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Lezione 1 15 febbraio 2023

Filologia → “amore dello studio, della dottrina” → insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti letterari e alla loro corretta interpretazione e comprensione, sia come interesse limitato al fatto letterario e linguistico, sia con lo scopo di allargare e approfondire, attraverso i testi e i documenti, la conoscenza di una civiltà e di una cultura di cui essi sono testimoni → filologia testuale, rivolta soprattutto alla ricostruzione critica dei testi → insieme dei filologi e degli studi filologici appartenenti a un particolare periodo, a un determinato ambiente culturale → per estensione, in ogni ricerca, l’interpretazione di fatti o di personaggi ecc. basata sull’esame di testi e documenti o su notizie storiche (Treccani) → interdisciplinarietà → approccio comparativo o comparatistico → documenti letterari per ricostruire la lingua in un determinato secolo → attenzione rivolta ai documenti scritti → la filologia è un sapere in evoluzione, per cui l’interpretazione dei testi che si ha oggi non è detto sia quella definitiva → stato dell’arte = fino a questo punto le ricerche sono arrivate qui e hanno stabilito che … (corretta comprensione e interpretazioni = ambiguo) → la filologia non identifica un ambito di ricerca ma un metodo di studio che si avvale di strumenti di indagine diretti e indiretti:

  • Strumenti diretti → fonti scritte (reperti storici originali) → testi letterari e lingua (filologia = tutt’uno con il testo scritto).
  • Strumenti indiretti → “metodo di ricostruzione interna” → ricostruire l’evoluzione di una lingua in base al metodo comparativo (varianti, forme allomorfe, eccezioni ecc.) → “metodo comparativo” → indagare le parentele di lingue geneticamente affini per ricostruirne i dati non documentati → metodo recente (XX secolo) → dal Novecento ritenuto fondamentale, tanto che le analisi che non usano questo approccio sono considerate invalide.

Studio comparativo del giapponese

Studio comparativo del giapponese (Pellard, 2018, p. 1) → perché è importante comparare? → gli obiettivi e i metodi della scienza sono:

  • Migliorare la capacità di capire, comprendere il mondo.
  • Rispondere alla domanda “che cosa?”, quindi osservare non è sufficiente, ma bisogna porsi altre domande → bisogna cercare una spiegazione, capire come certi fenomeni avvengono e perché, e quali sono i loro risultati (how? why?).
  • Il metodo scientifico necessita di una sperimentazione, ma ci sono branche della scienza in cui queste sperimentazioni non sono possibili o etiche, ad esempio per quanto riguarda lo studio del passato e di eventi unici (biologia evolutiva, archeologia, sociologia ecc.).
  • Un’alternativa all’esperimento controllato è il cosiddetto “esperimento naturale” oppure, appunto, il “metodo comparativo”, ossia la manipolazione viene sostituita dalla comparazione con altri casi attestati.

→ in linguistica la comparazione è uno strumento ottimale soprattutto per un aspetto afferente alla storiografia → la comparazione tipologica permette di ricondurre a delle leggi universali, alle tendenze e a possibili variazione di una lingua → da un punto di vista storico (comparazione storica) la comparazione permette di spiegare cosa accade a una determinata lingua in riferimento ai suoi cambiamenti evolutivi, nel corso de tempo, e attraverso la comparazione con lingue a cui è connessa / legata da parentela (livello evolutivo) さき先.

Complessità linguistica

Complessità linguistica → un esempio è il termine, che può indicare sia il futuro sia il passato → la lingua giapponese presenta quindi molte complessità, dovute ad alcune delle sue caratteristiche, come i due tipi di lettura (kun’yomi e on’yomi), la pronuncia, in cui l’intonazione della voce può essere determinante, e il valore semantico di un termine che può coprire talvolta anche due significati opposti tra loro.

Caratteristiche del giapponese

Caratteristiche del giapponese:

  • Lingua flessivo-agglutinante o semi-agglutinante.
  • Struttura SOV.
  • Postposizioni al posto di preposizioni.
  • Diversificazioni del linguaggio maschile e quello femminile pur non avendo né genere né numero (es. esistono postposizioni che caratterizzano il linguaggio femminile e altre che caratterizzano quello maschile).
  • La struttura del giapponese permette di allacciare le diverse componenti della frase anche in ordine sparso.
  • Sistema onorifico complesso (cinque livelli di keigo).
  • Prestiti lessicali in continuo aumento (la lingua giapponese non si origina in Giappone, ma nasce “in prestito”).
  • Accento tonale.

