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La tutela internazionale dei beni culturali e la lista Unesco

La tutela del paesaggio e dei beni culturali nelle fonti internazionali


La Repubblica italiana si conforma agli obblighi ed ai principi di cooperazione tra gli Stati fissati delle Convenzioni internazionali sul paesaggio. Le principali sono:
1. Conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale d’Europa = Berna:
2. Salvaguardia del patrimonio architettonico d’Europa = Granada;
3. Salvaguardia del patrimonio archeologico = La Valletta;
4. Biodiversità = Rio;
Direttiva Habitat = diretta alla conservazione degli ambienti naturali attraverso la costituzione di una rete ecologica europea, considerando che le specie minacciate fanno parte del patrimonio naturale della comunità europea.
Nel 2000 gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno firmato a Firenze la Convenzione Europea sul Paesaggio, il cui obiettivo è il rafforzamento della cooperazione tra gli Stati nella salvaguardia, pianificazione e gestione del paesaggio.
AJA = convenzione internazionale per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Essa attua una duplice protezione dei beni verso la Guerra:
1. Preventiva = in tempo di pace gli Stati devono predisporre le misure appropriate di salvaguardia contro gli effetti prevedibili di un conflitto;
2. Successiva = obbligo di astenersi da qualsiasi atto di ostilità verso i beni culturali presenti sul territorio proprio o altrui;
Sono stati introdotti inoltre una serie di reati militari contro il patrimonio culturale:
1. Devastazione e saccheggio;
2. Impossessamento illecito;
3. Esportazione e trasferimento illecito;
La Convenzione di Ginevra pone un divieto di atti ostili contro i beni culturali e i luoghi di culto, compreso l’uso di tali beni in appoggio allo sforzo militare.

È possibile che i beni culturali passino facilmente i confini tra gli Stati, per questo è stata emanata la norma del 15 marzo 1993, relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illegalmente dal territorio di uno Stato membro. Il regolamento CEE prevede che l’uscita di un bene culturale dal territorio comunitario sia subordinata a una licenza di esportazione rilasciata dallo Stato membro.


La lista italiana dei beni protetti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità


Quando un bene è iscritto nella lista dell’Unesco, cambiano la sua natura giuridica e il rapporto di appartenenza tra il bene e lo Stato, il quale smette di essere “proprietario” del bene e ne diventa “custode”.
Gli artt. 1-2 della Convenzione del 1972 definiscono cosa si intende per patrimonio:
1. Culturale = si tratta di:
- Monumenti = chiese, palazzi, statue;
- Agglomerati = gruppi di costruzioni unite tra loro e integrate nel paesaggio;
- Siti = zone archeologiche o creazioni congiunte dell’uomo e della natura;
2. Naturale = si tratta di:
- Monumenti naturali = formazioni fisiche;
- Formazioni geologiche delimitate;
- Siti naturali;
L’Unesco si deve accordare con gli Stati che fanno parte della Convenzione per inserire un bene nel patrimonio mondiale. L’Italia è la prima nazione al mondo per numero di beni protetti con 53 siti presenti nella lista. L’Unesco ha promosso due importanti convenzioni per ampliare gli ambiti di intervento:
1. Parigi, 2001 = protezione del patrimonio culturale subacqueo;
2. Parigi, 2003 = protezione del patrimonio culturale immateriale;
Il patrimonio subacqueo in Italia è molto vario:
1. Resti di imbarcazioni antiche o da Guerra;
2. Opere d’arte = Bronzi di Riace;
3. Abitazioni di valore storico sommerse dal mare;
Il patrimonio immateriale comprende:
1. Tradizioni ed espressioni orali = dialetto regionale;
2. Arti dello spettacolo proprie di un territorio = canti e teatro popolare;
3. Consuetudini sociali, rituali e festive = folklore, usi e costumi;
L’Italia ha 4 beni immateriali inseriti nella lista Unesco:
1. Dieta Mediterranea; 3. Canzoni dei pastori sardi;
2. Opera dei Pupi siciliana; 4. Arte dei liutai;


Chi merita la tutela da parte dell’Unesco?


I siti non presenti negli elenchi del patrimonio mondiale potrebbero non necessitare di tutela perché già sufficientemente protetti, il Paese però potrebbe contare su un’assistenza internazionale da parte dell’Unesco anche quando si richiedono lavori considerevoli per la salvaguardia del bene.
Circa 1500 beni sono candidati per ricevere assistenza dall’Unesco e sono al vaglio del Comitato intergovernativo per la tutela. Ogni Stato compila un elenco di beni presenti sul proprio territorio che a suo parere hanno valore universale eccezionale. Il Comitato esamina le domande di iscrizione e valuta l’oggetto delle domande:
1. Protezione; 2. Conservazione; 3. Valorizzazione;
La Legge 77 del 2006 stabilisce la “priorità di intervento” dei progetti di restauro e tutela dei beni paesaggistici e culturali inclusi nell’elenco Unesco, i quali devono ricevere più velocemente degli altri le varie “misure di sostegno” a loro necessarie.


Patrimonio tutelato dall’Unesco e turismo


È necessario coordinare la partecipazione dei vari soggetti alla pianificazione, elaborazione e gestione di un turismo responsabile e sostenibile. La tendenza allo sviluppo sostenibile è nata con il Rapporto Brundtland, il cui tema principale è l’ecosostenibilità, cioè il mantenimento delle risorse ambientali nel quadro di uno sviluppo economico rispettoso del pianeta.

Interazioni tra l’Unesco e i sistemi turistici regionali e locali


L’art. 3 della Legge 77/2006 stabilisce che per conservare e valorizzare i siti italiani Unesco bisogna approvare piani di gestione che dispongono forme di collegamento con programmi che perseguono finalità complementari. Lo Stato, attraverso il MIBACT, coordina le attività di tutela del nostro patrimonio coinvolgendo gli enti locali, le istituzioni ecclesiastiche e i soggetti non statali. In tale contesto:
1. Stato = promulga leggi per difendere i beni culturali e il paesaggio;
2. Regioni = predispongono piani di promozione turistica;
3. Comuni = finanziano iniziative culturali per valorizzare i propri beni;


La programmazione turistica Stato-Europa-Regioni


L’UE offre fondi alle Regioni italiane per aiutarle a raggiungere i propri obiettivi di sviluppo. Vi sono poi progetti interregionali che valorizzano itinerari turistici fra diverse Regioni per incrementare la domanda turistica internazionale.
All’interno del Piano Turismo Italia 2020 si parla di incentrare l’azione su un numero limitato di luoghi per utilizzarli come leva su altri territori meno conosciuti, aumentando le presenze turistiche e arricchendo gli itinerari dei tour operator.
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