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Storia contemporanea: introduzione al corso

Storia contemporanea, due parole che sembrano contraddirsi, sono termini antitetici. Gli storici fanno partire la storia contemporanea dal 1815. Per tanti secoli, fino al 1500, il concetto di storia contemporanea non esisteva, la classificazione era tra storia antica e moderna. Grazie all'umanesimo, questa classificazione è stata resa più articolata, introducendo la stagione del medioevo.

Divisione della storia moderna

C'era un problema in questa classificazione, era troppo larga, in particolare la storia moderna, per questo si suddivide in:

  • Storia moderna
  • Storia contemporanea, dal 1815, ossia la convocazione del congresso di Vienna che poneva fine alle guerre napoleoniche e ricostruiva lo scenario europeo

Si sceglie il 1815 per questioni evidenti, molti nodi tematici della contemporaneità hanno origine in quell’anno, una grande cesura storica che ha provocato il sistema attuale. Ultimamente, Eric Hobsbawm, storico molto importante, nel Secolo Breve afferma che per lui la storia contemporanea inizia con la Prima guerra mondiale (1914) e finisce con il crollo del muro di Berlino (1989).

La periodizzazione è convenzionale, mai niente è un inizio assoluto, mai niente è una fine assoluta. Vi sono tre grandi fasi, ma non a compartimento assestante, l’una legata all’altra:

  • Il milleottocento/il secolo delle rivoluzioni: 1815-1914
  • L’epoca delle svolte autoritarie e totalitarie: 1914-1945
  • L’età delle democrazie: 1945-1989

Il lungo ottocento (1815-1919)

Il lungo ottocento o secolo delle rivoluzioni, elementi comuni e di profonda differenziazione:

Elementi comuni

  1. Tutte le rivoluzioni saranno combattute contro l'ordine costituito, contro i regimi politici instaurati a Vienna, contro gli assenti politici e istituzionali ed economici creati a Vienna.
  2. Tutte verranno combattute in nome di principi e valori condivisi, combattere il vecchio sistema in nome di principi e valori condivisi:
  • Principio di libertà
  • Principio di indipendenza
  • Principio di uguaglianza
  • Principio dell'unità, che in molti casi si traduce in coincidenza tra nazione e stato

Elementi di differenziazione

1815, congresso di Vienna

Il congresso di Vienna (1815) è una conferenza che segue gli sconvolgimenti portati in Europa a causa di Napoleone e si propone di affrontare una serie di nodi. Vi sono quattro attori, i quattro grandi stati europei, più la potenza sconfitta:

  • Gran Bretagna
  • Impero asburgico
  • Prussia
  • Russia (impero dello zar)
  • Francia (sconfitta, ma restaurata), invitata a seguito di alcune condizioni che vengono imposte:
    • La Francia deve pagare una serie di danni economici, per i conflitti imposti
    • Vengono ritirate tutte le truppe francesi ancora presenti nel territorio europeo

Oltre alla partecipazione delle potenze (nucleo centrale), vi sono le delegazioni di altri stati (es. Spagna, Portogallo, Svezia). Vengono posti tre obiettivi:

Principi di legittimità e restaurazione

  1. Riaffermare:
    • Legittimità: riportare i sovrani e le dinastie spodestate dalle guerre napoleoniche
    • Restaurazione: ripristinare le vecchie strutture politiche e istituzionali, ma anche economiche, saltate a causa delle guerre; ripristinare i vecchi ordinamenti, ossia il ritorno all'antico regime.

Costruire un nuovo ordine europeo, attraverso una leva, dare vita ad un nuovo sistema di alleanze, basato su principi diversi (rispetto alle fasi precedenti):

  • Diverso ruolo della diplomazia: il nuovo ordine europeo doveva essere costruito sull'idea che le grandi questioni internazionali dovessero esser affrontate e risolte attraverso mediazioni, ossia accordi tra le potenze delle contrapposizioni (ossia quelle coinvolte nel conflitto). La diplomazia precede la guerra.
  • Principio di ingerenza: il nuovo equilibrio europeo doveva prevedere che nel caso in cui uno stato si fosse trovato ad affrontare problemi causati da questioni interne (tensioni e problemi) e non fosse stato in grado di affrontarli, gli alleati erano autorizzati ad intervenire (prevalentemente in senso militare) al suo fianco. Alla non ingerenza si sostituisce il principio di ingerenza.
  • Principio della sovranità limitata: idea che uno stato rinunci a porzioni di sovranità propria in nome della sovranità popolare, ossia la solidarietà internazionale.

