Pedagogia speciale
La pedagogia speciale è una scienza giovane, autonoma, non è branca di altre scienze, teorico-pratica, empirica, euristica e sensibile. Secondo i pedagogisti, inizia nel 1801, quando Itard, medico psichiatra, non accettò la diagnosi fatta dal suo professore Fidel, nei confronti di Viktor, ragazzo cresciuto selvaggiamente da solo nei boschi. Fidel gli diagnosticò un "idiozia congenita irrecuperabile", ma Itard non fu d'accordo, infatti pensava che il linguaggio della medicina non poteva interpretare i bisogni esistenziali della persona, quindi si prese cura di Viktor e coniugò per la prima volta il momento terapeutico-clinico-medico con il momento educativo-didattico. Per la prima volta si parlò di educazione e non riabilitazione e per la prima volta un medico diventò educatore e elaborò un piano educativo individualizzato.
La pedagogia speciale è nata con una forte dipendenza della medicina. Tra la fine del 1770 e il 1800, la pedagogia speciale nasce con Diderot e Braille. Negli anni '80 e '90, la pedagogia speciale inizia a essere riconosciuta come disciplina autonoma.
Inizialmente, la pedagogia speciale si sviluppa con rischi e difficoltà, i suoi nemici erano la medicina e la psicologia, che avevano un atteggiamento arrogante e di superiorità. Montruschi afferma che la pedagogia speciale è il nucleo sensibile della pedagogia generale, sensibile perché si occupa di persone speciali, fragilità, vulnerabilità e diversità.
La pedagogia speciale e quella generale hanno le stesse finalità, obiettivi e traguardi, ma il loro soggetto o oggetto di indagine è diverso; infatti, la pedagogia generale si occupa dei normoabili, mentre la pedagogia speciale dei diversamente abili.
Epistemologia
Epistemologia deriva da episteme + logos, cioè discorso sull'origine della scienza. Si occupa di verificare se ci sono le condizioni per definire una disciplina come scienza. Per essere definita tale, deve avere propri concetti, contenuti, categorie fondative, una sua terminologia e propri soggetti oggetti d'indagine e ricerca.
I soggetti e oggetti d'indagine della pedagogia speciale, oltre alle diversità, deficit e handicap, sono anche le nuove categorie di differenza e diversità, cioè i nuovi bisogni educativi speciali (BES).
Definizioni di pedagogia speciale
1. Disciplina di frontiera (Gaspari-Trisciuzzi)
I suoi confini non sono barriere rigide, ma sta in frontiera, li allarga e cerca relazioni per andare oltre al solo arricchirsi, cercando nuove situazioni adeguate ai bisogni delle persone con disabilità. Avvengono scambi, confronti, contaminazioni produttive che aggiungono sapere al sapere.
2. Scienza della complessità e della diversità
Garantisce maggiori e migliori possibilità di lettura, di interpretazione e comprensione della diversità (paradigma della complessità vs linearità). La complessità si lega alla diversità. Secondo Morin, ci sono tre principi della complessità:
- Dialogico: due concetti distanti tra loro, in conflitto, hanno bisogno di dialogo, sono complementari.
- Ricorsivo: ogni elemento deve rincorrere l'altro, si riagganciano perché c'è un significato che li mette in collegamento.
- Ologrammatico: legge la disabilità e la diversità con un ragionamento flessibile, da più punti di vista e con più chiavi di lettura.
3. Scienza provocatoria e trasgressiva
Deve rompere il consueto per trovare l'inconsueto, cioè la novità, l'innovazione che generano il cambiamento. Il suo soggetto d'indagine è la diversità che può provocare e mettere in discussione. Il fine della pedagogia speciale non è risolvere problemi ma indagarli. Non si vuole risolvere la diversità.
4. Scienza del riconoscimento e dell'integrazione/inclusione della diversità
Devo ri-conoscere l'alunno con disabilità ex novo, andando oltre la medicalizzazione; non devo conoscerlo solo con la documentazione medica ma devo andare oltre, sgomberare la mente dai pregiudizi e stereotipi. Dobbiamo incontrarlo con la mente libera, conoscendo a 360° i vissuti che compongono la sua personalità. Non si deve far coincidere l'alunno con il suo deficit. Integrazione e inclusione sono finalità della stessa disciplina.
