Economia e contabilità d’impresa
Prof. Giorgio Mion 23/09/2025
1.1 L’attività economica
Consiste in un insieme di azioni tese a procurarsi beni, materiali o immateriali, ritenuti in grado di soddisfare un determinato bisogno.
Il bisogno è una condizione in cui si è sempre alla ricerca di uno stato di felicità, allo stare bene, senza mai raggiungere un perfetto e durevole stato di appagamento, si ha quindi una sensazione dell’impossibilità di raggiungerla.
Questo stato di insoddisfazione può essere risolto tramite l’uso e il consumo di un bene.
Tra i bisogni e i beni c’è una relazione problematica, i bisogni sono infiniti (altri non eludibili) ma i beni finiti, limitati, infatti quando si ha una progressiva soddisfazione di bisogni, si tenderà a crearne sempre di più. Altri sono anche risorgenti, quindi dopo essere stati soddisfatti tenderanno a ripresentarsi, come per esempio i bisogni primari.
Si tenderà perciò a compiere atti di scelta e anche di rinuncia.
Essendo limitati è utile fare delle scelte per l’allocazione dei beni per risolvere più problemi possibili, se questa esigenza è insoddisfatta porta a sofferenza, malessere e scontento.
Il dubbio che nasce tra la scelta e rinuncia dà vita ad una assiologia, una gerarchia di bisogni (soggettiva ma legata alla nostra stessa natura), scegliere quindi i più importanti e risolverli con i beni che abbiamo, questo porta a fare una scelta razionale, quindi una soluzione migliore per collegare bisogni e beni (fare scelte per ottenere il massimo soddisfacimento con i beni che ho), soddisfacendo dapprima i bisogni primari e poi gli altri in ordine di preferenza.
Il pensiero economico è un particolare modo di ragionare che permette di trovare il modo migliore per utilizzare i beni, così da trarne la massima utilità possibile. L’insufficienza di risorse rispetto ai bisogni ha generato molti conflitti; infatti, i problemi che l’umanità affronta hanno anche una dimensione economica; si parla quindi di problemi di convenienza economica.
Recepiamo in modo diverso l’ordine di priorità delle scelte altrui, scelte compiute in una condizione non ottimale, perché siano scelte razionali devono fondarsi su informazioni documentabili, misurazioni dimostrabili e ipotesi verosimili, come dati dell’esperienza e indicatori di predittività.
Utilità = felicità, dà vita ad un assunto utilitarista, ipotesi che semplifica la realtà e la rende più semplicemente studiabile.
L’ipotesi fondamentale è l’ipotesi utilitarista.
Problemi di convenienza economica
I problemi dell’umanità sono quasi tutti economici:
- Per natura, quindi bisogni che implicano direttamente il consumo di un determinato bene, o come i bisogni primari, comporta la ricerca del più conveniente impiego dei beni scarsi affinché il consumo sia il più gratificante possibile.
- Per necessità strumentale, per coltivare quel bisogno ho necessità di consumare, non è soddisfatto in modo diretto dal consumo di certi beni, ma possono agevolare la risoluzione del problema, diventa un problema di convenienza economica.
Le scienze economiche si fondano su due protopostulati dell’economia, ossia un’ipotesi che consideriamo vera a priori e che non viene discussa all’interno della scienza:
- Scarsità dei beni in natura, è un assioma, ossia non ha bisogno di dimostrazioni, è evidente la precarietà delle risorse naturali.
- Razionalità dell’agire umano in campo economico, necessita un chiarimento perché non è un’evidenza inconfutabile, beni scarsi portano a fare scelte razionali, ogni azione è pragmatica, tesa al raggiungimento di soddisfare un proprio bisogno.
È l’inesorabile conseguenza del primo, perché la scarsità di beni impone l’intelligente utilizzo delle poche risorse per trarne la massima utilità.
L’attività economica consiste in azioni tese a soddisfare i bisogni che sono infiniti, avvalendosi di beni che sono finiti.
Ci sono diversi tipi:
- Produzione, finalizzata al diretto consumo dei beni realizzati (diretto soddisfacimento del bisogno) o al successivo scambio per ottenerne altri da dedicare al personale consumo, trasformazione dei beni grezzi in beni che sono più idonei a soddisfare il bisogno, la scarsità dei beni aggiunge un valore a essi, un bene ha valore in base a quanto è idoneo a soddisfare il bisogno, percepiti più idonei perché nel corso della loro “vita” è avvenuta una trasformazione per renderli tali.
- Erogazione, cessione a titolo gratuito dei beni prodotti a soggetti terzi, soddisfazione indiretta che egli trae dal consumo altrui grazie a beni ricevuti in dono (es. figli e genitori). → Appagare il bisogno di un’altra persona, esprimendo solidarietà.
- Scambio, cessione dietro corrispettivo dei beni prodotti a soggetti terzi.