Ridisegnare la cartina geopolitica

Ridisegnare la cartina geopolitica (assetto geopolitico europeo) significa operare una svolta in senso conservatore, tornare ai precedenti equilibri:

  • Francia: totale ristabilimento delle espansioni della Francia, re-contenimento
  • Russia: ampliamento dei confini dell'impero russo, ammissione del granducato di Varsavia (lingua di territorio verso l'Europa centrale)
  • Prussia: ampliamento della Prussia, ammette i territori della Vestfalia e della Renania (territorio più ricco per quanto riguarda l'industria estrattiva, materie prime in abbondanza)
  • Confederazione degli stati tedeschi, 39 stati che occupavano l'Europa centro settentrionale, nucleo a partire dal quale avverrà l'unificazione dell'impero tedesco; capeggiati da una parte dalla Prussia, dall’altra l’impero asburgico

Federazione: lo stato centrale (elemento di coordinamento) ha un potere più forte, meno autonomia. Es: Stati Uniti, stato federale

Confederazione: gli stati hanno più poteri autonomi. Es: Svizzera, stato confederale.

Tutto ciò definisce il nuovo ordine europeo. I tre trattati più importanti siglati sono:

  • Trattato della Santa Alleanza, settembre 1815: Russia, Prussia e Impero Asburgico
  • Trattato della Quadruplice Alleanza, ottobre 1815: entra la Gran Bretagna
  • Trattato della Quintuplice Alleanza, 1818: entra la Francia

A partire dalla Quintuplice Alleanza si costruisce il concerto delle nazioni, mediazione cinque grandi potenze dell'epoca; assetto non duraturo poiché le volontà egemoniche dei singoli stati sostituiranno la solidarietà internazionale. La Rivoluzione francese aveva dato luogo a culture politiche impossibili da arrestare.

Italia

Territorio satellite della Francia, dopo il 1815 viene diviso in 7 stati, poi 6 perché il regno di Napoli e il regno di Sicilia si uniscono:

  • Regno delle due Sicilie, con i Borbone
  • Regno di Sardegna, più autonomo
  • Regno Lombardo-Veneto, territorio posto sotto l’impero asburgico
  • Forme di ducati (Modena, Parma, Reggio), indirettamente influenzati dall’Impero Asburgico
  • Granducati (es. Toscano), indirettamente influenzato dall’Impero Asburgico
  • Stato della chiesa

1914, scoppio della Prima guerra mondiale

Il 1914 è un momento di cesura e passaggio radicale che riguarda tre ambiti di trasformazione:

  1. La Prima guerra mondiale modifica gli equilibri internazionali, finisce la stagione dell'eurocentrismo, vi sono nuovi attori: gli Stati Uniti, nonostante tendano ad isolarsi, ci sono eventi che li fanno rimanere nel piano europeo:
    • Piano Young, piano di ricostruzione economica della Germania, finanziamento all'economia tedesca da parte degli Stati Uniti
  2. Diverso principio a cui si ispira il modello di relazioni internazionali: cambiano i riferimenti di base e i principi
  3. Ruolo importante della Russia, nonostante non sia un nuovo attore (cambia il modo in cui diviene attore internazionale). Con la Rivoluzione russa vi sarà un nuovo regime politico, nascita dell'unione sovietica. Condizionerà le relazioni degli altri stati, specialmente quando a Lenin succederà Stalin (es. condizionamento della terza internazionale e della nascita dei partiti comunisti).

La Prima guerra mondiale cambia il ruolo delle masse, poiché modifica il livello di politicizzazione delle masse; con la guerra le masse mobilitate entrano definitivamente nell'arena politica. La politica era destinata alle minoranze, non era un concetto di massa, ma in questo caso, la massa doveva essere necessariamente mobilitata, altrimenti la guerra non poteva essere combattuta.

La politica ha posto di fronte alla massa, valori come la Patria e la nazione, per quest’ultimi la massa ha combattuto e ha subito il sacrificio della guerra. Una volta terminata la guerra, è necessario fornirsi di elementi nuovi per l'azione politica, non si potranno usare i vecchi strumenti, vi saranno nuovi elementi:

  • Nuovi linguaggi
  • Nuovi movimenti

Dopo la Prima guerra mondiale, qualsiasi sistema diverrà di massa. Si tratta di un processo irreversibile e di grande trasformazione. Si modificano gli assetti interni degli stati: si passa dalle liberal democrazie alle democrazie, molti stati si democratizzano. Per effetto della Prima guerra mondiale, ad esempio, in Gran Bretagna si tenta di passare da un sistema maggioritario a un sistema proporzionale, che però non passa.

