I festival del cinema
Quando la cultura rende
Mario Abis - Gianni Canova
Il valore della cultura
I festival del cinema rappresentano da molti anni a questa parte una rete di eventi dal peso culturale, economico e turistico assolutamente non trascurabile. In parallelo, sono diventati anche passerelle mediatiche che offrono valore aggiunto al cinema e all’industria audiovisiva; svolgono quindi un ruolo cruciale nella filiera che collega creazione e diffusione. Senza i festival una buona parte del miglior cinema non esisterebbe, ma con i metodi tradizionali questo indispensabile polmone promozionale rischia di apparire rapidamente obsoleto.
Eppure il sistema festival è una sorta di buco nero, poco sappiamo di quanto costano e di quanto rendono queste imprese culturali e mediatiche e ancor meno sappiamo del loro effettivo impatto sul territorio e sul mercato.
-Giovanni Puglisi
Fra il pellegrinaggio e il rito. La via italiana dei festival del cinema
La via dei festival in passato partiva con l’estate. Nelle estati degli anni '80, in poco più di un mese viaggiavi al ritmo di cinque o sei film al giorno, e capitalizzavi visioni eccentriche, e divoravi i film di cinematografie lontane e mettevi a fuoco le geografie variabili di un cinema in piena mutazione. A cosa servivano i festival del cinema in quegli anni? Oltre che una prima forma di cine turismo italiano, erano una grande palestra mobile di formazione di massa. Dai festival, e dalla loro assidua frequentazione, sono usciti fuori giornalisti, operatori culturali, docenti, programmisti televisivi, autori, registi, critici, sceneggiatori.
Quanti festival ci sono in Italia oggi? L’AFIC (Associazione dei Festival Italiani di Cinema) ne rappresenta poco meno di 50, ma stima che le manifestazioni o le rassegne che si autoproclamano festival siano molte di più. In tutte si proiettano film, spesso in presenza degli autori e degli interpreti, e una giuria assegna premi più o meno prestigiosi alle opere ritenute meritevoli. Differente è invece la quantità di denaro investito, la rilevanza non solo artistica dei film selezionati, la quantità di pubblico coinvolto, l’eco sulla stampa e sui media. Ma il concept è lo stesso, ed è immutato da qualche decennio a questa parte. È cambiato il mondo, ed è cambiato il cinema, ma i festival sono sempre identici a sé stessi e al loro format originario.
I festival continuano a essere degli importanti generatori di valore. Il denaro investito per farli vivere non è denaro buttato. I risultati di questa rilevazione smentiscono insomma la convinzione di quei politici, di quegli amministratori e di quei potenziali investitori che continuano a ritenere che cultura e spettacolo siano la cenerentola della nostra economia.
-Gianni Canova
I festival del cinema come valore del territorio
Nell’economia dell’informazione i territori sono diventati un valore economico e culturale discriminante. Tanto più i territori si caratterizzano, tanto più essi diventano un soggetto attrattivo, cioè un deposito di risorse economiche, culturali, sociali, tecnologiche, e un sistema di relazioni, scambi e aggregazioni. Quello che un territorio fa è quindi importante tanto quanto la sua natura economico-culturale, la storia, la vocazione produttiva, la forma sociale, ossia il cosiddetto localismo identitario.
Un territorio può fare molte cose: investimenti di lungo periodo o permanenti in infrastrutture e opere e attività culturali puntuali articolate in eventi, manifestazioni, festival. Il rapporto tra investimenti continuativi e/o permanenti ed eventi è uno dei temi centrali in relazione al valore che si può conferire a un territorio: se è vero che un evento consuma risorse, che cosa restituisce al territorio? Che cosa mi dà in cambio, in quanto tempo e per quale durata?
Ai fini di un’efficace policy making, dare una risposta a queste domande diventa ancora più difficile se si considera che molte delle attività di un territorio hanno a che fare con investimenti in cultura. Si tratta di questioni complicate che richiedono approcci differenziati ma che oggi è assolutamente necessario affrontare, perché in una situazione di scarsità di risorse e in un quadro competitivo sempre più feroce, misurare il valore degli investimenti diventa essenziale in sé e come leva contrattuale.
Anche un festival del cinema piccolo per un “piccolo” territorio è un evento che richiama risorse e che produce valore e che ha livelli di complessità notevoli perché i fattori in gioco sono molteplici e non tutti visibili, come la ricerca ben evidenzia. È sufficiente considerare, ad esempio, quanti sono i “pubblici” di un festival, oppure come si articola il sistema dei servizi, che include i fornitori primari ma anche quelli secondari e la relativa filiera.
Un territorio è infatti soprattutto valore sociale, valore di scambio e valore di esperienze, ma è anche valore culturale e valore economico. E il tema dello scambio fra economia e cultura è fondamentale. Oggi il dibattito su impresa e cultura è quasi quotidiano e indirettamente ha a che fare con i territori perché quasi sempre le imprese investono localmente. Se si considera che gli investimenti in cultura ammontano a oltre tre miliardi di euro diventa chiaro quanto sia fondamentale il tema della misura del valore dell’investimento che connette gli interessi di marketing di un’azienda con gli interessi della Pubblica amministrazione che usa quel finanziamento in chiave sociale.
Il pubblico dei festival può essere a pieno titolo definito di qualità: è giovane/medio giovane, è colto, è competente, utilizza i servizi disponibili, si muove per seguire la manifestazione, è fedele ed è generalmente soddisfatto di quello che ha visto e di come l’ha visto. Si può quindi facilmente sostenere che uno dei valori non specificatamente misurati dei festival è la qualità delle relazioni sociali che mette in gioco.
