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I beni culturali


Un’importanza particolare nell’ambito della disciplina dei beni rivestono i cosiddetti beni culturali (artt. 826 c. 2, 839 c.c.).
Un tempo si riteneva che i beni culturali fossero soggetti allo stesso regime degli altri beni e che, come tali, fossero alienabili liberamente, senza alcuna limitazione. In realtà si tratta di beni che molto spesso fanno parte del patrimonio culturale di un’intera nazione, si pensi, per esempio, ai dipinti di Leonardo da Vinci o ai reperti archeologici.
Questo significa che il titolare del supporto materiale nel quale è incorporato il bene culturale, per esempio una tela di un pittore famoso, non ha il potere di disporne a suo piacimento e tanto meno il potere di distruggerlo.
Il bene culturale non si esaurisce nel supporto materiale del bene stesso, ma ne trascende e giustifica le limitazioni di varia natura a cui il proprietario è assoggettato.
Alcuni hanno parlato di beni di interesse pubblico, nel senso che tali beni, pur appartenendo a privati, sono soggetti a un regime pubblicistico che legittima le limitazioni imposte al privato.
In Italia la materia è disciplinata dal d.lgs. 29 ottobre 1999, n.490. in base a questa normativa la Pubblica Amministrazione può imporre un vincolo a tutti i beni di particolare interesse storico, artistico o archeologico, siano essi mobili o immobili. Tale vincolo impone al loro titolare una serie di doveri relativi all’uso, alla conservazione e alla manutenzione del bene; consente inoltre alla Pubblica Amministrazione di espropriare il bene stesso in base a un regime speciale previsto dalla legge citata. In caso di alienazione è previsto un diritto di prelazione a favore dello Stato.
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