Linguistica, lingue, linguaggio e comunicazione
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sotto campi: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte, e come funzionano le lingue; la linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.
Linguistica generale e glottologia
Nella tradizione italiana, spesso si contrappone alla linguistica generale la glottologia, ovvero lo studio comparato delle lingue. Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, nate naturalmente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato. Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano, che è una facoltà innata dell’homo sapiens ed è uno degli strumenti che questi abbia a disposizione. Non c’è inoltre alcuna differenza tra le lingue e dialetti, tutti i sistemi linguistici sono manifestazione del linguaggio verbale umano.
Sociolinguistica
La sociolinguistica studia l’interazione fra lingue e società, la variazione dei comportamenti linguistici e come le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione. Per inquadrare il linguaggio verbale umano può essere utile partire dalla nozione di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro. Secondo una concezione diffusa, tutto può comunicare qualcosa. È più utile intendere comunicazione in un senso più ristretto. Questo senso ha come fondamento l’intenzionalità che appunto spiega che si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti, si ha il semplice passaggio di informazione.
Categorie della comunicazione
Si possono distinguere tre categorie della comunicazione:
- Comunicazione in senso stretto: emittente intenzionale, ricevente intenzionale (es. gesti, segnalazioni stradali).
- Passaggio di informazione: emittente non intenzionale, ricevente intenzionale.
- Formulazione di inferenze: nessun emittente (ma solo presenza di un 'oggetto culturale' che viene interpretato come volto a fornire un’informazione) - interpretante (interpretare una frase complessa).
Segni e codici
La singola entità che fa da supporto alla comunicazione è un segno. Esistono diversi tipi di segni ma per capire la loro natura possiamo rifarci a una classificazione di tipi di segni:
- Indici: motivati naturalmente/non intenzionali (basati sul rapporto causa o condizione scatenante).
- Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente.
- Icone: (immagine) motivati analogicamente/intenzionali (basati sulla forma o struttura es. mappe).
- Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (es. colore nero = lutto).
- Segni: non motivati (es. suono al telefono di linea occupata).
La motivazione che lega queste categorie, ovvero il qualcosa al qualcos’altro, diventa sempre più convenzionale quindi aumenta in maniera decisiva la specificità culturale dei segni in senso lato; mentre invece gli indici sono valore universale ovvero uguali per tutte le culture di ogni tempo. I segni linguistici sono segni in senso stretto, prodotti intenzionalmente per comunicare. Nella comunicazione in senso stretto quindi c’è un emittente che emette. Il ricevente, invece, è in grado di interpretare il segno poiché si riconduce a un codice di cui fa parte, cioè ad un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede.
Per codice si intende l’insieme di corrispondenze fra qualcosa e qualcos’altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. I segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Le proprietà della lingua
Ci sono molte proprietà rilevanti presenti nel codice lingua:
- Biplanarità: il fatto che ci siano nel segno ben due facce di significante e significato. Il significante è la parte percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi (es. parola gatto pronunciata o scritta). Esso quindi è ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato. Il significato è la parte non materiale percepibile (es. il concetto o idea di gatto).
- Arbitrarietà: consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato fra il significante e il significato di un segno. Tra questi due i legami non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione quindi, arbitrari; le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili; le cose, dovrebbero chiamarsi più o meno allo stesso modo in tutte le lingue. Se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili. La questione dell’arbitrarietà dei segni linguistici è complessa, uno studioso ha distinto quattro tipi di livelli diversi di arbitrarietà. Per introdurre il problema è necessario introdurre il triangolo semiotico dove ai vertici abbiamo le tre entità: un significante, attraverso la mediazione di un significato con cui è associato e che esso veicola, si riferisce ad un elemento della realtà esterna ovvero un referente.
È arbitrario (non motivato né naturalmente né logicamente) il rapporto tra segno nel suo complesso e referente. Non c’è alcun legame naturale e concreto fra un elemento della realtà esterna e il segno a cui questo è associato. Sedia è arbitrario il rapporto fra significante e significato: il significante non ha nulla a che vedere con il significato ''oggetto d’arredamento che serve per sedersi.''
È arbitrario il rapporto fra forma (struttura) e sostanza (materia) del significato: ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio e di significato distinguendo una o più entità. È arbitrario il rapporto fra forma e sostanza del significante: ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoi pertinenti distinguendo le entità rilevanti della materia fonica.