Il vento della guerra si traduce in una modifica a seconda del paese.

1918-1945

Halévy, storico francese, scrive L'era delle tirannie (1995), riassumendo l'evidenza di questa fase storica. Processi paralleli e contradditori:

  • Involuzione verso forme autoritarie o totalitarie. Samuel Huntington scrive La terza ondata, le diverse ondate di democratizzazione.

1945-1989

Trasformazione interna di alcuni stati e pratiche di relazioni internazionali. Per molti stati, vi è l'affermazione della democrazia. La cornice di queste trasformazioni è la fase della guerra fredda. Il secondo processo è l'integrazione europea. Processo di decolonizzazione che non significa solo indipendenza, ma progressivo emergere di nuovi attori politici.

Le ondate rivoluzionarie

“Lungo ottocento” o “Il secolo delle rivoluzioni”

Le rivoluzioni che attraverseranno tutto l’Ottocento avranno una serie di elementi comuni ma anche alcune distinzioni profonde.

Elementi comuni:

  1. Le rivoluzioni sono state tutte combattute contro l’ordine costituito, ossia tutte hanno avuto come obbiettivo quello di scardinare i regimi politici restaurati a Vienna, quindi di combattere contro il principio di legittimità e contro il principio della restaurazione.
  2. Tutte sono state combattute in nome di principi e valori condivisi. Soprattutto per le rivoluzioni politiche la matrice è la stessa: combattere il vecchio sistema in nome di principi condivisi.

I principi condivisi sono:

  • Il principio di libertà
  • Il principio di indipendenza
  • Il principio di uguaglianza
  • Il principio di unità, che in alcuni casi si può tradurre come necessità di far coincidere la dimensione nazionale con quella dello Stato

Le culture politiche che hanno animato le varie rivoluzioni si ispirano tutte alla Rivoluzione francese.

Elementi che li differenziano:

Possiamo classificare quattro forme diverse di ondate rivoluzionarie; si tratta di quattro tipi di ondate che si sovrapposero e che quindi vanno considerate sempre insieme:

  • Rivoluzioni liberali
  • Democratiche
  • Nazionali
  • Economiche

Le prime tre ebbero una matrice ed uno scopo prevalentemente politico, queste hanno avuto effetti più rilevanti e immediati. Mentre quelle economiche riguardarono tutte le trasformazioni che investono gli assetti economici degli stati, ma anche le relazioni economiche tra stati. Nonostante ciò, quest’ultime, pur avendo una matrice diversa, finirono per avere un impatto anche sugli assetti politici-istituzionali e culturali-sociali degli stati. Quindi hanno avuto effetti molto ampi. Un chiaro esempio è quello della prima e seconda rivoluzione industriale.

Tutti questi processi rivoluzionari, quindi, hanno prodotto effetti che alla fine hanno interagito tra di loro.

Tratto comune tra rivoluzioni liberali e democratiche:

Furono rivoluzioni che ebbero entrambe matrice nella Rivoluzione francese, i cui effetti sono oggetto di modifica da parte del Congresso di Vienna. Nonostante ciò, la Rivoluzione francese aveva messo in moto ideali e processi che non potevano più essere interrotti. Dunque, le rivoluzioni liberali e democratiche evidenziarono proprio questo: la restaurazione è un progetto politico che non può essere stabilizzato, in quanto dalle tendenze nate con la Rivoluzione francese non si può tornare indietro, nonostante i tentativi del Congresso di Vienna. Entrambe hanno quindi l’obiettivo quello di rovesciare la Restaurazione; questo è l’elemento comune delle due rivoluzioni.

Rivoluzioni liberali

Il movimento liberale, nato in Francia durante la Rivoluzione francese, dà vita ad un modello di rivoluzioni borghesi, che mirano a rompere gli schemi dell’ancien régime per costruire sistemi politici nuovi, basati sugli ideali che avevano alimentato la Rivoluzione francese.

Quali sono questi ideali?

