Corso di storia contemporanea
Professor Pietro Neglie - Lezione 1 - 27.02.23
Introduzione
Ricordo: soggettivo, emozionale, rimane impresso
Memoria: pensiero razionale, dimenticabile.
Si può arrivare ad un “punto di partenza” diverso da quello convenzionale, opposto alla memoria-ricordo? L’oblio.
In un percorso storico, non è detto che i sentimenti debbano essere tralasciati. Per comprendere alcuni atti si deve considerare l’interno di un personaggio. Ad esempio, il concetto di “nostalgia del passato” giustifica le situazioni attuali. Il passato dà certezze, è concreto, il resto non è prevedibile, ed è tutto in divenire (vedi Russia, nostalgia del comunismo).
Tante volte l’oblio (personale o di Governo) è un metodo di autodifesa. L’invito all’oblio viene fatto perché il ricordo è una sventura, tiene aperte ferite sanguinanti. Dopo la guerra dei trent’anni nel Peloponneso, vi fu l’invito ad ateniesi e spartani a dimenticare.
Quando si parla di guerra civile, con il concetto di memoria condivisa sembra impossibile non stare da una parte sola, non ricreare le brutture del passato. La guerra civile finisce quando lo sconfitto ammette di aver perso (esempi: Editto di Nantes “diamo il perdono, dimenticate”; Guerra civile americana amnistia, non c’è mai stata quella italiana non è mai veramente finita). Nel 1945 gli angloamericani hanno dettato le regole ponendo un’apparente fine, sbilanciata sull’atlantismo.
La sintesi tra memoria e oblio come può essere incarnata da uno Stato? Con la risposta simbolica.
Storia contemporanea: fatti, interpretazione, sistema per autorappresentarsi. Lo storico deve ricostruire il tessuto per dare a chi non si occupa di Storia uno straccio di identità di ciò che è e può diventare. Il revisionismo è uno degli ingredienti principali: se un fatto non viene mai rivisitato nel tempo, non si va da nessuna parte.
Lezione 2 - 28.02.23
Cosa rende un fatto “storico”?
Le conseguenze che ne derivano sul mondo contemporaneo
I moti del ’48 e la prima guerra d’indipendenza
Una rivoluzione europea
La crisi rivoluzionaria del '48 interessò gran parte dell'Europa continentale, anche a causa di alcuni elementi comuni presenti nei vari paesi:
- Crisi economica del 1846-47
- Azione dei democratici
- Attesa di un nuovo grande sommovimento rivoluzionario.
Simili furono anche i contenuti delle varie insurrezioni: richiesta di libertà politiche e di democrazia e, in Italia, Germania e Impero asburgico, spinta verso l'emancipazione nazionale.
La novità delle rivoluzioni del '48 risiedette nella massiccia partecipazione dei ceti popolari urbani e nella presenza di obiettivi sociali accanto a quelli politici.
La rivoluzione di febbraio in Francia
Il centro di irradiazione del moto rivoluzionario fu la Francia. L'insurrezione parigina di febbraio portò alla proclamazione della Repubblica, che ebbe all'inizio un indirizzo democratico-sociale. Le elezioni per l'Assemblea costituente dell'aprile '48 sancirono la vittoria dei repubblicani moderati. L'insurrezione di giugno dei lavoratori di Parigi fu duramente repressa e segnò la svolta in senso conservatore della Repubblica, concretizzatasi in dicembre con l'elezione a presidente di Luigi Napoleone Bonaparte.
La rivoluzione nell’Europa centrale
In marzo il moto rivoluzionario si propagò all'Impero asburgico, agli Stati italiani e alla Confederazione germanica.
- A Vienna, Metternich dovette lasciare il potere e venne concesso un Parlamento dell'Impero.
- In Ungheria l’agitazione ebbe un accentuato carattere indipendentistico.
- Anche a Praga e negli altri territori della monarchia asburgica si estesero, sia pure in forma meno accentuata, le rivendicazioni di autonomia. La repressione militare della sollevazione di Praga (giugno 1848) segnò l'inizio della riscossa del potere imperiale, che utilizzò abilmente le rivalità fra gli slavi e i magiari.
Dopo la repressione di una nuova insurrezione a Vienna (ottobre '48), saliva al trono imperiale Francesco Giuseppe.
