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Literature and material culture from Balzac to Proust

Introduzione

Il libro inizia con lo studio degli oggetti decorativi (gingilli dalla parola knick-knock) sfociata nella questione della collezione, consumo, classificazione e descrizione presenti soprattutto nella letteratura del XIX secolo in Francia. Si va anche oltre i confini nazionali francesi dato che il fenomeno si presenta anche al di fuori della Francia. La loro canonica apparizione spicca con Balzac, Mallarmé... nella prosa letteraria questi oggetti materiali hanno permesso agli scrittori di essere più precisi riguardo il periodo in analisi ed essere veicoli di informazione dell’epoca, analisi culturale. C’è un’improvvisa invasione di tali oggetti decorativi nei testi letterari che con Proust celebra i suoi ultimi momenti di gloria, con “Alla ricerca del tempo perduto” (1913-22).

La domanda sorge spontanea: perché il fiorire di tali oggetti prende luogo in questo periodo? La storia letteraria degli oggetti coincide con la storia della cultura materiale europea. Dalla produzione di massa alle collezioni di oggetti che non hanno prezzo. Coincide con la rivoluzione industriale e la consumazione di massa. La loro larga diffusione segnala che i beni di lusso sono diventati disponibili alla classe media e quella dei lavoratori. Tuttavia, questo non può essere solo legato alla diffusione della produzione di massa e della rivoluzione industriale; la vecchia pratica culturale della collezione e della decorazione di interni devono a loro volta essere prese in considerazione.

Raccontare la storia degli oggetti implica il narrare l’azione del collezionare, comprare, decorare, mostrare, catalogare e classificare. Attraverso questo studio, i romanzi, i versi delle poesie e le short stories sono considerati come diari che contengono critica letteraria, critica d’arte, cataloghi museali, descrizioni sociali e sociologiche. La relazione tra questi oggetti e queste scritture è ben oltre che un semplice stile retorico. La massiccia presenza descrittiva è il risultato della cultura materiale del XIX secolo così come lo è il salotto della borghesia.

Sono stati riscontrate varie problematiche di analisi relative agli oggetti:

  • La questione di organizzare, classificare e ordinare tali oggetti;
  • Come valutare, determinare la loro importanza in termini di denaro, estetica, prestigio;
  • Problema di rappresentazione;
  • Legato al terzo, in termini di equilibrio tra persone e cose e tra narrazione e descrizione.

Infine, c’è la questione dell’interpretazione: quella di trovare un significato nelle cose materiali superflue e quella di vedere le cose come qualcosa che possa descrivere le persone o fatti storici o antropologici.

Capitolo 1: The Bibelot

Nel 1880, la parola medievale francese bibelot (knick-knock), che rappresentava nel XV secolo svariati oggetti di uso domestico e di poco valore, è invece reinventata dai collezionisti parigini per descrivere oggetti a loro cari. Con Proust, questa associazione vive una rottura con il XX secolo, in contrasto con la sensibilità dei narratori modernisti. Gli oggetti definiti con questo termine sono carichi di vari significati contraddittori, non solo in termini di significato ma anche di valore (estetico, economico, sentimentale…).

Gli oggetti devono essere intesi come categorie in cui rintagliare dei beni nel mondo: domestico, mercato, collezione e museo. Seguendo gli oggetti in questi quattro spazi, prendendo in considerazione la loro logica individuale e la loro struttura, possiamo analizzare la configurazione della cultura materiale nel XIX secolo.

The multiplication of objects

Perché in questo preciso periodo storico a Parigi diventa necessario creare una categoria di beni che unisce oggetti d’arte, riproduzioni industriali, oggetti privi di importanza, superflui? La rivoluzione industriale e il consumo di massa è la risposta ovvia per contestualizzare questa domanda. Il percorso storicamente determinato dalle persone nei confronti degli oggetti può essere pensato in termini di una costante evoluzione sociale del mondo degli oggetti. Questi ultimi sono creati e hanno un significato nella dimensione collettiva ma vengono usati individualmente.

Marx insiste sulla teoria della merce che implica che il mondo delle cose è un mondo sociale, composto da una struttura sociale che include non solo la relazione tra classi e la posizione sociale ma anche relazioni di genere, regole di scambio, uso degli oggetti nel quotidiano. Le pratiche di esposizione e valutazione dipendono dall’atto della classificazione. Le categorie degli oggetti rappresentano questa classificazione.