5. Scienza dell'accettazione del deficit e della riduzione dell'handicap
- Deficit: situazione di danno di natura irreversibile che quindi deve essere accettato, porta delle conseguenze come "disabilità" e "disalterazione", cambiamento delle abilità, attività e capacità.
- Disabilità è la conseguenza del deficit.
- Situazione di handicap: condizione di reversibilità. Per ridurlo si devono abbattere le condizioni che non favoriscono l'inclusione. I micro e macro contesti devono saper rispondere con una rete di aiuti e favorire l'inclusione.
Gaspari parla di uno schema lineare, partendo dalla noxa patogena, cioè quel (virus-batterio) che fa nascere il patos, cioè la patologia.
Modello ICF
È il nuovo modello di classificazione dell'OMS che supera il vecchio ICDH1, che aveva una logica medica legata alla valutazione diagnostica, un pensiero lineare, un sistema mono-direzionale, con relazione causa/effetto, rigido. Nel ICF c'è una nuova concezione della diversità, delle condizioni di disabilità e c'è una nuova idea di salute. È multifattoriale. La condizione di disabilità è vista come ricchezza, come fonte di stimolo e apprendimento. Si passa finalmente a una visione più reticolare, dinamica, flessibile e reversibile. Spariscono anche alcuni vocaboli usati precedentemente; ora vengono usati termini in positivo. La prima parte di questo modello interagisce con i fattori contestuali personali (aspetti psicologici, affettivi e comportamentali) e ambientali.
ICF è fondamentale nella costruzione ed elaborazione dei PEI. Serve ad andare incontro alle esigenze, ai bisogni educativi speciali dell'anno con disabilità, il quale deve avere un programma adattato ai suoi punti di forza e di debolezza, che deve essere differenziato ma mai separato. Dal 2017 è obbligatorio elaborare il PEI sulla base dell'ICF, quindi meno medicalizzato e che tiene in considerazione vari fattori; non si deve interrogare solo sull'alunno, ma anche sul contesto, quindi sui fattori personali e ambientali che possono incidere. Il PEI è una parte del progetto esistenziale, è pensiero al futuro. Il nuovo PEI ha 12 paragrafi, c'è una dimensione eco-sistemica, c'è un accento sull'individualità della persona e sul contesto di riferimento.
Storia
Negli anni '50-'60, la pedagogia che si occupava dei bisogni educativi speciali era chiamata pedagogia differenziale, indicando separazione da ciò che era definito normale; ciò che era problematico veniva isolato perché creava disturbo, c'era esclusione. Prima degli anni '60-'70, c'era una fase di emarginazione delle persone con bisogni educativi speciali. Fino al 1976, a scuola c'erano:
- Classi speciali: dove c'erano solo alunni disabili con la stessa disabilità.
- Classi differenziali: ospitavano persone che avevano uno svantaggio, ridotte competenze.
Nel 1976, il documento Falcucci pone fine a queste classi. La Legge 517 del 1977 sancisce il diritto di ogni bambino, indipendentemente dalle sue condizioni fisiche, sociali, economiche e culturali, ad avere un'istruzione; diritto sancito dalla nostra Costituzione. Questa è una tappa fondamentale per la fine dell'isolamento e l'inizio dell'integrazione. La Legge Barsaglia invece chiude i manicomi.
Integrazione
Integrazione è la cultura del cambiamento che implica una cultura progettuale; non c'è cambiamento senza educazione e non c'è educazione senza cambiamento. Integrazione si divide in scolastica e sociale, e interagiscono l'una con l'altra. Il processo di integrazione deve tener conto del contesto scuola-classe e degli altri luoghi formativi.
Il contesto può essere ostacolo, barriera o oggetto facilitatore. Integrare, dal latino integer, cioè comprendere qualcosa che prima era insufficiente. L'integrismo è integrazione a metà, limitata solo in certi ambiti, mentre l'integralismo è opposto all'integrazione, violenza per ricondurre a un'idea dominante (religioso).