La rivoluzione di Berlino portò inizialmente ad alcune concessioni da parte del re Federico Guglielmo IV; il movimento liberal-democratico conobbe però un rapido declino. In maggio, sulla spinta delle agitazioni e sommosse scoppiate nei vari Stati tedeschi, si era riunita a Francoforte un'Assemblea costituente con l'obiettivo di avviare un processo di unificazione nazionale tedesca. Il rifiuto da parte di Federico Guglielmo IV della corona imperiale offertagli dall'Assemblea di Francoforte nell'aprile '49 segnò in pratica la fine di quest'ultima.
La rivoluzione in Italia e la prima guerra d’indipendenza
All'inizio del 1848, e prima della rivoluzione di febbraio in Francia, negli Stati italiani c'erano forti aspettative di un'evoluzione interna dei vecchi regimi. La sollevazione di Palermo, in gennaio, induceva Ferdinando II di Borbone a concedere una costituzione; il suo esempio era subito seguito da Carlo Alberto, Leopoldo II di Toscana e Pio IX.
Lo scoppio della rivoluzione in Francia dava nuova spinta all'iniziativa dei democratici italiani e riportava in primo piano la questione nazionale. A Venezia si proclamava la repubblica; a Milano, dopo "cinque giornate" di insurrezione, fu costituito un governo provvisorio. Temendo un attacco anche piemontese, il generale Radetzky si ritirò nel “quadrilatero” di fortezze.
Il 23 marzo '48 Carlo Alberto dichiarava guerra all'Austria, ottenendo l'appoggio del re delle due Sicilie, del granduca di Toscana e del papa, appoggio che sarebbe stato ritirato di lì a poco. I piemontesi, anche per la scarsa risolutezza con cui condussero le operazioni militari, vennero sconfitti a Custoza (luglio '48) e costretti a firmare un armistizio con l'Austria.
Lotte democratiche e restaurazione conservatrice
A combattere contro l'Impero asburgico restavano i democratici italiani (oltre a quelli ungheresi). In Sicilia resistevano i separatisti, a Venezia era proclamata di nuovo la repubblica, in Toscana si formava un triumvirato democratico, a Roma, dopo la fuga del papa (novembre '48), si proclamava la repubblica.
Nel marzo '49 il Piemonte riprendeva la guerra contro l'Austria. Subito sconfitto a Novara, Carlo Alberto abdicava a favore del figlio Vittorio Emanuele II. I governi rivoluzionari venivano sconfitti in tutta Italia: terminava la rivoluzione autonomistica siciliana, gli austriaci ponevano fine alla Repubblica toscana e occupavano le Legazioni pontificie, i francesi intervenivano militarmente contro la Repubblica romana. Gli ultimi focolai rivoluzionari a soccombere furono quelli ungherese e veneto, in entrambi i casi per l'intervento asburgico.
La causa fondamentale del generale fallimento delle rivoluzioni del '48 va individuata nelle fratture all'interno delle forze che di quelle rivoluzioni erano state protagoniste: nei contrasti, cioè, fra correnti democratico-radicali e gruppi liberal-moderati. Aveva pesato inoltre, nel determinare la sconfitta delle esperienze rivoluzionarie italiane, l'estraneità delle masse contadine, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione.
La Francia dalla Seconda Repubblica al Secondo Impero
In Francia si accentuava, nel 1849, l'evoluzione della situazione politica in senso conservatore. Nel dicembre 1851 Bonaparte effettuò un colpo di Stato e riformò la costituzione. L'anno successivo un plebiscito sanzionava la restaurazione dell'Impero: Luigi Napoleone Bonaparte diventava imperatore con il nome di Napoleone III.
Borghesia e classe operaia
Introduzione M. Bertolini sui moti del ‘48
I moti del 1948 sono stati la conseguenza di ciò che c’era già stato nel 1820-1821 e 1830-1831, ma molto più intensi. Lo scopo era quello di ribaltare il sistema messo in atto dalla Restaurazione (volta a reinsediare la monarchia assoluta post-Rivoluzione francese), che non era stato ben accolto dalla maggior parte degli Stati (Francia, Germania, Italia), ad esclusione di Gran Bretagna e Russia, dove non esistevano ancora le condizioni ideali. In Italia si ricordano le rivolte in Sicilia o le “cinque giornate di Milano”; a Berlino a marzo.
