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Risoluzione del contratto


I contratti possono essere a titolo oneroso o a titolo gratuito. Nel primo caso si tratta di contratti a prestazioni corrispettive (ciascun contraente si obbliga nei confronti dell’altro al fine di ricevere la controprestazione); nel secondo il contratto è unilaterale (mutuo senza interessi, donazione, ecc.).
Nei contratti onerosi, la prestazione di ciascuna parte trova causa nella prestazione dell’altra.
Si possono individuare diversi schemi causali: do perché tu dia (do ut des); do perché tu faccia (do ut facias); faccio perché tu dia (facio ut des).
Il rapporto di corrispettività tra le prestazioni è detto «sinallagmatico»: il sinallagma si realizza nella fase di esecuzione del contratto, cioè quando ciascuna parte esegue la propria prestazione. Solo allora, infatti, la funzione economico-sociale del contratto si attua in concreto. Talvolta può però verificarsi un difetto funzionale della causa: esso sussiste qualora lo scambio non può più aver luogo o non può più compiersi alle condizioni economiche prestabilite.
Dunque, mentre la previa mancanza della causa determina la nullità del contratto, il difetto funzionale si manifesta solo al momento dell’effettiva esecuzione e comporta la risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento con effetto retroattivo tra le parti (art. 1458): è possibile dire che la dichiarazione di inefficacia o nullità attiene al contratto, mentre la risoluzione è una vicenda del rapporto contrattuale. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, però, l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite (art. 1458). Nei contratti plurilaterali, invece, la risoluzione del contratto nei confronti di una sola parte non comporta lo scioglimento dell’intero contratto, salvo che la prestazione mancata non sia considerata essenziale (art. 1459).
La legge prevede tre generali cause di risoluzione del contratto a prestazioni corrispettive: risoluzione per inadempimento, risoluzione per impossibilità soggettiva sopravvenuta della prestazione, risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione. A queste tre modalità si può in alcuni casi sostituire il «recesso per giusta causa».
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