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Organizzazioni sindacali dei lavoratori


Oggi, le organizzazioni sindacali dei lavoratori si articolano sui due livelli già individuati nel XX secolo: quello verticale (nazionale) di categoria e quello orizzontale, cioè aziendale. Quest’ultimo si è a sua volta dotato di una ripartizione su tre livelli:
1) la struttura territoriale, in genere provinciale.
Per la CGIL le camere del lavoro, per la CISL le unioni provinciali e per la UIL le camere sindacali;
2) la struttura regionale, nella quale confluiscono le strutture territoriali;
3) la struttura nazionale (confederazione), nella quale confluiscono sia le strutture regionali sia quelle nazionali di categoria (federazioni).

L’organizzazione verticale di categoria si articola su quattro livelli:
1) la struttura al livello del luogo di lavoro;
2) la struttura territoriale di categoria;
3) la struttura regionale di categoria;
4) la struttura nazionale di categoria (federazione).
Il fenomeno del pluralismo sindacale è sempre più diffuso. Esso si manifesta nella presenza di una pluralità di sigle sindacali, in particolare nel settore dei servizi pubblici e della pubblica amministrazione. Esso si concretizza anche nella scelta di una struttura organizzativa legata alla definizione dell’interesse collettivo tutelato (piloti, controllori di volo, medici, professori universitari di ruolo, ecc.). Questi sindacati sono detti autonomi per distinguerli da quelli confederati.
A livello europeo opera invece la CES (confederazione europea dei sindacati) alla quale aderiscono CGIL, CISL e UIL.
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