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Lezione 2-3 16, 22 febbraio 2023

Giapponese → si presenta come una lingua isolata, non relata a nessun’altra lingua o famiglia linguistica → presenta circa 128 milioni di parlanti ed è la nona lingua più comune → i sistemi di scrittura del giapponese sono tre ed è la quarta lingua più comunemente usata su internet → ci sono 2400 attività di proprietà di giapponesi solo nel Medioriente → il giapponese è la lingua nazionale del Giappone e, nonostante le complessità della sua lingua scritta, il Giappone ha un tasso di alfabetizzazione pari al 99%.

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Caratteristiche del giapponese

Caratteristiche del giapponese → è una lingua flessivo-agglutinante o semi-agglutinante, con struttura SOV (Soggetto-Oggetto-Verbo) e postposizioni al posto di preposizioni.

犬はどこにいるのか、わからない。

→ il giapponese è una lingua con accento tonale e numerosissimi prestiti lessicali incorporati ma a sé stanti ハンバーグ が好きです。

→ c’è una distinzione del parlante in base al genere, maschile o femminile, nonostante l’assenza del genere grammaticale e del numero (indiscriminato singolare da plurale).

♂ 行くぞ!

♀ 行くわ!

→ il giapponese presenta, inoltre, diversi livelli di registro, tra cui il registro onorifico (敬語).

行きます。

Neutrale = まいります。

Umiliativo (謙譲語) → es. いらっしゃいます。

Onorifico (尊敬語) → es.

→ esistono poi situazioni di ambiguità linguistiche, che fanno parte sia della lingua classica giapponese (protogiapponese) ma sono presenti ancora oggi nella lingua contemporanea (は、が).

Struttura SOV

Struttura SOV → “Anna ha presentato Piero al nonno”.

  • アンナはお祖父さんにピエロを 紹 介 しました。
  • アンナはピエロをお祖父さんに[ ]紹介しました。
  • [ ]お祖父さんにアンナはピエロを紹介しました。
  • お祖父さんにピエロをアンナは[ ]紹介しました。
  • ピエロをお祖父さんにアンナは[ ]紹介しました。
  • [ ] ピエロをアンナはお祖父さんに[ ]紹介しました。

Particelle del giapponese

Particelle del giapponese:

Particella Lettura Funzione
wa subject (general)
ga subject (emphasis, questions)
ka question
no belonging
mo as well
o/wo direct object
ni movement: to, at (general)
de movement: at place, by way of
e/he movement: toward, to (poetic)
to and (specific list)
ya and (general list)
から kara from
まで made to, until
ne right?
yo you know?

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Ambiguità inerente tra は e が

は が は → ambiguità inerente e → hanno una funzione grammaticale diversa → il marca il tema della frase, mentre il が marca (in giapponese contemporaneo) il soggetto → tuttavia, in Giappone il concetto di soggetto (shugo → soggetto in senso linguistico) non è esistito fino al 1868 con la restaurazione Meiji, quando il paese ha riaperto i propri confini e si sono diffusi gli studi sulla letteratura e sulla linguistica occidentali → intorno al 1600 infatti, ma anche prima, il paese si isola dal resto del mondo, ricevendo gli unici contatti esterni fino a quel momento dall’Asia → con la riapertura dei confini nazionali durante il periodo Meiji, invece, vengono importati in Giappone una serie di concetti e secoli di cultura e storia da quello che per loro era l’Occidente (Europa e America), che loro hanno assorbito in circa quarant’anni.

は が → per questo nel giapponese di epoca moderna le due particelle e erano difficilmente distinguibili, per cui molto spesso coincidevano:

ジョンは魚を食べています。

a) focus is in “as for John… / about John…”

ジョンが魚を食べています。

b) focus is in the whole sentence “John is eating fish”.

は が → sebbene indichi il tema o topic e il soggetto, la differenza tra i due non è sempre facile da individuare, in quanto spesso il soggetto coincide con il tema della frase → ga enfatizza il sintagma nominale cui si accompagna, il che rappresenta la differenza principale tra le due particelle quando queste si trovano in posizione soggetto → il soggetto seguito da ga rappresenta un’informazione nuova, seguito da wa invece rappresenta un’informazione già data → in frasi complesse, invece, quando il ga assume forma di particella contrastiva, i due soggetti presenti hanno bisogno di essere seguiti da wa, che ricopre funzione di ga → nonostante la differenza tra tema e soggetto, spesso la distinzione non è così netta.

