evidenzia come il paradigma integrativo è sempre stato identificato con l'inserimento del singolo alunno con disabilità nelle classi ordinarie, senza alcuna modifica al contesto; dall'altra parte, il paradigma inclusivo implica una radicale riforma della scuola che porta vantaggi per tutti i suoi partecipanti.
Caldin sottolinea come il processo integrativo sia un approccio compensatorio che presuppone la volontà, per chi è in difficoltà, di diventare come gli altri faticando molto più degli altri, mentre l'approccio dell'inclusione guarda tutti gli alunni e alle loro potenzialità; in esso tutto l'ambiente è corresponsabile e modifica sé stesso per divenire accogliente e supportivo.
A differenza del concetto di integrazione, che comporta una relazione asimmetrica in cui un contesto accogliente integra al proprio interno una diversità, il concetto di inclusione presuppone invece una relazione simmetrica tra pari nella quale, anche se si è tutti diversi, si vengono a creare delle relazioni sinergiche di reciproca influenza e di adattamento in grado di tenere insieme tutte queste diversità.
Definizioni di inclusione: due categorie
L'educazione inclusiva e le sue caratteristiche fondamentali
Le concettualizzazioni dell'inclusione: la posizione di Berlach e Chambers assume un quadro della didattica inclusiva le cui basi filosofiche sono: la disponibilità di pari opportunità, l'accoglimento della disabilità e dello svantaggio, la capacità di accogliere le abilità e le diversità di ciascuno e l'assenza di pregiudizi, preconcetti e di disuguaglianza.
Loreman fornisce una sintesi delle caratteristiche della scuola inclusiva sintetizzate nei seguenti punti:
- Tutti i bambini sono accolti e valorizzati.
- Tutti i bambini imparano in classi regolari e ed eterogenee con i pari della stessa età.
- Tutti i bambini contribuiscono alle attività ed agli eventi apprendendo a scuola e in classi regolari.
- Tutti i bambini sono supportati per fare amicizia e per avere socialmente successo con i loro coetanei.
L'educazione inclusiva come un sistema di rimozione di ciò che esclude ed emargina
Gli elementi chiave per la concettualizzazione nella realizzazione dell'educazione inclusiva per l'UNESCO sono l'identificazione e la rimozione degli ostacoli, ciò permetterebbe la presenza e la partecipazione di tutti gli alunni. Molti autori hanno abbracciato questa visione, tale processo deve essere avviato dalla scuola e non può pervenire solamente dalle politiche internazionali, le quali creano solo le linee artificiali del processo che il contesto a scuola deve in realtà realizzare.
Shaddock ha messo in luce le mancanze a scuola come barriere allo sviluppo dell'inclusione, come ad esempio la mancanza di tempo, le difficoltà di individualizzazione all'interno di un gruppo, la formazione e risorse inadeguate, la mancanza di sostegno scolastico.
Verso una visione unitaria
Nessuna delle due categorie, quella relativa all'individuazione delle componenti fondamentali e quella relativa alla rimozione della barriera, da sola può essere sufficiente a fornire una concettualizzazione unitaria dell'educazione inclusiva. La visione offerta da Booth e Ainscow pone una prospettiva di mediazione tra le due posizioni, indicando gli elementi chiave dell'educazione inclusiva:
- Valorizzare in modo equo tutti gli alunni.
- Accrescere la partecipazione degli alunni e ridurre la loro esclusione rispetto alle culture, alle comunità sul territorio.
- Riformare le culture, le politiche educative e le pratiche nella scuola affinché corrispondano alla diversità degli alunni.
- Vedere le differenze tra gli alunni come risorse per il sostegno all'apprendimento piuttosto che come problemi da superare.
- Enfatizzare il ruolo della scuola nel costruire comunità e promuovere valori, oltre che nel migliorare i risultati educativi.
- Promuovere il sostegno reciproco tra scuola e comunità.
La visione unitaria delle tue correnti permette dunque una concettualizzazione dell'educazione inclusiva organica e armonica necessaria al suo pieno sviluppo e la sua massima comprensione e diffusione.
Educazione inclusiva
Obiettivo dell'inclusione è la trasformazione dei sistemi educativi e delle pratiche didattiche, al fine di soddisfare le diverse esigenze educative degli studenti, in modo da garantire l'apprendimento e la piena partecipazione di ogni discente.
Compito della scuola è orientare in modo proattivo sia verso obiettivi da raggiungere e competenze sviluppare, sia verso l'autonomia e l'indipendenza, la consapevolezza di sé e della propria identità nonché del proprio progetto di vita: questo processo costituisce la dimensione etica dell'inclusione.
