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Didattica e pedagogia speciale

Lezione 2: La didattica come scienza

Quando nella seconda metà del secolo scorso, si cominciò a considerare la didattica come scienza e come un apparato scientifico, organizzato su teorie, tecniche e procedure criticamente collaudate, l’attenzione fu orientata principalmente verso la collocazione della didattica nel novero delle scienze.

In quegli anni sembrava importante e decisivo cercare di capire quali nessi la didattica potesse o dovesse avere con l’insieme delle scienze dell’educazione, e soprattutto come dovesse rapportarsi con la pedagogia generale e quali garanzie potesse essa offrire a riprova della sua connotazione di scienza autonoma.

È evidente che, quando si discute di scienza autonoma non si pensa mai ad un’assoluta e completa autonomia, perché tutte le scienze mantengono ed alimentano un insieme complesso di relazioni e di scambi con altre scienze, informazioni e contributi preziosi. L’autonomia della didattica va dunque sempre intesa in senso relativo. La didattica è una scienza che si colloca all’interno delle scienze pedagogiche. Il campo della didattica può farsi coincidere con quello dei problemi dell’insegnamento, dell’apprendimento e del loro dinamico rapporto.

Settori di indagine della scienza didattica

I settori d’indagine della didattica riguardano, ad esempio, lo studio dei criteri generali dell’azione educativa, le ricerche sulla integralità, sulla integrazione, sulla differenziazione, sulla progettazione dell’intervento educativo, i problemi dell’organizzazione dell’azione educativa e le questioni connesse ai processi di trasmissione delle competenze (a partire dai temi dell'insegnamento-apprendimento).

Un ampio settore del campo della ricerca didattica si è da sempre occupato dei problemi posti dall’azione educativa nella scuola, ma già da tempo si sono aperti ambiti di lavoro scientifico diversi da quelli scolastici per affrontare, per esempio e non soltanto, questioni connesse ad altre istituzioni formative compresi i problemi della formazione dei dirigenti e del management didattico.

All’interno di questo vasto campo ci sono i problemi tradizionalmente affrontati dalla didattica: quelli dell’insegnamento e dell’apprendimento, assunti però sotto una prospettiva del tutto specifica.

Specificità del discorso didattico

La specificità del discorso didattico deriva dalla stessa sua imprescindibile esigenza di assumere l’apprendimento in correlazione con l’insegnamento. Infatti, pur dovendosi dare per scontata la possibilità di studiare i due processi in momenti e con strumentazioni diverse, è pur vero che in didattica è impossibile snodare l’analisi dell’apprendimento senza una considerazione, almeno implicita, delle questioni connesse all’insegnamento.

Interrogarsi sull’apprendimento significa ricercare il senso del processo per il quale l'uomo costruisce il suo comportamento. La didattica non si ferma all’ambiente scolastico né si blocca ai problemi dell’istruzione. La parola istruzione è ancora troppo sbilanciata sul compimento piuttosto che sul processo, e comunque sul risultato più ancora che sul compito. Dire educazione o anche insegnamento significa farsi carico del compito e quindi dell’efficacia e perciò anche delle persone che entrano in relazione nel momento dell'insegnamento; significa andare al di là della ricognizione dei contenuti e al di là della misurazione fenomenologica degli esiti, per cercare le vie del coinvolgimento attivo della persona e dei suoi processi di crescita.

Per questo possiamo ribadire che in ogni caso, nella scuola, il compito dell’insegnamento è sempre l’educazione, che include e rende feconda l’istruzione. Nello studio dell’apprendimento e dell’insegnamento, la didattica si distingue, oltre che dalla filosofia e dalla psicologia, anche dalla pedagogia.

Se la pedagogia è preoccupata principalmente delle coordinate valoriali e quindi anche delle finalità che caratterizzano l’educazione della persona, formulando perciò, in tema di apprendimento, giudizi di convenienza e di opportunità, la didattica si premura principalmente di investigare i processi, di stabilire i contenuti, di progettare gli assetti organizzativi, di stabilire forme e ritmi, senza per altro rinunciare ai diversi interrogativi sul perché e sul come dell’insegnamento e dell’apprendimento, giungendo sino alle questioni di tipo culturale, sociale e istituzionale.

