MECCANISMI DI RIPARAZIONE DEL DNA
Vi sono dei meccanismi di riparazione specifici per le specifiche lesioni che il DNA può subire,
e c’è un’alta comunicazione tra le varie vie di riparazione, in maniera tale da garantire quanto
più possibile il mantenimento della stabilità genomica.
Tutte le cellule sono soggette a processi che causano danno agli acidi nucleici, in particolare al
DNA: si calcola che le cellule umane siano sottoposte a un livello di danno di circa 10 /10
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lesioni sul DNA al giorno. La principale categoria di lesioni che le cellule eucariotiche
subiscono sono quelle che dipendono dal metabolismo cellulare. Ci sono lesioni di tipo
endogeno, causate dalla produzione di specie ROS dal metabolismo mitocondriale, come
l’ossidazione della guanina e la formazione di siti abasici sul DNA, che sono la fonte maggiore
di mutazioni. Le lesioni esogene sono causate dalle radiazioni ultraviolette, che
contribuiscono per una grossa quota alle lesioni presenti. Considerando il numero di cellule
umane, quelle che necessitano di riparazione sono una quantità piuttosto elevata.
I meccanismi di riparazione garantiscono l’omeostasi di questo processo, cioè il
mantenimento della stabilità genomica. Vi sono tuttavia condizioni in cui il danno non può
essere riparato completamente, oppure non viene riparato completamente in maniera
efficiente. Ci sono, infatti, dei meccanismi che sono intrinsecamente fonte di mutazione,
perché bypassano la lesione senza ripararla, fissandola nel genoma, in modo da evitare che la
cellula vada incontro alla morte cellulare programmata. Questi sistemi fanno uso di DNA
polimerasi a bassa fedeltà, che non vengono arrestate da danni sul DNA e consentono di
continuare la replicazione introducendo un nucleotide a caso. Le mutazioni sono causa
d’instabilità genetica, sono il presupposto dell’evoluzione ma anche di patologie come i
tumori, la cui la principale componente è da ricercare nella mancata riparazione, causata da
difetti enzimatici nel processo stesso. Inoltre le mutazioni non riparate sono alla base delle
malattie di tipo ereditario, soprattutto quelle neurodegenerative.
Una delle lesioni chimiche endogene, ad esempio, è la formazione della 8-‐ossoguanina, che se
non riparata dà origine a trasversione, per cui una purina viene sostituita con una pirimidina.
Le trasversioni hanno un effetto molto più marcato delle transizioni, perché la degenerazione
del codice genetico non fa distinzione tra un cambiamento di una purina con una purina o di
una pirimidina con una pirimidina, mentre lo scambio di una purina con una pirimidina o
viceversa causa un’alterazione non trascurabile.
Le lesioni esogene sono, come detto, causate dalle radiazioni di tipo ultravioletto che
provocano la formazione di dimeri di pirimidine.
Gli errori dovuti ai processi di replicazione sono causati da errori nel processo di editing della
DNA polimerasi; gli enzimi della via di riparazione del mismatch assicurano un più elevato
grado di fedeltà al processo di replicazione (di un fattore di 10 ). Difetti nel processo di proof
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reading o nella via di riparazione del mismatch hanno un impatto sul genoma, riguardo
l’introduzione di lesioni che possono fissare delle mutazioni.
A differenza del DNA, per il quale sono diverse decine gli enzimi coinvolti nelle vie di
riparazione, nel caso del RNA questi meccanismi non sono presenti: infatti, mentre il DNA non
può essere rimpiazzato, le molecole di RNA possono essere sostituite a un costo energetico
limitato per la cellula.
Il mantenimento dell’identità genomica, infatti, ha un elevato costo energetico per la cellula,
ascrivibile al mantenimento dell’omeostasi degli enzimi deputati alla riparazione del danno,
sia dal punto di vista del numero di geni che fanno capo a queste vie, sia perché durante i
diversi step dei processi di riparazione viene consumato ATP. Normalmente meno di una
lesione su mille diventa una mutazione, a garanzia del fatto che i processi sono estremamente
efficienti.
