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Ruolo giuridico e sociale delle sanzioni


La forza obbligatoria del diritto dipende dalla sua efficacia nel risolvere il dilemma del prigioniero, trasformandolo in un gioco sociale diverso in cui l’equilibrio è ottimale sul piano dell’utilità a discapito della razionalità.
Lo stesso Hobbes ha osservato per primo che ogni agente razionale non può non comprendere che è necessario introdurre, nelle attività sociali cooperative, sanzioni che siano sufficientemente dure da rendere irrazionale ogni forma di opportunismo egoistico. Affinché ciò avvenga è necessario istituzionalizzare un’autorità sanzionatoria dotata di un potere assoluto e in grado di punire con la massima severità gli opportunisti e i furbi. Inoltre, il conflitto tra egoismo e cooperazione rappresentato dal dilemma del prigioniero si presenta in molteplici scenari, come ad esempio la necessità di mantenere le promesse e rispettare i contratti anche quando quest’opzione non è la più vantaggiosa: in assenza di norme giuridiche che regolano i contratti, infatti, ciascun agente, dopo aver beneficiato degli effetti derivanti da un accordo, sarebbe tentato di non adempiere ai propri obblighi. Per evitare che ciò accada, il diritto introduce meccanismi compensatori che si attivano proprio in caso di violazione di accordi, contratti o promesse.
Lo scenario del dilemma del prigioniero trova un’eloquente interpretazione anche nell’ambito del diritto penale, in cui il ruolo della sanzione è decisivo.
In definitiva, si è sostenuto che, nel dilemma del prigioniero, ogni agente si accorgerà che, a dispetto della razionalità, la scelta più utile sarà moderare l’interesse verso se stesso al fine di favorire i risultati ottenibili dal gruppo (cooperanti) inteso come collettività. Secondo questa lettura del dilemma, proposta dallo studioso Sen, l’altruismo e la cooperazione non sono scelte basate su criteri folli o irrazionali, ma esprimono paradigmi di razionalità alternativi.
Mentre la teoria classica dei giochi individua la soluzione più saggia nella cooperazione (a discapito della razionalità), Sen ritiene che gli agenti possono ottenere un risultato più fruttuoso approcciandosi con gli altri agenti in modo solidale, cooperando al fine di raggiungere le loro esigenze come se queste lo interessassero in prima persona. Se tutti agissero in questo modo, infatti, ognuno potrebbe essere certo che gli altri cooperano per raggiungere i suoi medesimi fini. Consolidata questa concezione, Sen si propone di stabilire se tale approccio è razionale o, al contrario, folle e irrazionale: il filosofo giunge alla conclusione secondo cui esistono strategie che permettono di giustificare soluzioni volte alla cooperazione, all’altruismo e alla moralità.
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