Al principio dell’arbitrarietà esistono delle eccezioni. Ci sono dei segni linguistici che appaiono parzialmente motivati come ad esempio le onomatopee, esse imitano nella loro sostanza di significante il suono o rumore che designano, e presentano un aspetto iconico. Anche le onomatopee e le voci imitative possiedono un certo grado di integrazione nella convenzionalità arbitraria del singolo sistema linguistico, e una loro specificità le rende almeno in parte diverse da lingua a lingua nonostante il referente rimanga identico. Più iconici sono gli ideofoni, ovvero le espressioni imitative che designano fenomeni naturali o azioni (usate nei fumetti come per esempio il boom/boom).
Sulla presenza tutt’altro che marginale di caratteri iconici hanno comunque posto l’accento recenti concezioni che tendono a ridurre l’importanza cruciale dell’arbitrarietà come carattere totale dei segni linguistici, notando come nella grammatica delle lingue esistano meccanismi chiaramente iconici. È stato importante la formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare. Si è quindi sostenuto che questo fatto obbedirebbe appunto ad un principio di iconismo: l’idea di pluralità che implica più cose nella realtà.
Un’altra prospettiva che tende a vedere nei segni linguistici più motivazione di quanto solitamente si creda è quella che sostiene l’importanza del fonosimbolismo, affermando che certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati. Ad esempio, il suono della vocale 'i' ovvero una vocale chiusa, è un suono che richiama le cose piccole come ad esempio la parola ‘little’ o ‘piccino’.
Il rapporto fra arbitrarietà e motivazione ha assunto una dimensione diversa nello sviluppo della linguistica. L’approccio cognitivista nega l’autonomia strutturale intera fondata su principi di organizzazione peculiari e specifici dei sistemi linguistici; e vede la loro strutturazione come dipendente dalle proprietà della mente umana, dai limiti dell’utente talché le stesse categorie della lingua, ovvero le distinzioni che essa attua, rappresenterebbero la manifestazione per gli scopi della comunicazione di proprietà e attitudini già presenti nell’homo sapiens.
Doppia articolazione
Una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano è quella che viene chiamata doppia articolazione, essa consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni (es. la parola ‘gatto’ è scomponibile in gatt-o, gatt-ino, gatt-e etc. esse però recano ciascuna un proprio significato es. non sono scomponibili ulteriormente).
Le unità minime di prima articolazione che chiameremo morfemi, poiché sono associazioni di un significante e un significato, sono ancora segni. A un secondo livello (seconda articolazione) esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo e che combinandosi insieme in successione danno luogo alle entità di prime articolazioni. Tali elementi, che chiameremo fonemi (che non sono più segni, quindi non hanno significato), costituiscono le unità minime di seconda articolazione.
Ogni segno linguistico è analizzabile, scomponibile in unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione dei segni linguistici costituisce un vero cardine del linguaggio verbale umano secondo cui si sviluppa la struttura generale del sistema linguistico. Essa consente alla lingua un’economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di seconda articolazione. È di conseguenza anche molto importante il principio della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori prive di significato proprio. È tale principio, il cui fondamento sta proprio nella proprietà della doppia articolazione che permette alla lingua la produttività illimitata.
Trasponibilità di mezzo
Il significante dei segni linguistici possiede un’altra proprietà molto importante: esso può essere trasmesso sia attraverso il mezzo fonico-acustico (sotto forma di suoni e rumori), sia sotto forma il canale visivo-grafico (attraverso disegni). Il canale fonico-acustico appare il canale primario, tanto che si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale è la fonicità. Il parlato inoltre è prioritario rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre alcune lingue parlate non hanno una forma e un uso scritti.
A tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo. Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi oralmente o graficamente, ogni messaggio parlato è traducibile dato che il carattere orale è prioritario rispetto a quello visivo. Riprendendo il discorso precedente sulla fonicità, c’è una priorità ontogenetica del parlato, ovvero ogni individuo umano impara prima a parlare e solo in secondo momento a scrivere. C’è poi una priorità filogenetica ovvero relativa alla specie umana.
Sistemi di scrittura
Per una classificazione di sistemi di scrittura occorre distinguere i sistemi semasiografici (sono ad esempio la scrittura con disegni) e i glottografici che si suddividono ulteriormente in sistemi logografici e sistemi fonografici. I primi non hanno basi fonetiche, i secondi invece sono i suoni del linguaggio.
- Logografia: ogni carattere di una lingua rappresenta lo spazio semantico, ovvero un elemento che ne indica il suono.
- Sillabografia: ogni carattere sta per una sillaba, rappresenta una combinazione di fonemi diversa, quindi una sillaba diversa.