Sono tutte accomunate dalla volontà della borghesia di emergere sempre di più. Le conseguenze immediate non furono particolarmente rilevanti, ad eccezione di un breve periodo di indipendenza dell’Ungheria dall’Impero asburgico guidata da Kossuth o qualche Costituzione effettivamente concessa (es. Statuto albertino, volto a tutelare il cittadino).
Questi moti hanno fornito una spinta borghese in Europa, che si è sempre più affermata a partire dalla metà del XIX secolo: da lì a poco si sarebbe unita la Germania, seguita dall’Italia; l’Impero austro-ungarico si afferma nel 1867; nasce la Seconda Repubblica francese. Sicuramente la massima conseguenza del susseguirsi di eventi a partire dai moti del ’48 è la Prima guerra mondiale.
Se volessimo riassumere il '48 con una breve frase; per cosa si combatte? Lo Stato nazionale. Il frutto della situazione è l’ascesa della borghesia, all’interno dei quattro grandi imperi, che mirava alla creazione dello Stato nazionale a tutela dei propri interessi; c’è la ricerca di valorizzazione della propria individualità.
I caratteri della borghesia
Le rivoluzioni del ’48-’49 erano state un totale fallimento, quasi tutte soffocate dal ritorno di metodi assolutistici. Il clima generale era di conservatorismo, ma iniziava un processo di profondo mutamento della società, di cui i protagonisti erano (in parte) le classi proletarie, ma soprattutto i ceti borghesi. Differenziati al loro interno, in realtà rappresentavano una fascia piuttosto ristretta della popolazione, ma i tratti essenziali possono essere identificati in un unico modello comune: il loro stile di vita doveva essere visibile nei segni esteriori (abbigliamento, arredamento) e doveva essere fondato su un’immagine di rispettabilità. I valori fondamentali erano:
- Austerità
- Moderazione
- Propensione al risparmio
- Capacità di reprimere gli istinti
Secondo questa logica, la povertà era un difetto morale e i poveri rimanevano tali perché non conoscevano l’arte del risparmio.
La cultura e il positivismo
- Illuminismo = affermazione della ratio attraverso la quale costruire il proprio destino. Così il cosmopolitismo è illuminista, non prevede barriere: ogni uomo è dotato di ragione, non c’è bisogno che si distingua dagli altri. La nazione-confini sono delle creazioni. Ad es. la lingua: prima, <25% parlavano francese, idem per gli italiani pre-WWI. L’Illuminismo tramonta dopo la Rivoluzione francese: il fervore rivoluzionario era portato dalla passione.
- Positivismo ciò che accomuna il borghese europeo dell’800 è un’illimitata certezza nel progresso generale dell’umanità; pilastri sui quali si fonda la nuova corrente del positivismo: sviluppo economico, conquiste della scienza. Comte, su questi principi, traccia i nuovi lineamenti di una “scienza della società”, la moderna sociologia; anche se il rappresentante più significativo è Darwin, con la sua teoria dell’evoluzione: la natura è soggetto a un incessante processo evolutivo, dove la selezione naturale determina la vita o il soccombere degli individui più e meno adatti; questa teoria vale anche per l’uomo (distaccamento da concetti religiosi e soprannaturali) e, per alcuni, per le sue implicazioni razziste, anche applicabile alla società (darwinismo sociale).
- Romanticismo l’uomo è il centro dell’uomo. Il Romanticismo è l’esaltazione dell’individualità; sotto un punto di vista complessivo. Nel 1789 la borghesia (“terzo Stato”) si rende conto che è lei la vera produttrice di ricchezza.
Seguendo il concetto di egemonia, ovvero far fare ai subordinati ciò che vuole la potenza, quando coloro i quali dirigono l’attività industriale se ne rendono conto - “je suis l’État” – il sistema inizia a scricchiolare (esempi: Spagna che affonda a scapito di Gran Bretagna, per colpa dell’aver sfruttato tutte risorse dell’America latina come consumi e non investendoli), e iniziano periodi come quelle del Terrore di Robespierre.
La classe borghese ha bisogno di garanzie e di un mercato interno unitario dove operare al 100% come dominus. Questa spinta finisce quando nascono altri Stati nazionali vicini, che diventano nemici: se la funzione egemone si esaurisce all’interno del proprio mercato, si devono per forza conquistare altri mercati. Ecco perché si arriva alla WWI; le nazioni arrivano al limite. Non è un caso che sia proprio la borghesia nazionale a volere l’UE; si è consapevoli del fatto che se non c’è un qualcosa di sovranazionale che regola, è guerra costante e permanente.