La sua realizzazione richiede un cambiamento di prospettiva che sviluppi concretamente un nuovo paradigma culturale e sociale, che prende il nome di inclusive education.
L'inclusive education è definita da Booth come quel processo utile ad aumentare la partecipazione agli studenti alla comunità scolastica tradizionale diminuendone l'esclusione.
Nella Conferenza internazionale sull'educazione dell'Unesco dal titolo Inclusive education: the way of the future è stato messo in luce come la piena realizzazione del sistema dell’inclusive education non consiste nel dare un posto nella scuola anche a chi è rappresentante di una qualche diversità ma nel trasformare il sistema scolastico in un'organizzazione idonea alla presa in carico educativa dei differenti bisogni educativi speciali che tutti gli alunni possono incontrare.
Il concetto di bisogno educativo speciale (o special education need) fa riferimento a qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo ed apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico anche per il soggetto, in termini di danni, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall'eziologia e che necessita di educazione speciale individualizzata.
Il concetto di bisogno educativo speciale compare nei documenti ufficiali dell'Unesco nel 1997 e nei documenti dell'Agenzia Europea per lo sviluppo e dell'educazione per i bisogni speciali nel 2003.
Quello di bisogno educativo speciale è divenuto un concetto ombrello che contiene al suo interno macrocategorie e sottocategorie. L'OCSE, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, offre una definizione di BES articolata in tre macrocategorie:
- Categoria disabilità (A): fa riferimento a problematiche dell'individuo basate su evidenti basi biologiche considerate tradizionalmente come disabilità mentale, fisica, sensoriale.
- Categoria difficoltà (B): le differenze non sembrano essere dovute ad una chiara base organica o ad uno svantaggio sociale, ma sono quelle situazioni di deficit come dislessia, disturbo da deficit attentivo ecc.
- Categoria svantaggi (C): gli aspetti problematici del background sociale e linguistico sono l'insieme di tutte le altre situazioni di problematicità psicologica, comportamentale, relazionale e di contesto socio-culturale.
Per comprendere un bisogno educativo speciale non servono necessariamente diagnosi cliniche, ma osservazione e valutazione delle reali interazioni tra fattori ICF, per capire se quello specifico funzionamento è davvero problematico per quel soggetto, e se questo soggetto si trova effettivamente in una situazione problematica, sulla base di un confronto rispetto a tre criteri oggettivi:
- Danno: vissuto effettivamente dall'alunno e prodotto su altri (alunni, genitori, insegnanti), una situazione di funzionamento è realmente problematica per un bambino se lo danneggia direttamente o danneggia altri.
- Ostacolo: la difficoltà lo pone in svantaggio per il suo futuro sviluppo cognitivo, affettivo, relazionale, sociale. Situazione in cui il danno non è osservabile in modo chiaramente diretto.
- Stigma sociale: caso in cui non è dimostrabile un danno o un ostacolo al bambino o ad altri da parte del suo scarso funzionamento educativo apprenditivo e che peggiora la sua immagine sociale.
Queste condizioni, diverse tra loro, sono uguali nel loro diritto ad essere riconosciute come situazioni che necessitano di un'attenzione educativo didattica efficace.
La prospettiva dell’inclusive education permetterebbe di pensare ad ogni studente come il detentore di bisogni educativi meritevoli di inclusione, e di uscire da qualunque forma di categorizzazione. L'avviamento di tale prospettiva modifica l'equazione inclusiva che non è rivolta soltanto agli alunni con bisogni educativi speciali ma a tutti gli studenti, poiché tutti sono possessori di bisogni educativi, riconosciuti come opportunità educative.
La scuola come learning organization
La scuola inclusiva è un diritto di tutti e la partecipazione ad essa è espressione della dignità, dell'autonomia individuale e della libertà. La scuola per divenire inclusiva necessita di concepirsi come learning organization, ovvero come comunità che apprende, ossia un'organizzazione che ha sviluppato la capacità di apprendere mediante processi di riflessione, rivolti verso l'interno e verso l'esterno e che utilizza quanto appreso per promuovere potenzialità innovative, funzionali al miglioramento delle prestazioni individuali e organizzative.
La scuola come learning organization promuove e valorizza l'apprendimento come un processo di dialogo continuo, attivo e collaborativo tra tutti gli attori che interagiscono al suo interno, per migliorare la qualità dell'apprendimento e la vita nella scuola.
Considerazioni conclusive
L'inclusione è ciò che avviene quando ognuno sente di essere apprezzato e che la sua partecipazione è gradita.
Il processo di inclusione nel panorama internazionale e nazionale
Gli esordi
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