Prof Annalisa Strada: Leopardi era un figo
Nota introduttiva
• La famiglia Leopardi
Il padre, Monaldo Leopardi, conte di San Leopardo, apparteneva a una delle famiglie più in vista di Recanati. Suo padre, il conte Giacomo (cioè il nonno del nostro Giacomo), morì nel 1780, quando Monaldo aveva solo 4 anni. Ebbe un precettore privato e al compimento dei 18 anni (nel 1794), siccome Monaldo si era dimostrato un giovane assennato e attendibile, il papa, Pio VI, gli concesse di diventare amministratore dei possedimenti che erano stati del padre. Monaldo era di fatto ricco, ma gli capitarono tra capo e collo spiacevoli guai. Più o meno ricco, resta che Monaldo era comunque un buon partito ed era desiderabile e opportuno che si sposasse. Eh, facile a dirsi ma mica a farsi. Fu una faticata arrivare al matrimonio. Il primo tentativo fu con una nobildonna che abitava lontano. Con tutta probabilità la signorina non era né simpatica né colta, perché se fosse stata istruita Monaldo ne sarebbe stato affascinato: per lui la cultura era tutto. Per quanto gli affari gli andassero male, lui continuava a comprare i libri, sebbene costassero un botto. La sua biblioteca era straordinaria e rinomata. Arrivò a raccogliere oltre ventimila volumi, distribuiti in quattro ampie sale.
Gettata alle ortiche la prima possibilità di sposarsi, ne cercò una seconda. Ed ecco che arriva la batosta: a essere rifiutato questa volta è lui, perché ha fama di spendaccione. Del resto, la donna di cui finalmente si innamora davvero l'aveva sempre avuta sotto il naso perché abitava nella sua stessa via: Adelaide Antici!
La madre di Giacomo, Adelaide Aloisa Francesca Antici incontra Monaldo Leopardi... da sempre, perché le bastava attraversare la strada e fare poche decine di metri per finire davanti al suo portone e viceversa poteva fare lui. Erano pure parenti alla lontana. La nobiltà però aveva i suoi rituali e quindi i due si incontrano ufficialmente quando lei ha 18 anni. Si innamorano. Ma gli Antici e i Leopardi litigano da tempo per la proprietà di alcune terre. Per i due, Monaldo e Adelaide, finisce che si sposano senza la presenza dei Conti Leopardi. La benedizione all'unione da parte della famiglia avverrà solo dopo lo scambio degli anelli.
Adelaide era una donna descritta dalle cronache come di "bellezza severa” e con gli occhi di zaffiro (ossia molto blu), gelida nel comportamento. Monaldo, subito dopo il matrimonio rivestì alcuni incarichi pubblici ma seppe anche rifiutarne altri, che non è da tutti. Non ricoprì quelli che non riteneva in sintonia con il suo credo di cristiano e con la sua fedeltà al papa. Certo, si oppose alla Rivoluzione francese e fu un conservatore che finì per precludersi alcune possibilità, ma fece anche cose davvero importanti per la gente che abitava nel suo territorio. Per esempio, pur essendo preoccupato che meccanizzare alcune mansioni significasse togliere posti di lavoro, si espresse a favore delle ferrovie, perché aveva capito benissimo l'importanza di scambiare merci e far viaggiare persone (con suo figlio fu un altro paio di maniche, ma ne parliamo dopo). Favorì la costruzione di abitazioni per i contadini che lavorassero i terreni ricavati dalla messa a coltura dei prati.
Se non ti basta tutto questo, sappi inoltre che Monaldo fu il primo, nello Stato Pontificio, a introdurre la vaccinazione contro il vaiolo, una malattia ad andamento epidemico che falcidiava la popolazione. Per vincere ogni scetticismo di quelli a cui proponeva (gratis!) il vaccino, lo fece fare per primi ai propri figli.
Arriva Giacomo!
Data questa coppia di genitori, Giacomo è il primogenito. Viene alla luce il 29 giugno 1798. La sua vita non è facile già a cominciare dalla nascita. Il travaglio (cioè la fase preliminare del parto) si trascina per due giorni. Giacomo prese il nome del nonno, ma letto nella sua interezza suona Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro per la solita mania degli aristocratici di mettere più nomi di quelli che starebbero su un solo documento. Dopo di lui nacquero altri figli, ma solo quattro crebbero. Altri cinque morirono precocemente, perché in quel periodo la mortalità infantile aveva purtroppo un'incidenza altissima anche tra i ceti sociali più elevati.
