Cultura e letteratura giapponese
Letteratura giapponese classica
Abbattere gli stereotipi sul Giappone
Lo stereotipo è un'immagine rigida, semplificata e fuorviante della realtà. Non necessariamente è dato da una concezione errata: semplicemente la realtà diventa onnicomprensiva, appiattendo le diversità; e facilmente diventa pregiudizio. Nasce dal senso comune, che plasma le nostre azioni e pensieri senza esserne consapevoli. È necessario prendere coscienza di quali sono gli stereotipi, e collocarli nel loro contesto, per riuscire a superarli.
Ad esempio: la parola Oriente è un costrutto sociale eurocentrico, che non ha connotazione geografica, soprattutto se con la O maiuscola. Non è un sinonimo di Asia. Ha una connotazione negativa, che vede l'Asia come inferiore all'Europa e America (l'Occidente). Quando si parla di Giappone si parla di Estremo Oriente, andando a stereotipizzare ancora di più la questione. Rende cristallizzata la cultura giapponese in pochi elementi appartenenti in parte al passato, escludendo l'evoluzione della cultura tradizionale, che ha poi portato alla cultura moderna.
Il Giappone come ossimoro: la modernità più spinta e le tradizioni più antiche si incontrano, e in cui ci sono forti contrasti. Ovviamente non è così, perché succede sempre e noi comunque estremizziamo tutto.
Stereotipo: definizione e aspetti
- Stereotipo dal greco “stereos” (solido, duro, rigido) e “typos” (impronta, immagine)
- Aspetto cognitivo: visione semplificata e largamente condivisa di luoghi, oggetti, avvenimenti, persone, accomunati da certe caratteristiche o qualità
- Aspetto affettivo: ‘pregiudizio’, come predilezione per un particolare punto di vista o una particolare ideologia
- Aspetto comportamentale: ‘discriminazione’ senso comune forma di pensiero e di ragionamento che appartiene a una cultura e ne plasma le azioni in modo inconsapevole
Altre informazioni sulla letteratura giapponese
- In Giappone, la letteratura giapponese è conosciuta come “こくぶんがく” ossia letteratura nazionale, e non come “にほんぶんがく”.
- Lo Hiragana nasce per permettere alle donne di corte di scrivere componimenti senza risultare disdicevoli, in quanto non era gradita la conoscenza dei caratteri cinesi nelle donne.
- Il Katakana invece nasce per esigenze religiose, legate alla trascrizione di materiale buddhista.
- Il quarto, quinto e sesto secolo sono di vitale importanza per il Giappone per via degli scambi (unilaterali) con la Cina tramite la Corea, i quali portano cultura, conoscenza e scrittura tra le altre cose.
- La poesia era la forma di letteratura più importante in quanto base letteraria, sociale e culturale del classicismo giapponese.
Cos'è la letteratura?
Bungaku = Letteratura
La letteratura prima non aveva il significato odierno, indicava gli studi in generale. È più facile determinare che cosa sia la letteratura per via negativa, tramite criteri detti canoni letterari. Sono costrutti sociali legati a una determinata epoca, e destinati a cambiare nel corso del tempo. Infatti, può accadere che un'opera che in passato era marginale diventi di fondamentale importanza e viceversa. Alcuni dei punti fondamentali sono:
- Opera scritta o meno: i testi tratti dalla tradizione orale valgono come letteratura? Letteratura classica del periodo Tokugawa in cui il testo era collegato con le immagini (simil manga)
- La bellezza dello stile e della forma
- La serietà del contenuto
- La forma: teatro, poesia e prosa sono ciclicamente inclusi o esclusi dalla letteratura
- L'autore
- La finalità: ad esempio la Bibbia essendo un testo sacro per lungo tempo non è stata considerata letteratura.
Questi canoni sono stati via via modificati anche grazie alla maggior influenza che i lettori hanno sulla letteratura. Veniamo in contatto con i canoni in un ambito scolastico, dove essi sono decisi arbitrariamente a priori e non possono essere rimessi in discussione. Il canone rappresenta una specie di violenza, infatti per forza di cose esclude alcune opere e ne include altre.
Letterarietà
È una serie di criteri estetici, morali, tematici e scolastici secondo cui si determina l'appartenenza alla letteratura di un testo.
