Lo schermo diffuso – Cento anni di festival cinematografici in Italia
Daniele Ongaro
Introduzione
Alcuni anni fa un giornale di New York pubblicò una vignetta che raffigurava due omini seduti al bar di un piccolo paese italiano. Uno dei due diceva all’altro: “Ci hanno portato la luce e l’acqua, hanno sistemato le fognature e aperto un ufficio postale, ci manca solo un festival cinematografico e abbiamo proprio tutto”.
La vignetta descriveva un singolare aspetto di questo paese: la presenza di un gran numero di festival sparsi lungo la penisola. L’Italia può anche vantare la presenza sul suo territorio del più longevo festival cinematografico al mondo: la Mostra del Cinema di Venezia, attiva da oltre 70 anni ed ancor oggi tempio della cinematografia internazionale. La Biennale è stata la prima grande istituzione culturale del mondo ad aprire le sue porte alla cinematografia, in un momento nel quale ci si interrogava ancora sul suo statuto di artisticità.
Nonostante il rapporto privilegiato che ha l’Italia con l’allestimento di eventi di promozione cinematografica, gli studi comparati su tali manifestazioni sono quasi assenti. Ogni festival nasce e si sviluppa attorno a un modello che si appropria delle esperienze precedenti, vi apporta modifiche e innovazioni e risponde a finalità ben precise che si trasformano al cambiare delle condizioni economiche, politiche e sociali che formano il contesto entro cui i festival si trovano ad operare.
Spesso, i resoconti storici sulle vicende dei vari festival tralasciano l’evoluzione del quadro generale, come se le rassegne operassero in un’atmosfera isolata ed autoreferenziale. La nascita della prima Mostra del Cinema di Venezia, nel 1932, è spesso descritta come se essa emergesse dalle acque della Laguna, frutto di un’intuizione geniale dei propri artefici, senza considerare che la storia dei concorsi di pellicole nel nostro paese è molto più antica.
La storia dei festival del cinema in Italia può essere suddivisa in quattro grandi periodi che corrispondono ad altrettanti modelli festivalieri. Il primo di essi è costituito dai primordiali esperimenti di concorsi cinematografici negli anni del muto, che rientrano nelle strategie esplorative dei dispositivi atti alla promozione della nascente industria del cinema. Questi concorsi di pellicole sono organizzati dai pionieri della cinematografia nell’intento di far uscire tale forma di intrattenimento dalla rete dei luoghi popolari in cui il cinema ha trovato la sua prima diffusione: i music-hall, i café-chantant e le sagre paesane. Scopo di tali rassegne è quello di nobilitare presso la buona società una forma di espressione comunemente associata a passatempo puerile, dozzinale e di dubbia moralità.
Il secondo momento di evoluzione coincide con l’inserimento del cinema nel novero delle manifestazioni artistiche della Biennale di Venezia (1932). Per la prima volta una grande istituzione culturale attesta che la cinematografia si possa collocare a pieno titolo all’interno della sfera estetica; le conseguenze di tale inclusione hanno profonda rilevanza negli ambiti della critica e dell’industria cinematografica internazionale. L’ingresso del cinema nelle manifestazioni della Biennale segna di fatto la creazione del festival cinematografico moderno.
La continuità del modello industrial-mondano che si afferma alla Mostra di Venezia non si arresta al passaggio dal fascismo alla democrazia, né con la diffusione di altre rassegne di carattere turistico presso località di villeggiatura. Per assistere ad una rottura del rituale bisogna attendere la metà degli anni Sessanta: l’urto della contestazione è anticipato dalle nuove forme di diffusione culturale sviluppate da alcuni festival periferici, come la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro. Il processo di dissenso e di spinta al rinnovamento delle istituzioni cinematografiche ha il suo apice in occasione della contestazione alla Mostra di Venezia del 1968, che porta il festival veneziano ad un complessivo ripensamento delle proprie modalità di azione che si sviluppa per l’intero decennio successivo.
Infine, l’ultima stagione di trasformazione dei modelli festivalieri italiani avviene a partire dalla fine degli anni Settanta, momento in cui si verifica un mutamento complessivo delle abitudini al consumo audiovisivo. Il periodo segna il tracollo delle sale cinematografiche, che cedono sotto i colpi delle televisioni private, ma anche la forte crescita del numero di festival, che iniziano ad avvalersi del boom delle opere realizzate con le apparecchiature video.