- Carlo (1799-1878)
- Paolina (1800-1869)
- Luigi Gradolone (1803)
- Giuseppe (1811)
- Luigi Morione (1804-1828)
- Pierfrancesco (1813-1851)
- Francesco Saverio (1807-1808)
- Ignazio (1815)
- Raimondo (1809)
Giacomo bambino era un tipo che si sarebbe potuto confondere con gli altri. Anzi, no. Lo si sarebbe confuso con un qualsiasi bambino della sua classe sociale. Con due rapidi calcoli, diciamo che lo si sarebbe potuto confondere con il 5% dei bambini della sua epoca. I suoi amici migliori furono suo fratello Carlo e sua sorella Paolina, che in famiglia chiamavano Pilla. Quelli che abitavano fuori dal palazzo li incontrava ogni tanto e loro vedevano in lui soprattutto il rampollo ricco e viziato, quindi - per essere onesti - non è che fosse proprio simpatia quella che nutrivano nei suoi confronti. Da piccolo stava con il padre, più grandicello veniva accompagnato dai domestici e poi dagli istitutori, quando iniziarono a essercene in casa.
Pensa che aveva ormai quasi 20 anni quando uscì di casa da solo per la prima volta... E non finisce qui. Considera che, per un nobile che cresceva all'inizio del XIX secolo, andare per strada comportava anche un rigido codice di abbigliamento. Giacomo indossava cose che i coetanei cresciuti attorno a lui invidiavano o non apprezzavano e in tutti e due i casi la reazione era di invidiosa aggressività: le scarpe, le calze fini, gli abiti di tessuti pregiati e con i bottoni, gli sbuffi e i merletti.
“Studio matto e disperatissimo”
La sua colonna vertebrale era curva e le ragioni esatte non si conoscono perché all'epoca la medicina aveva molte meno risposte di oggi, ma potrebbe essersi trattato di tubercolosi ossea o del morbo di Pott o forse di cifosi ossea o rachitismo. Leopardi non divenne gobbo stando chino sui libri, ma per una malattia, che lo avrebbe fatto soffrire qualsiasi fosse stato il suo stile di vita. In certi momenti gli divenne difficile studiare perché i dolori erano oggettivamente molti e perché gli organi colpiti erano tanti, dagli occhi ai polmoni e alle viscere. Fin da piccolissimo Giacomo si dimostrò curioso di conoscere e portato per lo studio. Monaldo si entusiasmò a dismisura quando intuì che il figlio aveva il potenziale del genio. Iniziò quindi da subito a esporlo al fortunato contagio della cultura. (La famiglia Leopardi disponeva di una biblioteca imponentissima, e in quanto nobile avrebbe dato ai figli un'istruzione di tutto livello attraverso istitutori privati.)
A prendersi cura dell'istruzione di Giacomo, Paolina (Pilla per gli amici) e Carlo furono per primi don Sebastiano Sanchini e il pedagogo (cioè uno che si occupa dell'istruzione dei ragazzi ovvero sempre un istitutore) don Vincenzo Diotallevi. Correva l'anno 1807.
Nel 1811 a Giacomo pare di poter aggiungere, all'attività con gli istitutori, un po' di studio da autodidatta (ossia fai-da-te) e così impara a scrivere correntemente in ebraico, spagnolo, inglese e francese. Greco e latino li maneggiava già con disinvoltura.
Due anni più tardi ottiene un risultato straordinario: tramite il padre riceve dal pontefice la licenza a leggere i libri messi all'Indice, cioè i libri proibiti. Intendiamoci: si trattava di testi che contenevano idee, teorie e concetti che la massima autorità religiosa riteneva potenzialmente pericolosi. Questo permesso significava, insomma, che il suo livello di competenza era tale da permettergli di affrontare il "rischio" di aprire le pagine di testi da cui parecchi adulti di gran fama venivano tenuti alla larga perché non ne fossero influenzati negativamente. La definizione "studio matto e disperatissimo", riferita a questo periodo della sua vita, è di Giacomo stesso. E non lo si tiene più: scrive e scrive e scrive e, per fortuna, la sua penna non si fermerà mai.
Periodo di disagio fino ad arrivare alla fine dello “studio matto e disperatissimo”
Bloccato in uno splendido palazzo, circondato da un mondo meraviglioso, con in mano le chiavi per spalancare l'universo, ma con l'assoluta incapacità di raggiungerlo. Il primo problema è che non ci sono soldi e già questa è una gran brutta notizia. Il secondo problema è che la madre non gli avrebbe mai concesso di andarsene. E Monaldo è un conservatore che, sebbene colto e amante della cultura e visionario e avanti per i tempi, non ha in sé lo spirito del viaggiatore. Per Giacomo fu una sofferenza terribile. La grande era dello studio totale finì nel 1819, quando le condizioni fisiche di Giacomo ebbero un brusco peggioramento. Fu un anno orribile, in cui Giacomo vi...
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