Estratto del documento

Dalla rinascita al declino: storia internazionale dell'Italia repubblicana

Capitolo 1 – Il drammaturgico risveglio dal sogno di "grande potenza"

Il crollo del regime fascista e l’uscita dalla guerra.

Posizioni inglesi

Precedentemente alla guerra, i rapporti tra Londra e Italia avevano seguito una logica di appeasement, in generale considerato meno cruciale e delicato rispetto a quello verso la pericolosa Germania; infatti, la concezione inglese finì con il considerare l’Italia solo come un oggetto di politica estera utile per eventuali strategie britanniche.

Posizioni americane

Roosevelt, nonostante nutrisse forte antipatia verso il fascismo, si mostrò cauto nell’esprimere opinioni per non correre il rischio di inimicarsi i suoi elettori italo-americani. Riteneva che Mussolini potesse fare da moderatore di Hitler e la dichiarazione di guerra del 1940 venne considerata come una stab in the back. La propaganda radiofonica contro l’Italia era impostata sulla condanna di Mussolini, ma dalla distinzione del regime dal popolo italiano.

Parlando di secondo fronte (1942), la Gran Bretagna parteggiava per l’ingresso nei Balcani e nella zona mediterranea per poter così anche eliminare definitivamente l’Italia dal conflitto, prevedendo maggiori bombardamenti e quindi la caduta del regime.

Le sorti dell’Italia cambiarono a partire dalla Conferenza di Casablanca, che partorì una visione tutta incentrata sul Mediterraneo, dove gli Alleati si definirono disposti a continuare la guerra ad oltranza fino alla resa incondizionata da parte dell’Asse. Lo sbarco in Sicilia fu accordatamente concordato di competenza militare americana, ma di successiva gestione di un governo militare alleato.

Lo sbarco in Sicilia [operazione Husky, generali Eisenhower e Montgomery] e il bombardamento di Roma rappresentarono fattori decisivi nella crisi finale del regime, iniziata già da tempo (sconfitte in Russia e Africa). Le famose battaglie del ’42 fecero intendere che le sorti del conflitto erano a favore degli Alleati e ci fu la consapevolezza che una sconfitta italiana non solo avrebbe implicato conseguenze sul piano della posizione internazionale del Paese, ma avrebbe anche probabilmente causato uno stravolgimento istituzionale interno: era quindi fondamentale sbarazzarsi di Mussolini e del regime, per poter negoziare con gli Alleati e sganciarsi dalla Germania.

Dopo le dimissioni del 25 luglio 1943 di Mussolini, Vittorio Emanuele III nominava Badoglio presidente di un governo che fu una vera e propria dittatura militare.

I primi atti del governo Badoglio si scontrarono con la pretesa di resa incondizionata e i comandi alleati decisero di redigere un armistizio corto, che rimandava al successivo armistizio lungo, sottoponendo l'Italia al totale controllo del Governo Militare Alleato. Nel frattempo, re e istituzioni si rifugiarono a Brindisi, mentre le truppe tedesche disarmavano le unità italiane (Piano Achse).

L'Italia e gli Alleati

Viste le pressioni da parte dei militari anglo-americani affinché il governo Badoglio contribuisse concretamente allo sforzo bellico alleato, l’Italia venne a trovarsi nella situazione della cobelligeranza realizzando un rovesciamento di alleanze.

A Milano, Roma e Napoli i partiti antifascisti avevano dato vita ai Comitati di Liberazione Nazionale (CNL), che raccoglievano la neonata Democrazia Cristiana, il partito comunista, il partito socialista... Tutti i partiti concordavano sull’allontanamento di Vittorio Emanuele III e Badoglio come complici del fascismo, ma non smossero gli Alleati.

Era imperativo per il Governo recuperare spazio di manovra sul piano internazionale iniziando con un riconoscimento diplomatico ad opera dell’Unione Sovietica. Questa iniziativa si rivelò senza successo.