Caratteristiche del Romanticismo
Sicuramente l’emblema è la Germania, con la figura del giovane Werther: forte pessimismo, senso di dolore costante e fatalità. Il Romanticismo si afferma in musica (Wagner), trasmette emozioni senza barriere; così come la pittura, animata dal senso del peccato e dal controllo della coscienza. Il più grande committente di norma era la Chiesa, infatti la stragrande maggioranza delle opere italiane ruota intorno alla religiosità. Il “rogo dei libri” non è solo un qualcosa di nazista, è un simbolo contro l’accademicità dell’Illuminismo, della staticità.
I romantici prendono la lontananza dall’Illuminismo, lasciando spazio alle emozioni. Ne derivano tutti i problemi tipo alcolismo, quartieri periferici malfamati. Non è un caso che i Grüner nascano in Germania, i giovani hitleriani. In questo periodo l’evasione è una linea di tendenza ambita da molti, che però pochi possono permettersi. Cercano l’esotico dove non ci sono fabbriche, operai (Gauguin, Van Gogh), oppure scappano nei paradisi artificiali, come la droga, che diventano uno stile di vita.
Lo sviluppo dell’economia
La metà dell’800 è caratterizzata da una forte espansione economica, sia nel nuovo settore industriale, sia in quello agricolo. I due elementi che danno senso a ciò che avviene nel 1848 sono:
- La Rivoluzione francese
- La Rivoluzione industriale
Avviene in Gran Bretagna, seguita dall’Europa. Ma perché proprio in UK? Una cultura come quella indiana, statica, antiprogressista, non è funzionale al dinamismo dell’epoca; sicuramente positivismo e fiducia nel progresso aiutano, ma ciò che spinge davvero è il concetto di libertà dell’uomo, se si è liberi si può fare il meglio di sé.
Gli inglesi questa libertà ce l’hanno dentro, vedi la Magna Charta del 1214, l’Habeas Corpus (“abbi libertà”) una chiara forma di diritto consolidato, non convenzionale. Nella loro cultura c’è questo concetto di libertà di sfruttare le proprie risorse per innalzarsi. L’Inghilterra nasce e resta una potenza democratica e liberale, fondata sull’esaltazione dello studio dell’uomo come esaltazione della razionalità.
L’Europa è alimentata dal concetto di homo faber; l’uomo occidentale, imprenditore di se stesso, che vuole controllare la natura a suo favore.
Di cosa c’è bisogno per sviluppare l’industria nel paese?
- Risorse: utilizzano il vapore come forza motrice e si scoprono e raccolgono le risorse minerarie. Si parla dell’età del ferro, del carbone e del vapore, che avvantaggia le “nuove” potenze industriali [UK, Germania e Francia]
- Liberalizzazione: avviene la diffusione del libero scambio, con la rimozione di dazi interni e dazi alle frontiere; maggiore goditore di ciò fu la GB.
- Gestione finanziaria (sviluppata dagli ebrei perché esclusi da sempre, nei ghetti). Sviluppano l’attività commerciale e il prestito a usura, col tempo nascono le merchant banks. Sono loro che creano poi l’impero inglese, accumulando tantissima ricchezza.
In Francia e in Germania nascono le “banche d’investimento” (finanziamenti a lunga durata); caratteristiche furono poi le “banche miste” tedesche (risparmi, breve e lungo termine).
Nel 1848 Karl Marx scrive il Manifesto del Partito comunista e teorizza la centralità dell’uomo: un Paese industrializzato non fa altro che fornire ai paesi sottosviluppati l’immagine di ciò che saranno o ciò che potrebbero essere. Questo è il vantaggio del sottosviluppo, non devono rifare gli investimenti e le fatiche dispendiose, si può direttamente copiare.
La rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni
La rivoluzione dei trasporti e la crescita si autoalimentano reciprocamente e si riesce a costruire linee ferroviarie anche nelle zone più impervie. Lo scenario più spettacolare si ha negli Stati Uniti.
Più lento fu il progresso nell’ambito navale, solo dopo il 1860 le navi a vapore divennero effettivamente più prestanti.
La rivoluzione nell’ambito delle comunicazioni si ha con l’invenzione del telegrafo e dei cavi telegrafici sottomarini: la diffusione delle notizie aumentò in modo vertiginoso. Anche il settore giornalistico, con le agenzie di stampa, ebbe un forte sviluppo.
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