Come si può ben vedere, il campo della didattica è un ambito della ricerca scientifica dove oggi si procede con premura e rigore epistemologico tanto da non potersi più giustificare chi ancora volesse adoperare la parola “didattica” per indicare un’arte, un talento, una qualità dell’operare umano (quando, ad esempio, si dice: “quell’uomo ha qualità didattiche innate”).

Oggi noi pensiamo che la didattica debba affrontare anche le questioni relative all’organizzazione della scuola e quelle relative ai processi formativi e del loro governo in termini di comunicazione educativa, di valutazione, di integrazione psicosociale e di crescita della persona, di potenziamento delle sue risorse e di miglioramento della sua capacità di interpretare e di gestire le attese della società.

Si tratta di non fermare la didattica all’ambiente scolastico, evitando, così, di alimentare un certo diffuso costume culturale che spingerebbe a identificare la didattica con l’istruzione, e a circoscrivere l’istruzione a quel che accade nella scuola, anche perché, a ben guardare, la stessa parola istruzione fa pensare ai risultati più ancora che al compito.

Centrare l’attenzione sulla educazione, invece (o anche sull’insegnamento o sulla formazione) significherebbe “farsi carico del compito e quindi della efficacia e perciò anche delle persone che entrano in relazione nel momento dell’insegnamento” o comunque nell’azione didattica. E comunque, non si tratta di processi che riguardano soltanto la scuola.

“Che si abbia una visione ristretta dell’istruzione e dell’insegnamento, o che si disponga, invece, di una visione che collega ed integra i contenuti di apprendimento ai processi di crescita della persona in un quadro ordinato da premure chiaramente educative, in ogni caso non ci si può fermare soltanto alla scuola, a meno di voler negare rilievo a condizioni, messaggi e situazioni produttive di apprendimento che si collocano all’esterno della scuola e talvolta indipendentemente da essa”, come nel caso della formazione aziendale, giusto per fare un esempio (Paparella, 2012).

Lezione 3: Educazione, pedagogia, formazione

Ci sembra utile avviare una disamina dei termini “educazione” e “pedagogia” e dei contesti educativi in cui oggi è possibile educare e educarsi. L’educazione è un’esperienza diffusa e generalizzata, alla quale di solito ci si accosta anche senza un previo supporto scientifico: la mamma che educa il suo bambino, ad esempio, segue criteri e motivi attinti dall’esperienza.

Ciò ha determinato, in passato, una lunga ed interessante discussione circa la natura della pedagogia e il suo rapporto con l’educazione. Volendo riassumere quanto sin qui affermato con uno slogan, potremmo dire: “l’educazione è il fatto; la pedagogia è un ragionare su quel fatto, procedendo in termini scientificamente adeguati”.

Nel corso del tempo, c’è stato chi ha voluto intendere l’educazione come “arte” e la pedagogia come riflessione; chi ha rimarcato il carattere di scientificità della ricerca pedagogica, e chi ha preteso di assicurare un carattere rigidamente prescrittivo alle proposizioni pedagogiche. Circa la parola “educazione”, va detto che molte sono le definizioni possibili. Tutte, però, ruotano attorno all’idea di un’azione, quella educativa, che promuove lo sviluppo umano, a più livelli.

Che cosa si intende con il termine educazione?

“Per educazione si può intendere l’insieme di quelle azioni individuali e sociali che favoriscono lo sviluppo fisico, intellettuale e morale della persona umana, verso l’autocoscienza e il dominio di sé, verso la rispondenza reciproca alle esigenze della comunicazione, della cooperazione sociale e della partecipazione ai valori.

Compito dell’educazione è, in altre parole, sviluppare le potenzialità degli esseri umani singolarmente e socialmente intesi” (Mariani, 2009). L’educazione costituisce l’insieme degli strumenti necessari per garantire la trasmissione delle conoscenze e dei valori che le varie società umane, nel corso del tempo, hanno prodotto. L’educazione, in tal senso, assume un carattere sociale, si preoccupa di costruire modelli formali e funzionali a modelli sociali, religiosi, ideologici, politici, ecc.

