MATURAZIONE DEL RNA
I processi che portano alla maturazione del RNA sono fondamentali nel controllo
dell’espressione genica e, soprattutto in alcune fasi, come quelle che riguardano i meccanismo
di splicing, sono coinvolti in numerose patologie.
Con il termine RNA eterogeneo nucleare (hnRNA) s’indica la molecola di RNA prodotta dalle
RNA polimerasi eucariotiche. Un altro termine con cui viene indicata questa molecola è pre-‐
mRNA, perché precede la sequenza di mRNA maturo. I fenomeni che consentono di passare
alla forma matura sono il meccanismo di capping, quello di poliadenilazione e lo splicing.
La stabilità del messaggero è diversa tra procarioti ed eucarioti: nei procarioti è
estremamente labile, viene degradato subito dopo la sintesi proteica (la sua emivita è di circa
due minuti). Ciò avviene perché i batteri devono adattarsi velocemente ai cambiamenti
ambientali, e questo si traduce nello spegnimento e accensione di geni diversi. Negli eucarioti,
la stabilità del messaggero varia da una a ventiquattro ore, tuttavia esistono dei casi in cui
molecole di mRNA vengono mantenute in forma inerte, dal punto di vista della sintesi
proteica, nel citoplasma delle cellule.
Altre modifiche post-‐trascrizionali, come lo splicing alternativo e l’editing post-‐trascrizionale
del mRNA, sono dei meccanismi evolutivi largamente utilizzati dalle cellule umane, in
particolare come evento chiave nel generare la variabilità anticorpale durante la maturazione
degli anticorpi.
Procarioti
Nei procarioti la traduzione è associata alla trascrizione, per cui la sintesi proteica avviene
quando la polimerasi non ha ancora terminato di sintetizzare la molecola di messaggero.
Il messaggero viene degradato da enzimi con attività endoribonucleasica, che agiscono
quando trovano una porzione di RNA priva di ribosomi. La presenza del ribosoma, infatti,
blocca la degradazione. L’enzima degradante è un complesso multi-‐enzimatico che taglia il
messaggero cominciando dall’interno della molecola.
Le molecole di RNA messaggero sono distinte in più parti.
È presente una sequenza di RNA al 5’ non tradotta chiamata 5’-‐UTR.
• C’è quindi un codone d’inizio, che nei procarioti è preferenzialmente il codone AUG.
• Successivamente si trova la sequenza codificante per la proteina corrispondente.
• Infine, si trova un codone di STOP (UAG, UAA o UGA) induce l’arresto della sintesi
• proteica.
Dopo il codone di STOP si trova una sequenza di RNA non codificante, di dimensione
• variabile, detta RNA intercistronico, che è seguita da un altro codone d’inizio, da cui
prende inizio la sintesi proteica del nuovo gene.
Eucarioti
Come detto, le molecole di messaggero necessitano un processo di maturazione, che prevede
degli eventi obbligati quali il capping al 5’, lo splicing, la poliadenilazione, e un evento
opzionale qual è l’editing, che non avviene in tutte le cellule.
Il capping identifica una particolare modifica del pre-‐mRNA, che viene introdotta
• durante la trascrizione, perché appena il gene viene trascritto c’è un sistema
enzimatico che modifica il 5’. La polimerasi stessa posiziona questi enzimi di
modificazione tramite la coda carbossi-‐terminale. Questa modifica avviene grazie a tre
enzimi: la RNA trifosfatasi, la guanil-‐transferasi e la metil-‐transferasi, che fa in modo di
formare un legame fosfodiestereo particolare in cui un residuo di guanosina viene
legato con un legame 5’-‐5’ al primo nucleotide di RNA eterogeneo. Dopo che è stato
introdotto il residuo di guanosina, la metil-‐transferasi introduce in posizione 7 della
guanina un gruppo metile. Residui di metilazione possono essere introdotti anche a
livello di altri nucleotidi.
