Linguistica generale
A.A. 2023/24
Prof.ssa Caterina Mauri
Esame
- Scritto obbligatorio (voto in 30simi, 30 domande in 2 ore) e orale facoltativo per “sistemare” voto dello scritto (qualche giorno dopo) à all’orale il voto può anche abbassarsi!!!!
- 2 appelli gennaio/febbraio, 3 appelli aprile/maggio/giugno, 1 appello a settembre.
- X esame: bisogna sapere TUTTI i simboli IPA dell’italiano.
Informazioni generali
Linguaggio: fenomeno che caratterizza le specie animali. Può creare un infinito di parole, per costituzione del cervello della specie umana.
Lingue: manifestazioni della facoltà di linguaggio, funzionano attraverso l’apparato fonatorio-gestuale (definizione più precisa a p.4 sg.).
Definizioni utili
Fonologia: rappresentazioni mentali dei suoni.
Morfologia: sequenze di fonemi formano significati/parole à cinese: morfologia assente, giapponese: morfologia ricchissima.
Sintassi: sequenza di parole.
Semantica: rapporto parole, traducibilità dei significati “estrapolati” dal contesto.
Pragmatica: studio della lingua nel contesto.
Linguistica: studio del linguaggio e delle sue declinazioni, le lingue. È mossa da un’esigenza descrittiva (come funziona) ed esplicativa (perché funziona in questo modo?).
Lingue vive parlate nel mondo: 7151 (secondo ethnologue.com). Lingue muoiono e altre rinascono dopo essere morte.
Curiosità
Criterio per definire una lingua viva o morta: se la lingua viene trasmessa per apprendimento parentale e trasformata in corso, se ci sono o meno bambini che la apprendono come lingua madre à latino non è più trasmesso in questo modo e non cambia più.
Lingua “muore” quando muore l’ultimo parlante nativo (colui che la impara come prima lingua).
Necessità, cambiamenti e problemi delle lingue
- Ogni lingua è un risultato delle necessità della comunità in cui nasce: ad esempio, la necessità di distinguere singolare e plurale sono anche à vilingue che non hanno numeri (es. una lingua di una comunità non possiede i numeri, ma i termini per dire “uno”, “pochi”, “molti”, “tanti” …: ciò non avviene perché non sapessero la differenza fra 4 e 5, semplicemente nelle loro necessità quotidiane non era necessario specificarla) 1.
- Necessità, cambiamento delle lingue: cause esterne o interne (e.g. semplificazione) erosione fonetica di una lingua dove si perde da una à à parte si aggiunge dall’altra (es. dal latino si sono perse le desinenze ma si sono mantenute e ampliate le preposizioni).
- Il problema è la traducibilità, non la mutua comprensione (non c’è magari la parola specifica per esprimere lo stesso concetto precisamente in ogni lingua, ma comunque il concetto è ampiamente esprimibile) ci sono anche modi diversi di intendere concetti.
Es. per alcuni il futuro è ciò che ci lasciamo alle spalle, il passato è ciò che abbiamo ancora davanti, poiché il futuro non lo vediamo (è alle nostre spalle) mentre il passato si (è davanti a noi quindi).
Nuove lingue
- Si scoprono nuove lingue à es quando si entra in contatto con lingue parlate da popolazioni isolate à non basta sentire che una lingua è diversa, il ricercatore deve entrarci in contatto, cercare di comprenderne la grammatica, il funzionamento…
- Ci sono popolazioni che parlano ancora lingue che non sono state “conteggiate”, alcune lingue rimangono poco note perché quella comunità non interagisce con altre comunità, non permettendo quindi l’identificazione e lo studio della lingua.
- Linguaggio: può creare un infinito di parole, per costituzione del cervello della specie umana.
Comprensione non è decodifica à es: ironia mette in rapporto un significato specifico della frase (es. “ma che bella giornata oggi”, detto mentre piove) a ciò che si vuole mettere in evidenza (ironicamente).
Obiettivi della linguistica
- Dotarsi di strumenti descrittivi validi per ogni lingua di ogni tempo idea di à un’unica griglia descrittiva che funzioni per tutte le lingue del mondo, le “manifestazioni” del fenomeno “linguaggio”, nonché di essere dotata di strumenti che descrivano sia le somiglianze che le diversità fra le lingue.