Inserimento selvaggio sono i primi tentativi di integrazione che non arrivarono a risultati ottimali, selvaggio perché gli insegnanti non avevano avuto una formazione adeguata. Inclusione è oltre all'integrazione, non si occupa solo di alunni con disabilità ma anche dei BES. Non esiste inclusione senza integrazione, l'integrazione è la base dell'inclusione. L'integrazione/inclusione è necessario personalizzarla, rispondendo ai suoi bisogni educativi speciali, e contestualizzarla; il contesto può avere ostacoli ma anche risorse e agenti facilitanti. Non c'è integrazione senza accoglienza, cura, aiuto, adattamento reciproco, biunivoco, ma si verifica disintegrazione.
Teoria del costruttivismo
Piaget parla di adattamento. L'intelligenza è costruzione basata su due processi:
- Assimilazione: processo passivo di assorbimento (la mente assorbente M. Montessori).
- Accomodamento: riorganizzazione degli schemi mentali sulla base di nuovi input esterni; gli schemi precedenti vengono messi in discussione, modificati sulla base delle nuove info assimilate.
Dopo l'accomodamento avviene equilibrazione, quando il bambino cerca una coerenza con quello che già conosceva e con le nuove scoperte per poter stare in equilibrio. Non esiste integrazione senza educazione, cambiamento, progettualità. Quindi si mettono in moto due processi:
- Istituto: ciò che è già stato deciso, il programma da affrontare, la disposizione interna della classe, i materiali usati, le regole, il dare valutazioni.
- Istituente: modifica l'istituto, la scuola viene messa in discussione in base ai bisogni speciali degli alunni, per l'accettazione del deficit e la riduzione dell'handicap. Il contesto deve favorire l'integrazione e deve essere accogliente.
La cultura del cambiamento si basa sul "to project to" (progettualità), cioè formulazione di ipotesi e previsioni che devono essere verificate ed eventualmente modificate. La programmazione e la progettazione sono cose diverse:
- Programmazione/Programma: qualcosa già istituito che dà direttive precise e lascia poco spazio all'adattabilità.
- Progettazione/Progetto: criterio di flessibilità, può essere modificato e deve essere messo in discussione.
La didattica speciale ci permette di creare un abito su misura per gli alunni sulla base dei loro bisogni, garantendo disponibilità al cambiamento. C'è accettazione del deficit e riduzione dell'handicap. La visione collegiale si raggiunge solo se tutti i componenti delle agenzie educative collaborano e hanno a cuore che l'alunno sia integrato nei micro e macro contesti sociali.
Ipotesi di percorso di progettazione curriculare per alunni con disabilità e BES
- Analisi della situazione di partenza: quali sono le sue abilità in ingresso e le info sul suo vissuto.
- Analisi delle evidenze: con protocolli osservativi e con la creazione di una descrizione con punti di forza e di debolezza.
- Profilo dinamico funzionale (PDF) e diagnosi funzionale.
- Ciò che l'alunno sa o non sa fare.
- Costruzione del PEI su base ICF (per alunni con certificazione) o PDP (per alunni con BES o con svantaggi DSA).
- Progetto di vita.
- Definizione degli obiettivi generali: scelta contenuti, strumenti da usare, spazi e tempi per raggiungere l'obiettivo, metodi da adottare, feedback retroattivo o proattivo di valutazione formativa.
- Obiettivi specifici.
Integrazione
L'integrazione può articolarsi in quattro modalità:
- Integrazione partecipata (è la migliore): l'alunno è attivo, partecipe, è parte del gruppo classe → integrazione di qualità.
- Integrazione progressiva: è graduale, fa sì che l'alunno partecipi alla vita della classe, deve essere costruito per raggiungere obiettivi comuni alla classe.
- Integrazione differenziale: non è vera integrazione, richiede un progetto di differenziazione educativo-didattica che condiziona la riuscita dell'alunno e la sua partecipazione; non è del tutto compiuta.
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Appunti presi a lezione di Pedagogia speciale, prof Muttini
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Pedagogia speciale - Appunti
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Appunti Pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell'inclusione
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Appunti di Didattica e pedagogia speciale