日はのぼる。 vs. 日がのぼる。

Protogiapponese

Protogiapponese → a livello etimologico il termine deriva dall’inglese e indica una lingua omnicomprensiva da cui deriverebbero non solo il giapponese moderno ma anche tutta una serie di lingue → il giapponese, insieme alle lingue parlate nelle Isole Ryūkyū, fa parte delle lingue nipponiche che, malgrado vengano considerate isolate in termini filogenetici, condividono una protolingua antenata, il protogiapponese, di cui però non ci sono testimonianze scritte → giapponese più antico, il “primo” giapponese sorto nell’arcipelago → nihonsogo (日本祖語) o nichiryūsogo (日琉祖語).

“Ryūkyūan naa or nyaa ‘already, now’ is from *[i]nya < *imya (by progressive palatal assimilation) < *ima; the labial nasal has assimilated to the following palatal, before or after the loss of the first syllable. The word is maa (?< *myaa) < [i]ma in Yonaguni and Hateruma. The standard version moo may have assimilated the vowel to the labial initial: [i]ma > ma(a) > mɔɔ (JP) > moo/mo[o]. But more likely it is the result of truncation from a compound. […]”

S. E. Martin, Japanese Language Trough Times, 1897 (p. 43).

→ lo studio del filologo Samuel E. Martin (1987) voleva ricostruire il protogiapponese con un approccio filologico → egli ha preso le evidenze delle vocali, i dittonghi e i vari aspetti linguistici del giapponese antico e li ha paragonati con le lingue antiche delle Isole Ryūkyū, lavorando ad esempio sul Man’yōshū e su altre fonti scritte pervenute → questa connessione è stata rivisitata da lui secondo un processo di analisi inversa, parte cioè dal giapponese moderno per poi risalire alle varianti precedenti → in relazione al sistema vocalico, fa un’associazione fra l’uso di 今 (ima contemporaneo) e il naa / maa parlato nelle Isole Ryūkyū → la versione standard di moo potrebbe aver assimilato la vocale nell’iniziale labiale, ma più probabilmente è il risultato di un troncamento → approccio comparativo → lo studioso parla, tuttavia, per ipotesi → anche dal punto di vista delle teorie sulla nascita della lingua giapponese, ad oggi abbiamo solo teorie, ipotesi, niente di accertato e comprovato (solo alcune ipotesi) → Martin basa la sua ricostruzione su cinque vocali, ma in seguito altri studiosi ne propongono prima sei, poi sette, ci sono quindi diverse teorie al riguardo → esempi di protogiapponese:

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Glossario proto-giapponese

Pancia *pàrà Uccello *tó̱rí
Mordere *kàm- Nero *kùrwòs
Sangue *tí Osso *pone
Nuvola *kùmù[C]à Freddo *sàmù-
Cane *ìnù Bere *nò̱m-
Orecchio *mìmì Verde *àwò; *míntórì
Udire, sentire *kí[-]k- Cuore *kòkòrό
Uccidere *kó̱rό̱s- Foglia *pá
Montagna *dàmà Bocca *kútú-Ci
Nome *ná Nuovo *àrà-ta
Naso *páná Persona *pítò̱
Rosso *áká- Cerchio, tondo/sferico *márú/*máró̱
Sabbia *súná Vedere *mì-
Stella *pósí Sole *pí
Nuotare *ò̱yò̱- Lingua *sìtà
Dente *pà Via, strada *mítí
Chi *tá- Donna *-mina/*míCá

Testimonianze scritte

Testimonianze scritte → lo studio diacronico (secondo prospettiva dinamica ed evolutiva) della lingua è problematico, legato a due orientamenti (Calvetti, 1999):

  • Ricerca di una famiglia linguistica da cui si è evoluto il quadro linguistico del giapponese medievale, premoderno e moderno → connessioni filogenetiche (percorso lineare).
  • Ricerca di un processo di ibridazione tra più lingue in relazione diacronica alla base del giapponese medievale, premoderno e moderno → commistione tra lingue diverse il cui risultato è il giapponese.

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→ queste contaminazioni hanno giocato un ruolo determinante all’inizio, in quanto la popolazione autoctona del Giappone è quella Ainu, che si trova a nord nella zona dell’Hokkaidō e probabilmente anche su in Siberia, e che ha subito una sorta di invasione nei secoli.