Il secondo evento di maturazione, che è regolato e avviene quando la polimerasi ha
• trascritto tutto il gene d’interesse, è il processo di poliadenilazione, ossia l’aggiunta
di una coda di poliA di lunghezza variabile tra i 150 e 200 nucleotidi al 3’. Il segnale di
poliadenilazione è formato da sequenze che quando trascritte danno regioni di
AAUAAA. Questo è il consensus per la terminazione, si trova a una distanza varabile da
10 a 30 paia di basi a monte del sito al cui livello avviene il taglio. Questo consensus
quindi funge da segnale di taglio e di aggiunta della coda di poliA, ed è riconosciuto
dalle proteine CPSF e CTSF, rispettivamente il fattore di specificità del taglio e della
poliadenilazione (riconosce il segnale di terminazione) e il fattore che stimola il
taglio idrolitico al 3’. Quando la polimerasi perde CPSF e CTSF la sua processività si
riduce. La coda di poliA interagisce con il capping al 5’ tramite una proteina chiamata
PABP. PAP (poliA polimerasi), reclutata da CTSF, è l’enzima che aggiunge la coda di
poliA; è una RNA polimerasi che aggiunge residui adenilici senza bisogno di uno
stampo, ma solo di un innesco. La presenza del capping e della coda di poliA regola il
processo di traduzione. Inoltre, il capping e la coda di poliA proteggono la molecola di
RNA dalla degradazione da parte di enzimi con attività esonucleasica di tipo 5’-‐3’ se
degradano dal capping e 3’-‐5’ se partono alla coda di poliA.
Lo splicing avviene quando tutto il gene è stato trascritto dalla polimerasi, in
• concomitanza con gli eventi precedenti.
Dopo questa serie di eventi, il messaggero è maturo, e passati una serie di controlli della
qualità viene trasportato al citoplasma dove può essere tradotto in proteine dai ribosomi.
Questo processo impiega quattro ore.
La RNA polimerasi, dopo aver trascritto la sequenza di terminazione e dopo che questa è stata
tagliata, continua a trascrivere; tuttavia, il successivo RNA non subisce il processo di capping,
per cui è immediatamente aggredito dalle esonucleasi che cominciano a degradarlo con
attività 5’-‐3’ fino a raggiungere la polimerasi e a scalzarla dal DNA. Questo modello è detto a
siluro. Il modello allosterico, invece, spiega questo processo sostenendo che la polimerasi
dopo il taglio perda affinità con il DNA.
Il taglio sembra essere il frutto di un’attività ribozimica della porzione a valle del sito di
terminazione, che si strutturerebbe in forme tridimensionali e svolgerebbe un’attività di tipo
endoribonucleasico su se stesso.
Il degradosoma è un complesso multi-‐enzimatico che degrada le molecole di mRNA nei
batteri. Gli enzimi coinvolti sono la ribonucleasi E, con attività endoribonucleasica, la
PNPasi, con attività esoribonucleasica, e l’elicasi, che svolge le strutture a doppio filamento
che si vengono a formare. Il primo enzima che interviene è la ribonucleasi E, che quando
incontra una regione di RNA priva di ribosomi introduce un taglio, il quale fa sì che l’attività
esonucleasica 3’-‐5’ di PNPasi possa degradare la molecola di RNA. La direzione complessiva
della degradazione è 5’-‐3’ ma avviene grazie all’attività 3’-‐5’ della esonucleasi
(l’accorciamento è in senso 5’-‐3’).
Negli eucarioti vi sono due meccanismi diversi che degradano le molecole di messaggero.
La via 5’-‐3’, è la via prevalente e si trova a livello del citoplasma. In questa via è
• necessario un sistema che rimuova la coda di poliA e il capping, le due modifiche che
stabilizzano le molecole di messaggero. Vi sono dei segnali particolari in posizione 3’
non tradotto sulle molecole di RNA, come la sequenza ARE (sequenza
destabilizzatrice), che vengono riconosciute dal sistema di degradazione e
determinano la vita media di un RNA. In questo modo si può controllare l’espressione
di quel gene. Delle endonucleasi poi tagliano quel RNA. Nella via di degradazione 5’-‐3’,
ci sono degli enzimi specifici per rimuovere il capping e la coda di poliA: una
esonucleasi con attività 3’-‐5’ degrada la coda di poliA, la proteina PABP non è più in
grado di rimanerle legata e il distacco fa sì che possa essere degradato anche il capping,
perch&eacu
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