Per quanto riguarda l’Unione Sovietica, dal 1940 il leader del partito comunista italiano Palmiro Togliatti si trovava in URSS, dove si era qualificato come un fidato collaboratore di Stalin, secondo solo al bulgaro Dimitrov. Togliatti aveva avanzato la richiesta di rientro in Italia, che venne approvata: venne stabilito che il PCI avrebbe abbandonato le pregiudiziali antimonarchiche e anti-badogliane mostrandosi disposto a collaborare con il governo del re. Nel giro di qualche giorno veniva annunciato ufficialmente la ripresa delle relazioni fra l’Urss e il governo di Salerno, dove Togliatti delineava la nuova linea politica del PCI cogliendo di sorpresa gli Alleati.

Dopo le rinunce di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto (Luogotenente del Regno), si formava un nuovo governo sempre sotto la guida di Badoglio, con la partecipazione degli esponenti dei partiti del CLN. Da questa situazione usciva vincitore il governo sovietico, in quanto questa scelta aveva favorito la piena legittimazione come partito di governo del PCI e che per la prima volta da quando fu messo fuorilegge ad opera del fascismo, poneva le basi di un partito di massa dai caratteri patriottici che implicitamente si candidava alla guida del Paese; momento noto come svolta di Salerno.

La liberazione di Roma sancì la nascita di un nuovo governo composto dai rappresentanti del CNL sotto la guida di Ivanoe Bonomi:

  • Il compito più urgente era il miglioramento dei rapporti con l’ACC. In particolare le richieste si indirizzarono verso un ammorbidimento dei termini di armistizio e una più attiva partecipazione bellica.
  • Anche le autorità vaticane non mancarono di far giungere a Washington i loro suggerimenti circa la necessità che gli Alleati sostenessero la prospettiva di un’Italia post-bellica guidata da forze politiche moderate, visto il chiaro timore verso i partiti di sinistra. Non a caso in quei giorni era in corso il dramma dell’insurrezione di Varsavia represso sanguinosamente dai nazisti e legittimata dall’Armata Rossa. Era opportuno rafforzare i partiti italiani di ispirazione moderata allo scopo di mantenere fermamente l’Italia in un ambito di influenza occidentale.

Inglesi e americani elaborarono il New Deal For Italy.

Parlando del fenomeno complesso della Resistenza, dietro le azioni partigiane vi era l’obiettivo politico di imporre la propria presenza nel Paese. Consapevoli di ciò, tramite la “proclama Alexander”, gli Alleati sospesero le attività partigiane per indebolire il loro carattere rivoluzionario.

Nasceva nel frattempo un nuovo governo che poteva idealmente essere guidato da Sforza, ma per scelte inglesi fu confermato presidente Bonomi con il coinvolgimento del PCI di Togliatti. Il ministro degli esteri divenne il leader democristiano Alcide De Gasperi, grazie al quale si registra un intensificarsi dell’azione diplomatica italiana: il primo problema da fronteggiare fu la grave situazione economica in cui versava il Paese, dove gli Stati Uniti avrebbero potuto giocare una parte fondamentale nella ripresa.

Per quanto riguarda i termini dell’armistizio, Roma desiderava che fossero attuate le previsioni contenute nel New Deal For Italy, in particolare riguardo il controllo dei territori italiani liberati. Particolarmente rilevanti furono le questioni con la Francia riguardo il confine con la Valle d’Aosta e gli scontri con Tito per quanto riguardava il territorio di Trieste. Dopo un mese di occupazione titina della città, Trieste venne liberata dalle truppe neozelandesi del generale Freyberg.

La liberazione dell’Italia settentrionale portò il cosiddetto vento del nord, che avrebbe determinato la fine del governo Bonomi e la formazione di uno nuovo guidato da Parri.

La difficile ricostruzione di un ruolo internazionale e il trattato di pace

Nel 1947 l’attenzione della leadership politica e della diplomazia si dovette concentrare sulla questione del trattato di pace, che avrebbe condizionato la posizione del paese nello scenario internazionale. Il principale tentativo era quello di far valere la cobelligeranza e la Resistenza, accantonando il passato fascista e l’alleanza alla Germania, puntando sul concetto di italiani brava gente. In realtà questo mito si era imposto solo nell’opinione pubblica nazionale in una sorta di autoassoluzione collettiva, mentre l’Italia era considerata una nazione nemica sconfitta. Nel complesso si aveva:

  • Una posizione benevola, ma scarsamente efficace da parte americana.
  • Una volontà sovietica di confondere la questione italiana con quella degli altri satelliti dell’Asse.
  • La tradizionale aspirazione britannica ad esigere la punizione dell’aggressione fascista.