- Approccio essenzialista: la letterarietà è un elemento intrinseco ai testi letterari, fa parte della loro essenza; esiste nei testi indipendentemente dalle epoche o dalle culture (se non la si è dimenticata, verrà “scoperta”; se la si è dimenticata, verrà “riscoperta”); è astorica e universale; può essere parametrata su elementi altrettanto astorici e universali come la natura umana o la natura di un popolo.
- Approccio non-essenzialista: la letterarietà non è intrinseca ai testi letterari; è un prodotto storico e sociale; è relazionale e situazionale: viene costantemente rinegoziata nel corso delle epoche; non ha senso parametrarla rispetto alla “natura umana” o di un “popolo”, perché questi sono a loro volta costrutti sociali e mutevoli. → approccio più popolare
Terry Eagleton, Secondo la letteratura consiste dei vari modi in cui la gente si rapporta allo scrivere: qualsiasi cosa può diventare letteratura o cessare di esserlo. Non esiste un’unica letteratura contraddistinta da opere “intoccabili” e di valore certo. La ricezione del testo letterario deve essere da parte della comunità (intellettuali, critici, pubblico) piuttosto che del singolo per avere rilevanza.
La letteratura classica giapponese
Fino all'epoca Tokugawa la letteratura era rappresentata da testi scritti in cinese. Con la riforma della lingua in cui si standardizza il giapponese, si pensa a una riforma dell'istruzione, in cui i testi canonici sono rimpiazzati da opere “marginali”, come poemetti scritti per diletto dagli stessi autori della precedente letteratura (sia alta che di massa), scritti in giapponese. Si sentì il bisogno di recuperare un'identità nazionale giapponese anche attraverso la letteratura, in quanto riflesso delle epoche passate.
Ciò che oggi si intende come letteratura giapponese è tutto ciò che come tale è studiato nelle scuole, università e manuali giapponesi, per convenzione didattica e tradizioni consolidate. Non lo è in base all'etnicità (tra i primi letterati alcuni hanno origine coreana), né per la lingua (ci sono alcuni testi in lingua cinese), né per collocazione geografica (può essere prodotta da immigrati o emigrati) ekkibungaku えきぶんがく.
La letteratura giapponese è tale per convenzione didattica, per tradizioni scolastiche consolidate. In altri termini è un oggetto discorsivo prodotto dai discorsi che la raccontano.
Letteratura "classica"
Non intendiamo in questo caso letteratura antica, infatti il Giappone è stato per molto tempo l'ombra della Cina, una periferia di un sistema letterario sinocentrico. Ha grande importanza la cultura e la pratica della letteratura cinese: era gestita da membri maschi nobili e dai monaci, ed è considerata di prestigio nazionale. Assieme a queste nel tempo si è dato molto più valore a quelle prodotte dalle donne, marginali ai tempi.
Un "Classico" è un libro che ha sempre qualcosa da dire, ed è inteso sia in senso temporale, sia come riferimento per le opere future: infatti la capacità di rinnovare e rimodellare la tradizione letteraria a seconda dei valori moderni è apprezzata. Offre diversi livelli di fruizione, sia per chi vuole semplicemente godere dell'opera, sia per i più esperti che colgono i riferimenti ai testi letterari precedenti.
Canone
Terry Eagleton lo definisce come ‘‘un modello culturale foggiato da certi individui, per certe ragioni, in un certo momento’’.
Letteratura giapponese classica o moderna: si fa riferimento ad un canone, ovvero ad una serie di testi selezionati come particolarmente rappresentativi. Per quanto riguarda la letteratura giapponese classica il corpus di testi si è venuto a formare per la prima volta in epoca Meiji, quando viene creato un canone della letteratura giapponese classica sul modello del canone della letteratura delle grandi nazioni europee, prese come modello.
Sulla base di una serie di criteri legati alla lingua, etnicità degli autori hanno consacrato quei testi come classici, a differenza di altri scritti in kanbun (i testi 漢文 che fino a quel momento avevano goduto di grande prestigio in cinese).
Canone: costrutto culturale legato al tempo in cui viene costituito. Vengono scelti quei testi sulla base di criteri ritenuti importanti nella cultura di epoca Meiji, che hanno improntato tutta la cultura del '900. Haruo Shirane, uno dei più grandi studiosi contemporanei di letteratura giapponese classica, pubblicato anche in inglese, si è soffermato sul concetto di canone.
