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Regole giuridiche d’uso e d’applicazione


Il concetto di «applicazione» in relazione a una regola richiede la capacità di capire se essa è seguita nel modo corretto. Applicare correttamente una regola, sostiene Wittgenstein, significa fare qualcosa sulla base di quanto disciplinato da ulteriori regole che definiscono il concetto di «corretta applicazione» di una regola. Dunque, esistono due diversi tipi di regole:
1. Regole che impongono di fare qualcosa: esse definiscono la fattispecie (comportamento) che deve essere seguito (è vietato colorare; è permesso parlare). Il contenuto proposizionale di queste regole determina il problema dell’applicazione corretta o scorretta: ciò deriva dall’interpretazione dei vocaboli;
2. A tal proposito interviene il secondo tipo di regole, le quali stabiliscono le modalità attraverso cui una determinata regola deve essere seguita. Esse non determinano cosa deve o non deve essere fatto, bensì come devono essere seguite le regole. Esse, dunque, non sono applicate, bensì usate per applicare ulteriori regole (si tratta quindi di regole base che definiscono il modo in cui divieti e permessi devono essere concretamente applicati.
Rifacendosi al pensiero di Wittgenstein, Hart sostiene che le norme di riconoscimento non attengono all’applicazione concreta di una legge, bensì sono le regole che i «giocatori» usano nel momento in cui cominciano a giocare al «gioco del diritto».
Secondo Hart, dunque, la norma di riconoscimento è una norma fondamentale di interazione a carattere giuridico: ogni ordinamento presenta delle norme fondamentali che regolamentano il «gioco del diritto». Hart sostiene che ogni ordinamento giuridico ha la propria norma di riconoscimento. Ogni ordinamento, pertanto, può acquisire una norma di riconoscimento distinta da quella assunta da un altro ordinamento.
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