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Storia contemporanea

Memoria e ricordo

I libri di testo possono essere consultati sul sito. Il ricordo è soggettivo e viene dal cuore, da una dimensione personale. La memoria, invece, è collettiva e viene dalla razionalità, spesso viene costruita. Molti storici sono guardinghi nei confronti della memoria poiché questa può essere manipolata dalla visione di chi la tramanda: in posizioni diverse si vedono cose diverse. La memoria è soggetta ad amnesie e non basta per costruire la storia, la verità dei fatti. Inoltre, la storia vista come insieme di dati è inutile, bisogna seguire un filo conduttore, e non bisogna utilizzarla erroneamente (es. Storia Balcani).

Memoria condivisa e riconoscimento universale

È possibile avere una memoria condivisa? È possibile riconoscere universalmente la tipologia di un fatto? Se si ha partecipato a un evento in due posizioni diverse, o si abiura la propria posizione o ci si attesta su una lettura degli eventi dalla parte avversa. In che modo si può fare il salto partendo dal fatto che la memoria condivisa non esiste? (Ad esempio, non si arriva a una memoria condivisa riguardo alle foibe.) Da una guerra civile, quando il vinto riconosce la propria sconfitta e si trova nelle condizioni di non poter più nuocere, non è più spinto dallo spirito di rivalsa, bisogna riconoscere le ragioni del vincitore.

I partiti politici italiani hanno però abiurato a questo compito, vedi 1989 dove il partito comunista italiano si snatura senza riflettere sul passato, bensì negandosi e lasciando nel limbo coloro che si rivedevano in tale partito. Insomma, non si è portato a compimento il tentativo di assalto alle istituzioni democratiche e nemmeno una transizione corretta dopo la sconfitta. Ricordare a volte è riprodurre delle sofferenze che potrebbero ripetersi, non potrà però mai realizzarsi un livellamento fra oblio e memoria perché dipende dai casi in cui ci troviamo, dalla situazione storica di quel periodo (ma anche del nostro).

Il compito dello storico

Che cosa è la storia? A cosa serve? Qual è il compito dello storico? Un evento può considerarsi come storico basandosi sulla grandezza delle conseguenze di quest’ultimo. Lo storico deve riconoscere la possibilità di poter rinnegare il proprio lavoro, in quanto ciò a cui si è giunti potrebbe essere contestato da nuove ‘prove’ che potrebbero portare alla rivalutazione di certi eventi. C’è da dire anche che i nostri interessi sono spesso condizionati dal clima culturale in cui ci troviamo. Ad esempio, poco prima della caduta del muro di Berlino l’interesse di massa era rivolto verso il partito comunista.

L’obiettivo che si pone l’artista è quello di durare per sempre, quello dello storico di farlo fino a che non verrà rivalutato il suo lavoro.

Romanticismo

Il ‘48 è l’anno segnato dal processo di modernizzazione scaturito dalla rivoluzione industriale, il capolavoro delle borghesie europee (popoli di stessa cultura diventano anche dello stesso stato). La parola ‘magica’ è romanticismo, l’affermazione del particolare sul generale! Si passa dalla realtà degli imperi a quella delle nazioni, vi è la primavera dei popoli, il leit motif è la ricerca della libertà, dell’indipendenza dalla generalità dell’impero alla particolarità della nazione.

C’è da dire che l’illuminismo viene già profondamente danneggiato dalla rivoluzione francese, nella quale l’emotività prevale sulla razionalità: si partecipa alla rivoluzione con passione per la stessa, non per la sua razionalità. Un altro elemento importante è mettere in risalto l’importanza delle masse, le rivoluzioni partono da borghesi che identificandosi come classe, vogliono mettersi al comando di quest’ultimo, scavalcando l’aristocrazia e il clero che invece si occupavano dei loro interessi.

Il ‘48 a differenza del ‘20/’30 vede la presenza di MASSE rivoluzionarie (vedi 5 giornate di Milano) che contribuiscono alla scrittura delle costituzioni. Ci interessa vedere che l’individualismo sfocia in patriottismo, intervento delle masse, volontà di conseguire un obiettivo comune.