Avviene quindi nel mercato, tramite il prezzo, valore proposto dal venditore, ossia la misura del valore nella quale trovano convergenza le soggettività dei contraenti, dando vita al valore di mercato, sintetizza i rispettivi giudizi di equità ed esprime una equivalenza tra valori (legge della domanda e dell’offerta), quindi ritenuto equo sia dal venditore che dal compratore, traendo un vantaggio maggiore rispetto se lo scambio non fosse avvenuto.
Nello scambio si realizza un compromesso tra le due parti; quindi, fare in modo che il denaro abbia lo stesso valore del bene che si sta acquistando.
Tutto ciò porta al consumo, ossia il momento topico e risolutivo dell’attività economica, fine ultimo al quale essa tende.
Quello che noi percepiamo è il valore d’uso, che è totalmente soggettivo perché riguarda la condizione specifica di chi sta sentendo quel bisogno; quindi, qualcuno potrebbe attribuire un valore a un bene, mentre qualcun altro no.
Il fine ultimo dell’attività economica è la possibilità di avvalersi di beni per realizzare vantaggiose operazioni di scambio, sempre alla ricerca di un’utilità. L’attore è sempre alla ricerca del miglior utilizzo dei beni così da raggiungere la massima soddisfazione possibile, sua o di terzi.
I comportamenti tenuti nello svolgimento dell’attività economica tendono spontaneamente ad essere razionali; quindi, finalizzati al raggiungimento di un risultato utile. La razionalità economica è un indirizzo logico verso il raggiungimento della massima utilità sempre condizionato rispetto ai fini che ci si pongono:
- Soggettiva, scelta razionale che può essere irrazionale per un’altra persona rispetto allo scopo.
- Relativa, razionale secondo le opzioni che sono disponibili, quindi non esiste il comportamento ottimale in senso assoluto.
- Limitata, la razionalità economica dipende dalle informazioni disponibili, scelta che si basa solamente su alcune informazioni.
L’informazione è fondamentale per la decisione, mi aiuta ad essere più razionale, ma anche il tempo mi aiuta a raccogliere più informazioni, permettendo di fare scelte migliori.
Un bene ha infiniti valori perché ognuno ne attribuisce uno, ogni bene ha un valore diverso in base agli utenti che lo valutano, quindi tramite:
- Percezione, sempre soggettiva ed individuale, la percezione è il movente dell’attività economica.
- Misurazione, oggettivizza la percezione, un linguaggio qualitativo che è compreso da tutti, deriva dai processi di scambio.
Il mercato, essendo luogo ideale di incontro tra domanda (acquirente) e offerta (venditore), fa sì che, una volta stretto il patto, il prezzo diventi misura che conferisce un’apparente oggettività al valore del bene.
1.02 Il concetto di azienda
L’attività economica può essere:
- Individuale, riferita ad una sola persona.
- Occasionale, sollecitata dall’insorgere di necessità.
- Istantanea, risponde ad un bisogno del momento.
- Spontanea, non richiede grande applicazione metodologica.
- Istintiva, non è necessariamente supportata dalla razionalità economica.
L’attività economica può essere di due tipi:
- Attività economica “generica”, isolata e individuale, svolta da un singolo attore con lo scopo di dare spontanea risposta ai suoi personali bisogni, non beneficia del confronto e del contraddittorio con altre prospettive di analisi né lascia traccia del suo processo decisionale.
- Attività economica “organizzata”, si manifesta se ricorrono due condizioni (essenziali e irrinunciabili):
- La pluralità di soggetti agenti, perché la pluralità esplicita la razionalità, richiede di stabilire finalità non effimere ed esplicitare il modo in cui vogliamo svolgere l’attività.
- La coordinazione di soggetti (attori) e beni per un progetto comune, le parti sono tra loro coordinate per raggiungere un certo obiettivo.
Viene definita con il termine di azienda.
→ Azienda: attività economica “organizzata” mediante la quale una comunità di attori giuridicamente riconoscibile a terzi intende perseguire finalità durevoli di qualsivoglia natura.
La presenza di più attori comporta la necessità di dover dare un’“organizzazione” all’attività, rinunciando all’assunzione di comportamenti spontanei e istintivi, ma predispone anche alla collaborazione in vista di un obiettivo condiviso.
Le scelte si fanno quindi ponderate e si accende il senso di responsabilità sulle scelte intraprese.
Viene fatta un’attenta valutazione di opportunità, da cui consegue una chiara manifestazione di volontà, portando gli attori a svolgere questa attività in maniera attenta, ragionata e coordinata, grazie all’ascolto e al dialogo.
Gli attori dell’azienda sono coloro che di fatto e nei fatti realizzano l’attività economica “organizzata”, anche se occupando ruoli diversi; quindi, avendo responsabilità proporzionate ai loro compiti. Li rende attori dell’azienda la loro effettiva e fattiva partecipazione alla sua realizzazione, altrimenti ciascuno si comporta in modo singolo.