Oggi ci troviamo di fronte ad un’ulteriore possibile svolta: negli ultimi anni molte consuetudini sulle quali i festival basavano la propria azione sono progressivamente entrate in crisi. La riorganizzazione delle strategie commerciali delle grandi major riduce l’autonomia decisionale dei festival, che entrano a far parte di un’ampia galassia di strumenti a disposizione dell’industria multimediale per il lancio delle pellicole.
Sebbene il panorama festivaliero sia cambiato nel corso degli anni, si possono individuare alcuni parametri che formano una nozione generale di festival cinematografico. Un festival del cinema si caratterizza per essere un evento periodico che si ripete a cadenza regolare; possiede una ristretta delimitazione spazio-temporale; la sua funzione principale è quella della diffusione culturale e della promozione industriale della cinematografia attraverso la proiezione di film.
Questa nozione di festival accomuna le rassegne odierne a quelle del lontano passato e ci è utile per distinguere questo tipo di manifestazioni da altri eventi cinematografici quali le proiezioni che hanno luogo presso cineclub, circoli e cineteche, le cerimonie di assegnazione di premi e le kermesse estive. La nozione di festival è comunemente associata alla natura “conviviale” dell’evento, occasione per diffondere prodotti della cinematografia penalizzati dalla distribuzione commerciale.
Le prime mostre di film: dimenticate Venezia
Molti storici del cinema datano all’agosto del 1932 la nascita del primo festival cinematografico del mondo. In tale occasione si inaugurò la prima esposizione cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia, che ebbe battesimo nella terrazza di un lussuoso hotel del Lido veneziano. Non spetta però a Venezia il diritto di primogenitura sui festival cinematografici mondiali, né tantomeno italiani. Concorsi e fiere cinematografiche, infatti, si erano tenute nel nostro paese molti anni prima del fatidico 1932. I primi esperimenti di concorsi di cinematografia risalgono ai primissimi anni del secolo, nel periodo di infanzia della settima arte.
Le mostre di film nascono in Europa agli inizi del ventesimo secolo come attrazioni spettacolari all’interno di esposizioni universali del progresso scientifico e tecnologico. La proiezione di pellicole all’interno di padiglioni espositivi si configura inizialmente come elemento scenografico per illustrare le meraviglie della tecnologia raggiunta dall’immagine in movimento. In seguito, queste proiezioni si trasformano in concorsi di film nella fase di passaggio dal pionierismo alle prime strutturazioni dell’industria dello spettacolo cinematografico.
Ripercorrendo le tappe di crescita delle mostre di film, risulta sempre centrale la dialettica tra film come opera d’arte e prodotto industriale; ancor prima della concezione di film come elaborazione artistica, la natura commerciale dell’industria cinematografica costituisce il fulcro dell’organizzazione dei primi concorsi tra case di produzione di pellicole.
Il cinema alle grandi esposizioni
L’idea di mostrare al pubblico un concorso di film all’interno di una cornice di evento spettacolare risale ai primi anni del ventesimo secolo, e si innesta all’interno delle esposizioni universali. Le grandi esposizioni universali sono insediamenti territoriali di carattere provvisorio in cui vengono pubblicizzate e spettacolarizzate le tecnologie e le merci. Dalla metà del diciannovesimo secolo fino alla Prima guerra mondiale si assiste ad un periodo di accesa competizione tra le principali città europee e nord-americane per assicurarsi il primato nella messa in mostra delle meraviglie dell’industria e della tecnologia tramite l’organizzazione di decine di esposizioni generaliste o specializzate.
Oltre agli scopi commerciali le esposizioni ottocentesche creano un luogo simbolico destinato a fare apparire i beni e magnificarli conferendo loro una potenza inconsueta e prodigiosa. Il loro ruolo di riproduzione della società industriale si realizza attraverso la promozione dei beni e delle innovazioni tecnologiche e la contemporanea divulgazione di un modello di immaginario collettivo.
