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Valore e costo dei diritti finanziariamente condizionati



La legge o la Costituzione riconoscono nominalmente ai cittadini diritti soggettivi. Esse inoltre, comandano che siano predisposti mezzi, istituzioni, dispositivi giuridici per tutelarli e per consentirne e promuoverne l’esercizio, ma poi, per la mancanza nel bilancio dello Stato delle risorse finanziarie necessarie a sostenere le spese statali necessarie, quei diritti non possono essere effettivamente tutelati e/o esercitati in tutto o in parte.


Quei diritti non adeguatamente finanziati rischiano di “degradare” a qualcosa di diverso da ciò che dovrebbero essere: il significato, il contenuto, la portata di un diritto dipendono (anche) dal grado di effettiva protezione giuridica di cui esso può godere, e questa protezione dipende (anche) dalla “dimensione finanziaria” che quel diritto si vede riconosciuta nel bilancio pubblico.
Il “valore” del diritto è cosa diversa dal suo costo e non dipende dalla spesa pubblica necessaria per garantirne l’effettività.
Il “grado assiologico” di un diritto (cioè la posizione che un dato diritto soggettivo occupa nella scala dei valori, ad esempio costituzionali) non si identifica con la quantità di risorse pubbliche che sono stanziate effettivamente in bilancio per il suo finanziamento.
Quindi i diritti cui l’ordinamento riconosce un elevato valore potrebbero essere poco o nulla finanziati nel bilancio pubblico.