Storia contemporanea
Anno accademico 2025/2026
(Dalla campagna di Russia fino alle leggi fascistissime)
Dalla campagna di Russia ai moti del 1820-21
Nel 1812 Napoleone è l’uomo più potente del mondo, conquistando mezza Europa, consolidando il suo potere mettendo al trono sovrani membri della propria famiglia: fratello Giuseppe come Re di Napoli e poi di Spagna, Luigi come Re d'Olanda, e Girolamo come Re di Westfalia, oltre ad affidare il Granducato di Toscana alla sorella Elisa. Anche il cognato Gioacchino Murat, marito di Carolina Bonaparte, fu nominato Re di Napoli, sottoponendo quindi al suo impero buona parte dell’Europa Occidentale.
Non è capace però di conquistare l’Inghilterra, attaccherà poi l’Egitto, parte dell’Impero Ottomano. Napoleone visitò i cantieri navali di diversi porti francesi per verificare la capacità navale francese dell'epoca e la possibilità di costruire nuove navi; tuttavia, si rese presto conto che invadere l'Inghilterra sarebbe stato un compito molto rischioso a causa della superiorità della flotta britannica.
In alternativa, Bonaparte propose di invadere l'Egitto per stabilirvi un protettorato francese che contenesse l'espansione inglese attraverso il Mediterraneo orientale e l'India e controllasse l'accesso dal Mar Rosso all'Oceano Indiano. Inoltre, lo sfruttamento delle risorse economiche dell'Egitto compenserebbe le perdite francesi nelle Indie occidentali.
Napoleone non riuscirà a conquistare l'Inghilterra, cercherà di farlo anche Hitler, con le sue colonie ricche di materie prime. Decide dunque di invadere la Russia, il grande polmone di risorse e materie prime, consapevole che un grande impero necessita di materie prime e beni alimentari ed energia, carbone, quindi se non riesce a conquistare l’Inghilterra e quindi la rete di relazioni commerciali e colonie inglesi che componevano un formidabile elemento di rifornimento di materie prime decide di attaccare la Russia.
In quel momento la Francia, nel 1812, non ha colonie vere, organizzerà le prime colonie post Napoleone, l’impero coloniale francese sarà dunque tardivo. La Russia era ed è rimasto il più grande produttore ed adesso esportatore di grano nel mondo nel momento in cui Napoleone deve gestire buona parte dell’Europa e territori che non sono molto ricchi in materie prime, eccetto la Germania che all’epoca era divisa in una confederazione di stati come la Prussia, gli altri paesi erano deboli a livello di risorse.
Parte la spedizione, molto complessa ed unica, nessuno prima d’ora aveva tentato tale spedizione. Si doveva partire da quelli che erano i confini della Prussia, Germania, e si doveva procedere nel cuore della Russia, centinaia di migliaia di km della Russia, organizzando una catena di rifornimenti e truppe molto complessa.
Napoleone la organizza con 600 mila uomini e 300 mila cavalli che servono anche per le masserizie, un fatto di enorme impatto. Quell’esercito di 600 mila uomini non era composto solo da francesi ma di tutti coloro che erano sudditi dell’impero Napoleonico, quindi italiani che facevano parte del regno napoleonico instaurato in Italia, dei tedeschi, degli slavi, degli spagnoli, tutti prevalentemente giovani fra i 16-40 anni che si muovono verso la Russia.
Questa operazione inizia nel giugno del 1812. Hitler, Stalin si ispirerà ad alcuni modi in cui lo zar di Russia Alessandro I Romanov, Alessandro I dei Romanov, dinastia che guiderà la Russia fino alla rivoluzione del 1917, sceglie una strategia vincente, cioè di non attaccare le truppe francesi mentre entrano nei territori russi, bensì di farle penetrare per km e km facendo di fatto terra bruciata, cioè impedendo che potessero trovare rifornimenti alimentari, svuotando i villaggi, trasferendo la popolazione, bruciando i campi di grano e lasciando le città vuote per far arrivare le truppe napoleoniche al rigido inverno.
Schema ripreso da Hitler: la battaglia di Stalingrado, una delle battaglie più sanguinose e che fu appunto combattuta fra dicembre del 42 e gennaio del 43. La strategia di Alessandro I è dunque quella di farli addentrare, farli affamare ed attendere i rigori dell’inverno.
La storia fino almeno a metà dell’Ottocento è raccontata attraverso i quadri. Le truppe napoleoniche trovano città russe incendiate. Il 13 settembre 1812 giungono a Mosca e succede qualcosa per loro incomprensibile: nella città semideserta durante la notte si scatena un incendio causato dai russi stessi per dare il senso ai francesi del totale abbandono, trovano una città deserta.