Revolutionizing the marketplace

Come può lo stesso termine arrivare a designare degli oggetti abitativi poco costosi, oggetti di decoro e collezioni rare? Il cambio di significato, di uso e connotazione del termine bibelot corrisponde al cambio nel mercato dei collezionisti post-rivoluzionari. Immediatamente seguita dalla rivoluzione politica del 1789, una rivoluzione nel mondo degli oggetti alimenta l’associazione della curiosità dei collezionisti con il termine dispregiativo bric-a-brac e bibelot. Grazie all’improvvisa espropriazione della nobiltà, del privilegio reale e del clero, molti oggetti preziosi d’arte decorativa, oggetti di lusso e di culto religioso si trovano sul mercato a un prezzo più basso. Molti oggetti furono confiscati dagli spazi designati in accordo con le classi sociali dell’ancien regime e dispersi in quantità impressionante sul mercato. Così iniziarono ad apparire i primi negozi e le eleganti boutiques contenenti oggetti d’arte che iniziarono ad essere disponibili nelle aree dello shopping.

L’opera “L’educazione sentimentale” di Flaubert è l’incarnazione letteraria del nuovo tipo di commerciante d’arte che si evolve con la crescente moda degli oggetti. Dal 1840 al 1850 le aste si susseguono rapidamente (dipinti, libri, medaglie, antiquariato, ecc…). Le vendite generano il collezionista e viceversa. Dal 1860, non erano solo i collezionisti o gli investitori che si presentavano alle aste all’ Hotel Drouot (casa d’asta a Parigi) ma anche le donne dell’ alta società che iniziavano a definire quei gingilli chic. La descrizione di Clement de Ris di un’asta a metà del secolo dimostra una connotazione negativa del mondo degli oggetti per l’associazione con il mercato: l’arte contaminata dal denaro.

Allo stesso tempo, l’esteta e il poeta Montesquiou usa il termine varie volte per descrivere il suo appartamento. Come lo stesso Goncourt lo usa per descrivere la sua collezione e sé stesso. Nonostante questa apparente contraddizione logica, il sorgere dell’estetismo contribuisce alla rivalutazione degli oggetti durante l’ultima parte del secolo. Questi movimenti estetici si estendono al di là della letteratura e dei generi artistici per diventare modi di pensare, modi di vedere e addirittura stili di vita: romanticismo, art for art’s sake, dandismo e decadenza. La nozione di “Arte for art’s sake” ha valorizzato gli oggetti: Gautier illustra la sua famosa dichiarazione in risposta all’utilitarismo dicendo “io sono una persona per cui il superfluo è necessario”, “preferisco a un vaso utile, un vaso cinese ricoperto di draghi che non è utile affatto”. Presto gli oggetti diventarono una componente stereotipa di decoro borghese (dandismo). La figura del dandy non è solo un leader nell’ambito della moda e un giudice di gusto ma anche un intenditore di arte. Va oltre l’essere ben vestito per abbracciare l’idea di una maniera di essere.

Capitolo 2: The logic(s) of material culture – imitation, accumulation and mobility

Chiamare un oggetto “bibelot” è come collocarlo in una categoria. Categorizzare e classificare sono procedimenti di organizzazione e stabilizzazione dell’ordine. Come dimostrato precedentemente la categoria bibelot è piena di contraddizioni, rappresentando allo stesso tempo: arte decorativa, decori interiori, collezioni, souvenir, ecc. La creazione di una categoria è parte di una modernizzazione, riorganizzazione e ricodifica della cultura materiale dovuta alla moltiplicazione degli oggetti nel quotidiano. Il quotidiano implica una classificazione di cibo, di strumenti, di attività, di persone. La prima opposizione che risalta è quella tra utile/non utile; a seconda del contesto bibelot descrivono oggetti che possono essere di valore o senza, vecchi o nuovi, belli o mediocri, artistici o kitsch… da prendere in considerazione tre termini che non sono conducibili alla sfera domestica, oggetti d’arte, ecc.: imitazione, accumulazione e mobilità. Questi termini hanno la funzione di analizzare tali oggetti in opposizione o in congiunzione con altre categorie.

Imitazione

Parlare di imitazione significa prendere in considerazione quello che non è né autentico né originale; soprattutto analizzando il periodo della rivoluzione industriale, il tema dell’imitazione è spesso legato all’atto di copiare o riprodurre forme stilistiche antecedenti. Il termine imitazione o emulazione è legato anche al concetto di stratificazione sociale: la cultura borghese è spesso intesa come imitazione della nobiltà o modelli artistici che implicano la rappresentazione di una cultura autentica. Da notare che in Francia, rispetto all’Inghilterra e alla Germania, la trasformazione che ha apportato la produzione di massa è stata più graduale. Per un periodo la meccanizzazione dell’industria francese era caratterizzata dalla produzione dei beni di lusso. Oggi, infatti, gli storici attribuiscono la lentezza dell’industrializzazione francese non all’arretratezza ma piuttosto alla domanda di consumo di alta qualità. I miglioramenti nell’industria, a partire dalla metà del XIX secolo, ha permesso l’imitazione di questi oggetti di lusso resi poi accessibili a centinaia di consumatori. Ci sono diverse tecniche di riproduzione e diversi gradi di imitazione: falso/alta qualità/simulare il materiale, ecc. nascono così oggetti di zinc.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marygiovy_1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Meneghelli Donata.
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