Nonostante varie divergenze, gli Alleati si trovarono d’accordo sulla convocazione a Parigi di una conferenza allo scopo di redigere i trattati di pace con i cinque alleati minori della Germania, compresa l’Italia. Questo suscitò profonda delusione nelle autorità italiane che vedevano frustrati mesi di sforzi affinché venisse riconosciuta una posizione particolare.

Contemporaneamente, il governo Parri si trovò a fronteggiare una gravissima situazione interna minacciata dagli strascichi della guerra civile e del problema della questione istituzionale. Venne così a formarsi un nuovo governo alla cui testa figurava De Gasperi, che mantenne anche il Ministero degli Esteri; dopo svariate valutazioni venne indetto un referendum che confermò la vittoria della Repubblica.

La reazione degli Alleati fu limitata a un giudizio positivo, con la consapevolezza che da quel momento l’Italia veniva considerata un solido fattore per la civilizzazione occidentale.

Si iniziò in Italia a prendere consapevolezza che la pace sarebbe stato un diktat punitivo e solamente alcune rivendicazioni sarebbero state accolte: man mano che i quattro ministri degli Esteri tentavano di raggiungere un compromesso, questo era spesso conseguito a danno degli interessi italiani. Nonostante i tentativi della Conferenza dei Ventuno, alla fine si rinunciò alle pretese sulle colonie e Trieste venne dichiarata città internazionale sotto controllo dell’ONU; unico risultato positivo fu la questione della sovranità italiana nel sud Tirolo effettivamente riconosciuta (accordo De Gasperi-Gruber).

Tutto ciò causò forte delusione verso gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’URSS, ad eccezione delle sinistre, manifestata apertamente anche da De Gasperi. Con il passaggio degli Esteri a Nenni:

  • I rapporti con Londra non andarono oltre a accordi ad hoc di breve periodo.
  • Ci furono dei tentativi di contatto con Belgrado, che si trovava in una posizione di netto vantaggio sull’Italia e che portò a un ulteriore irrigidimento della Jugoslavia.

Nenni quindi non ottenne nessuna nuova concessione, come riassunto dal Memorandum di Londra del 1946. Sempre più influente e in ascesa fu la posizione internazionale di De Gasperi, che dopo una serie di spedizioni in USA ottenne un credito di 100 mln di dollari e generale stima. Questi viaggi furono le premesse della scelta occidentale dell’Italia e del suo ingresso in Guerra fredda, visto che al di là della delusione dei trattati, il rapporto economico e politico con gli USA era fondamentale.

Capitolo 2 – La scelta occidentale dell'Italia

L'adesione al Piano Marshall e i primi incerti passi

Le dimissioni di Nenni non modificarono il carattere di un governo di unità antifascista fondato sulla collaborazione fra i tre partiti di massa DC, PCI e PSI, con agli Esteri Carlo Sforza, noto per i suoi legami con ambienti politici statunitensi e la sua vocazione occidentale. Il coinvolgimento dell’Italia nella guerra fredda non fu un processo lineare: sicuramente non erano del tutto ignari del clima di tensione tra Est e Ovest, ma non ne avevano percepito pienamente le possibili implicazioni.

Nasceva nel frattempo il progetto di aiuto americano alla ricostruzione dell’Europa occidentale, che rientrava nel quadro della politica del containment e del long telegram di Kennan. Per accedere ai prestiti americani era necessaria la fiducia statunitense, quindi era obbligatoria l’uscita dei socialcomunisti dalla coalizione di Governo e la formazione e del IV governo De Gasperi.

Il piano di auto si basava su due concetti fondamentali: self help e mutual aid. La volontà di adesione italiana fu annunciata evitando che questa posizione assumesse una connotazione antisovietica, ma fosse solo connessa alla realizzazione dell’unità europea, anche se l’adesione avrebbe significato una definitiva scelta in funzione antisovietica.

Si aprirono i lavori sulla conferenza del Piano Marshall a Parigi, dove i “quattro grandi” invitarono chiunque ne fosse interessato; nonostante la forte volontà del governo italiano di aderirvi, un ritardo procedurale fece insospettire i governi stranieri.