L’azienda funziona solo se viene collettivamente svolta (di immediata evidenza) ed è coordinata (si manifesta concretamente nei fatti, lasciando traccia nei documenti), così da arrivare all’obiettivo.
La differenza sostanziale tra l’attività economica “generale” e quella “organizzata” sta in ciò che precede la stesura del documento, quindi la discussione, il confronto e anche il contrasto di opinioni e visioni che portano alla scelta condivisa.
La pluralità degli attori dell’azienda rafforza il protopostulato della razionalità umana in campo economico, quindi più probabile la sua effettiva e abituale applicazione.
L’obiettivo dell’azienda è creare un nuovo valore, ossia essere più idoneo a soddisfare bisogni.
L’azienda è svolta da una pluralità di persone, questa tensione all’utilità deve essere strutturata in una serie di decisioni che sono tese all’obiettivo.
Organizzarsi per svolgere l’attività economica significa costruire un sistema coordinato che ponga in atto delle sequenze di azioni che abbiano dei vincoli logici tra di loro, chiamato anche ciclo decisionale, che partono dallo stabilire obiettivi, capire come raggiungerli, mettere in atto le decisioni, valutare i risultati e individuare dove migliorarsi.
Il processo decisionale degli attori adotta due differenti e opposti criteri guida:
- Efficienza, ogni comportamento teso a ridurre il più possibile l’impiego delle risorse, si centra quindi sul valore consumato e di conseguenza sul grado di utilizzo (sull’input), ogni scelta che applica il principio del “minimo mezzo”.
- Efficacia, ogni comportamento che permette di massimizzare il beneficio realizzato grazie all’azienda, si centra quindi sul valore ottenuto e su quelli target, quindi sul grado di realizzazione (sull’output).
Si basa anche sul beneficio in termini di beni prodotti, soddisfare le aspettative in termini di benefici, generando output di elevata qualità.
Alcune volte le due potrebbero risultare in tensione.
L’applicazione della razionalità economica è sempre la ricerca di un equilibrio tra efficienza ed efficacia, non esiste un’unica soluzione perfetta, bensì ci sono varie soluzioni adottabili, è necessario scegliere quella “migliore”, la quale rappresenta un ottimo relativo, dato che non ne esiste una migliore.
L’azienda ha un riconoscimento che la rende fenomeno giuridicamente rilevante e oggetto di una normativa che ne disciplina i momenti e gli aspetti salienti, implicando la sottesa intenzione dei suoi attori di mantenerla lungamente in vita, sottintendendo un interesse durevole.
Il consumo non può far parte dell’azienda, dato che è azione collettiva finalizzata a un obiettivo comune e condiviso (il consumo è sempre individuale). L’unico atto di consumo è quello che si compie nel processo produttivo, trattandosi di un consumo funzionale alla trasformazione delle risorse in un bene “nuovo” (consumo a fini produttivi), al contrario nell’attività economica generica avviene il consumo a fine di soddisfazione dei bisogni.
- Generica: produzione, erogazione, scambio e consumo.
- Organizzata: produzione finalizzata all’erogazione, scambio.
Se ispirati solamente all’uno o all’altro conducono a risultati paradossali, non essendo ispirati dalla razionalità economica.
Caratteri distintivi dell’azienda
- Riconoscibilità, l’identità aziendale deve essere visibile ai soggetti esterni, l’azienda è un fenomeno economico giuridicamente rilevante, la sua riconoscibilità è resa possibile grazie alla costituzione di un ente.
L’ente costituisce il soggetto al quale le norme di legge attribuiscono formalmente la titolarità dell’azienda; quindi, tutti i diritti e doveri che ne conseguono.
- Durabilità → Interesse non effimero da parte degli attori.
- Strumentalità: tra gli scopi degli attori e l’azienda si stabilisce un rapporto di strumentalità dell’azienda rispetto agli attori.
1.3 Gli elementi essenziali dell’azienda
L’azienda non può esistere senza:
- Attori, pensandola e dandole vita nei fatti.
- Beni prodotti, scambiati o erogati, costituiscono gli oggetti dell’agire economico.
1.03.1 L’elemento soggettivo
Gli attori dell’azienda sono plurimi, considerati i veri protagonisti senza i quali l’azienda non esisterebbe, e ci sono poi gli interlocutori, i quali hanno un ruolo non decisivo.
Gli attori governano l’azienda e da loro può dipendere la continuità aziendale, non necessariamente loro coincidono con l’ente (figura rilevante a fini giuridici). Sono superiori i decisori di fatto rispetto a quelli di diritto, gli ultimi talvolta restano nell’ombra, seppur godendo dei suoi benefici.
La numerosità della governance è
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