La morfologia
La morfologia è la forma, o meglio la struttura delle parole. La morfologia si occupa di parole; queste parole nelle lingue sono soggette a modificazione, ad es: “libro”, “ministro”.
Flessione delle parole: es. si può flettere in libri oppure ministri, ministra, ministre. La morfologia si intreccia sulla sintassi (morfosintassi), ambito della flessione.
Formazione di parole nuove: composizione, derivazione, prefissazione, infissazione, si intreccia con l’ambito del lessico.
Parola
Parola: la minima combinazione di elementi minori dotati di un significato, i morfemi, costituiti da almeno un morfema, costruita spesso da una base lessicale. I criteri di definizione della parola, possiamo menzionare:
- Il fatto che all’interno della parola l’ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido e fisso, inscindibile, ovvero, i morfemi non possono essere invertiti “gatto” o cambiati di posizione. Es. (gatt-o) e non *ogatt (o-gatt).
- I confini di parola sono punti di pausa del discorso.
- La parola è di solito separata/separabile nella scrittura.
- La pronuncia di una parola non è interrotta ed è caratterizzata da un unico accento primario.
La parola è un’unità fonologica, semantica e grammaticale. Rappresenta l’unione di una particolare combinazione di suoni con un particolare significato, suscettibile di un particolare uso grammaticale.
Definizioni di parola
Definizione di parola: dunque, tutto ciò che è compreso tra due spazi bianchi in un testo scritto. Funziona solo per le lingue che hanno una forma scritta.
Definizione fonologica: tutto ciò che si raggruppa attorno a un accento primario. Es: “daglielo, telefonale, dimmelo, gentiluomo, un bambino”.
Definizione sintattica o distribuzionale: unità della lingua che può essere usata da sola, che può da sola formare un enunciato.
Definizione morfologica: unità al cui interno non si può inserire dell’altro materiale linguistico. La parola è una sequenza non interrompibile di morfemi.
Sul piano morfologico, una data combinazione di morfemi è individuata come una parola sulla base del grado di coesione interna. Per valutare la coesione tra morfemi, si mostrano particolarmente determinanti alcuni criteri come:
- La non interrompibilità della combinazione: una parola non può essere liberamente interrotta da materiale morfologico.
- La posizione fissa dei singoli morfemi: l’ordine dei morfemi che costituiscono una parola non può essere modificato.
- La mobilità della combinazione: una parola può assumere posizioni diverse all’interno di un enunciato, nei limiti della relativa libertà o rigidità di ordine dei costituenti di una data lingua.
- L’enunciabilità in isolamento della combinazione: una parola può costruire un enunciato da sola.
Morfema
Morfema: scomposizione di una parola in pezzi più piccoli. Es. “dentale” ha 3 morfemi: “dent-”, “al-”, “e-”. “dent-”: ritroviamo per es. dente, dentista, dentatura ecc., è un morfema. “Al-”: serve a ricavare aggettivi come stradale, mortale ecc., è un morfema. “e-”: esprime il numero tipo gentile, abile, feroce ecc.
Definizione: l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante di una lingua portatore di un significato proprio, di un valore e una funzione precisi e individuabili, ed è riusabile come tale. Il morfema è la minima associazione di un significante e un significato.
Sinonimi di morfema
Sinonimi di morfema: un termine sinonimo di morfema a volte usato nella linguistica europea è “monema”. Gli autori che usano monema come termine per le unità minime di prima articolazione distinguono di solito due grandi classi di monemi che chiamano: “semanticemi” quando sono elementi lessicali e “morfemi” quando sono elementi grammaticali e, infine, un altro sinonimo è “formativo”.
Nella morfologia c’è la distinzione tra morfema, morfo e allomorfo:
- Il morfema è l’unità pertinente a livello del sistema.
- Il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante.