Fin dalle prime trattazioni furono chiare le differenze di vedute tra i vari Stati e l’imposizione di alcune condizioni che l’Italia avrebbe dovuto rispettare:

  • Esclusione dei comunisti al governo.
  • Rimettere in ordine bilancio e amministrazione (su criteri americani).
  • Avere un piano per la ricostruzione e lo sviluppo delle attività produttive.

Tra gli altri obiettivi del piano Marshall c’erano quello della diffusione di nuovi e più efficaci sistemi di produzione industriale e di diverso modello di relazioni industriali. Infine, ultimo aspetto era quello propagandistico per combattere il comunismo sul piano culturale.

Le elezioni del 18 aprile 1848

Alla fine del 1947 la rottura fra Est e Ovest era ormai un dato di fatto; la nascita Cominform, che spinse gli USA a rafforzare la politica di containment e la nascita della CIA, mentre in Europa la minaccia comunista era sempre più rilevante. In Italia soprattutto, per la prima volta il governo De Gasperi doveva sottoporsi alle elezioni politiche dopo la fine del fascismo era necessario fornire al governo italiano ogni possibile forma di appoggio, in particolare aiuti di tipo economico e politico.

In quel periodo si verificano anche i fatti di Mogadiscio (Somalia), che vide scontrarsi Roma e Londra sulla potenziale amministrazione italiana della sua ex colonia. Nonostante ciò, il governo abbandonò le pretese sull’accaduto per non offrire nuove occasioni alla propaganda elettorale socialcomunista.

Le elezioni del 18 aprile 1948 videro una netta affermazione della Democrazia cristiana, con la consacrazione del leader De Gasperi era una conferma della scelta di campo occidentale dopo l’adesione al Piano Marshall.

L'adesione al patto Atlantico

Il Patto di Bruxelles, la cui presenza italiana non era stata ipotizzata dai “quattro grandi”, prevedeva le nascenti aspirazioni di una maggiore cooperazione europea. I Paesi firmatari si occupavano a collaborare strettamente negli ambiti politico, militare, culturale, sociale, ovviamente in chiave antisovietica. Erano però consapevoli che in ambito militare, non sarebbe stato sufficiente a difendersi.

La Gran Bretagna esortò per la creazione di strutture difensive e si ipotizzò un Patto Atlantico, a cui eventualmente poteva prendere anche l’Italia se avesse voluto era però necessario che prima aderisse per forza anche al Patto di Bruxelles, sul quale De Gasperi spingeva e l’opinione pubblica era entusiasta. Per Londra però, l’Italia non doveva far parte del Patto Atlantico.

La scelta finale fu lasciata agli USA, che sancì come l’esclusione dell’Italia da questi Patti avrebbe segnato la caduta di De Gasperi e dunque il passaggio dell’Italia sotto influenza sovietica. L’Italia quindi venne accettata come Paese fondatore del Patto Atlantico, evento fondamentale per la riabilitazione sulla scena internazionale.

Le perduranti eredità della guerra sconfitta

L’Italia poté contare sull’appoggio dell’America Latina nelle sue pretese sulle ex-colonie, mentre la Gran Bretagna faceva opposizione sostenuta dagli USA. Alla fine, l’ONU decideva in via definitiva che la Somalia veniva affidata all’Italia in trusteeship decennale, affiancata da rappresentanti esteri.

Nel complesso, l’Italia rimaneva agli occhi dei “grandi” un Paese debole, ma sicuramente in questo periodo ottenne una serie di traguardi che rafforzarono la leadership degasperiana.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Neglie Pietro, libro consigliato Dalla Rinascita al Declino - Storia internazionale dell'Italia repubblicana, A. Varsori Pag. 1 Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Neglie Pietro, libro consigliato Dalla Rinascita al Declino - Storia internazionale dell'Italia repubblicana, A. Varsori Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Neglie Pietro, libro consigliato Dalla Rinascita al Declino - Storia internazionale dell'Italia repubblicana, A. Varsori Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Neglie Pietro, libro consigliato Dalla Rinascita al Declino - Storia internazionale dell'Italia repubblicana, A. Varsori Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Neglie Pietro, libro consigliato Dalla Rinascita al Declino - Storia internazionale dell'Italia repubblicana, A. Varsori Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emmab1201 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Neglie Pietro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community