Per effetto dell'incendio di San Pietroburgo le truppe francesi sono sempre più isolate, le truppe sono stanche ed è difficile rifornirsi e trovare sostituzioni. Ad ottobre arriva l’inverno russo, accade che Napoleone decide con una certa drammaticità di abbandonare la Russia. Si rende conto che in quelle condizioni sarebbe stato impossibile conquistare la Russia.
A quel punto inizia la martoriante azione delle truppe di Alessandro I che non affrontano mai a campo aperto le truppe francesi che seguivano i fiumi, ad esempio il Don e la Beresina. Durante la ritirata vengono aggrediti da bande di cosacchi, da bande di cavalleria russa senza particolari impedimenti e le truppe napoleoniche vengono decimate, in questa ritirata che sarà drammatica uno stillicidio, per causa del freddo, delle ferite e di questi continui attacchi.
L’enorme esercito messo su da Napoleone arriva nei pressi della Prussia, nella quale fino a quel momento c’era stato un governo francese insediato da Napoleone, ed è decimato: di questi 600 mila uomini ne ritornano solamente 100 mila. Ci sarà negli anni successivi, si assisterà a una vera e propria crisi demografica di giovani negli anni della restaurazione; ha decimato l’esercito e nel frattempo cambia anche il clima in Europa.
La Prussia, viste le traversie di Napoleone, decide di ribellarsi alla Francia. Il sovrano Federico Guglielmo si ribella alla Francia ed insieme alla Prussia anche l'Impero d’Austria, che era legato alla Francia poiché la figlia dell’imperatore, Maria Luisa d’Asburgo, ed insieme alla Svezia danno vita con le truppe russe che stanno seguendo.
Fra 16 e 19 ottobre 1813 le truppe francesi decimate, con di fronte gli eserciti prussiani, asburgici, russi e svedesi, combattono con Napoleone la battaglia di Lipsia, la più devastante sconfitta che Napoleone, che perderà su 100 mila altri 20\25 mila uomini.
A tal punto è molto evidente che Napoleone ha perso tutto il potere, non è più il più grande uomo europeo e mondiale e viene fatto prigioniero dalle truppe della coalizione. In Francia viene ripristinato il sovrano della dinastia che governava prima della rivoluzione francese e sarà Luigi 18 della famiglia dei Borbone: torna sul trono e concede carta costituzionale nel 1914. Si è ormai esaurita l’esperienza napoleonica e rivoluzionaria.
L’ultimo fu Luigi 16 che fu giustiziato con la propria famiglia, dunque anche con il figlio, Luigi 17. Fra i sovrani che compongono il congresso di Vienna decideranno la sorte di Napoleone.
Napoleone era un uomo nuovo fatto da solo che è stato capace di divenire imperatore con le sue doti da comandante, non era di nobile famiglia. Le alternative erano due: la prima, giustiziarlo ritenendolo responsabile di tutto ciò che era successo in quel periodo, ma era un'ipotesi che non piace alle grandi potenze come Alessandro I.
Non voleva creare però un martire, un uomo che era riuscito a cambiare la Francia, era riuscito a conferire terre ai contadini. Uccidere una figura del genere temevano di dar vita ad una nuova insurrezione in Francia, la paura della Rivoluzione francese era un pericolo reale, la paura che la Francia che aveva messo su una rivoluzione cambiando radicalmente la composizione delle terre dalle mani del clero a quelle dei contadini, l’epoca della ghigliottina, il sovrano era stato decapitato e i nobili defenestrati costretti a scappare, una rivoluzione vera che lasciò il segno.
Dunque la soluzione alternativa era di imprigionarlo ma l’atto di isolamento e comunque di martirio evoca sempre un tentativo di rivoluzione da parte dei suoi rischiando che il sentimento rivoluzionario napoleonico in Francia si acuisse di nuovo. Nell’aprile 1814 viene dunque portato all’isola d’Elba ma fu investito del ruolo di principe dell’isola d’Elba.
L’idea che maturano questi uomini è che Napoleone deve essere ridicolizzato agli occhi dei francesi, un grande uomo con una fine ridicola come principe di una piccola isola a dimostrazione del fatto che chi è nato espressione dei ceti borghesi potrà anche diventare parte di un momento della storia mondiale ma alla fine finisce per avere un destino che lo ridicolizza. Viene reso dunque innocuo, è all’isola d’Elba controllato dalle truppe inglesi.