- Allomorfo: la variante formale di un morfema, che realizza lo stesso significato di un altro morfo equifunzionale con cui è in distribuzione complementare. È ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare uno stesso morfema, che sia suscettibile di comparire sotto forme parzialmente diverse.
Allomorfia lessicale
Allomorfia lessicale: il morfema lessicale col significato “spostarsi avvicinandosi verso un luogo determinato”, quello che troviamo nel verbo venire, appare in italiano nelle cinque forme ven- (in venire, in venuto, in veniamo, ecc.), venn- (in venni, vennero, ecc.), veng- (in vengo, vengono ecc.), vien- (in vieni, viene), ver- (in verrò, verrebbe, ecc.): ciascuna di esse è un allomorfo dello stesso morfema. Diremo allora che il morfema ven- (di venire) si presenta in quattro allomorfi diversi.
Allomorfia grammaticale
Allomorfia grammaticale: -abil, -ibil, -ubil, sono allomorfi di uno stesso morfema, col valore funzionale di formare aggettivi con un significato di potenzialità (mangiabile, leggibile, solubile, ecc.). L’allomorfia può riguardare sia i morfemi lessicali come nel caso “ven-” e sia i morfemi grammaticali come nel caso “-abil”.
Suppletivismo
Suppletivismo: casi in cui un morfema lessicale in certe parole derivate viene sostituito da un morfema, e quindi rappresentato da un morfo, dalla forma totalmente diversa e spesso di differente origine etimologica, ma ovviamente con lo stesso significato: es. il verbo andare (and-are) al presente indicativo presenta forme come vado, vai (vad-o) (va-i), di diversa provenienza.
Tipi di morfemi
Tipi di morfemi: abbiamo 2 tipi di morfemi:
- Classificazione funzionale: in base alla funzione svolta, al tipo di valore che i morfemi recano nel contribuire al significato delle parole.
- Classificazione posizionale: basata sulla posizione che i morfemi assumono all’interno della parola e sul modo in cui essi contribuiscono alla sua struttura.
Tipi funzionali di morfemi
Abbiamo morfemi lessicali e grammaticali:
- Lessicali: si trovano nel lessico, nelle parole di una lingua e sono una classe aperta, cioè continuamente arricchibile di nuovi elementi. Essi sono morfemi “liberi” in quanto possono comparire anche isolanti ed avere comunque un significato.
- Grammaticali: si trovano nella grammatica e costituiscono una classe chiusa, ovvero non suscettibile ad accogliere nuove entità. Essi sono morfemi “legati”, cioè non possono mai comparire in isolamento, ma solo in combinazione con altri morfemi.
Parola piena: non è tale se non contiene un morfema lessicale; e un morfema lessicale da solo può costruire una parola piena autonoma.
Parole funzionali: spesso sono costruite da un solo morfema e sono invece parole vuote, prive di significato lessicale.
Morfemi grammaticali e affissi
Morfemi grammaticali: possono essere chiamati “affissi” (un affisso è ogni morfema che si combini con una radice). Possono essere aggiunti a parole semplici e parole derivate, es. rileggere, soprabito, come parole derivate, es. rilegatura, leggibilità (leggere-leggibile-leggibilità). Abbiamo diversi tipi di affissi:
- Prefissi: stanno prima della radice. I prefissi in italiano sono solamente derivazionali. Sarebbe la negatività (in-).
- Suffissi: stanno dopo la radice. Abbiamo suffissi valutativi: attraverso i quali si fa una valutazione (casa-casina-casetta) la testa sarà “casa”.
- Desinenze: suffissi con valore funzionale.
- Infissi: sono quegli affissi che sono inseriti dentro la radice.
- Circonfissi: affissi che sono formati da due parti, una che sta prima dalla radice e l’altra che sta dopo la radice, e che quindi contengono al loro insieme la radice.
- Transfissi: si incastrano alternativamente dentro la radice, dando discontinuità sia dall’affisso che dalla radice.
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