- Abjad: ogni carattere sta per una consonante, è un sistema di scrittura che non segna le vocali. (arabo)
- Abugida: ogni carattere sta per una combinazione sillabica di consonante e vocale.
- Alfabeto: ogni carattere sta o per una consonante o per una vocale.
- Grafia di tratti: ogni carattere rappresenta una certa conformazione articolatoria (un disegno).
Invece le origini del linguaggio sono certamente molto più antiche. Il canale fonico-acustico e l’uso parlato della lingua presentano una serie di vantaggi funzionali rispetto al canale visivo e all’uso scritto:
- Purché vi sia presenza di aria possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente.
- Non ostacolano altre attività, possono essere utilizzati con molte altre prestazioni intellettive.
- Permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio.
- La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio.
- L’esecuzione parlata è più rapida di quella scritta.
- Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari.
- Il messaggio ha rapida dissolvenza, non permane a ingombrare il canale ma lascia subito libero passaggio ad altri messaggi.
- L’energia specifica richiesta è molto ridotta, il parlare è concomitante con la respirazione e ne può essere considerato entro certi termini un sottoprodotto specializzato.
Nella società moderna, lo scritto ha una priorità sociale: avere una forma scritta è un requisito indispensabile per una lingua evoluta, è lo strumento di fissazione e trasmissione della tradizione culturale e letteraria. Lo scritto nasce come trascrizione stabile del parlato ma poi si è sviluppato con aspetti e caratteri in parte propri; non tutto ciò che fa parte del parlato può essere reso e avere un corrispondente nello scritto, né tutto ciò che fa parte dello scritto può avere un corrispondente nel parlato.
Linearità e discretezza
Un’ulteriore proprietà dei segni linguistici, è la linearità. Si intende che il significante viene prodotto e si realizza in successione nel tempo e nello spazio. Successione lineare in senso che non possiamo decodificare il segno se non dopo che siano stati utilizzati l’uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono. L’ordine in cui si susseguono le parti del segno è inoltre pertinente in modo fondamentale per il significato del segno medesimo. La linearità implica anche monodimensionalità nel segno, giacché il significante si sviluppa in una sola direzione. Relativa al significante è la proprietà dei segni linguistici di essere discreti. Per discretezza si intende il fatto che la differenza fra gli elementi è assoluta, le unità della lingua non costituiscono una materia continua, ma c’è un confine preciso fra un elemento e l’altro (es, la parola pollo è con la p e non b altrimenti si direbbe bollo).
Una conseguenza della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificarne il significato (es. la parola AHI! detta a voce bassa rappresenta un dolore minore mentre a voce alta il contrario).
Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività
Una proprietà generale del linguaggio verbale è l’onnipotenza semantica che consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. L’onnipotenza semantica si riferisce al fatto che con la lingua si può parlare di tutto. Dato che risulta difficile esprimere tutto con la lingua è meglio parlare di plurifunzionalità, ovvero la lingua permette di adempiere ad una lista molto più ampia di funzioni diverse.
Le funzioni più evidenti sono:
- Esprimere il pensiero e la riflessione del pensiero che contrassegna alcune fra le più importanti correnti teoriche della linguistica contemporanea.
- Trasmettere informazioni.
- Instaurare attività e rapporti sociali.
- Manifestare i propri sentimenti.
- Risolvere problemi.
- Creare mondi possibili.
Occorre fare un cenno a un modello di classificazione molto noto. Si tratta dello schema che identifica sei funzioni sulla base di un modello generale dell’evento comunicativo, l’instaurarsi della comunicazione implica la presenza di almeno sei fattori:
- Funzione emotiva: un messaggio linguistico avrebbe sempre funzione emotiva.
- Funzione metalinguistica: uno volto a specificare aspetti del codice o a calibrare il messaggio sul codice.
- Funzione referenziale: uno volto a fornire informazioni sulla realtà esterna.
- Funzione conativa: uno volto a far agire in qualche modo il ricevente, ottenendo un certo comportamento.
- Funzione fàtica: uno volto a verificare il canale di comunicazione.
- Funzione poetica: volto a sfruttare le potenzialità insite nel messaggio.
Rifacendoci alla funzione metalinguistica, possiamo osservare un importante corollario dell’onnipotenza o plurifunzionalità della lingua: con la lingua si può parlare della lingua stessa o la lingua si può usare come metalingua, ovvero lingua di cui ad esempio il termine gatto si riferisce all’animale in sé stesso. A tale proposito viene spesso dato il nome di riflessività che è fortemente caratterizzante del linguaggio verbale umano: non sembra che esistano altri codici di comunicazione comparabili.
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