Queste manifestazioni presentano i caratteri essenziali e tipici dello spettacolo di massa. Lo sviluppo della tecnica influenza notevolmente la portata spettacolare delle esposizioni universali ad ogni grande innovazione tecnologica, le esposizioni si servono delle scoperte scientifiche per aumentare la carica simbolica dei propri allestimenti.
Tra le più sorprendenti invenzioni della seconda metà del diciannovesimo secolo vi è senza dubbio la cinematografia. Il nuovo dispositivo si configura ben presto come la più piena rappresentazione della società del primo Novecento. Il cinema fa la sua smagliante comparsa nelle esposizioni universali degli ultimi anni dell’Ottocento come meraviglia della tecnologia in grado di ottenere un grandissimo impatto spettacolare sulle folle. La cinematografia non è accolta nelle esposizioni come forma d’arte, al pari della scultura o della pittura: la sua apparizione è pensata come espansione del progetto espositivo, volta a impressionare il pubblico e a svolgere una funzione prevalentemente scenografica.
L’utilizzo di immagini in movimento nelle esposizioni universali è antecedente alla nascita del cinema: già nei primi anni del diciannovesimo secolo fanno la comparsa nelle esposizioni i panorami e i diorami.
La grande esposizione di Parigi del 1900 promuove il cinema a sua principale attrazione: i fratelli Lumière creano uno schermo colossale nella Galleria delle Macchine, sul quale vengono proiettate immagini che possono essere visionate da un pubblico di oltre 25.000 persone. Due anni più tardi, il cinema conquista un padiglione espressamente dedicato all’interno dell’Esposizione Internazionale d’Arte decorativa di Torino.
I primi concorsi di film nascono nei primi del Novecento all’interno delle esposizioni universali europee: il passaggio dall’utilizzo a scopo scenografico della cinematografia come meraviglia tecnologica alla sua rappresentazione spettacolarizzata in qualità di merce è breve, ma c’è ancora bisogno che un momento essenziale giunga a definizione. È necessaria, infatti, la creazione di una rete di professionisti intenzionati a superare la fase embrionale di sviluppo del cinema e a incanalare la capacità del mezzo di rispondere ai bisogni collettivi di costruzione simbolica dell’immaginario in un’attività economicamente strutturata e redditizia.
Questa categoria di pionieri dell’industria cinematografica si afferma nel momento in cui lo strumento si dimostra tecnologicamente pronto per il suo sfruttamento commerciale. Al tempo stesso, lo sviluppo della cinematografia si accompagna ad una produzione di pellicole sempre meno sporadica e improvvisata di quella che aveva accompagnato i suoi primissimi passi.
Gli operatori del settore sono interessati a rafforzare il mercato della cinematografia, a investire nella produzione e ad allargare le fila dei fruitori dello spettacolo, e scorgono nelle esposizioni universali l’occasione per magnificare le potenzialità del nuovo strumento di fronte al grande pubblico.
Le prime mostre di film: dimenticate Venezia
Sono dunque i pionieri dell’industria cinematografica dei primissimi anni del secolo a intraprendere questi tentativi di promozione del nuovo mezzo. Il luogo di elezione dei concorsi e delle rassegne cinematografiche è l’esposizione universale: in questo periodo il confine tra mostra del progresso tecnologico e strumento per ottenere un impatto spettacolare sulle folle è ancora assai labile. Determinante alla promozione del mezzo cinematografico, comunque, è la partecipazione ai primi concorsi di autorità civiche e religiose: ancor prima che si sviluppi il fenomeno del divismo, le autorità sono i primissimi testimonial delle capacità del nuovo dispositivo.
Gli organizzatori delle rassegne che espongono le ultime novità in campo cinematografico tentano così di coinvolgere le istituzioni pubbliche per migliorare l’immagine del cinematografo, per garantirgli una patente di qualità. Ma i concorsi risultano utili anche sotto molti punti di vista: possono attirare nuovi capitali nella produzione e distribuzione di film, richiamare l’attenzione della stampa ed infine consentire agli addetti ai lavori di poter visionare le principali novità del settore. I primi concorsi si trasformano spesso in festose kermesse nelle quali i gestori dei teatri approfittano della grande affluenza di pubblico per maggiorare il prezzo del biglietto.
