Ominide 13638 punti

Obbligo giuridico di prestare gli alimenti


Chi versa in stato di bisogno, cioè non è in grado di provvedere al proprio mantenimento, ha il diritto di chiedere i mezzi di sussistenza (i cosiddetti «alimenti») ai membri della propria famiglia, anche qualora il sussistere di questo stato derivi da cause a lui imputabili. Tale diritto è limitato a ciò che è necessario per la vita ( vitto, alimentazione, vestiario, abitazione), ma se si tratta di minori esso si estende all’educazione e all’istruzione, con esclusione del mantenimento.

Qualora lo stato di bisogno derivante da cause imputabili al richiedente continui, il giudice può disporre, ex art. 440, una riduzione degli alimenti.
Secondo un criterio ordinatorio, il diritto agli alimenti può essere richiesto al coniuge o alla persona in unione civile, ai figli (naturali, legittimi o adottivi) o in loro mancanza ai discendenti più prossimi (i nipoti), ai genitori o in loro mancanza ai nonni, a generi e nuore, ai suoceri, ai fratelli o alle sorelle (tenuti anche alle spese per l’educazione e l’istruzione qualora il richiedente sia minorenne).
Tra affini, l’obbligo agli alimenti cessa qualora il richiedente concluda nuove nozze o in caso di morte del coniuge da cui l’affinità deriva. In generale, i famigliari possono sottrarsi dal dovere di prestazione alimentare provando la loro impossibilità economica (art. 438).
Se il richiedente aveva donato propri beni, l’obbligo alimentare ricade dapprima sul donatario, il quale deve gli alimenti a prescindere dalle proprie condizioni economiche.
In generale, l’obbligato può scegliere se corrispondere un assegno all’alimentando o se mantenerlo presso la propria abitazione (art. 443). In caso di obbligati concorrenti, ciascuno concorre in proporzione alle proprie condizioni economiche: fra questi, dunque, vi è parziarietà (ognuno è tenuto pro quota), non solidarietà.
Talvolta, al contrario, può accadere che più persone vantino il diritto agli alimenti nei confronti del medesimo obbligato: qualora questi non sia in grado di provvedere ai bisogni di ciascuno degli alimentandi, la valutazione è deferita al giudice.
Il diritto agli alimenti è definito «personalissimo»: è indisponibile, irrinunciabile e imprescrittibile e si estingue solo con la morte dell’obbligato.
Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email