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Matrimonio religioso con effetti civili



Il sacramento del matrimonio è oggetto di particolare interesse da parte dello Stato italiano. Quest’ultimo, infatti, si riserva la possibilità di concedere ad esso il riconoscimento degli effetti civili, previa trascrizione nel registro dello stato civile.

Il matrimonio celebrato in forma religiosa può essere soggetto a un riconoscimento civile da parte dello Stato.
Il matrimonio religioso ottiene gli effetti civili con la trascrizione nel registro dello stato civile. Nello stesso momento in cui le parti richiedono le pubblicazioni, devono anche comunicare all’ufficiale dello stato civile la volontà di celebrare il matrimonio in forma religiosa. Il ministro del culto o il parroco devono avere la cittadinanza italiana.
In passato, invece, bisognava sottoporsi al sistema della doppia celebrazione: quella religiosa, priva di rilevanza civile, e quella civile, obbligatoria per tutti.

Ciascuno è libero di celebrare il matrimonio in qualsiasi forma religiosa senza chiedere per esso il riconoscimento degli effetti civili. In linea generale, però, le confessioni non consentono ai propri fedeli di celebrare un matrimonio che non sia destinato ad ottenere gli effetti civili. Lo stato non richiede che le parti appartengano alla confessione nel cui ambito sarà celebrato il matrimonio. È il ministro del culto interessato a richiedere questo requisito per almeno una delle due parti.
Se le parti, o una di esse, chiedono e ottengono il divorzio, questo provoca, dalla data di pronuncia del giudice, la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso in qualunque forma celebrato. Ciò vuol dire che il connubio smette di avere rilevanza agli occhi dello stato, ma continua ad averne per la Chiesa.