Politica della letteratura
La condanna a morte di Emma Bovary
Chiedere se fosse necessario che Emma venisse uccisa da parte di Flaubert implica che sia stata uccisa e la sua morte sia accertata. Tuttavia, è universalmente noto che Emma si è suicidata, nessuno l’ha uccisa; e anzi, prima di suicidarsi scrive “non si accusi nessuno”.
Dunque, perché si è suicidata? Il romanzo offre una serie di risposte plausibili:
- Perché non poteva onorare i propri debiti
- Perché si era indebitata per le avventure extraconiugali
- Perché le avventure extraconiugali erano imputabili al divario abissale tra la vita sempre sognata (leggendo romanzi) e la realtà (accanto a un medico mediocre in una deprimente borgata di provincia).
Il suo suicidio risulta una conseguenza logica di una serie di delusioni riconducibili a un’illusione originaria: per eccesso di immaginazione Emma ha confuso letteratura e vita reale.
Perché questa illusione?
I benpensanti dell’epoca addossarono la colpa all’educazione non confacente al suo ceto sociale. Gli spiriti agguerriti delle epoche seguenti misero in discussione gli effetti dell’alienazione sociale o del predominio maschile, spiegazione politica del suicidio.
In realtà la logica opera un cortocircuito tra due ordini di motivi:
- Motivazioni per il suicidio legate alla natura della finzione letteraria: costituiscono quindi la trama del libro, cioè la sua necessità romanzesca e non richiedono interpretazioni ulteriori.
- Motivazioni sociali.
Tuttavia, ci sono due problemi:
- Le stesse motivazioni si adattano ugualmente bene a qualsiasi altra necessità romanzesca (come in Tess degli Uberville) e non sarebbero diverse se Emma tornasse ai suoi doveri di sposa o trovasse un’intesa coi suoi creditori.
- Il salto dalle ragioni interne dell’invenzione letteraria a quelle sociali lascia venir meno ciò che si colloca tra il dentro e il fuori, tra immaginazione e non-immaginazione, ovvero l’invenzione della finzione letteraria stessa.
Perché questa invenzione letteraria sociale?
E perché si identifica con un personaggio che confonde letteratura e vita? Cosa significa e cosa implica confondere letteratura e vita? In questa concatenazione di domande si colloca la politica della letteratura.
Se Emma muore è solo perché Flaubert ha deciso di scrivere un libro sulla morte di una donna (poi il fatto che a Rouen in quel periodo ci fosse stato il suicidio di una giovane donna adultera non spiega la scelta). Emma è solo uno tra le centinaia di soggetti possibili che Flaubert ha passato la vita a esaminare e certamente non è l’aspetto dell’insegnamento sociale ad averlo conquistato; anzi, i problemi sociali non l’hanno mai interessato e le lezioni morali ancora meno: la sua unica preoccupazione è la letteratura in quanto tale, letteratura pura.
Che rapporto c’è tra la morte di Emma e la preoccupazione di fare letteratura pura?
Per quale motivo era necessario far morire Emma? La risposta passa inevitabilmente attraverso un riesame dell’errore fondamentale e causa delle sventure della donna: ha confuso vita e letteratura. La spiegazione è semplice e fa nascere un’altra domanda: è così facile confondere vita e letteratura?
Madame Bovary è considerato un romanzo realista, e nella vita reale nessuno confonde letteratura e vita; anzi, addirittura nella finzione letteraria, dove ogni cosa è possibile, ciò accade di rado. Si può citare in proposito Don Chisciotte, anche se pure lui spesso sorprende Sancho con un ragionamento realistico sul rapporto tra realtà e finzione (es.: Sancho chiede come imitare la firma di DC, ma lui lo rassicura che lei non conosce la sua calligrafia, né sa chi sia DC, e nemmeno sa di essere Dulcinea).
Don Chisciotte risulta pienamente padrone di tutte le “illusioni” di cui è ritenuto essere la vittima ingenua. Emma non è interessata ai paradossi come DC, però quando ha tra le mani un’opera lirica che esalta le gioie della natura e vita rurale, sa mettere a confronto questa campagna idillica con la realtà del lavoro degli aratri o greggi belanti. Per questo si dedica presto ad altre letture, e anzi non sembra scambiare vita e letteratura, ma solo pretendere che vita e letteratura si possano fondere in un’unica realtà.
Il suo personaggio risolve il rifiuto a tenere due fonti di gioia:
- La gioia che nasce dai beni e piaceri materiali
- La gioia spirituale della letteratura, dell’arte e dei grandi ideali.
Flaubert delinea il suo atteggiamento tramite queste due caratteristiche:
- La chiama sentimentale: il carattere sentimentale impone ai piaceri ideali della letteratura e dell’arte di essere piaceri corretti.
- La descrive di animo positivo: smaniosa di ricavare da ogni cosa un tornaconto personale. Vuole trovare più di un oggetto di contemplazione intellettuale, una fonte di eccitazione concreta.
Non vi è contrapposizione tra queste due caratteristiche. Le caratteristiche di Emma della finzione letteraria appagano l’ossessione intellettuale della sua epoca, sintetizzata nel termine eccitazione. Questa parola era già stata il nucleo della formulazione positiva di una nuova poetica, in sintonia con le emozioni più umili.
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