Dinamica
Seconda legge di Newton
∑i Fi = m ¨x(t)
x(0) = xo
¨x(0) = ¨xo
Eliminando l'ip. di carichi applicati in modo quasi statico, si ha una risultante delle forze ≠ 0 che corrisponde alla forza di inerzia.
Si ottiene un'eq. differenziale che deve essere accompagnata da condi. al contorno.
Su un mrr. continuo:
div σ(x,t) + b(x,t) = δ ü(x,t)
σo(x,t) = Ξ(x) - Ξ(x,t)
Ξ(x,t) = ∇ u(x,t) + (1/2) ∇ T(x,t)
Se avessi ü(x,t) → 0 e ¨x(t) → 0 avrei un problema quasi statico.
F(t) = 0 per t < 0
F · t/tr per t ε (0;tr)
F per t > tr
Dinamica
Seconda legge di Newton
∑ Fi = m ẍ(t)
x(0) = xo
ẋ(0) = ẋo
Eliminando l'ip. di carichi applicati in modo quasi statico, si ha una risultante delle forze ≠ 0 che corrisponde alla forza d'inerzia.
Si ottiene un'eq. differenziale che deve essere accompagnata da condi. al contorno.
Su un m.s. continuo:
div σ (x, t) + b (x, t) = δ ü (x, t)
σo (x, t) = ½ (∈ (x) - ∈ (x, t))
∈ (x, t) = ∇u (x, t) + ½ ∇T (x, t)
Se avrò ü (x, t) → 0 o ẍ(t) → 0 avrò un problema quasi statico.
F(t) = { 0 per t tr }
Per avere effetto dinamico la forza deve cambiare nel tempo.
tr = tempo caratteristico della forzante
F fluttua se tr grande e viceversa.
La "quaverdura di tr" è riferita a T1, tempo caratteristico della struttura, detto periodo fondamentale.
Se tr/T1 → ∞ risposta quasi statica, effetti dinamici piccolissimi.
Se tr/T1 non tende a ∞, possibili effetti dinamici.
Modello dinamico
Semplificazioni della realtà
- Travi e pilastri 1D
- Solai 2D
Problema descritto nella massa, concentrata in un punto.
N=1
q1(t)
N=2
y(s,t) = y (q1(t); q2(t))
N gdl
q(t) = { q1(t), q2(t), ..., qn(t) }
Buona modellazione dinamica già con N=2 o N=3.
Cause degli effetti dinamici
- Variazione della forza nel tempo
- Modulo variabile
- Forza rotante
- Forza mobile
- Spostamento impresso (sisma)
Quasi statica M(S) = 0
Dinamica M(S,t) ≠ 0
Riguarda di solito elementi non soggetti a M.
Teoria delle piccole oscillazioni
sinΘ ≈ Θ
cosΘ ≈ 1
X = Yu
Poiché gli angoli di rotazione sono ≪ 1.
Supponiamo legame elastico Forza - Spostamento
F(x) = F(0) + dFdx │x=0 X + 1/2 d2Fdx2 │x=0 X2 = KX
Ne consegue che, a meno del caso K = 0, assumere hp. piccoli spostamenti e legame elastico, implica avere legame elastico lineare.
σ = E/ε
Tutte queste semplificazioni portano ad avere, eg. diff. a coeff. costanti:
Oscillatore semplice
Legge di Newton
F(t) - KX(t) = m Ẍ(t)
m Ẍ(t) + K X(t) = F(t)
ODE 2° ordine, li.i. a coeff. costanti.
Anche per d'Alembert: eq. dinamico considerando le forze d'inerzia perse, dunque m Ẍ(t) come forza d'inerzia.
Sistemi a N gradi: M q̈(t) + K q(t) = F(t)
Sistemi continui: γ(s)·ÿ(s,t) + [EJ(s)y‴(s,t)]‴ = q(s,t)
Sint. n ODE lineari
1 PDE lineare
Moto impresso
Ī(t) = Ug(t) + Δ + X(t)
Ci interessano 2 quantità:
- Allungamento molla: X(t) = Ū(t) - Ug(t) - Δ
- Accelerazione assoluta massa: Ū(t) = Ǘg(t) + Ẍ(t)
Per la legge di Newton:
-K ẍ(t) = m Ü(t)
m Ü(t) + K x(t) = 0
- In termini m spost. assoluto m Ü(t) + K (U(t) - up(t) - Δ) = 0 m Ü(t) + K U(t) = K (up(t) + Δ) = F0(t)
- In termini m spost. relativo m (üp(t) + ẍ(t)) + K x(t) = 0 m ẍ(t) + K x(t) = -m üp(t) = Fx(t)
Valutazione della rigidezza K
La rigidezza della struttura è molto più bassa nei confronti degli spostamenti orizzontali:
Dinamica verticale trascurabile quando gli elementi verticali non sono troppo lunghi.
La rigidezza si valuta caricando la struttura lungo il g.d.l. assegnato e calcolan
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Appunti Teoria e dinamica delle strutture (2)
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