- ‘Today the term canon usually refers to authorized texts, particularly those in school curricula, or to texts widely perceived to be worthy of interpretation and imitation. [...] in the narrower sense means the standard repertoire, the most highly prized or most frequently read or performed works within a particular genre or institution. [...] in the broader, more political sense, [...] means those texts that are recognized and used by dominant institutions.’
- ‘Canon, which implies conflict and change, deliberately replaces and critiques the notions of the classic and of tradition, which both suggest something unchanging or given’ (H. Shirane)
Il canone costituito dalla classe intellettuale dominante viene assunto all’interno dei programmi scolastici, al quale si fa riferimento. Le pratiche di riscrittura dei testi contribuiscono al riconoscimento d’importanza dei testi. Ad esempio, il Genji Monogatari: il classico per eccellenza nella letteratura giapponese. Scritto da una dama di corte dell’epoca Heian, in giapponese, che all’epoca non era considerato come testo prestigioso ma viene nondimeno di uso ed ammirato, largamente imitato e popolare.
Il canone come forma di violenza simbolica legittima
Il canone: i testi degni di particolare attenzione all’interno degli ambienti intellettuali più vicini alla classe dominante. Vi è all’interno della costruzione del canone: ruolo importante esercitato dalle istituzioni.
Il canone viene capillarmente diffuso attraverso i curricula scolastici: impronta forte da parte della classe dominante, il potere in senso astratto. La modalità in cui un testo viene visto dipende dall’epoca (inteso come sistema di valori) in cui il soggetto lo osserva. Se i testi non sono intrinsecamente letterari, intrinsecamente dei “classici”, anche la costruzione dei canoni è un’operazione arbitraria, che si legittima attraverso rapporti di potere.
La costruzione dei canoni è un’operazione arbitraria: dipende dai criteri di una determinata cultura, periodo storico che si legittima sulla base dei rapporti di potere. La legittimazione arriva dalla classe intellettuale riconosciuta come dominante o dall’istituzione.
- Max Weber (1919) definiva lo Stato come ciò che ha il “monopolio dell’uso legittimo della forza”. Esistono forme di forza/violenza fisica che sono considerate legittime (ad es. privare della libertà personale coloro che commettono determinati reati); allo stesso modo esistono forme legittime di forza/violenza simbolica.
- Max Weber parlava di una sorta di violenza simbolica: implicita nella costruzione del canone, e in generale in tutte quelle forme che vanno a limitare il prestigio, raggio d’azione di un testo letterario.
- È possibile considerare un canone letterario come un’istituzione che rivendica per sé il monopolio dell’uso legittimo della violenza simbolica in ambito letterario.
- Ricostruire criticamente epoca per epoca il canone e i suoi processi di formazione è una delle linee di ricerca più praticate negli ultimi decenni all’interno della storia di letteratura.
Che cos’è la letteratura giapponese?
- Non esiste qualcosa che sia essenzialmente e astoricamente letteratura giapponese.
- Esistono dei canoni della letteratura giapponese, che hanno origini storiche. Quello che noi studiamo come “letteratura giapponese” è uno di questi “canoni”.
L’invenzione della letteratura giapponese
Il Giappone in epoca Meiji adotta alcuni dei criteri, principi, alla base della definizione del canone letterario in Europa. Dopo i due secoli di isolamento, il Giappone si riapre ai contatti con l'Europa, ispirandosi alle grandi nazioni europee di quegli anni per definire il nuovo Giappone come nazione moderna.
Epoca Meiji (1868-1912): trasformazioni e cambiamenti
- Nascita dello stato nazionale Meiji (kokka 国家)
- Formato dal kanji di koku (paese – kuni) e dal kanji di casa l’idea 国 家, della nazione come famiglia: un motivo molto importante.
Fra il 1600 e il 1850 (o 1868) il paese aveva attraversato un lungo periodo di pace sotto il dominio dei Tokugawa, importante famiglia dell'aristocrazia guerriera, i quali detenevano il potere esecutivo. Governavano il paese, anche se esisteva ancora l’imperatore nella corte a Kyoto, ma con una funzione e ruolo simbolico. Egli si trovò depauperato assieme alla corte del potere esecutivo.