Romanticismo inglese e tedesco

Alla base del romanticismo, motrice di esperienze reazionarie e democratiche, c’è una domanda derivante dall’illusione napoleonica: ‘dopo tanta egemonia della razionalità (illuminismo) possiamo dire che la ragione libera l’uomo dal dolore?’ (L’epilogo della rivoluzione francese è fonte di tristezza, dalla presunta libertà si torna a una situazione forse peggiore di quella precedente). Bisogna però separare il NAZIONALITARISMO ‘romantico’, collega l’idea di nazione a quella libertà, dal NAZIONALISMO ‘moderno’, definito come l’atteggiamento oppressore, vessatorio di una potenza verso i popoli ‘inferiori’.

Il romanticismo inglese e quello tedesco, a livello di estetica, possono essere considerati simili (i pensieri umani sono ignoti e vanno accettati come tali) e da qui si cominciano a mettere le basi per le tendenze irrazionalistiche caratterizzanti lo spirito interventista della crisi di fine secolo. Senza questa preparazione il 1914-1918 non sarà possibile, possiamo affermare che la prima guerra mondiale in qualche modo sia collegata lontanamente al romanticismo.

È importante sottolineare come il romanticismo inglese offra elementi di critica nei confronti della società dell’epoca, ciò darà senso e fondamento a movimenti che arrivano quasi ai giorni nostri: il senso di delusione, derivante dalla società industriale, nei confronti del DEGRADO al quale è arrivata la società dell’epoca (contadini si muovevano verso le città, caratterizzate da dubbia moralità, per lavoro). Da una parte si ha l’esaltazione per l’avanzamento scientifico, dall’altra ci si rifugia nel mondo della cultura, ideale.

Il romanticismo tedesco che vede l’esaltazione del singolo, la scoperta delle passioni, degli istinti, della nostra animalità.

Il ‘48 e le sue conseguenze

Alla base dei moti del ‘48 vi è il bisogno di liberarsi dalla miseria derivante dal periodo storico precedente: al bisogno di benessere si lega anche il bisogno politico della democrazia, considerata necessaria al fine dello stesso. A Cavour interessa che la questione italiana sia legata alle altre nazioni, non può essere considerata una cosa prettamente italiana, in modo da poter creare un GRANDE PIEMONTE, non l’Italia: lui subisce l’unificazione, non la vuole.

Naturalmente, il periodo condiziona le borghesie italiane e molte costituzioni vengono concesse con l’obiettivo di allentare la pressione austriaca. Le parole d’ordine sono democratizzazione e nazionalismo! Questa è la grande differenza dalla rivoluzione francese, non si usa più la ghigliottina ma la costruzione di costituzioni. Inoltre un’altra parola chiave è l’associazionismo, in particolare femminile in quanto queste ultime cominciano a riconoscere il bisogno di avere diritti; le donne non combattevano coi fucili.

La cultura è da considerarsi importantissima, da una BASE COMUNE sfociano tendenze diverse che caratterizzeranno il futuro. Infatti, gli intellettuali partecipano attivamente, ad esempio Wagner partecipa attivamente alla rivoluzione come Bakunin (padre dell’anarchismo) o Flaubert (facente parte della guardia nazionale che fraternizzò coi rivoltosi), con uno studio riguardante le novità derivanti dall’irrazionalizzazione. SI arriva dunque a cercare l’unitarietà di classe, borghese è lo stile di vita, la cultura, la filosofia, si cercano categorie onnicomprensive.

Si arriva alla concezione di Feuerbach che sostiene che l’uomo abbia creato Dio e non viceversa, si pensa che vi debba essere una riabilitazione della carne, del riconoscimento delle proprie capacità. La borghesia trova un freno quando aspetto culturale e politico devono incontrarsi, l’aspetto politico ha avuto fine con le opposizioni, ad esempio in Germania il re ha rifiutato la corona perché proveniente dal basso. Dall’ottimismo liberatorio si arriva al pessimismo cosmico di Schopenhauer o Leopardi derivati dal nichilismo.

Tutto il popolo deve partecipare alla vita politica, l’epoca della monarchia è finita. I moti del ‘48, oltre ad essere il capolavoro della borghesia, hanno due fatti emblematici: la rivoluzione del francese e la rivoluzione industriale. Questo fa sì che i paesi europei possano considerarsi superiori agli altri continenti.

‘Perché la rivoluzione industriale in Europa e non in altri posti?’ Ci sono condizioni che hanno facilitato indubbiamente la rivoluzione, ma è necessario parlare di invenzioni che non derivano dai paesi nei quali si hanno queste ultime, ad esempio i romani hanno scoperto il vapore, i cinesi la polvere da sparo. Inoltre, la chiesa fa da mecenate per la produzione delle più grandi bellezze del mondo in quanto vi è la concezione che l’uomo debba liberare il proprio spirito: la grandezza dell’uomo rende Dio grande a sua volta perché noi siamo una sua creazione.