- Oggetto della linguistica: lingue storico-naturali spontaneamente lungo il corso della civiltà umana à nate del linguaggio verbale umano à espressioni.
Obiettivi del corso
Fornire gli strumenti per:
- Descrivere e comprendere i fenomeni linguistici,
- Essere consapevoli di ciò che è una lingua, di ciò che significa “diversità linguistica”,
- Rispondere ad alcuni degli interrogativi che caratterizzano lo studio del linguaggio.
Le teorie linguistiche
Funzionalismo:
- Ricollega il linguaggio alle esigenze esterne (cognitive, sociali…) dell’uomo.
- Spiega gli universali in relazione a ciò che ogni essere umano ha in comune in termini delle esigenze cognitive, sociali…. 2
- Raccolta di evidenze esterne e teorie sulla base di esse.
Generativismo (Chomsky):
- Più “interno”.
- L’uomo nasce con una capacità innata di linguaggio, una sintassi universale che poi si sviluppa/declina nelle lingue del mondo.
- Approccio più formale e logico, a partire dalla lingua inglese idea del parlante “ideale”: colui che è più vicino all’espressione della grammatica universale.
- Si osserva il giudizio metalinguistico del parlante ideale.
Cos’è una lingua?
Lingua: ciascuno dei sistemi simbolici propri della specie umana ma diversi da comunità a comunità (e in qualche misura da individuo a individuo), trasmessi per via culturale e non ereditati biologicamente, basati su simboli vocali o gestuali, attraverso cui gli appartenenti alle società umane conoscono la realtà, la categorizzano, sviluppano pensieri articolati, comunicano le proprie conoscenze e i propri pensieri.
Analisi della definizione
1. Acquisizione naturale
- Apparato fonatorio umano in grado di poter articolare il linguaggio in modo più complesso rispetto alle altre specie animali specie umana ha à la caratteristiche biologiche che permettono lo sviluppo della facoltà di linguaggio.
- La facoltà di linguaggio permette l’acquisizione spontanea/naturale da parte di un neonato della lingua materna neonato fissa la parte che si à muove di più del viso materno (la bocca, che parla) neonato scopre la à capacità di fare versi (imita la madre) la risposta della madre determina la à relazione (la madre ripete il verso del bambino): il bambino risponde di nuovo, poi la madre….=>si crea una conversazione (il neonato apprende la modalità dei TURNI, ossia prima fa un verso lui, poi parla la madre, poi di nuovo lui….).
Prima fase: vocali (specialmente la a).
Ø seconda fase: consonanti bilabiali b, p, m (proprio le lettere che à Ø compongono i nomi mamma e papà (insieme alla “a”) mentre il à neonato dice ripetutamente mamamama o papapa o bababa solo perché ha scoperto come pronunciare prima le vocali e poi le bilabiali, i genitori interpretano questa sua sperimentazione con il chiamare “mamma” o “papà”.
2. Trasmissione culturale
- Dipende dall’ambiente in cui si è inseriti fin dalla nascita.
- Entro gli 8 anni circa si può imparare una lingua per raggiungere anche un accento nativo, da dopo gli 8 anni è impossibile raggiungere perfettamente l’accento nativo (i più bravi, una minoranza, raggiungono un livello quasi nativo).
Wilhelm von Humboldt parla di lingue “storico-naturali”: 3.
Lingua dipende dal contesto storico (es. la lingua di quando nasco à ”storico”: in Italia nel 1982).
Dipende dal corredo biologico con cui nasciamo à ”naturale”:
3. Lingue “proprie della specie umana”
- Linguaggi animali: riescono a comunicarsi pericoli futuri/probabili (si fa riferimento solo all’hic et nunc, o a un pericolo ricollegabile all’hic et nunc.
- Linguaggi intraspecie molto complessi:
- Orche.
- Delfini (comunicano con ultrasuoni).
- Pappagallo (istinto alla mimesi).
- Corvi e cornacchie (addestrabili alla mimesi).
- Api.