Il congresso di Vienna
Nell’aprile del 1814 gli stati occupati da Napoleone tornano nelle mani dei precedenti sovrani. Novembre 1814, a Vienna si riunisce il Congresso di Vienna che avrebbe dovuto sancire e definire l’equilibrio politico dopo Napoleone, decidere quali territori sottratti da Napoleone venissero restituiti ai sovrani.
L’equilibrio post-napoleonico dando per scontato che ormai Napoleone era un capitolo chiuso, anche se Napoleone durante il congresso di Vienna farà qualcosa che avrà un grande impatto soprattutto sui francesi.
Vienna diventa una città popolatissima, i sovrani che giungono a Vienna sono Alessandro I Romanov di Russia, Giorgio III d’Inghilterra, Francesco I Asburgo d’Austria, Luigi 18 Borbone dalla Francia, Federico Guglielmo III di Prussia. Ministri importanti saranno Metternich e Talleyrand.
Il primo fenomeno: Vienna diviene una città popolatissima perché al congresso vengono invitati tutti gli staterelli presenti in Europa, tutti i principi del sud della Germania, della Westfalia, della Sassonia, Vienna, Danimarca e Svezia che arrivano con la corte, la delegazione.
Vienna che aveva fino a quel momento 250 mila abitanti arriva ad avere 100 mila turisti ed è il primo vero fenomeno del turismo di massa, il primo caso eclatante di turismo di massa. L’aspetto interessante è che Vienna fino a quel momento non aveva grandi alberghi, le case dei nobili e dell’imperatore non potevano ospitare così tante persone ed ecco dunque che vengono costruiti i primi grandi alberghi ampiamente ricettivi per ospitare questi visitatori.
Il congresso dura da novembre del 1814 a giugno del 1815, mesi di intensa presenza a Vienna. Le decisioni vengono prese principalmente da tre potenze.
Alessandro I arriva a Vienna, si reca in prima persona a Vienna con una corte formidabile, con artisti e grandi nomi e ha un’immagine di forza della Russia enorme e soprattutto di forza della Russia rispetto all’Europa. La Russia era considerata fino a quel momento come un paese che aveva molto a che fare con l’Asia e, avendo un esercito di terra con 1 mln e 200 mila effettivi soldati e oltre alla grande sconfitta di Napoleone, ha una proiezione europea perché è decisivo per la sconfitta di Napoleone l’inserimento della Russia dentro le dinamiche europee, dibattito Russia dell’Asia o dell’Europa.
Il secondo sovrano era il sovrano inglese che effettivamente non conta perché soffre di follia ma l’Inghilterra viene rappresentata da una forte classe di governo inglese, una forte diplomazia particolarmente interessata ai grandi equilibri commerciali. Saranno infatti protagonisti della prima globalizzazione che anticipa quella degli anni 1970-80.
I sovrani inglesi hanno origine tedesca, il nome Windsor se lo sono attribuiti durante la Prima guerra mondiale quando l’Inghilterra entra in rotta di collisione con la Germania.
Ha un ruolo importante l’Impero d’Austria non tanto per l’imperatore Francesco I d’Asburgo piuttosto per il ministro degli esteri e primo ministro che guiderà questo congresso, si chiama principe di Metternich, Clemence Von Metternich.
All’interno del congresso avrà un ruolo importante anche la Francia per la capacità straordinaria del proprio ministro degli esteri, il Marchese di Talleyrand, che ha una biografia incredibile perché era in origine un vescovo della chiesa cattolica prima della Rivoluzione francese. Capì durante la rivoluzione quanto rischiassero i vescovi, diventò dapprima girondino e addirittura giacobino avvicinandosi alle idee rivoluzionarie di Robespierre, riuscendo a salvarsi dal taglio della testa di nobili e vescovi decapitati da Robespierre.
Diventa dapprima un membro vicino al direttorio e poi un grande consigliere di Napoleone e successivamente di Luigi 18, aveva doti trasformiste importanti.
I principi fondamentali
Questo congresso è animato da due principi fondamentali per definire i principi per poter ridisegnare la carta geografica. I principi sono sostanzialmente due: il primo è espressione del Marchese di Talleyrand ed è il principio di legittimità, condiviso poi da Alessandro I.
Per ridisegnare la carta a seguito della rivoluzione bisogna porre sul trono i legittimi sovrani, cioè coloro che sono tali per volontà divina, non deriva dalla volontà umana bensì divina. Si deve riportare sul trono coloro che Napoleone e la Rivoluzione francese hanno destituito, fatto salvo il caso dell’Inghilterra gli altri sovrani governavano per origine divina.
Si deve ricomporre la carta geografica europea quanto più possibile simile a prima della Rivoluzione francese, prima del 1791, cioè l’inizio dell’espansione della Rivoluzione francese. Questo principio aveva un carattere generale: si ribadiva con forza l’idea che l'attribuzione del potere potesse derivare da processi di scelta popolare; il potere era di origine divina e per sua natura ereditario.