Esposizione di Torino, 1907
All’inizio del secolo la capitale del cinema italiano è Torino, città all’avanguardia nella produzione e distribuzione cinematografica nel panorama mondiale. Torino, pochi anni dopo aver perso il titolo di capitale politico-amministrativa italiana, individua nella fabbrica la direzione principale del proprio sviluppo e giunge ad essere ben presto la prima metropoli industriale d’Italia.
Nel giro di poco più di un decennio il cinematografo trova in questo capoluogo terreno fertile per ampliare la propria attività sino a raggiungere notevoli dimensioni produttive che si organizzano in un’articolata filiera industriale dello spettacolo. I film realizzati a Torino sono distribuiti in tutto il mondo e competono direttamente in ricchezza e professionalità con l’industria americana.
Non è un caso che troviamo a Torino una delle primissime esperienze internazionali di concorsi cinematografici, precisamente nel 1907, anno nel quale viene organizzato il “Primo concorso nazionale di cinematografia” all’interno della IV Esposizione internazionale di fotografia.
Il concorso prevede il premio di una medaglia d’oro stabilito da una giuria composta da personalità politiche ed artistiche della città. Pervengono alla manifestazione nove “quadri” dalle principali case di produzione cinematografiche italiane dell’epoca, che vengono tutte premiate con medaglie e menzioni di incoraggiamento.
Il concorso di Milano, 1909
Due anni dopo si tiene a Milano il “Primo concorso mondiale di cinematografia”, 1909, presso il Cinema-Teatro Santa Radegonda. L’aspetto peculiare di questa manifestazione, messa in confronto alla precedente esperienza torinese, sembra risiedere in una maggiore capacità progettuale dei promotori meneghini, intenzionati a creare attraverso questo evento una rete di relazioni e scambi tra produttori e distributori, e a promuovere con cura la rassegna per attirare l’attenzione di stampa e pubblico. Ecco il motivo per cui la rassegna si qualifica ambiziosamente come ‘mondiale’: si mettono in concorso le pellicole italiane e fuori concorso le migliori produzioni francesi, tedesche e americane del periodo. La manifestazione ottiene un ottimo successo di pubblico, e l’eco sulla stampa è ampio, con la comparsa sui giornali di alcuni rudimentali articoli di critica dei film presentati in rassegna.
Pur consentendo la partecipazione al concorso ai “professionisti e dilettanti”, la manifestazione intende incentivare la produzione italiana di pellicole istruttive: è palese la volontà degli organizzatori di promuovere la realizzazione e distribuzione di pellicole di certa moralità da parte delle case di produzione, nel tentativo di accreditare al cinema quella patente di legittimità virtuosa che gli avrebbe consentito di attirare nelle sale il pubblico delle classi agiate, ancora diffidenti nei riguardi del mezzo.
L'articolazione del concorso milanese riprende le modalità già consolidate di suddivisione delle pellicole in generi (drammatici, istruttivi, comici e “dal vero”). Il periodo segna dunque il passaggio del cinema da spettacolo meraviglioso, presentato in forma disorganica e indifferenziata, ad una prima segmentazione dei pubblici e dei generi.
Le “mostre di films” si diffondono
La buona riuscita di questo tipo di appuntamenti, e i vantaggi che i concorsi portano alla nascente industria del cinema, stimolano la creazione di altri concorsi cinematografici: tra il 1909 e il 1911 si possono enumerare mostre di “films” a Genova, a Palermo, a Firenze e Roma.
Ma la consacrazione definitiva del prestigio di queste rassegne si ha nel 1911, a Torino, nell’ambito dell’Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro. Nel corso di questa manifestazione il cinematografo è presente in maniera estesa, essendo divenuto oramai popolarissimo strumento di divulgazione, spettacolo e intrattenimento.
Con il concorso di Torino, il cinema italiano dimostra la sua solidità di industria cinematografica. La cinematografia nazionale ha oramai assunto una fisionomia precisa ed è in grado di competere alla pari con le produzioni degli altri paesi.
I concorsi internazionali, con il prestigio dei loro premi e i riconoscimenti economici alle case di produzione, incrementano lo sviluppo e la reputazione dell’industria cinematografica del Regno. La consacrazione ufficiale da parte delle autorità patrocinatrici di queste competizioni permette alla nascente industria di travalicare i termini di produzione di svago per l
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