Popolamento delle isole giapponesi

Popolamento delle isole giapponesi → gli Ainu e le altre popolazioni che hanno popolato il Giappone risalgono probabilmente alla preistoria, e hanno subito delle migrazioni da sud (si stima che le popolazioni Jōmon siano arrivate dal sud-est asiatico), ma anche dalla Cina e della Corea → uno dei passaggi più probabili è che dal sud-est asiatico una parte di popolazione abbia ripercorso il paese verso nord nel Tōhoku periodo in cui c’erano più glaciazioni e non c’era il problema di affrontare il mare → all’epoca c’era una geografia differente, per questo sono riusciti a spostarsi camminando verso le isole del sud del Giappone, soprattutto nella zona del Kyūshū, una delle prime aree popolate al sud del paese, per via della sua vicinanza alla Corea, alla Cina e alle isole del sud → qualcun altro è probabilmente arrivato anche da nord avvicinandosi con gli Ainu → quello che è certo è che le popolazioni arrivate nel Kyūshū si siano poco alla volta spinte poi verso nord, quindi c’è stata una specie di punto di contatto nella zona del Tōhoku → nella preistoria per via delle glaciazioni il paese era collegato a nord-est anche con l’America, quindi si parla addirittura di contaminazioni con popolazioni dell’America del nord → tuttavia, si comincia a parlare di civiltà in Giappone a partire dal periodo Jōmon (10.000 – 300 a.C.), considerato la preistoria, periodo di cui si hanno testimonianze di utensili e vasellame e quindi di stabilizzazione delle popolazioni → nel periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d.C.) arrivano poi altre popolazioni da sud, manifestando quindi più pressioni da sud verso il centro e verso nord → quindi, se si considerano gli Ainu come popolazione autoctona, non è detto che non fossero estesi sul territorio quantomeno dall’isola dello Honshū (isola centrale) e che poi non fossero stati costretti a rifugiarsi a nord con l’arrivo delle migrazioni provenienti dal sud → da qui derivano teorie linguistiche che parlano di un collegamento tra Lingua Ainu e Giapponese, in quanto si pensa che come popolazione autoctona si comunicasse non solo con gesti → in più, c’è chi pensa che i giapponesi contemporanei siano il risultato di contaminazioni tra ainu, cinesi e malesi, anche coreani, popolazioni che nella storia hanno camminato fino alle isole del Giappone → a partire dal periodo Kofun (205 – 538) la situazione si presenta più stabile, non più con popolazioni che arrivano in massa, ma ancora con segni migratori → è proprio grazie ai coreani che in periodo Asuka e in periodo Nara arrivano in Giappone che viene importata la scrittura.

Epoche storiche

Epoche antiche Medioevo Epoche (pre-)moderne e contemporanee
Jōmon (preistoria, 10.000 – 300 a.C. circa) Kamakura (1185 / 1192 – 1333) Tokugawa o Edo (1603 – 1867)
Yayoi (300 a.C. – 250 d.C. circa) Restaurazione Kenmu (1333 – 1336) Meiji (1868 – 1912)
Kofun (205 – 538 circa) Nanboku (delle corti del Nord e del Sud, 1336 – 1392) Taishō (1912 – 1926)
Asuka (538 – 710) Muromachi o Ashikaga (1393 – 1573) Shōwa (1926 – 1989)
Nara (710 – 794) Azuchi-Momoyama (1573 – 1600) Heisei (1989 – 2019)
Epoca classica: Heian (794 –1185) Reiwa (2019 – )

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Origini della lingua giapponese

Origini della lingua giapponese:

“Molteplici sono le ipotesi relative alle origini della lingua giapponese e diverse generazioni di studiosi – sin dai primi tentativi pionieristici di Anton Boller [1857] di evidenziare affinità genetiche con le lingue uralo-altaiche, e dalle ipotesi di Sir Basil H. Chamberlain sulle relazioni tra il giapponese e le lingue delle Ryūkyū [Chamberlain 1895] – si sono dedicate alla ricerca di una genesi […] Due sono stati nell’ultimo secolo gli orientamenti principali: ricerca di una lingua (o famiglia linguistica) che costituisca l’origine genetica comune del giapponese e di una o più altre lingue note (p. es. giapponese e coreano scaturiti da un unico prototipo appartenente alla famiglia altaica); ricerca di una genesi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simosimmo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Pieri Veronica.
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