L’intervento educativo favorisce lo sviluppo delle attitudini di ogni persona, come individuo e come componente del gruppo di appartenenza. L’educazione deve necessariamente porre le sue basi nella tradizione, che continua il passato nel presente. Per questo, l’educazione è per un verso volta alla conservazione, e per un altro al rinnovamento.

In educazione c’è sempre qualcuno che si prende cura di qualcun altro, c’è sempre un’intenzionalità e quindi una progettualità educativa, ci sono delle decisioni da assumere, delle scelte da compiere, delle azioni da mettere in atto, delle esperienze da promuovere e ci sono dei soggetti che interagiscono allo scopo di assicurare tutte queste prestazioni.

La pedagogia oggi ha fatto notevoli passi innanzi rispetto all’epoca in cui era intesa soltanto come la disciplina dedicata ad educare i più piccoli. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, ci si accorge che la pedagogia sta allargando il ventaglio dei suoi compiti e si avverte sempre di più l’esigenza di un’interna differenziazione.

Tutto il settore della cosiddetta pedagogia della scuola, della pedagogia sociale, gli ambiti delle tecnologie dell’educazione e della formazione a distanza, e poi lo sterminato campo dell’extrascuola, con tutte le questioni relative alla educazione degli adulti, alla formazione professionale, ai problemi dell’apprendimento informale, ai temi della famiglia, irrompono all’interno della pedagogia e chiedono attenzione e sforzo ermeneutico.

Alla fine del Novecento la pedagogia registrava già una serie di differenziazioni, perfettamente corrispondenti all’ampiezza dei compiti che le venivano assegnati e alle attese della società per il sempre crescente bisogno di educazione che veniva maturando un po’ dappertutto.

L’affermarsi di campi ben caratterizzati e specifici, permette lo sviluppo della pedagogia generale, con ricerche che riguardano la filosofia dell’educazione, l’ermeneutica pedagogica, il linguaggio e la logica pedagogica, oltre all’ampio contesto della pedagogia interculturale, della pedagogia sociale e della pedagogia speciale (Paparella, 2005).

Oggi tutti gli studiosi di settore sono pressoché d’accordo nel sostenere che la pedagogia debba ugualmente occuparsi dei processi educativi, connessi alla crescita della persona nella sua distinta identità, nella sua autonomia, nella sua competenza ed originalità, e dei problemi che riguardano l’ampio settore della formazione.

Educazione e formazione

Educazione e formazione vengono talvolta usati senza una chiara differenziazione. In realtà:

  • Ogni attività educativa reca in sé un’attitudine direttiva (verso l’acquisizione da parte del soggetto, di determinati comportamenti, conoscenze, valori, ecc.), attitudine conforme ad una determinata comunità sociale e politica;
  • La formazione è invece un processo che viene a contrassegnare l’individuo come tale, rendendolo attore responsabile del proprio percorso formativo, costantemente in divenire. Il processo formativo, al giorno d’oggi, segue linee evolutive sempre meno lineari, contrassegnate dalla discontinuità e da una pluralità di scelte da compiere.

La formazione riguarda il processo di crescita, di maturazione e di sviluppo che porta la persona a “trasformarsi” costantemente all’interno di un movimento dinamico che implica tre cose: possesso di una cultura, apprendimento di saperi e di tecniche, socializzazione.

Si tratta di un processo formativo, che verte soprattutto sulle scelte interiori del soggetto e lo porta a maturare coscienza di sé e di una personalità ricca dal punto di vista spirituale e culturale. La formazione è sviluppo del soggetto nella sua umanità. Tale nozione è stata un asse portante della riflessione pedagogica, da Socrate in poi.

Già allora si evidenziò la necessità che ogni uomo sia chiamato a risvegliare la propria interiorità, a prendersi cura di se stesso, ad accogliere gli stimoli provenienti dall’universo culturale. La stessa concezione restò al centro della paidèia classica e cristiana e fu poi rilanciata nell’Umanesimo e nel Rinascimento e, in forme nuove, anche nel Settecento.