I sistemi politici nuovi devono nascere sulla base di una diversa concezione della sovranità. L’ancien régime restaurato a Vienna si basava su un’idea di sovranità divina, per cui la sovranità derivava da dio (concezione religiosa della sovranità). Inoltre, si credeva che la sovranità si esercitasse attraverso una concezione monocratica del potere, esempi:

  • Modello del Re sole (“lo stato sono io”)
  • L’immagine del leviatano di Hobbes che rappresenta l’idea assolutistica del potere (potere concentrato nelle mani di un unico individuo: il sovrano, la cui sovranità derivava direttamente da dio.) Il sovrano descritto da Hobbes tiene in mano sia lo scettro del potere temporale sia quello del potere spirituale.

Difatti, le rivoluzioni liberali si propongono di costruire sistemi politici basati su un’idea diversa di sovranità: una sovranità che innanzitutto non deriva da dio. Al principio della sovranità divina si sostituisce l’idea che, la sovranità poggi su basi razionali, vale a dire l’idea che la sovranità spetti al popolo, composto dalla totalità dei cittadini.

Sistemi politici nuovi

Le rivoluzioni liberali si propongono di costruire sistemi politici nuovi, non più sull’idea monocratica del potere ma sull’idea della separazione dei poteri. Questa è la concezione liberale del potere. Montesquieu è il principale teorico della separazione dei poteri; questa diversa idea di sovranità e la separazione dei poteri si tradusse nel passaggio da regimi politici vecchi a regimi politici nuovi. Non è un caso che le rivoluzioni liberali consentano il passaggio dai vecchi Stati assoluti a sistemi costruzioni e ai sistemi parlamentari.

Gli elementi che differenziano questi regimi politici da quelli precedenti è la nascita, a partire dall’avvento dei sistemi costituzionali, delle istituzioni rappresentative. L’idea che alla sovranità assoluta si sostituisca la nascita di istituzioni rappresentative che rappresentano esattamente l’idea che la sovranità provenga dal basso e che sia esercitata attraverso il meccanismo della delega politica (o rappresentanza).

La differenza tra i due è da chi dipende il governo:

  • Sistema parlamentare: il governo dipende direttamente dalla maggioranza parlamentare, il governo esiste solo se vi è la maggioranza parlamentare (es. Inghilterra)
  • Sistema costituzionale: il governo dipende direttamente dal re (es. Francia, lo statuto albertino, costituzione belga). L’avvento di sistemi parlamentari è una evoluzione dei sistemi costituzionali. Da Zanardelli e Giolitti soltanto in Italia si parlerà di sistema parlamentare

Le rivoluzioni liberali sono state quelle che da un punto di vista storico animarono i moti in Europa del 20-21 e del 30-31. I risultati politici di tali rivoluzioni non furono immediati, per dare vita a nuovi sistemi politici impiegano del tempo, proprio perché l’idea dei liberali è un’idea di trasformazione graduale. Inoltre, perché molto spesso i sovrani restaurati reagirono ai tentativi da parte dei liberali di scardinare l’ordine scaturito.

Rivoluzioni democratiche

Le rivoluzioni democratiche hanno sempre una diversa idea di sovranità e di rappresentanza rispetto all’ancien régime, ma la loro concezione rispetto a quella liberale si basa su due principi diversi:

Passaggio e costruzioni di sistemi politici repubblicani

  • Monarchie costituzionali
  • Monarchie parlamentari

L’obiettivo finale è dare vita ad una Repubblica. Di conseguenza, non puntano a costruire modelli liberali dal punto di vista politico, ma dare vita a delle vere e proprie forme di democrazia avanzata, abbattendo gli ordini monarchici. Dunque, vogliono istituire sistemi politici realmente basati sul principio della democrazia. Anche i democratici sposano un’idea di sovranità e di rappresentanza dal basso (sovranità popolare sostenuta da entrambi), ma con una caratteristica diversa dai liberali: ovvero una diversa idea dell’uguaglianza.

Perché i liberali non parlano di democrazia, mentre i democratici sì?

I liberali subordinano il diritto di voto ad una serie di condizioni.

Idea di uguaglianza

Liberale: è un’idea di uguaglianza formale, per cui tutti sono uguali (formale), ma possono esercitare una serie di diritti (come quello di voto) solo se possiedono delle caratteristiche.

Democratica: è un’idea di uguaglianza sostanziale, per cui tutti sono uguali e godono degli stessi diritti e doveri indipendentemente da qualsiasi condizione.

Gli stati europei, frutto delle rivoluzioni politiche, saranno fortemente ispirati alla cultura liberale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentessa03pol di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Capperucci Vera.
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