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Ragionamento sanzionatorio


Nell’ambito del gioco, acquista un ruolo eminente il ragionamento della sanzione: la scelta degli agenti di quale strategia adottare è influenzata anche dall’eventuale sanzione che una scelta giuridicamente sbagliata potrebbe implicare.
L’idea secondo cui la sanzione è lo strumento fondamentale sulla base del quale gli agenti compiono azioni non è stata suffragata da teorie convincenti perché nell’ambito filosofico è prevalsa la supposizione secondo cui è possibile ricostruire la scelta in una maniera differente.
La decisione adottata da un agente è spesso conforme a quella attuata dagli altri (essa, dunque, si riduce all’adeguamento alle convenzioni).).
L’autorità sanzionatori è sempre identificata tramite stereotipi e immagini comuni: si pensi, ad esempio, al poliziotto, immediatamente riconoscibile per via dell’uniforme che indossa.
Il ragionamento sanzionatorio si fonda su un interrogativo: cosa induce gli individui ad assumere un comportamento analogo in analoghe situazioni? Il gioco sociale si configura come gioco di coordinazione: tutti gli agenti assumono lo stesso comportamento perché essi non sanno cosa fare. Per questo motivo, essi conformano le proprie azioni a quelle che vedono compiere agli altri. Si pensi, ad esempio, alla consolidata convenzione di guidare a destra. Qualora un soggetto non rispettasse questa disposizione, egli uscirebbe fuori dal gioco di coordinazione perché assumerebbe un atteggiamento non analogo a quello degli altri: la scelta coordinata di tutti gli agenti presenti in una società non ha carattere sanzionatori (non scaturisce dall’imposizione dell’autorità) ma dal carattere universale dell’imposizione autoritaria (non riuscendo a scegliere autonomamente, il singolo si affida e conforma alle scelte che qualcun altro ha preso al suo posto e che l’autorità legittima e garantisce attraverso il carattere sanzionatorio del reato.
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