Che tipo di evoluzione ha conosciuto il concetto di formazione nel corso della storia?

Nel corso della sua storia, dunque, la categoria di formazione ha conosciuto una sua evoluzione, acquistando sempre maggiore autonomia rispetto alla categoria dell’educazione, di cui costituisce uno “sviluppo, svolgimento, compimento, realizzazione”.

Tra gli anni Cinquanta e soprattutto Sessanta del secolo scorso, la “tensione” tra la sfera dell’educazione e quella della formazione viene a manifestarsi in modo emblematico, all’interno di un clima politico, storico e sociale dei tradizionali modelli pedagogici e educativi.

Oggi alla categoria di formazione si riconosce un'intenzionalità, una processualità e finalità sue specifiche, a più livelli: si tratta di un processo orientato a produrre, nella persona, conoscenza e cambiamento.

In che rapporto sono tra loro educazione e formazione?

La formazione implica il possesso di una cultura, a partire dal linguaggio, dalle sue regole e credenze che la animano. Pertanto, esige la partecipazione alla complessità della vita sociale, a partire dall’ambiente familiare.

L’educazione, in quanto “unità di inculturazione/apprendimento/socializzazione” è alla base della stessa formazione (Cambi, 2009). Ma, mentre l’educazione trasmette e conforma, la formazione coltiva l’individualità del soggetto, nella sua autonomia, originalità e irripetibile unicità.

La differenza radicale tra educazione e formazione è che l’educazione è sociale e sfrutta soprattutto i meccanismi della inculturazione e dell’apprendimento; la formazione, invece, è personale in quanto verte sulla formazione dell’io, colto nella sua unicità. Non c’è formazione senza educazione e la formazione muta l’educazione, rinnovandone gli stili e i modelli.

Educazione e formazione, attualmente, vengono riassunte e inglobate nel concetto di educazione permanente. Oggi, infatti, si va rifiutando un'idea fissa di formazione per acquisirla come processo aperto, dinamico.

Al giorno d’oggi, formare e formarsi divengono attività sempre più complesse, contrassegnate da dinamicità e problematicità. Formare e formarsi non significano più “raggiungere un traguardo”, nel suo essere fisso e immutabile.

In altre parole, nell’età della formazione per tutta la vita, nel tempo dell’ibridazione tra età, generi, modelli culturali e ruoli sociali, ci si forma sempre e comunque.

Lezione 4: L’integralità in educazione

L’integralità è quella istanza di fondo cui deve ispirarsi ogni intervento educativo che voglia favorire lo sviluppo del potenziale umano. L’agire educativo che vuole promuovere l’integralità si rivolge a tutte le facoltà individuali, valorizza l’esperienza personale e garantisce il rispetto dell’unicità della persona.

Quando affermiamo che l’educazione è un processo volto a valorizzare il potenziale umano della persona, stiamo parlando di integralità, ossia stiamo richiamando l’attenzione sulla totalità delle esigenze di crescita poste dalla persona.

Ecco l’integralità: guadagnare unità, unicità, totalità, pur in presenza di una molteplicità di elementi, fare in modo che “tutta” la persona apprenda, grazie a tutte le sue risorse.

Il contesto educativo che vuole promuovere l’integralità è un contesto attento a far salva e coinvolgere l’intera dotazione del soggetto, e quindi la sua integrale connotazione personale: pensiero, linguaggio, motricità, affettività, socialità, valori, ecc.

Declinazioni di significato del termine integralità

L’istanza della integralità può essere intesa sia in senso debole che in senso forte. In senso debole, nell’educazione vi è sempre la compresenza di tutto l’uomo, in forza della sua irriducibile unità e della sua indivisibile totalità. Ciò significa che nel processo educativo si ritrova sempre tutto l’uomo con tutto ciò che esso porta con sé di conoscenza, di volontà, di moralità ecc. Questo tuttavia è soltanto un aspetto della integralità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenevitali2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Simone Maria Grazia.
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