L’Inghilterra è un luogo fertile, sul piano giuridico, politico ed economico in particolare, la Common Law ne è un esempio oppure possiamo citare il liberismo, elementi che contribuiscono in ogni caso a far crescere l’industrializzazione. Borghesia e capitalismo hanno la pretesa di rappresentare ed essere la società e quest’ultima deve rivedersi nella società; viene proposta una nuova visione di cultura che va a sostentamento della visione borghese: dove non c’è un sistema politico sostenuto da un sistema di valori prima o poi si giungerà a uno scontro.

Economia e finanza sono andati oltre la politica, sono diventate internazionali e si è sviluppato un sistema bancario moderno: i tedeschi avevano inventato la banche miste, diverso dal modello anglosassone che prevedeva una cerchia ristretta di persone e muoveva capitali inferiori, il quale assomiglia al modello moderno; c’è una visione positivista legata ai miglioramenti scientifici che risultano interminabili.

TUTTO È MASSA, anche i partiti ad esempio: in generale i paesi europei seguono questa linea di progresso contemporaneamente. Crescono anche associazioni, gruppi, seguenti determinate linee di pensiero, ad esempio le SOMS (Società operaie di mutuo soccorso) che cercano di tutelare i lavoratori e il lavoro (in Italia uno dei rappresentanti è Mazzini), da cui nasceranno le leghe di resistenza.

Stati nazionali dal 60 a fine secolo

In Italia con i moti insurrezionali i rivoluzionari decretano fallimentari le strategie applicate, ad esempio Pisacane si ritrova attaccato dai contadini che aveva intenzione di liberare. Cavour, in contrasto con Mazzini, non era sopportato dal Re Vittorio Emanuele II (che però era più interessato alle donne che alla politica) ed era stato formato dai fatti a cui aveva assistito direttamente, assiste infatti al trasformismo politico di suo padre in seguito alla sconfitta di Napoleone, capendo che si può anche cambiare partito. Si innamora dell’estero durante i suoi viaggi e viene influenzato dalla cultura liberale che si respirava in Francia e Inghilterra.

Essendo il secondo figlio era destinato a una carriera militare, rifiutata perché non apprezzata. Possiamo definirlo come un calcolatore, interessato ai propri interessi personali e collettivi e disposto a tutto pur di realizzarli. Nel 1852 diventa ministro delle finanze e stringe diversi accordi con banche inglesi, le quali hanno interessi ad alleggerire la pressione austriaca sull’Italia, ma anche con la Francia la quale è ancora più interessata dell’Inghilterra: Cavour capisce che l’unico modo di liberarsi dell’Austria è quello di stringersi alla Francia.

L’obiettivo di Cavour non è quello di unire l’Italia, ma di creare un grande Piemonte e uno stato federale italiano dove Italia centrale e del sud fossero governate dalla Francia. Viene dunque fatto questo scambio, permettendo alla Francia di completare il suo disegno politico allargandosi anche verso la Chiesa. Quando l’Italia vince contro l’Austria viene siglata la pace di Villafranca fra Italia e Francia in modo che la prima non si ‘allarghi’ troppo a discapito della seconda.

Nella guerra di Crimea la Russia vuole difendere gli ortodossi e dunque attacca la Moldavia e la Valacchia. La Russia ha l’obiettivo di sfociare in qualche modo sul mar Mediterraneo. La Russia instaura rapporti con le due Sicilie, tanto che lo Zar ci va in vacanza; gli inglesi sono molto interessati a ciò perché hanno Malta e il canale di Suez e durante il trattato di Berlino reclamano Cipro, mettendo basi militari in tutto il Mediterraneo (situazione simile a quella Giappo-Cinese), dunque vedendo la loro posizione in pericolo, devono ribaltare il regno delle due Sicilie. Vi era anche un interesse degli Stati Uniti, desiderosi di avere un Europa più unita in modo da limitare i dazi, commerciare più facilmente e abbattere la Russia.