- Cane (posizione corpo, posizione e azione di lingua, uso della coda… à se un cane si lecca il naso, l’altro cane capisce immediatamente à ”empatia” dei cani è la capacità di percezione dello stato emotivo dell’altro animale (anche dell’uomo) in cui si trovano).
- Gatto (simile ai cani).
- Linguaggio umano: capace di parlare di cose inventate, che non esistono, capace di nominare cose sempre nuove, di cose presenti, passate, future, possibili, impossibili.
Bambino apprende prima i concetti più concreti, e gradualmente quelli più à il astratti à sviluppa prima la capacità di pensiero concreto, poi astratto (da reale a possibile).
4. Presenza di lingue diverse in comunità diverse
- Molteplicità delle lingue.
- Carattere arbitrario dei segni linguistici.
- Carattere storico ed evolutivo di ogni lingua à non c’è una lingua unica per l’uomo a causa delle migrazioni e dell’aumento della popolazione à createsi le comunità, ciascuna con esigenze espressive differenti.
- Le lingue sono diverse e arbitrarie tra segni linguistici e contenuti non à vi è corrispondenza/somiglianza (non c’è motivo che i suoni di “tree” indichino l’albero, così come neanche “albero”, la parola cinese per dire “cane” (parlata, non il segno scritto) non corrisponde all’animale specifico più del modo di dire “cane” in un’altra lingua LINGUE SONO à ARBITRARIE (se ci fosse un motivo di chiamare un cane “cane”, tutte le lingue lo chiamerebbero così).
- Lingua si sviluppa in comunità, ciascuna con esigenze, collocazione geografica e vicende storiche.
L’arbitrarietà: esempi
- Hamburger: significava “di Amburgo” (tipo “er” suffisso che indica la nazionalità, tipo jin in giapponese) passato oltre oceano, gli inglesi lo à 4 hanno riconosciuto non come prefisso + suffisso (da hamburg/er come “di amburgo” si è passati a ham/burger “panino di prosciutto”, supponendo quindi che ci fosse/andrebbe una fetta di “ham” nel “burger”, ma in realtà non c’entra nulla).
- Dipende dal luogo anche ad esempio per i concetti di destra e sinistra: per noi sono relativi (a destra rispetto a me, di qualcosa…), ma ad esempio in un’isola dove ci sono solo un vulcano a sinistra e una montagna a destra, non hanno bisogno di dire destra e sinistra, ma dicono “verso la montagna” o “verso il vulcano” non sviluppano il à concetto di destra e sinistra perché non ne hanno bisogno, gli basta dire se è vicino al vulcano o alla montagna.
5. Presenza di lingue diverse per individui diversi
Idioletti: lingue individuali, ciascuno ne parla una diversa à ma fra idioletti si può capire bambino sente tante lingue di altre persone (anche se tutte in à es italiano) ad esempio, che dicono una stessa parola in modo diverso (es ciliegie e ciliege), e estrae il proprio “idioletto”, ossia il suo personale modo di dire o intendere la ciliegia.
- Analisi di una lingua: vanno analizzati i suoi prodotti (come degli eventi storici, si analizza ciò che resta) l’uso che se ne fa (es. testi scritti, à produzione orale, scambi conversazionali…) per analizzare un à processo comunicativo bisognerebbe registrarlo e poi riascoltarlo analizzandolo.
- Giudizio metalinguistico: giudizio sopra la lingua usando la lingua es la à linguistica è tutta un discorso metalinguistico, ossia si usa la lingua (parlando) per descrivere la lingua stessa dalle conoscenze che si à hanno si dà un giudizio (es di naturale e strano) su ciò che si sente.
- Lingua come sistema di segni segnali, icone, simboli à indici.
Da che cosa è caratterizzata una lingua?
Il termine “segno” può avere tante accezioni diverse à in comune, tutte le accezioni di segno hanno in comune:
- Una componente sensibile (percepibile con i sensi): espressione.
- Una componente mentale (concettualizzata nella mente, rinvia a un oggetto e non è l’oggetto in sé): contenuto.
Il segno
Segno: insieme* di espressione e contenuto à se manca anche solo una delle due componenti, non si può definire “segno”.
*mia annotazione: un “sinolo” di forma e sostanza.