I Tokugawa controllavano il paese attraverso un sistema assimilato al feudalesimo. Il paese era suddiviso in una serie di Han (feudi) che erano a loro volta dominati da un daimyō (signore locale) legato ai Tokugawa. La popolazione giapponese era abituata a guardare come al proprio signore, alla figura al quale dedicare la fedeltà e rispetto, il daimyō.
Nel 1868 si ha la Restaurazione Meiji: il sistema dei Tokugawa viene smantellato: vengono abolite le classi sociali, la suddivisione del territorio in piccoli possedimenti. L’unica figura alla quale la popolazione deve obbedire è l’Imperatore.
Si intende:
- Costruire un’ideologia ex-novo legata all'immagine della nazione unitaria, unita attorno ad una figura centrale.
- Diffondere una nuova mentalità dopo aver sradicato un sistema di pensiero e comportamenti sociali e individuali durati per due secoli e mezzo. Vengono create serie di metafore e immagini per rendere quest’idea di unità. Il simbolo della famiglia funziona perfettamente: grande famiglia al centro della quale vi è il patriarca, rappresentato dall’imperatore, i sudditi come gli. Altra metafora è quella del corpo (il kokutai): il corpo della nazione, della quale l’imperatore rappresenta la testa e i sudditi le braccia e gli arti.
Mutazione di saperi dalle potenze europee e dagli USA, tra questi la letteratura.
Criteri del canone della "letteratura giapponese"
- Etnicità (ius sanguinis): letteratura prodotta da “giapponesi” ≠ coreani, cinesi, ainu, ryukyuani, occidentali, ecc. In epoca Nara vengono degli autori di origine cinese e coreana.
- Geografia (ius soli): letteratura prodotta in Giappone (arcipelago giapponese) e non altrove.
- Lingua: letteratura prodotta in giapponese (kokugo o nelle sue varianti standard o accettabili) ≠ cinese, coreano, ainu, dialetti, ecc. Kokugo (lingua nazionale, 国語): La letteratura giapponese è il kokubungaku (国文学): la letteratura nazionale.
Le varianti dialettali rimangono escluse. Il nihonbungaku (日本文学 letteratura giapponese) si usa in contesti nazionali.
- Riconducibilità a generi europei: letteratura assimilabile a forme come il romanzo, la poesia, il dramma teatrale, ecc. (es. Taketori monogatari, Nikki, lo “Shakespeare giapponese”, Saikaku il romanziere realista, ecc.)
La letteratura europea diviene un modello di riferimento, vengono valorizzati quei generi assimilabili ai generi letterari europei (ad esempio il romanzo). In Giappone non vi era una teoria dei generi come nella cultura Europea (risale all’antica Grecia) con delle categorie molto rigide. (Aristotele, commedia-tragedia) Approccio alla letteratura diversa: per tutta la fase della letteratura classica giapponese (epoca Nara, Heian) vi è una continua commistione tra poesia e prosa: non vi è una distinzione netta. I confini tra i generi letterari non sono ben distinti.
Nel momento in cui vengono adottati dei criteri della tradizione letteraria europea, i generi acquisiscono diversa importanza e vengono valorizzati tra i testi del passato quelli riconducibili a forme vive e apprezzate all’interno del concetto di letteratura europea. Il romanzo: al centro del canone nel '900 in Europa. Perciò acquisiscono particolare prestigio serie di testi che per la tipologia narrativa sono riconducibili al romanzo. (ad esempio il Monogatari)
Esclusi dei testi che fino all’epoca Meiji erano testi letterari dai confini molto più sfumati. Es: tutti i rotoli dipinti la poesia zen con una pittura, la calligrafia. Non essendovi nulla di assimilabile in Europa, sono escluse.
La detective fiction è un genere moderno, che nasce con la modernità. Edgar Allan Poe è considerato l’iniziatore. Arriva in Giappone attraverso le traduzioni negli ultimi decenni dell'800 dei racconti di Conan Doyle e Poe, riscuotendo grande successo. Dalle traduzioni si passa agli adattamenti, per poi produrre romanzi originali: EDOGAWA RANPO (traslitterazione in Katakana di).
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