La qualità specifica del pubblico dei festival è peraltro anche l’essere composto da più “pubblici”. La ricerca mette infatti in evidenza come carattere strutturale e, forse, unico dei festival quali eventi sul territorio la capacità di dialogare simultaneamente e quasi sempre efficacemente con un sistema polivalente di target. In sostanza il festival amplifica su più piani e relazioni il suo potenziale e questo vale anche per gli eventi di piccole dimensioni che operano su un territorio limitato ma denso. L’idea che un festival sia solo un pezzo del “fare cultura” e non parte di un’economia del territorio è la più grande minaccia per la sopravvivenza stessa di queste manifestazioni.
-Mario Abis
Alla filiera delle meraviglie
La storia dei festival del cinema riflette bene il passaggio dall’era positivista a quella postmoderna. Nell’archeologia dell’idea di festival ci sono le esposizioni universali in cui fa bella mostra di sé la macchina che riproduce la realtà in movimento; ma c’è anche la suggestione dei Salons di pittura, visto che il primo, autentico festival nasce a Venezia dall’esperienza delle Biennali di arti figurative e plastiche. Il Conte Volpi e il suo segretario generale Antonio Maraini hanno in testa nel 1932 una rassegna cinematografica che vuole replicare il modello dei “padiglioni” nazionali.
Il risultato è la Mostra d’Arte Cinematografica, che dal 1934 prende cadenza annuale, un modello di programmazione così poco dissimile da quello attuale da far riflettere sulla vetustà della formula. In ottant’anni di storia il riferimento della Mostra veneziana si è tradotto in progettualità molto simili ancorché originali ad altro titolo. Oggi in linea di massima si può restringere l’affollato panorama delle manifestazioni cinematografiche e audiovisive attive in Italia in alcune macrocategorie:
- Festival generalisti sviluppati sul modello veneziano;
- Festival metropolitani ispirati al modello del festival di Torino;
- Festival tematici promossi da idee critiche, come nel caso della Mostra di Pesaro;
- Festival specializzati per ambito espressivo, come il Noir di Courmayeur o il Future di Bologna;
- Festival specializzati per formati, come le rassegne dei corti o quelle del documentario;
- Festival/celebrazioni cresciuti intorno a un Premio o a una personalità omaggiata;
- Rassegne generazionali come il torinese Sottodiciotto;
- Rassegne locali focalizzate sulla diffusione e la promozione delle opere;
- Iniziative turistiche volte alla promozione dei luoghi.
L’identità culturale del modello festivaliero inventato dal cinema è così forte da aver generato ogni tipo di imitazioni e questo ne conferma l’interesse sia contenutistico che semantico. La sua diffusione capillare sul territorio e la sua potenzialità mediatica continuano a costituire una risorsa preziosa per la promozione e diffusione del prodotto cinematografico.
Il paradosso sta nel fatto che questa forza e modernità del “modello festival” sono percepite in modo del tutto superficiale sia dall’impresa privata che dai protagonisti dell’evento, mentre di fatto l’investimento pubblico continua a rispondere più a logiche antiquate di feudalesimo culturale che a una visione consapevole e autenticamente popolare della cultura.
Considerati dal punto di vista dell’industria cinematografica, i festival del cinema hanno un interesse facilmente focalizzabile. A fronte di un sistema festival come vetrina per promuovere il prodotto verso la sala e opportunità di esistenza per un prodotto che la sala difficilmente riuscirà a raggiungere, è sostanzialmente venuto meno il valore dei festival come occasione di scoperta di autori o realtà prima sconosciuti.
Spetta all’intero sistema della politica locale, dell’investimento privato, dell’impresa culturale, dell’economia dei media e infine alla disponibilità degli artisti e della stessa industria audiovisiva cogliere quest’opportunità per creare un nuovo pubblico e proporgli un’offerta vitale e non museale. Una volta di più, creare la domanda grazie a un’offerta inedita può fare la differenza.
-Giorgio Gosetti
Nota metodologica
Sono oltre centotrenta in Italia, più di seicento in Europa, oltre un migliaio nel mondo: i festival del cinema, nati sul modello della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia (1932), rappresentano una realtà capillare della promozione e diffusione del prodotto cinematografico. Per calcolare gli impatti economici degli eventi culturali sono disponibili molti modelli; quelli più applicati, soprattutto all’estero, sono i cosiddetti modelli input-output, in grado di fornire indicazioni sull’andamento di più variabili: vendite, produzione, valore aggiunto, redditi, occupazione, gettiti fiscali.
Accanto a questa misurazione quantitativa è necessario tenere in considerazione anche i valori identitari a cominciare dal dialogo tra cultura locale e internazionale. La valutazione d’impatto di una manifestazione ha quindi a che fare sia con i biglietti venduti e i turisti richiamati sia con fattori come la percezione della manifestazione e della città, l’attrattiva della località, la capacità di richiamare gli artisti.
Classificazione dei portatori di interesse nel mondo dei festival
- Facilitatori: chi fornisce supporto finanziario e volontario;
- Regolatori: autorità e agenzie locali;
- Coproduttori: artisti, associazioni e organizzazioni coinvolte;
- Operatori locali: chi è direttamente coinvolto nella creazione e promozione dell’evento;
- Audience: gli spettatori.
Obiettivi della ricerca
Il presente studio intende porsi come modello d’analisi applicato al prodotto “festival del cinema”.
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