Garibaldi è un massone acquista una nave con i soldi inglesi (fratelli massoni), ma fallisce nel ‘34 il primo tentativo; si reca allora in America Latina dove era chiamato ‘El Diablo’ e si mette al servizio dei grandi proprietari terrieri al fine di garantire a questi ultimi il dominio del mercato, proprio in Sud America gli viene in mente l’idea delle camice rosse vedendo un carico di camici rossi. Garibaldi diventa un idolo in Inghilterra perché permette a questi ultimi di avere un piede in Italia (gli Inglesi detengono il Monopolio del Marsala, proprio dove sbarca Garibaldi, e hanno anche lo Zolfo).

I Borboni erano gli unici a non sapere delle intenzioni Inglesi, pur avendo stretto molti accordi che però erano a vantaggio di questi ultimi. Quando Garibaldi arriva a Marsala viene visto come un salvatore da parte dei contadini e dunque lui ne approfitta del loro aiuto. I contadini di Bronte, che pensavano di anticipare le gesta Garibaldine, vengono però fucilati perché non può essere messo in discussione il principio di proprietà, ci si chiede dunque se la mafia abbia partecipato all’opera di Garibaldi. Ai siciliani in realtà l’arrivo di Garibaldi e la successiva annessione al Piemonte peggiora le loro condizioni perché vengono a meno tutta la cultura siciliana, la mafia in questi termini agisce come la figura di salvatrice dell’ideologia siciliana.

L’errore dei Borboni è stato quello di considerare amica l’Inghilterra, non si sono resi conto che stavano rompendo un equilibrio internazionale. L’arrivo dei russi nel Mediterraneo sarebbe stata la fine per l’Inghilterra.

Garibaldi, Nievo e le spedizioni

Ipponito Nievo e altri 5 collaboratori vengono incaricati da Garibaldi in modo da raccogliere tutti i documenti riguardanti le spese della spedizione, la nave di quest’ultimo esplode a metà strada e tutte le prove scompaiono. Cavour sembra sia stato avvelenato dagli inglesi. L’idea di Garibaldi era di unire l’Italia sotto Roma Capitale, ciò era vantaggioso per gli inglesi per allentava la morsa francese sull’Italia. Cavour è contro a questo piano, ma temendo una guerra civile decide di proporre un plebiscito.

Vittorio Emanuele II diventa re d’Italia, II per stabilire una continuità con il regno sabaudo, egli diventa re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione. Viene emanato lo Statuto Albertino che dura fino al 1948. Con l’unificazione si realizza un compromesso fra borghesia del nord e proprietari terrieri del sud (ceto conservatore aristocratico, borghesia emergente) che sancisce una stasi fra nord e sud i quali vengono cercati di unire tramite una cultura nascente: il cattolicesimo liberale.

Socialisti e cattolici rimangono esclusi dal risorgimento; il Papa non accetta l’unificazione del nostro Paese e si mura all’interno dello stato pontificio. Garibaldi è anticlericale, Mazzini e repubblicani sono anticlericali, la maggior parte dei mazziniani però di fronte alla possibilità di unificare il Paese sono pronti ad accettare la religione pur di conseguire quell’obiettivo.

Il retaggio del risorgimento

Il risorgimento lascia in eredità l’idea di patria e di nazione! La nostra coscienza nazionale perché storicamente ha fatto di coltà ad instaurarsi, fino al periodo fascista, dove c’era l’obiettivo di spiritualizzare la nazione. Il sud però per ora viene abbandonato, può fare ciò che vuole perché gli interessi dello Stato riguardano l’Italia del Nord. Giolitti vuole portare l’industrializzazione anche al Sud, vuole rendere anche il Sud protagonista. Una volta che il Piemonte ha abbandonato il Sud il fenomeno che si manifesta in quelle terre è quello del brigantaggio: le masse, specialmente dell’estremo Meridione, vedono il Piemonte come ostile nei loro confronti (i Normanni eccavevano un rapporto diretto con la Sicilia, il Piemonte la abbandona).

Il processo per configurarci come stato nazionale è un processo ancora lungo. Il protagonista dello sviluppo economico sono i lavoratori, nel Risorgimento l’elemento LAVORO diventa centrale, quello che segna la differenza fra un risorgimento elitario e quello popolare, che vorrebbe dare senso compiuto al progetto di unità nazionale mirando a includere tutte le classi.sociali. La nazionalizzazione delle masse è un processo tale da integrare tutte le classi nella nazione, modello applicato dai grandi sistemi autoritari. Questo modello però non viene messo in atto e il processo di integrazione prende vie tortuose che porta a un debole sentimento nazionale. Il momento clou durante il quale gli italiani si scoprono tali è la prima guerra mondiale che crea un sentimento di patria: i meridionali...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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