Non è la politica che guida la sorte degli uomini bensì è guidata dalla fede, dalla religione, dalla forza della provvidenza, da una divinità superiore che è il cristianesimo che si declinava nelle sue diverse accezioni come protestantesimo tedesco, anglicanesimo inglese, cattolicesimo e cristianesimo ortodosso.
Siamo nel 1815, non c'è spazio per la politica: rimozione della discussione della politica e la riassegnazione di questa prerogativa alla religione. Questo è uno dei temi che determina anche una idea di Europa cristiana, tema tutt’ora attuale, in quel perimetro non ci possono stare e non possono esserci relazioni con paesi che hanno altre religioni e il conflitto duro con la religione musulmana come minaccia per l’Europa come fortezza del cristianesimo contro la minaccia di altre religioni come l’Islam nasce con questa cultura.
Il 700 era stato molto più tollerante e aveva vissuto con religioni meno definite. Europa che ha la propria matrice nel cristianesimo in contrapposizione con il pensiero illuministico e la rivoluzione che si basava sulla centralità della ragione e della scienza.
Il secondo aspetto riguarda la Francia perché vuole salvare la Francia quando si apre il congresso di Vienna. In effetti Luigi 18 ha concesso una costituzione, era stato reinsediato, non era chiaro quali avrebbero dovuto essere i confini della Francia.
Si accetta fin dall’inizio l’idea che la Rivoluzione francese avesse subito un grave danno per la Francia, la monarchia era stata privata del proprio potere, era stata tagliata la testa a Luigi 18 e Maria Antonietta.
La discussione che si apre è in merito ai confini. Ci sono potenze come la Prussia di Federico Guglielmo III che si domandano se la Francia debba pagare le conseguenze della rivoluzione e delle guerre causate dalla rivoluzione e da Napoleone. L’idea che era circolata era quella di ridimensionare i confini della Francia, alcune regioni come l’Alsazia e la Lorena che erano territori molto ricchi di carbone potevano essere assegnate ad esempio alla Russia.
Talleyrand interviene in modo decisivo proponendo una tesi che verrà sostenuta da Alessandro I: se si fosse messo sul trono Luigi 18 senza restituirgli i territori antecedenti al 1791 si sarebbe accettato il principio che Napoleone sia riuscito a condizionare la volontà divina.
Se si considera l’azione di Napoleone capace di incidere sulla storia e i confini della Francia si andrebbe contro al principio di legittimità indebolendolo. Se non si fosse tenuta fede in maniera organica al principio di legittimità restituendogli il trono e i confini che aveva prima della rivoluzione, ammettete che Napoleone, che la sua azione, sia stato in grado di incidere il principio di legittimità; riuscirà a mantenere i suoi confini e ci sarà la riannessione di una città come Avignone che è una città pontificia.
Il secondo principio che viene definito è pronunciato dal principe ministro Metternich di Austria, è il principio di equilibrio, principio in base al quale la nuova carta geografica doveva essere definita in modo che nessuno stato fosse troppo più grande degli altri. Doveva avere un panorama di stati non troppo squilibrati, ci doveva essere un sostanziale equilibrio tra le grandi potenze.
Se c’è un unico stato molto forte e gli altri molto piccoli e deboli tenderà ad attaccare gli stati più deboli, si vuole quindi mantenere un equilibrio fra gli stati. Questi due principi vengono definiti in apertura del congresso di Vienna fra novembre e dicembre 1814.
Il ritorno di Napoleone
Definiti i principi Napoleone si trova ancora all’isola d’Elba, ma in quel momento Napoleone compie un gesto straordinario pensando che la sua vocazione francese debba riprendere corpo. Valutando il quadro politico francese decide di fuggire dall’Elba, si imbarca con una imbarcazione di fortuna e con la fortuna di un mare favorevole nel marzo 1815 parte dall’Elba e sbarcherà a Cannes.
Immediatamente in Francia inizia a circolare la notizia che Napoleone sia tornato in Francia, i giornali iniziano a narrare del ritorno di Napoleone. Nel giro di poche settimane Napoleone incontra un vasto consenso di francesi che intendono arruolarsi, oltre 50 mil francesi iniziano a seguirlo con i quali marcia arrivando a Parigi trovando consensi anche a Parigi e riesce dunque a insediarsi lì con un
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia contemporanea
-
Appunti Storia dell'arte contemporanea
-
Appunti storia contemporanea
-
Appunti presi a lezione di Storia dell'arte contemporanea