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Tutele garantite al lavoratore licenziato


Le tutele garantite al lavoratore licenziato si attivano solo in seguito all’impugnazione del licenziamento da parte di quest’ultimo. L’impugnazione può essere stragiudiziale (tramite una lettera entro 60 giorni dal licenziamento) o giudiziale (presentata dinanzi al giudice entro 180 giorni dalla trasmissione della lettera di impugnazione).

Prima della riforma del Jobs act, alla tutela presentava due forme:
- tutela reale, prevista dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per le aziende con almeno 15 lavoratori. Essa consente al soggetto licenziato di ottenere la reintegrazione patrimoniale e lavorativa. Il lavoratore, però, non è obbligato ad accettare la reintegrazione: egli può chiedere un’indennità pari a 15 mensilità di stipendiamento. In tal caso questi perde il proprio posto di lavoro nel momento in cui il datore di lavoro salda il suo debito.
La reintegratoria può presentare diverse forma:
- reintegratoria forte, che si applica nei licenziamenti che non presentano la forma scritta o sono dichiarati nulli. Essa può determinare la reintegrazione presso il posto di lavoro, l’indennità pari a 5 mensilità di stipendiamento;
- la reintegratoria debole, invece, si applica nei licenziamenti applicati sulla base di motivi oggettivi in sostanza inesistenti.
La tutela reale mira a garantire al lavoratore il diritto alla reintegra sul posto di lavoro. Dal punto di vista pratico, però, questa prerogativa è difficile da garantire. Per le piccole imprese è stata prevista la possibilità di riassumere il lavoratore entro tre giorni al fine di evitare l’avviamento di una procedura contenziosa che, in sostanza, implicherebbe in capo all’azienda la necessità di sostenere spese molto onerose.
Nel 2012, il legislatore ritenne che la stabilità reale del posto di lavoro fosse troppo costosa: per questo motivo, la legge Fornero ex art. 18 introdusse la reintegra del posto di lavoro e l’indennizzo a favore del lavoratore. Il rimedio principale rispetto ai licenziamenti illegittimi, dunque, non è più la reintegra, bensì l’indennizzo. La tutela indennitaria si pose come rimedio economico molto efficiente: essa era applicabile nei licenziamenti per giustificati motivi infondati.
La riforma Fornero ha anche innovato i cosiddetti «vizi del licenziamento», inerenti difetti formali o procedurali nell’ambito della presentazione del licenziamento. Fino ad allora i licenziamenti viziati erano soggetti a nullità; oggi, invece,
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