Vi è una specificità di attività degli enzimi di riparazione: diverse lesioni sono riparate da vie
diverse, anche se esiste un elevato grado di ridondanza tra loro. Ad esempio, per i dimeri di
pirimidine, dato che sono estremamente mutagenici, vi sono almeno due meccanismi,
appartenenti a vie distinte, che consentono di rimuovere queste mutazioni, secondo il
momento durante cui la lesione viene riconosciuta. Se viene riconosciuta durante il processo
di replicazione, su un filamento di DNA singolo, viene riparata attraverso il processo che
coinvolge le DNA polimerasi a bassa fedeltà (riparazione per superamento della translesione,
TLSB translesion synthesis bypass); se invece la lesione viene riconosciuta su una molecola di
DNA già sintetizzata, interviene la via di escissione nucleotidica, la via NER. Vi sono delle
patologie umane, come lo xeroderma pigmentoso, associate a difetti enzimatici della via NER.
Il processo di riparazione sul DNA è garantito dal fatto che il DNA è a doppio filamento, per cui
c’è un filamento dove è presente il danno e un filamento non danneggiato che può essere
usato come stampo per ricostruire la sequenza contenente il danno.
Vi sono cinque vie principali responsabili dei processi di riparazione dei vari tipi di danno e
due vie minori (le ultime due).
La via BER (Base excision repair) è la via principale che rimuove lesioni coinvolgenti
• modifiche chimiche o fisiche su singoli nucleotidi e che non comportano modificazione
conformazionali del DNA. Questa via rimuove l’ossidazione sulle basi e corregge danni
come le lesioni dovute ad agenti alchilanti che causano la metilazione o l’alchilazione
delle basi. Questa via è deputata anche alla correzione dei siti abasici, siti in cui viene
rotto il legame N-‐glicosidico tra lo zucchero e la base: questi siti sono estremamente
mutagenici perché durante la replicazione non rappresentano un segnale informativo
per la DNA polimerasi. Questa via ripara anche le rotture su un singolo filamento del
legame fosfodiestereo, i single-‐strand break: radiazioni ionizzanti possono causare
queste rotture. La via BER essenzialmente rimuove il danno attraverso la rimozione
della base danneggiata, per cui danni che coinvolgono più basi non vengono rimossi da
questa via. La specificità di questa via, nel riconoscere la lesione, è il
riconoscimento della lesione chimica da parte degli enzimi. Le lesioni non alterano
la struttura locale del DNA. I geni di queste vie sono essenziali per le cellule:
tipicamente, negli enzimi chiave di questa via non sono state riscontrare mutazioni
compatibili con l’insorgenza di patologie, a parte un certo grado di correlazione degli
enzimi di questa via con l’invecchiamento, dove si assiste a un danno ossidativo a
livello neuronale che è anche un fattore comune di molte patologie neurodegenerative.
La via BER è una via molto importante per l’insorgenza di fenomeni di resistenza ai
farmaci chemioterapici, come agenti alchilanti o metaboliti. Lo step chiave è il
riconoscimento della lesione, da parte dell’enzima glicosidasi, che rimuove la base
lesionata producendo un sito abasico, riconosciuto dall’endonucleasi apurinica-‐
apirimidinica. Una serie successiva di enzimi è in grado di riparare la lesione.
1. La glicosidasi idrolizza il legame N-‐glicosidico tra lo zucchero e la base, generando il
sito abasico.
2. L’enzima APE1 riconosce il sito e taglia al 5’ del sito lasciando libero un 3’ OH che serve
come primer per la polimerasi.
3. La polimerasi β, oltre a svolgere una normale attività di polimerizzazione, completa la
reazione di rimozione del sito abasico inducendo la rottura del legame fosfodiestereo
dello zucchero che rimane e il fosfato al 5’ della molecola di DNA nella regione che
viene corretta. Successivamente la polimerasi introduce il nucleotide corretto leggendo
il filamento stampo. R
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