Esempi:
- Mettere il segno sul libro significa: mettere fisicamente un segno sul libro (componente sensibile/grafica/visibile) per rimandare al fatto che si è arrivati lì (concetto astratto/componente mentale).
Ogni segno comunica un contenuto 5.
Comunicazione
- Intenzionale comunicazione: comportamento prodotto da un à emittente al fine di far passare l’informazione.
- Non intenzionale passaggio di informazioni: interpretazione di un à qualcosa che non è un segno.
Es. di passaggio di informazioni: nuvola nera è da noi interpretata come arrivo della pioggia, ma la nuvola nera non è un segno di comunicazione intenzionale, siamo noi a interpretare che significa “sta per piovere” tant’è vero che non à sempre pioverà quando arriva una nuvola nera.
In particolare, si distinguono tre tipi di comunicazione:
- Comunicazione in senso stretto:
- Emittente intenzionale.
- Ricevente intenzionale.
- Passaggio di informazione:
- Emittente non intenzionale.
- Ricevente intenzionale.
- Formulazione di interferenze:
- Nessun emittente.
- Interpretante.
Per stabilire se il segno è derivante da comunicazione o passaggio di informazioni bisogna considerare l’intenzionalità.
Criteri di classificazione dei segni: intenzionalità e motivazione.
Classificazione dei segni
1. Indici
- Tipo di segno in cui espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e causale.
- Il contenuto motiva direttamente l’espressione (motivazione diretta espressione-contenuto) à es. il fumo è un segno sicuramente del fuoco (fuoco causa del fumo) contenuto (fuoco) è causa/naturalmente à connesso con l’espressione che lo veicola (fumo).
- Espressione veicola il contenuto in rapporto naturale/causale.
- Sì motivazione (naturale e causale) c’è un motivo per cui, ad à esempio, l’impronta sulla sabbia possa essere collegata al passaggio di un gatto).
- No intenzionalità (il gatto non è passato per farcelo sapere; quindi, il segno lasciato non è intenzionale).
- Emittente non intenzionale il ricevente interpreta (se fuori c’è il cielo à scuro ma non ho in programma di uscire, non mi interessa il significato di quel segno, mentre se devo uscire interpreto l’indice come segno di qualcosa (es. pioggia)).
- Es. sbadiglio non intenzionale (non intenzionale da parte dell’emittente, ma il ricevente lo interpreta, es. come segno della stanchezza dell’interlocutore).
- Il ricevente lo interpreta a seconda delle sue esigenze.
- No intenzionalità e convenzione, sì motivazione 6.
2. Segnali:
- Espressione e contenuto legati da un rapporto naturale e causale.
- Emittente volontario ed intenzionale à intenzionalità condivisa da emittente e ricevente luce di un lampione acceso di notte è à es. intenzionale da emittente (es. ente strada, vuole far.
- Es. segnali di fumo (intenzionali), sbadiglio.
- Sì intenzionalità, sì motivazione.
3. Icone:
- Espressione e contenuto sono legati da un rapporto di tipo analogico somiglia al contenuto à c’è parziale à espressione motivazione.
- Es. segnali stradali (es. segnale di pericolo lavori in corso somiglia a ciò che effettivamente è il contenuto o cartelli uomo/donna su bagni (andiamo per somiglianza nel bagno).
- Sì: volontarietà, intenzionalità, parziale motivazione.
- Iconico: motivato per somiglianza di arbitrario à opposto.
4. Simboli:
- Espressione e contenuto non legati da una motivazione (né analogica né naturale) il loro rapporto è convenzionale (se non à conosco la convenzione non posso interpretare il segno) à necessità di una convenzione condivisa fra emittente e ricevente.
- Volontarietà e intenzionalità à simboli prodotti per comunicare qualcosa.
- Es. simbolo della pace, del comunismo, dell’infinito.
- Intenzionalità e convenzione, no motivazione.
5. Segni (in senso stretto):
- No: motivazione.
- Sì: intenzionalità.
Da indice a segno (da 1.a 5.): incremento della convenzionalità per essere interpretato (indice à interpretabile anche senza convenzione) (segnali e icone parzialmente) della motivazione à viene sos.
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