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Scienza dell’onore nel XVII secolo


In età moderna, la cultura e il diritto della nobiltà confluirono in una scienza normativa assestante: la scienza dell’onore. Per via della sua presunta straordinarietà, la nobiltà fu spesso fautrice di un atteggiamento antigiurisprudenziale: le classi più abbienti configurarono istituti consuetudinari estranei al diritto comune europeo, talvolta secundum legem e talvolta contra legem.

Uno degli aspetti più rilevanti della normativa nobiliare fu rappresentato dalla scienza dell’onore, una forma di ius speciale che ambiva un proprio riconoscimento. Come evidenziato dal giurista Antonio Massa, l’esperienza nobiliare presentava diverse assonanze con quella mercantile: entrambe sentivano l’esigenza di ottenere una propria autonomia giuridica e di fondare un proprio tribunale duellare.
La nobiltà aveva un rapporto controverso con i tribunali ordinari: infatti non accadeva quasi mai che esponenti del ceto nobiliare si rivolgessero ai tribunali statali e, a livello intercetuale, si tendeva a rifiutare la statualizzazione della giustizia; ciò determinava l’istituzione di tribunali nobiliari privati.
In generale, gli istituti mediante cui si esercitò la giustizia nobiliare furono il duello e la pace d’onore, dotati di una trattatistica giuridica autonoma a partire dal 400 con l’opera del giurista Paride del Pozzo, intitolata «Sul duello e sulla pace d’onore». Il duello giudiziario d’onore ebbe fondamenti diversi dal duello giudiziario ordalico di tradizione germanica: davanti al giudice, concedente del campo franco designato dalle parti, si svolgeva un vero e proprio processo con eccezioni, repliche, responsi e decisione finale. Ai giudici si affiancarono i cosiddetti «professori d’onore», uomini di diversa estrazione sociale chiamati a fornire responsi fornendo argomentazioni per via d’equità.
Tramite il duello giudiziario d’onore, l’ingiuriato si impegnava a dimostrare di non essere uomo disprezzabile: salva adeguata reazione, infatti, lo spregio manifestato dall’ingiuriante rendeva l’ingiuriato inferiore, escludendolo dalla civile conversazione tra i gentiluomini onorati. A differenza delle persone meno abbienti, infatti, i nobili si ritenevano dotati di un onore innato, che però si perdeva in seguito alla commissione di un crimine o di un delitto oppure tramite la disapplicazione delle regole comportamentali proprie del ceto nobiliare.
Questa concezione favorì il sorgere di una scienza normativa nobiliare volta a disciplinare l’educazione e la formazione dell’uomo nobile, con particolare riferimento all’educazione contro l’ingiuria e alla capacità di comprendere con esattezza i segni dell’offesa e del disprezzo.
Il duello doveva aver necessariamente luogo tra soggetti di pari onore: chi fosse stato chiamato a duello da un nobile di grado inferiore poteva sollevare l’exceptio minoris dignitatis. In ogni caso la sua applicazione era vietata ai mercanti, considerati deboli e inaffidabili.
Durante l’età moderna sorsero concezioni distinte relative al diritto comune da un lato e a quello nobiliare dall’altro: il primo veniva considerato una scienza coltivata da interpreti corrotti; il secondo era visto come una vera e propria proiezione della natura eterna dell’uomo fondato da scienziati d’onore mossi soltanto dalla passione per la verità. Tra diritto comune e nobiliare esistevano numerose differenze: una delle più importanti riguardava il duello privato, considerato un reato dal primo e praticato come consuetudine cogente dal secondo.
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